Il ministero delle Attività Produttive ha fatto marcia indietro sul “buco nel muro” prescritto per le caldaie di tipo B. Si tratta delle caldaie per il riscaldamento individuale che lo stesso ministero aveva precedentemente vietato all’interno degli appartamenti buscandosi una condanna dalla Corte di giustizia europea, in quanto una Direttiva comunitaria del 1990 ammetteva all’interno degli appartamenti anche le caldaie di tipo B, purché con un’apertura di ventilazione nel muro. Il divieto ministeriale era pretestuoso, non essendoci un problema di sicurezza, in quanto queste caldaie devono avere un sistema di blocco del funzionamento in caso di tiraggio e di esalazioni dannose. Dopo la condanna il ministero aveva dovuto riscrivere la norma e, così emanò il DPR n. 551/1999, che all’articolo 3 prescriveva un buco enorme di 0,4 metri quadri, praticamente un metro di larghezza e 40 centimetri di altezza: un ladro vi poteva passare tranquillamente per rubare in casa. Le norme tecniche dell’UNI e del Comitato italiano gas (CIG) prevedono invece un buco molto più piccolo e si era venuto a creare un contrasto di norme inspiegabile per gli addetti ai lavori e una difficoltà di vendita delle caldaie di tipo B: nessun utente è disposto a fare un buco del genere. Per tale motivo la norma fu impugnata dall’Unione Nazionale Consumatori davanti alla Commissione UE con il patrocinio dell’avvocato Antonio Oddo. Le argomentazioni dell’Unione Consumatori furono praticamente fatte proprie dalla UE che intimò all’Italia di desistere da questa prescrizione, minacciando pesanti “sanzioni pecuniarie” se il grande buco non fosse stato riportato a dimensioni più umane. Ora il Governo ha fatto marcia indietro con l’articolo 44 della legge comunitaria 2001, di prossima pubblicazione, che ha abrogato l’assurda prescrizione. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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