A cura di: Pietro Mezzi Indice degli argomenti: Raggiunti i picchi del 2006-2007 La crescita dell’occupazione Lo scenario previsionale delle costruzioni Presentato a Milano il XXXIII Rapporto congiunturale e previsionale del mercato delle costruzioni 2023 e lo scenario di medio periodo 2022-2027, prodotto dal Cresme di Roma. Un appuntamento atteso, non solo perché proprio quest’anno il centro di ricerche romano compie sessant’anni di vita, ma perché sono in tanti a voler conoscere quale sarà il futuro del settore dopo gli ultimi due anni di forte crescita produttiva. La struttura del Rapporto non è cambiata: si parte dallo scenario macroeconomico mondiale per arrivare al mercato italiano delle opere pubbliche, passando per il mercato immobiliare e l’analisi dei bilanci della filiera delle costruzioni. La pandemia – si legge nel ponderoso documento di 522 pagine – ha lasciato molte cose in eredità: “l’euforia di avercela fatta, la voglia di vivere e di spendere; una grande liquidità privata, una forte domanda di casa, una crescita del mercato immobiliare che ha quasi raggiunto e in alcuni casi superato i picchi del 2006; il cambio radicale della politica economica europea con il Next Generation Eu, che si sta trasformando in un gigantesco piano di ammodernamento delle infrastrutture del Paese con al centro le costruzioni; nuovi eccezionali (fuori scala) incentivi fiscali per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Tutti fattori che hanno portato una crescita rapidissima in (troppo) poco tempo”. Con il 2023 e il 2024 – argomenta il Cresme – le cose sono destinate a cambiare: “La spinta alla crescita si sta riducendo, come la propensione al risparmio e la capacità di spesa. Infatti, il prossimo anno se non sarà recessione sarà stagnazione. Non solo, ma gli incentivi saranno rivisti al ribasso fermandone la spinta. Allo stesso tempo, il comparto delle opere pubbliche sosterrà il mercato dei prossimi quattro-cinque anni”. Raggiunti i picchi del 2006-2007 Il 2022 è stato un anno record, con risultati impensabili, raggiunti in poco tempo. Dati che hanno sfiorato e in alcuni casi superato i picchi del periodo 2006-2007, antecedente alla grande crisi degli anni successivi. Secondo le stime dei ricercatori, nel 2022 gli investimenti in costruzioni hanno raggiunto, a valori costanti 2015, 178 miliardi di euro: nel periodo 2006-2007 il valore medio era di 186 miliardi di euro (nel 2014 il dato è stato pari a 126 miliardi, nel 2020 a 130). Nel periodo 2020-2022, in soli due anni quindi, il mercato delle costruzioni, in quantità, è cresciuto del 37%. Dati eccezionali, che si commentano da soli. La crescita dell’occupazione Le costruzioni trascinano anche la crescita dell’occupazione. I dati del centro di ricerche romano testimoniano il ruolo avuto dalle costruzioni nella crescita occupazionale nazionale. Nel 2022, rispetto ai dati del 2019, le costruzioni fanno registrare una crescita pari a 293.000 occupati, a fronte di una perdita occupazionale nel settore dei servizi (meno163.000) e una modesta crescita negli altri settori produttivi (industria più 1.000 e agricoltura più 11.000). Il settore insomma si è fatto carico della crescita economica complessiva del Paese: nel 2021 un quarto della crescita del Pil nazionale è dipeso dalle costruzioni, dato che nel 2022 arriva a un terzo del prodotto interno lordo italiano. Il valore effettivo delle costruzioni Per capire il valore reale delle costruzioni in questi due anni non è sufficiente – affermano i ricercatori romani – valutare il valore degli investimenti, ma serve quantificare il valore della manutenzione ordinaria, per affiancare all’analisi delle quantità anche le partite correnti. La stima che compie il Cresme per l’intero 2022 è di una crescita del valore della produzione delle costruzioni, a valori correnti rispetto al 2021, del 23,6%. Lo scenario previsionale delle costruzioni Nonostante il quadro generale, internazionale e nazionale, sia caratterizzato dall’incertezza, che convince la maggior parte degli osservatori a delineare più scenari previsionali per il prossimo futuro, Cresme, nel suo XXXIII Rapporto, opta invece per indicare una sola dinamica previsionale per le costruzioni. La previsione per il 2023 disegna una stabilizzazione, non una contrazione, dei livelli di investimento. L’ipotesi da cui si parte l’analisi è questa: la grande ondata degli interventi del 2022 ha bisogno del 2023 per essere completata. Pertanto, la riqualificazione degli edifici residenziali dovrebbe ridursi del 9%. Il prossimo anno inoltre dovrebbero venire recuperati parte dei ritardi che nel 2022 hanno caratterizzato gli investimenti pubblici. La previsione di Cresme circa gli investimenti in opere pubbliche è decisamente positiva e dovrebbe sostenere il settore, specie nelle nuove costruzioni del genio civile e delle ferrovie. L’impatto più forte per la riqualificazione del patrimonio residenziale arriverà nel 2024, nel frattempo però dovrebbe entrare nel vivo la fase realizzativa espansiva delle opere pubbliche, che si rafforzerà a partire dal 2025: le opere pubbliche insomma diventeranno il principale motore del mercato almeno sino al 2026-2027. Dopo tale bienno – precisa il Cresme – o l’economia italiana avrà intrapreso una vera strada di crescita oppure la curva delle costruzioni sarà destinata a contrarsi scendendo dai livelli eccezionali raggiunti. La contrazione, secondo le previsioni dei ricercatori, inizierà nel 2027, ma sarà ben più pesante nel 2028 e nel 2029. Dieci anni per cambiare Cresme si spinge oltre. “Nei prossimi anni il settore delle costruzioni giocherà la sua partita più importante: i driver sono chiari, sostenibilità e digitalizzazione. Il settore dovrà avviare un processo di modernizzazione con due obiettivi: l’aumento della produttività e la riduzione del costo dell’errore, da un lato, e la riqualificazione della reputazione del settore puntando alla sostenibilità ambientale, alla “bella costruzione”, dall’altro. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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