Cohousing: condivisione, socialità e sostenibilità ambientale

Il concetto di cohousing sta guadagnando sempre più popolarità come un’alternativa innovativa al tradizionale modello di abitazione. Questa forma di convivenza offre una prospettiva unica sulla costruzione di comunità, promuovendo l’interazione sociale, la condivisione delle risorse e una maggiore sostenibilità.

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Cohousing: condivisione, socialità e sostenibilità ambientale

Esiste un modello di abitare sostenibile e condiviso che mette al centro il rapporto con la comunità. Il cohousing, nato in Danimarca negli anni ’60, offre un progetto di vita basato sulla forte dimensione sociale, ponendo al centro l’accessibilità economica, la partecipazione attiva e l’uguaglianza. 

Il cohousing si propone come un’alternativa accessibile di fronte al caro affitti e all’aumento dei costi immobiliari, capace di tutelare la qualità della vita senza rinunciare alla proprietà. Il vero valore aggiunto di questo modello risiede nel suo sistema di supporto integrato, che contrasta l’isolamento tipico dei quartieri tradizionali promuovendo la connessione e la collaborazione tra i residenti. 

Che cos’è il cohousing

Il cohousing è un approccio all’abitare sostenibile e condiviso, in cui i residenti vivono in abitazioni private e autonome di loro proprietà, condividendo al contempo spazi comuni e risorse. Si tratta di comunità intenzionali, costituite da persone che ricercano nella propria vita domestica un forte senso di appartenenza collettiva. Chi vi abita partecipa attivamente alla gestione della comunità, condivide attività quotidiane e consuma regolarmente i pasti insieme agli altri residenti.

Che cos’è il cohousing

Ma dove nasce questo innovativo concetto? Nasce in Danimarca negli anni ‘60, quando Jan Gødmand Høyer, architetto danese, si adopera per la creazione della comunità di Skråplanet. Un fenomeno che ha avuto un grande impatto: negli anni ’70 il cohousing inizia a diffondersi nel resto del Nord Europa, riuscendo ad attecchire anche negli Stati Uniti. Il modello abitativo  cohousing sta guadagnando terreno anche in Italia: un nuovo modo di abitare, che consente la creazione di abitazioni più compatte, con notevoli risparmi in termini di energia e costi gestionali.

In un’epoca in cui la vita moderna genera livelli crescenti di stress, il cohousing si configura come una risposta concreta all’isolamento che caratterizza l’esperienza di molte persone, offrendo un autentico senso di comunità e appartenenza. Queste realtà abitative possono avere natura intergenerazionale, accogliendo individui di ogni età e con composizioni familiari diverse, oppure rivolgersi in modo specifico a persone anziane o a gruppi accomunati da interessi e bisogni condivisi.

Il concetto di cohousing, traducibile come coabitazione, ridefinisce l’idea tradizionale di vicinato attraverso un modello residenziale nato nel Nord Europa negli anni Sessanta.

A differenza di un comune condominio, dove prevale la dimensione individuale, l’housing sociale si basa su una progettazione partecipata in cui le abitazioni private si integrano armonicamente con ampi spazi e servizi comuni. Spazi comuni come giardini, lavanderie, aree gioco, parcheggi e palestre vengono condivisi tra i residenti, garantendo da un lato il diritto alla riservatezza e dall’altro stimolando l’inclusione sociale.

Vivere in un contesto di cohousing richiede un ruolo attivo. Gli abitanti partecipano direttamente alla gestione della struttura e alla costruzione di relazioni, trovando un equilibrio virtuoso tra la sfera privata e la dimensione comunitaria per migliorare il benessere collettivo. Una caratteristica chiave è l’attenzione alla sostenibilità, sia ambientale che sociale. Le comunità di cohousing spesso promuovono la condivisione di risorse, riducono gli sprechi e adottano pratiche ecologiche come l’uso di energie rinnovabili e la coltivazione sostenibile.

