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Si inaugura domani, 22 dicembre, presso la galleria A.A.M. Architettura Arte Moderna, una mostra dedicata a Carlo Aymonino, in concomitanza con l’apertura del Nuovo Spazio Museale, progettato dallo stesso architetto, nel Giardino Romano dei Musei Capitolini. Spazio museale destinato, tra l’altro, alla sistemazione definitiva del gruppo equestre di Marco Aurelio, in cui Aymonino fa reagire l’Azzardo del Nuovo con le antiche mura, le riscoperte sostruzioni e il basamento del Tempio di Giove Capitolino (VI secolo a.c.). La mostra alla A.A.M, presenta una selezione di disegni originali dell’autore, un sintetico ripercorso antologico dell’attività dell’architetto, dalla metà degli anni ’40 ad oggi. In parallelo, nelle adiacenze della Nuova Sistemazione del Giardino Romano, negli spazi resi disponibili dei Musei Capitolini, verranno esposti i progetti di Carlo Aymonino riguardanti la triplice stesura del progetto per lo stesso Giardino Romano e una serie di altri lavori, tutti pensati all’insegna del rapporto tra Storia e Progetto, cui l’architetto ha lavorato fin dalla metà degli anni ’80, quali il progetto per il Colosso e l’intervento generale all’interno dei Fori e del Colosseo. La mostra ideata e curata dalla A.A.M. costituisce una sorta di “incipit” per una serie di mostre che la galleria intende dedicare, in tappe successive, allo straordinario architetto, riunificate nel titolo: “NEL SEGNO DI CARLO”. In mostra vengono presentati alcuni disegni figurativi, datati proprio all’inizio dell’attività dell’architetto, in cui forte si sente l’influenza dell’apprendistato nell’ambito del realismo guttusiano, cui seguono poi alcuni disegni di piu’ stretta osservanza neorealista, per approdare poi ad alcune straordinarie rielaborazioni attorno al progetto per il complesso Monte Amiata, nel quartiere Gallaratese di Milano, tra i suoi progetti piu’ rappresentativi, realizzato da Aymonino all’inizio degli anni ’70, per snodarsi poi attraverso alcuni “grandi formati”, legati a selezionati progetti successivi: per Pesaro, per Ferrara, per Terni, per il Bacino Marciano di Venezia sino ai più recenti per Villafranca. L’iniziativa “NEL SEGNO DI CARLO” nel suo complesso svolgimento, si propone come unitaria indagine espositiva ed editoriale che nei prossimi mesi vedrà indagata, analizzata e restituita, con successive tappe espositive, tese a segnare i punti nodali della sua poetica e del suo percorso architettonico, l’immane attività progettuale di Aymonino, in oltre sessant’anni di incessante attività continuativa e, sorprendentemente sempre più tumultuosa, nel suo spasmodico infittirsi e intrecciarsi. Le singole tappe espositive, ognuna introdotta da personalità diverse individuate nell’ambito della cultura architettonica, di cui possiamo anticipare i capitoli più significativi che partiranno dal riesame dell’apprendistato aymoniniano attraverso l’esperienza artistica, quasi a mutuare una sorta di premonizione familiare: “Fiamma d’amore m’arse nel petto, ero pittore divenni architetto”. Questo capitolo sarà analizzato e introdotto da Renato Nicolini che indagherà il clima culturale di quegli anni caratterizzati dalle polemiche tra astratto e concreto, tra Roberto Longhi e Lionello Venturi, infine, tra Elio Vittorini e Palmiro Togliatti. Seguiranno poi le puntate espositive dedicate al giovanile coinvolgimento di Aymonino nelle esperienze dell’edilizia economico-popolare dei due settennati del Piano INA CASA, dal quartiere Spine Bianche a Matera sino al Tratturo dei Preti, quindi sarà ripercorsa la stagione dei grandi intensivi nella periferia romana unitamente ai casi più autoriali, quali la “palazzina” di via Arbia o il Palazzo di Giustizia di Brindisi. Particolare attenzione sarà rivolta alla mitica esperienza universitaria veneziana, alla metà degli anni ’60, quando, su invito di Giuseppe Samonà, la “miglior gioventù” dell’architettura italiana, da Aymonino a Rossi, da Polesello a Tentori, a Dardi, si farà carico di restituire dimensione teorica al progetto d’architettura, elaborando, sulla scia delle ricerche di Saverio Muratori, le teorie sul rapporto tra morfologia e tipologia, in alcuni loro testi, pubblicati in quegli stessi anni, che diventeranno imprescindibili per la cultura architettonica nazionale e internazionale. Tappe successive saranno poi quelle dedicate all’esperienza del Gallaratese, all’unitaria occasione di dedicarsi a una città come Pesaro, ai molti progetti, elaborati da Aymonino all’insegna di quella sua più recente propensione alla dimensione scultorea ascritta all’architettura che potrebbe essere ripercorsa dalle piazze per Terni, a piazza Mulino a Matera (con Raffaele Panella e Piergiorgio Corazza), al teatro di Avellino, sino ai progetti più recenti. Per ulteriori informazioni www.aamgalleria.it Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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