Progettare spazi accessibili, flessibili e sicuri: approccio integrato e competenze trasversali 20/05/2026
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Impermeabilizzazione degli edifici: errori progettuali, posa e patologie edilizie ricorrenti 12/05/2026
A cura di: Chiara Bellocchio Indice degli argomenti Toggle Milano dall’alto: una nuova prospettiva sulla città contemporaneaUn progetto culturale “della città per la città”Il programma 2026: 80 luoghi per leggere Milano nelle sue molteplici identitàArchitetture storiche e luoghi contemporanei: Milano tra memoria e trasformazioneNuovi modi di abitare: case, studentati, hospitality e comunità creativeLuoghi del lavoro, creatività e benessereCultura, arte e visioni urbane: il ruolo dei partnerDai teatri alle torri: una città da attraversare con occhi nuoviOpen House Milano come esperienza di conoscenza condivisa Sabato 23 e domenica 24 maggio 2026 torna Open House Milano, il grande appuntamento dedicato alla scoperta dell’architettura e della città contemporanea attraverso un programma di aperture straordinarie e visite guidate gratuite. Giunta alla sua XI edizione, la manifestazione, con un tema fortemente evocativo, “Milano dall’alto” invita a sollevare lo sguardo, cambiare prospettiva e osservare la città come un organismo vivo, complesso e interconnesso, in cui grattacieli, cortili, infrastrutture, spazi pubblici, luoghi privati e nuove forme dell’abitare, riescono a comporre un paesaggio urbano, in continua evoluzione. Open House Milano è un evento culturale diffuso, è un’occasione per conoscere luoghi della città, in genere, non accessibili, ma soprattutto per comprendere come l’architettura racconti le trasformazioni sociali, produttive e culturali della città. Milano dall’alto: una nuova prospettiva sulla città contemporanea Il tema Guardare Milano dall’alto permette di riconoscere una città che cambia: i quartieri in trasformazione, gli spazi del lavoro che diventano luoghi relazionali, le residenze che sperimentano nuove forme di condivisione, gli edifici storici che accolgono funzioni contemporanee, i vuoti urbani che diventano occasioni di rigenerazione. Per un pubblico di progettisti, architetti, designer e appassionati di città, Open House Milano rappresenta una possibilità preziosa: attraversare i luoghi, osservare materiali, soluzioni progettuali, dettagli costruttivi, che spesso restano invisibili. Un progetto culturale “della città per la città” Pensata a Londra, con Open House London, nel 1992 ideato da Victoria Thornton, Open House Milano ne raccoglie l’eredità e la rinnova nel contesto urbano milanese. Il principio è proprio quello di rendere l’architettura accessibile a tutti, attraverso l’esperienza diretta dei luoghi. L’architettura non è per pochi ma è di tutti. Ma non si tratta semplicemente di aprire porte solitamente chiuse, ma di offrire nuovi strumenti per conoscere la realtà Milanese, le sue architetture storiche e contemporanee, le sue identità di quartiere, le sue trasformazioni urbane, le sue sperimentazioni abitative e culturali. Il programma 2026: 80 luoghi per leggere Milano nelle sue molteplici identità Saranno 80 i luoghi visitabili durante Open House Milano 2026: una geografia variegata, che attraversa architetture iconiche, sedi istituzionali, spazi privati, luoghi del lavoro, musei, teatri, studi creativi, showroom, dimore storiche, nuovi landmark e siti normalmente non raggiungibili. Le aperture si distribuiscono nelle sei zone storiche della città, Porta Orientale, Porta Romana, Porta Ticinese, Porta Vercellina, Porta Nuova e Porta Comasina, percorrendo itinerari che cercano di cogliere la pluralità di Milano: città produttiva, culturale, residenziale, verticale, domestica, sperimentale. Quest’anno si è colta l’esigenza, dopo svariate edizioni con al centro i grandi masterplan e interventi di rigenerazione urbana, di spostare il focus, sulla dimensione più quotidiana e intima della città, facendo rientrare nel programma case private, nuove forme di residenzialità condivisa, luoghi dell’hospitality, ambienti di lavoro contemporanei, spazi culturali. Architetture storiche e luoghi contemporanei: Milano tra memoria e trasformazione E’interessante notare come uno degli aspetti di Open House Milano, sia la capacità di mettere in relazione epoche e linguaggi differenti. Nel programma di quest’anno, trovano spazio edifici storici e architetture del Novecento, come Casa De Pas, appartamento progettato negli anni Settanta da Jonathan De Pas all’interno della Casa Fronte Parco di Pietro Lingeri. Recentemente restaurato, questo grande open space domestico, restituisce una testimonianza preziosa della sperimentazione abitativa milanese del secondo Novecento, fondata su continuità visiva, fluidità spaziale e integrazione tra architettura e arredo. Proprio qui si è svolta la conferenza stampa di Open House, per entrare da subito nel vivo della manifestazione. Casa De Pas A questa dimensione si affianca l’apertura di luoghi simbolici dello skyline e della modernità milanese, come Torre Velasca, dove lo spazio Signiture firmato IWG interpreta il tema del lavoro contemporaneo all’interno di uno degli edifici più riconoscibili della città. Distribuito tra il settimo e il nono piano, il progetto valorizza struttura e materiali originali, introducendo ambienti flessibili, luce naturale e nuove modalità d’uso. Il dialogo tra passato e presente emerge anche in Casa Girola-Banca