Questo modello abitativo nasce infatti come reazione alla progressiva disgregazione delle reti familiari e sociali tradizionali, alla diffusione di politiche di stampo neoliberale e alla conseguente privatizzazione e mercatizzazione dei servizi pubblici, fenomeni che hanno contribuito a ridefinire i cittadini principalmente come consumatori. Non sorprende, dunque, che questo tipo di esperienze abitative si sviluppi prevalentemente in contesti urbani o semi-urbani: città che, pur attirando un numero crescente di abitanti grazie alle opportunità concrete che offrono, generano al tempo stesso difficoltà costanti legate all’aumento della competizione e alla perdita di coesione sociale, fino a rendere la vita urbana sempre meno sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che sociale (Fonte: Piero Prudenzano, tesi di laurea, Università Ca’ Foscari Venezia).

I tre pilastri di sostenibilità: ambientale, sociale ed economica

Abbracciare il cohousing implica focalizzarsi su tre pilastri principali, solidamente ancorati al cardine della sostenibilità, tema a cui ci siamo precedentemente dedicati. Questi tre pilastri si identificano chiaramente con la sostenibilità sociale, ambientale ed economica.

La sostenibilità ambientale, oggi più che mai, assume un ruolo centrale nelle nostre riflessioni. Si tratta di adottare comportamenti finalizzati al rispetto dell’ambiente in ogni aspetto della vita quotidiana, compresa la sfera alimentare e la progettazione di abitazioni improntate all’ecosostenibilità.

La sostenibilità sociale, a sua volta, si concretizza nella possibilità di abbracciare uno stile di vita basato su relazioni improntate al rispetto reciproco e a una comunicazione consapevole.

Infine, la sostenibilità economica rappresenta un tassello essenziale per orientarsi verso una riduzione degli sprechi, la produzione autonoma di beni e servizi, e il riutilizzo consapevole degli oggetti. Questo approccio dimostra inequivocabilmente che il benessere non si identifica con la mera acquisizione a ogni costo.

Come funziona un progetto di cohousing?

Un cohousing è un modello di abitare condiviso e ogni partecipante è incoraggiato a far parte delle attività in ogni fase, fin dalla progettazione partecipata e pianificata dell’immobile secondo principi di edilizia collaborativa. Ricordiamo che il numero di alloggi non eccede, si parla di 15-30 unità abitative con ampi spazi comuni pensati per favorire l’interscambio tra i residenti.

Come funziona un progetto di cohousing

Ma qual è la differenza tra cohousing e social housing? Nel primo caso facciamo riferimento ad una forma di vivere basata sul contributo attivo della comunità che va dalla progettazione dell’edificio alla gestione degli spazi e delle risorse comuni. Nel caso del social housing lo scopo è di fornire alloggi ad un canone calmierato rivolti a fasce sociali più deboli.

L’importanza della comunità

Le comunità di cohousing aggregano persone con esperienze diverse che scelgono di formare un gruppo promotore. La coesione si consolida con la formazione di una visione comune condivisa.

La community beneficia di economie di scala, ottenendo vantaggi di mercato attraverso gruppi di acquisto e condivisione di servizi come il car sharing, garantendo condizioni favorevoli che un individuo singolo non potrebbe ottenere.

La gestione delle comunità di cohousing è locale e democratica. Gli abitanti partecipano direttamente all’amministrazione, decidendo democraticamente la suddivisione degli spazi, i lavori di manutenzione e la gestione generale della community. Questa struttura organizzativa favorisce la partecipazione e la responsabilità condivisa.

Quali sono i vantaggi del cohousing

Alla base del cohousing c’è una comune volontà di definizione dei servizi e degli spazi da condividere e del modo in cui gestirli così da tenere conto delle esigenze degli abitanti. Il modello si basa sull’autogestione: sono gli stessi abitanti a farsi carico della conduzione degli ambienti condivisi, occupandosi direttamente della manutenzione e della cura dei beni collettivi. Questa formula cooperativa genera una forte responsabilità condivisa, dando la possibilità a ognuno di plasmare attivamente il proprio habitat ideale.

Cohusing e cura ambienti condivisi

Partecipazione, collaborazione, sostenibilità, inclusione sono alcuni degli aspetti che definiscono il cohousing, un connubio di esperienze e prospettive differenti che arricchiscono il tessuto della vita in comunità.

