Il CNI Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha effettuato uno studio che, tra le altre cose, offre una precisa valutazione dei costi dei terremoti in Italia. In mezzo secolo sono stati spesi oltre 120 miliardi di euro: da quello del Belice nel 1968, all‟ultimo del 2013 in Emilia-Romagna. Il più costoso di tutti, anche per l’elevata estensione dei territori interessati, resta quello dell’Irpinia, mentre per il Belice ancora oggi vengono erogati finanziamenti pubblici. L’Italia registra migliaia di terremoti ogni anno. Mediamente ogni 5 anni si verifica un evento sismico disastroso. Dal 1968 al 2014, infatti, si sono verificati sette terremoti gravi. I sismi distruttivi generano costi sociali ed economici consistenti, con effetti che si protraggono per decenni. Il Centro Studi CNI ha quantificato la spesa pubblica per gli eventi sismici più gravi degli ultimi 50 anni, attualizzando il valore per quelli verificatisi più indietro nel tempo. Per il sisma della Valle del Belice, in Sicilia, verificatosi nel 1968 sono stati deliberati stanziamenti per la ricostruzione superiori a 9 miliardi di euro, con un processo di erogazione che, quasi paradossalmente, proseguirà fino al 2028. Il terremoto per il quale sono state finanziate più risorse pubbliche è quello dell‟Irpinia. Gli stanziamenti per questo sisma, iniziati nel 1980 proseguiranno fino al 2023. Per i terremoti più recenti e di particolare gravità, Marche e Umbria (1997), l’Aquila (2009) ed Emilia-Romagna (2013), sono stati stanziati mediamente poco più di 13 miliardi di euro destinati al ripristino delle opere e in generale ad interventi di ricostruzione. L‟analisi condotta dal Centro Studi CNI mette in evidenza come il Paese disponga di metodi di misurazione dei danni e di modalità di intervento sofisticati, precisi ed efficaci, anche grazie al massiccio ricorso a competenze e tecniche ingegneristiche. Quasi seicento ingegneri volontari, nei mesi di maggio e giugno 2013, in occasione del sisma dell’Emilia-Romagna, sono intervenuti per rilevare e quantificare i dati, progettare interventi immediati e verificare l’agibilità delle abitazioni. Sono stati effettuati quasi 10.000 sopralluoghi in 39 comuni del cratere. Il ricorso a tecniche di rilevazione affidabili, ad opera di professionisti competenti, come nel caso delle squadre di ingegneri utilizzate in Emilia, ha consentito il rientro nelle proprie abitazioni di oltre 3.000 famiglie poco tempo dopo il sisma. “Duole constatare – commenta Luigi Ronsivalle, Presidente del Centro Studi del CNI – come le competenze tecniche degli ingegneri e gli avanzati mezzi di indagine sugli edifici vengano utilizzati solo dopo eventi disastrosi, mentre potrebbero essere più intelligentemente impiegati per un monitoraggio preventivo „a tappeto‟ su tutto il territorio nazionale, che come si sa è soggetto a rischi sismici di diversa gravità descritti da una mappatura molto puntuale”. “Se lo Stato italiano – prosegue Ronsivalle – stanziasse una quota annua equivalente a quella spesa per far fronte ai costi di ricostruzione post terremoto, che in base ai dati dell’indagine è stata negli ultimi 50 anni di circa 2,4 miliardi di euro, si potrebbero programmare interventi, modulati sulla base dei rilevamenti preventivi, che nel giro di pochi anni consentirebbero di mettere in sicurezza tutto il territorio nazionale, facendo risparmiare gli ingenti costi indotti, che nella ricerca non sono considerati, oltre naturalmente e principalmente la vita di migliaia di persone”. Costi economici dei terremoti nel nostro paese 2 Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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