Investis, storico edificio tra Otto e Novecento rielaborato da Piero Portaluppi e oggi restaurato come sede contemporanea. Una Milano spesso nascosta, fatta di interni storici, memoria architettonica e nuove funzioni urbane, si apre così al pubblico. Nuovi modi di abitare: case, studentati, hospitality e comunità creative Open House Milano 2026 dedica particolare attenzione alle nuove forme dell’abitare contemporaneo. Tra i progetti più significativi c’è Aparto Giovenale, studentato progettato da Carmody Groarke con Calzoni Architetti per il gruppo Savills. In una città in cui la domanda di housing universitario è in continua crescita, Aparto rappresenta un caso per qualità architettonica e ampiezza degli spazi comuni, superando il modello rigido, della tipica residenza studentesca tradizionale. Aparto Giovenale A raccontare un’altra possibile idea di comunità urbana è MULINO Factory, ex pastificio legato a Gio Ponti, si è oggi trasformato in luogo ibrido tra residenza, atelier, artist residency e spazio condiviso. MULINO Factory Un edificio nato per produrre farina, è rinato per produrre idee, dove abitare e creare diventano parte di una stessa esperienza collettiva. Nello stesso complesso, MuaMua Hotel interpreta invece l’hospitality come esperienza immersiva e identitaria, con interni firmati da Tom Dixon, che trasformano l’albergo in uno spazio scenografico e narrativo. The AP.Art.Ment Il tema dell’abitare come racconto culturale ritorna anche in The AP.Art.Ment, home gallery nata in un appartamento anni Venti, dove arte contemporanea, collectible design e ospitalità convivono in una vera dimensione domestica. Luoghi del lavoro, creatività e benessere L’edizione 2026 guarda con attenzione anche agli spazi professionali e creativi, sempre più centrali nel ripensamento della città contemporanea. Per la prima volta apre al pubblico l’headquarter di Lombardini22, studio milanese che ha fatto del rapporto tra progettazione, benessere, neuroscienze e workplace strategy, uno dei propri campi di ricerca. Spazio Lombardini22 – @Luca Rotondo Lo spazio di lavoro viene presentato come ambiente relazionale, capace di mettere al centro persone, processi e qualità dell’esperienza quotidiana. Poco distante, Hub Lombardini22 conferma questa visione come piattaforma culturale aperta alla città, ospitando eventi, coworking, workshop e mostre. Cultura, arte e visioni urbane: il ruolo dei partner Open House Milano 2026 si arricchisce anche grazie a una rete di partner e collaborazioni che ampliano il valore culturale della manifestazione. Tra questi il rinnovato incontro con NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, inaugura l’edizione con “Nel Paese delle Ombre”, con un progetto performativo, liberamente ispirato a La fine del mondo e il paese delle meraviglie di Haruki Murakami, coinvolgendo studenti e docenti dei corsi di Scenografia, Fashion Design e Media Design and New Technologies, trasformando la visita in un’esperienza immersiva tra teatro, costume, video, suono e installazione. Open House Milano ospita inoltre la pubblicazione “Milano Città Giardino”, a cura di LAMPOON Magazine ed edita da Edizioni Bignami. Il tascabile si propone come un manifesto civile dedicato al rapporto tra persone, natura e spazio urbano, invitando a immaginare una Milano più lenta, respirabile e condivisa. Dai teatri alle torri: una città da attraversare con occhi nuovi Il programma coinvolge anche alcuni importanti luoghi della cultura milanese, tra teatri, auditorium e istituzioni storiche. Tra le aperture figurano il Conservatorio G. Verdi, il Teatro Filodrammatici, l’Auditorium di Milano, i Laboratori del Teatro alla Scala e il Centro di Produzione TV RAI di corso Sempione. Il racconto urbano si estende poi a gallerie d’arte, case museo, collezioni private e architetture iconiche dello skyline, tra cui Diamond Tower, Torre Arcobaleno e Casa Rustici. Casa Rustici Non mancano i progetti di rigenerazione urbana, come ARIA-Ex Macello e LivingUp nel rinnovato quartiere SeiMilano, a Bisceglie, che restituiscono la dimensione di una città che è impegnata a ripensare aree, funzioni e relazioni urbane. Open House Milano come esperienza di conoscenza condivisa La capacità di un progetto come Open House Milano, sta nella scelta di trasformare l’architettura in un’esperienza accessibile e condivisa. E’una scelta interessante e democratica. Per i progettisti, l’iniziativa offre l’opportunità di osservare da vicino soluzioni spaziali, strategie di recupero, processi di trasformazione e nuovi modelli d’uso. Per il grande pubblico, diventa un modo per scoprire e riscoprire Milano, attraverso luoghi, che spesso restano invisibili, pur facendo parte della vita quotidiana della città. In questo senso, l’edizione 2026 spinge a guardare Milano dall’alto, ma invita anche a conoscerla meglio, in profondità: nelle sue case, nei suoi cortili, nelle sue torri, nei suoi luoghi della cultura, del lavoro e della formazione. Open House Milano è un’occasione per scoprire Milano da vicino, attraverso le architetture che ne raccontano la memoria, le trasformazioni e le nuove visioni urbane. Informazioni e prenotazioni Open House Milano 2026 si svolgerà sabato 23 e domenica 24 maggio. Il programma completo degli 80 luoghi visitabili sarà consultabile sul sito ufficiale. Le prenotazioni sono aperte. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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