Il beneficio economico del cohousing è evidente: la comunità residenziale gestisce in modo comune le spese di progettazione dell’immobile così da non impattare sul singolo in modo ingente. La gestione partecipata riduce gli sprechi e distribuisce equamente il costo dei prodotti e beni necessari per il corretto funzionamento dell’immobile e degli spazi comuni.

Esistono diversi vantaggi del cohousing per famiglie: coabitare permette di creare una comunità di supporto per i genitori che non devono affrontare le sfide legate alla cura dei bambini da soli. Le spese, distribuite tra i cohouser, consentono alle famiglie di sentire meno il peso della pressione economica.

Cohousing in Italia esempi

In Italia si registra un interesse crescente per questa forma di abitare condiviso e non è raro imbattersi in progetti di cohousing ecosostenibili ed economicamente accessibili.

A Bologna troviamo il progetto di Porto 15, uno dei primi cohousing pubblici in Italia e si struttura in 5 piani di residenza nel centro di Bologna dotati di 5 spazi comuni per attività, laboratori e feste. Torino ospita nel quartiere di Porta Palazzo Numerozero, 8 alloggi che vanno dai 50 ai 130 m2 e spazi comuni all’aperto da condividere.

Molte città italiane si stanno adoperando per creare progetto di cohousing sociale dedicati ad anziani: un esempio è quello di Roma Capitale che ha inaugurato in zona La Giustiniana “Casa Giada”, un modello di coabitazione pensato per aiutare i cittadini in uno dei momenti più fragili della vita.

FAQ Cohousing

Quali sono i principi del Cohousing?

Spesso, il cohousing è il risultato dell’iniziativa individuale di coloro che desiderano creare una comunità per realizzare un progetto di coresidenza. Queste comunità, note come comunità intenzionali, possono essere avviate da singoli individui o da enti promotori privati o pubblici. La struttura abitativa può variare da un’unità singola con diversi alloggi a un insieme di unità abitative che formano un vero e proprio villaggio. In entrambi i casi, la presenza di ampi spazi e servizi comuni è essenziale. Questi includono lavanderie, micronidi, laboratori per il fai da te, stanze per gli ospiti, orti, giardini, sale delle feste con cucine professionali, piscine, palestre, internet cafè e spazi di coworking. Pur godendo dei vantaggi della condivisione, si preserva l’individualità e la privacy di ogni abitazione. La progettazione del cohousing coinvolge attivamente i futuri abitanti, che partecipano alla definizione degli spazi comuni e alla decisione su come gestirli. Questo approccio non deriva da un concept studiato dall’alto, ma cresce organicamente dalla base, rendendo i cohousers una comunità ancor prima di abitare insieme. Gli spazi comuni sono progettati per favorire la socialità. Gli abitanti, in collaborazione con gli architetti, decidono la disposizione degli spazi, promuovendo relazioni di vicinato e la crescita della comunità.

Il cohousing è una forma di abitare sostenibile?

L’abitare sostenibile è il cuore del cohousing. In questo “piccolo villaggio” la comunità può vivere in modo più ecologico e a contatto con l’ambiente. È possibile optare per l’uso di sistemi energetici sostenibili, ridurre l’uso dei veicoli scegliendo il car pooling e costruire il proprio orto comunitario che permette di produrre cibo localmente. L’uso di rinnovabili e una gestione dei rifiuti basata sul riciclaggio completano questo nuovo modo di vivere la comunità.

Quanto costa vivere in cohousing?

Non è possibile fornire una stima precisa del costo degli appartamenti in cohousing. Il budget varia a seconda del taglio dell’appartamento e dai costi dei servizi condivisi in comunità.

Come funziona il Cohousing? 

Il cohousing si basa sulla creazione di comunità progettate e gestite dai propri membri. Gli abitanti partecipano al processo decisionale riguardo alla progettazione, alla gestione e alle attività quotidiane della comunità.
Ogni nucleo familiare dispone di una residenza privata, ma gli spazi comuni sono progettati per incoraggiare l’interazione sociale. Questi spazi possono includere cucine comuni, sale da pranzo, aree ricreative e giardini condivisi.

