Capitolati e specifiche tecniche: come scriverli bene per evitare errori, contestazioni e costi imprevisti 16/09/2026
Provvisorietà, temporaneità dell’abitare in situazioni di emergenza sono in contrasto con le ambizioni di quell’architettura che intende lasciare il segno?I progetti degli architetti contemporanei soddisfano i requisiti di sopravvivenza, protezione, funzionalità, riciclo e autoalimentazione energetica?Questi, in sintesi, gli argomenti dei quali si è discusso durante il convegno “Abitare l'emergenza”, che si è svolto il 2 ottobre scorso presso la Galleria dell'Architettura a Cersaie.Un tema di grande attualità, alla luce del terremoto in Abruzzo, dove nei giorni scorsi il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha consegnato a Bazzano un lotto di alloggi del progetto C.a.s.e.(Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili): i primi 500 di 4mila appartamenti, realizzati dalla Protezione Civile con i fondi del Governo e le donazioni, per i 30mila terremotati che hanno perso la casa. Le case consegnate lo scorso 15 settembre, invece, erano invece Moduli di abitazione provvisoria costruiti dalla provincia autonoma di Trento in collaborazione con la Croce Rossa. Tema del convegno di oggi, moderato dal giornalista de “Il Sole 24 Ore” Andrea Costa, è stata l'illustrazione di quanto fino ad ora fatto in Abruzzo sul versante della gestione del dopo terremoto, ma anche e soprattutto le implicazioni sociali che si generano durante e dopo la calamità naturali. L'architetto inglese esperto di gestione delle emergenze Ian Davis, già consulente per le Nazioni Unite e autore del libro Shelter after disaster, il quale ha collaborato con il governo britannico durante i mandati del Primo Ministro Tony Blair, ha affrontato sia la “questione Abruzzo”, e quindi l criteri per la messa a punto delle soluzioni abitative per affrontare l'emergenza, sia il dopo-emergenza, cioè la vera e propria ricostruzione del tessuto abitativo e produttivo della Regione, messa in ginocchio dal sisma. La necessità principale è quella di non disperdere le popolazioni e il loro patrimonio di relazioni e affetti. La necessità di un piano di ricostruzione che tenga conto, oltre che delle variabili strettamente operative, anche di fattori differenti, quali la popolazione e le sue esigenze non soltanto abitative, è stato evidenziato dall'architetto e antropologo Franco la Cecla, docente di Antropologia Culturale presso l'Università San Raffaele di Milano e al Politecnico di Barcellona. Oltre ad aver collaborato con Renzo Piano nella realizzazione di alcuni importanti progetti, si interessa da sempre delle ricadute sociali dell'attività di progettazione. In particolare, per l'Abruzzo, La Cecla ha insistito sulla necessità, prima di mettere mano alla progettazione dei piani per la ricostruzione, di considerare il “fattore umano”, cercando di non allontanare dai luoghi di origine popolazioni già provate duramente negli affetti, nelle cose, perdute nel terremoto, in tutta una serie di relazioni sociali, ma anche produttive e pratiche, spazzate via dalla furia del terremoto. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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