Sono passati ormai quasi 20 anni dalla pubblicazione della prima serie di Eurocodici, ma quanto effettivamente sono conosciuti e, soprattutto, applicati? Quanto effettivamente rispondono alle esigenze dei diversi attori coinvolti nel processo di costruzione? Su questi temi si è tenuta lo scorso 25 giugno a Bruxelles la conferenza “Eurocodes, building codes for Europe”, organizzata dalla Commissione Europea, che ha registrato la presenza di circa 250 partecipanti provenienti da tutto il mondo. Si diceva 20 anni dalla pubblicazione. In effetti, la prima serie di Eurocodici è stata pubblicata negli anni ’80 direttamente dalla Commissione Europea. Successivamente, la Commissione stessa ha dato mandato al CEN (Comitato Europeo di Normazione) di aggiornare il pacchetto di norme, che sarebbero poi state pubblicate come norme sperimentali (ENV) negli anni ’90. Tale passaggio di competenze rientrava nella strategia del cosiddetto “nuovo approccio” stabilita a livello comunitario (leggi quadro e direttive agli Organi legislativi, norme tecniche di attuazione agli organismi di normazione). Attualmente, nell’ambito del Comitato Tecnico CEN/TC 250, sempre su specifico mandato della Commissione Europea, è in corso il processo di conversione dei 58 Eurocodici strutturali in norme europee a tutti gli effetti (EN). Gli Eurocodici forniscono le regole di calcolo per la progettazione delle strutture (edifici ed opere di ingegneria civile) e dei relativi elementi strutturali. é negli auspici della Commissione stessa che queste regole diventino metodi raccomandati in Europa per la progettazione strutturale e per la verifica di conformità dei prodotti ai Requisiti Essenziali n. 1 (resistenza meccanica e stabilità, inclusi gli aspetti legati al requisito n. 4, sicurezza nell’impiego) e n. 2 (sicurezza in caso di incendio) della direttiva 89/106 sui prodotti da costruzione. Gli Stati membri sono in tal senso sollecitati dalla Commissione a superare i protezionismi di vario livello, fermo restando la loro autonomia sugli aspetti legati alla sicurezza, quali ad esempio la scelta dei coefficienti parziali di sicurezza. Tra i vari obiettivi e benefici attesi vale la pena citare: – l’armonizzazione del mercato per i servizi di ingegneria e per i prodotti da costruzione con funzioni strutturali; – la trasparenza e l’armonizzazione dei criteri di scelta dei coefficienti di sicurezza e dei requisiti delle opere; – la leale competizione tra differenti tipi di materiali o tecnologie; – la garanzia di un elevato livello di sicurezza delle costruzioni; – lo stimolo per nuovi programmi di ricerca, i cui risultati saranno incorporati negli Eurocodici in occasione della prima revisione. La conferenza ha visto gli interventi anche di rappresentanti ministeriali dei principali Stati membri (Francia, Germania, Regno Unito, Spagna). In particolare, il rappresentante del ministero delle infrastrutture tedesco ha evidenziato come la Germania si sia già attivata per gestire il recepimento degli Eurocodici nei regolamenti nazionali, attraverso la costituzione di uno “steering committee”, cui è stato affidato anche il compito di sviluppare programmi di formazione e di ricerca. Il rappresentante britannico ha invece posto l’accento sul fatto che i regolamenti nazionali del suo Paese non precludono in alcun modo l’impiego degli Eurocodici, anzi sono già considerati come metodi raccomandati per soddisfare le disposizioni di legge. Con riferimento alla conoscenza ed alla diffusione degli Eurocodici sopra accennata, il Comitato Permanente per le Costruzioni della Commissione Europea, conscio del problema, ha approvato nel gennaio 2002 la Guidance Paper L “Application and use of Eurocodes” con l’intento di fornire una guida per l’elaborazione, l’attuazione e l’utilizzo della nuova edizione EN degli Eurocodici. Tale Guidance Paper prevede altresì che siano intraprese una serie di azioni future relative al programma degli Eurocodici, quali percorsi formativi, programmi di ricerca e “manutenzione” degli Eurocodici edizione EN. Il quadro sopra delineato impone a tutti gli operatori del settore (Autorità nazionali, Enti nazionali di normazione, Organismi notificati e Industria) di partecipare al processo normativo come protagonisti per evitare di subire a posteriori decisioni prese da altri e comporta, di conseguenza, una necessaria condivisione di obiettivi comuni. Pubblicato su Edilizia e Territorio n. 26/2002 (1-6 luglio 2002) Per informazioni: UNI, Alberto Galeotto Comparto Costruzioni tel. 02 70024.403, fax 02 70106106 e-mail: costruzioni@uni.com Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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