 


24/01/2024

Esempi di Cohousing

Il cohousing si sta rapidamente espandendo e sono molti gli esempi presenti anche in Italia o che si stanno cercando di portare.

A cura di: Giorgio Pirani

Cohousing Milano: sostenibilità con COventidue

Il capoluogo meneghino è vibrante e cosmopolita, una città sempre molto attenta al tema dell’innovazione e della sostenibilità. Proprio nel cuore della città sorge questo nuovo progetto di cohousing: stiamo parlando di COventidue, progetto di cohousing in città, un innovativo edificio green che porta la firma dell’architetto Leopoldo Freyrie. Il cohousing sta radicalmente cambiando il modo di intendere gli spazi, introducendo un nuovo concetto di stile di vita improntato alla condivisione e alla socialità.

Cohousing: il progetto COventidue che sorgerà in Corso XXII Marzo a Milano
Un progetto di coresidenza dall’alto impatto green: COventidue sorgerà in Corso XXII Marzo. img by Cohousing.it

Milano è pronta ad accogliere il progetto di coresidenza nella cornice di Corso XXII Marzo. Il progetto di COventidue destina alcuni spazi ad alloggi privati e altri ambienti all’uso comune: l’obiettivo è quello di incoraggiare socialità, oltre a stabilire rapporti di buon vicinato e di collaborazione. Gli spazi collettivi sono fruibili da tutti, in un clima di armonia e condivisione.

Cohousing: il progetto COventidue che sorgerà in Corso XXII Marzo a Milano
img by Cohousing.it

Due le caratteristiche distintive di COventidue: l’ampio utilizzo di sistemi di domotica tecnologici, progettati non solo per migliorare il comfort degli abitanti ma anche per anticipare le esigenze di uno stile di vita sempre più connesso e efficiente, e il suo impegno nei confronti dell’ambiente. Il progetto si adatta ai principi della filosofia green, concentrando l’attenzione sulle risorse ambientali ed ecologiche.

Cohousing: lo spazio per il coworking nel progetto COventidue che sorgerà a Milano
Lo spazio per il coworking Img by Cohousing.it

Il team di Freyrie si è occupato della ristrutturazione dell’edificio che ospita circa 60 appartamenti: si tratta di un palazzo elegante, dal caratteristico stile liberty.

Il giardino comune del progetto di cohousing COventidue a Milano

Un progetto di coresidenza prevede non solo ambienti privati, ma anche aree destinate all’uso comune: COventidue è dotato di spazi per il co-working, oltre a spazi ad uso lavanderia, un’area giochi per i bambini e una dedicata agli animali domestici.

Ca’ Nostra a Modena

In Italia c’è anche Ca’ Nostra, un alloggio di proprietà comunale situato a Modena destinato ad ospitare anziani affetti da demenza o deficit cognitivi.

Ca’ Nostra, il cohousing per anziani a Modena
img by https://www.confcooperativemodena.it/

Questa residenza è gestita in collaborazione tra le famiglie coinvolte, che si avvalgono del sostegno di volontari e istituzioni. Le famiglie partecipanti condividono le spese e sono attivamente coinvolte nella gestione delle attività quotidiane. Ca’ Nostra si distingue soprattutto per essere un luogo in cui si condividono apertamente problemi e si trovano soluzioni, promuovendo un profondo senso di comunità e valorizzando le relazioni umane.

Ferrara: l’esperienza del quartiere di San Giorgio

Anche la città di Ferrara ha il suo progetto di cohousing. A maggio del 2009 è nata l’Associazione Cohousing Solidaria, il cui obiettivo è quello di proporre uno stile di vita basato sul modello di condivisione, socialità, rispetto dell’ambiente. Dopo una lunga ricerca tra immobili, case e terreni, nel 2013 l’Associazione ha acquistato un terreno nel quartiere di San Giorgio. I cohouser hanno scelto di avviare il loro progetto in città per muoversi liberamente a piedi o in bicicletta.

