Lavorare a titolo gratuito? Le libere professioni senza più alcun valore. Fondazione Inarcassa si fa sentire ed esprime il suo disappunto in merito alla vicenda di Catanzaro. “È inconcepibile che il massimo organo di giustizia amministrativa dello Stato abbia dato ragione al Comune di Catanzaro. Le prestazioni professionali tecniche, al pari di ogni altro lavoro, devono essere compensate per l’effettiva quantità e qualità del lavoro svolto.” Egidio Comodo, Presidente di Fondazione Inarcassa, commenta con preoccupazione la sentenza 4614/2017 del 3 ottobre con la quale il Consiglio di Stato ha ribaltato il pronunciamento del Tar Calabria dichiarando, quindi, legittima la gara bandita dal Comune di Catanzaro per la redazione del piano strutturale della città nella quale era stato stabilito un compenso simbolico di 1 euro. “La nostra Carta Costituzionale, all’articolo 36, non potrebbe essere più chiara: il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Rispetto ai contratti pubblici, il nuovo Codice ha tradotto e rafforzato questi principi vietando alle stazioni appaltanti sia di subordinare la corresponsione dei compensi per l’attività di progettazione al finanziamento dell’opera, sia di prevedere quale corrispettivo forme di sponsorizzazione o di rimborso. Inoltre, con l’intervento correttivo dello scorso aprile, su sollecitazione di ANAC, si è reso obbligatorio il riferimento al decreto parametri quale criterio per la determinazione dell’importo da porre a base dell’affidamento. Questa sentenza, al contrario, mette ancora una volta in discussione l’equo compenso, terreno di numerose battaglie, anche sul fronte del dibattito parlamentare, uno strumento che sarebbe invece un reale argine anche alla corruzione, cronico male del nostro Paese, nonché indispensabile forma di tutela dei diritti alla sicurezza e alla salute, della tutela dell’ambiente e del paesaggio, tutti fondamentali valori costituzionali.” “Si tratta di questioni prima di tutto di dignità e onestà – prosegue il Presidente Comodo – Lo diciamo a gran voce non solo per tutelare i 170.000 architetti e ingegneri che ogni giorno, nonostante le oggettive difficoltà e cavilli burocratici, si dedicano al proprio lavoro con la massima professionalità possibile, ma soprattutto per il futuro del nostro Paese: chiediamo ancora una volta alla classe politica, alla nostra classe dirigente un sistema che garantisca la qualità delle prestazioni, delle opere e della sicurezza dei nostri concittadini. Non intervenire a seguito di quanto sentenziato dal Consiglio di Stato significherebbe dichiarare la definitiva condanna a morte delle libere professioni”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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