Edifici e protezione dal fuoco: in Italia pericoloso ritardo normativo

Edifici e protezione dal fuoco: in Italia pericoloso ritardo normativo

Confabitare, Movimento Consumatori e Rockwool Italia segnalano che, nonostante il rischio d’incendio dalle facciate degli edifici, nel nostro paese i costruttori, secondo la Regola Tecnica Verticale, non hanno l’obbligo di utilizzare materiali incombustibili

Edifici e protezione dal fuoco: in Italia pericoloso ritardo normativo

Tutti noi ricordiamo l’incendio a La Torre del Moro a Milano, eppure in Italia utilizzare materiali per la realizzazione degli edifici che garantiscano alta protezione dal fuoco non assicura alcun vantaggio assicurativo, con il rischio che le imprese si accontentino di utilizzare materiali meno performanti e più economici per le facciate. La sicurezza antincendio dovrebbe essere tra le priorità progettuali, eppure la Regola Tecnica Verticale non obbliga i costruttori all’utilizzo di materiali incombustibili per gli edifici di altezza superiore ai 18 metri. L’assicurazione globale fabbricati infatti protegge dal rischio di eventuali danni patrimoniali dopo un incendio subito da un condominio, ma il premio assicurativo è determinato dal valore di ricostruzione a nuovo, e non considera i materiali usati in fase di ristrutturazione. Inoltre Progettisti e Costruttori certificano i requisiti di sicurezza attraverso la Certificazione antincendio per gli edifici (CPI), un attestato che pur riconoscendo la conformità alla vigente normativa antincendio per gli edifici, è obbligatorio solo per condomini dotati di impianti di riscaldamento centralizzato alimentati a combustibile, con potenza superiore a 116 kW; autorimesse pubbliche o private la cui area supera i 300 mq; fabbricati a uso abitativo di altezza superiore ai 24 metri.

La segnalazione arriva da Confabitare (Associazione Proprietari Immobiliari), Movimento Consumatori e Rockwool Italia, che chiedono che il sistema assicurativo venga aggiornato inserendo per esempio dei premi per gli immobili che garantiscono migliori performance, in modo da aiutare a diffondere buone pratiche, a partire dagli edifici particolarmente sensibili, quali scuole, case popolari ed ospedali.

I rischi di incendio degli edifici negli anni sono aumentati, in particolare nelle città sempre più densamente popolate, e sono aggravati anche dal cambiamento climatico. Non solo infatti è aumentato il numero di immobili, spesso alti, molto vicini gli uni agli altri e formati da tante abitazioni spesso piuttosto piccole, ma sono aumentate le cablature elettriche collegate per esempio all’installazione di pannelli fotovoltaici o di colonnine elettriche per la ricarica delle auto.

I dati del Forum per la sicurezza domestica elettrica europea in questo senso sono piuttosto impressionanti: ogni anno nel Vecchio Continente ci sono circa 280.000 incendi di origine elettrica che provocano una media di 1.000 morti e danni materiali per 6,25 miliardi di euro. Per quanto riguarda l’Italia i dati dei Vigili del Fuoco del 2020 parlano di 45.500 incendi in appartamenti o edifici, ovvero il 19% di tutti gli interventi , causati per la maggior parte da problemi elettrici, canne fumarie e mozziconi di sigaretta. Aipai, l’associazione dei periti assicurativi, parla invece di 35mila incendi all’anno nelle abitazioni private.

Paolo Migliavacca, Business Unit Director ROCKWOOL Italia sottolinea che è fondamentale la scelta dei materiali: “scegliere quelli inorganici, sicuri e sostenibili, che non partecipano in maniera attiva alla propagazione dell’incendio, garantisce il più elevato grado di sicurezza antincendio e ottime performance termiche”.

Differenza tra materiale plastico e lana di roccia nelle prestazioni antincendio delle facciate