Il progetto di Cohousing SanGiorgio a Ferrara è stato curato dallo studio Rizoma Architetture.
Il progetto di Cohousing SanGiorgio. Img by Rizoma Architetture

Rizoma Architetture è lo studio che si è occupato del progetto: il Cohousing SanGiorgio è edificato su un lotto di 900 mq più una zona di 120 mq dedicata ai garage. Nel complesso l’edificio di 810 mq si distribuisce su 3 piani e copre un’area di 210 mq con 7 appartamenti. I restanti 690 mq sono destinati all’orto e al giardino.

Quali sono gli spazi comuni? I cohouser hanno a disposizione oltre 50 mq che comprendono una sala comune con zona cucina, salotto con grande camino, libreria, bagno per disabili e una lavanderia comune.

Cohousing San Giorgio a Ferrara
Cohousing San Giorgio ha vinto il Green Building Solutions Awards, concorso internazionale che ogni anno premia i progetti più innovativi che contribuiscono alla lotta contro i cambiamenti climatici. Img by Rizoma Architetture.

Il cohousing è stato realizzato dando grande importanza al tema della bioedilizia con la struttura portante realizzata in legno con tecnologia X-LAM coibentato con un cappotto esterno costituito da un doppio strato di isolante in fibra di legno. L’edificio è stato costruito nel pieno rispetto delle normative sul risparmio energetico: la classe energetica raggiunta è la A4 ( secondo le nuove classi energetiche in vigore dal 1° luglio 2015) pari ad una prestazione inferiore ai 16,25 Kwh/mq anno. Sono stati inoltre installati degli impianti solari fotovoltaici centralizzati per una superficie di 90 mq e 11 kWp a copertura delle parti comuni consentendo di azzerare le spese condominiali.

Questo edificio green ha ottenuto un importante premio: nel 2016 il Cohousing SanGiorgio ha vinto il Green Building Solution Awards, il concorso internazionale che ogni anno premia i progetti ecosostenibili.

Numero Zero: coabitare a Torino

Il multietnico e vivace quartiere di Porta Palazzo a Torino ospita il progetto di cohousing Numero Zero, un edificio ottocentesco in cui vivono le otto famiglie che hanno deciso di cogliere l’opportunità di cambiare il proprio stile di vita.

Cohousing: progetto di Numero Zero a Torino
Condividere gli spazi per una migliore qualità della vita: ecco il progetto di Numero Zero a Torino. Img by cohousingnumerozero.org/

A lanciare il progetto è l’Associazione culturale Coabitare che ha scelto di realizzare il cohousing in un ambiente totalmente urbano, con una particolare attenzione all’integrazione con il quartiere.

Le otto famiglie hanno partecipato attivamente alla progettazione e alla realizzazione di Numero Zero: vivere in maniera “condivisa” significa creare un forte legame con il vicinato allargato, favorendo l’aumento delle opportunità relazionali.

Il gruppo di coabitanti ha deciso di porre particolare attenzione al risparmio energetico delle singole abitazioni e degli spazi comuni: l’edificio è ben coibentato, sono stati installati serramenti ad alte prestazioni termiche, riscaldamento a pavimento, pannello solari termici e un impianto di recupero di acqua piovana.

Come è strutturato Numero Zero? Il cohousing torinese prevede 1 piano interrato di 330 mq, 3 piani fuori terra e sottotetto per circa 785 mq, un negozio al piano terra di circa 120 mq, un giardino di 90 mq e infine un terrazzo di 90 mq. Gli spazi comuni sono diversi: dal cortile-giardino alla terrazza, ma non manca una cucina-soggiorno al piano terra e due sale multifunzionali.

Marmalade Lane Cohousing – Cambridge

In Inghilterra, a Cambridge, c’è invece il Marmalade Lane Cohousing, che occupa un terreno con 42 unità indipendenti, ideate dallo studio Mole Architects.

Marmalade Lane Cohousing a Cambridge
Imh by Marmalade Lane Cohousing – David Butler

Questo complesso, che si estende su una superficie di 8600 metri quadrati, vanta aree e servizi comuni. Tra questi spiccano un orto, un’area giochi, uno spazio dedicato alla socializzazione, una zona per la gestione dei rifiuti e la “Common House” con tre camere da letto prenotabili dai residenti per ospitare eventuali visitatori.


Articolo aggiornato – Prima pubblicazione 2021

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