Waterpower – Programma di Recupero per la Valle dei Mulini e delle Ferriere

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Il programma di recupero della valle dei Mulini e delle Ferriere affronta una serie di delicate problematiche correlate al recupero, all’accessibilità e al nuovo utilizzo di alcune antiche strutture innestate nello straordinario paesaggio della costiera amalfitana. Trae origine da una ricerca a carattere nazionale realizzata dai geografi dell’Università di Salerno coordinati dalla prof. Mariagiovanna Riitano che, dopo aver documentato oltre 50 edifici dismessi, hanno circoscritto l’attenzione all’ambito omogeneo del fiume Canneto e ai 15 opifici proto-industriali compresi nel territorio di Amalfi e Scala.
All’inizio del 2004 l’Università affida a Centola & Associati l’ideazione e lo sviluppo di un programma pubblico-privato orientato al turismo sostenibile e alla cultura del Mediterraneo nonché l’elaborazione del masterplan e il coordinamento dei progetti architettonici. Nel 2005, dopo una mostra e alcuni dibattiti pubblici, la Provincia di Salerno grazie al vicepresidente Mughini recepisce la strategia generale e costituisce insieme all’Università un comitato promotore per affrontare il recupero della storica valle a cui aderiscono, tra gli altri, la Soprintendenza BAPPSAD di Salerno e Avellino, la Comunità Montana della penisola amalfitana, i Comuni di Amalfi e Scala, la Camera di Commercio e l’Associazione Industriali di Salerno.

Attualmente sono in via di perfezionamento le procedure amministrative per la realizzazione della prima parte del programma del valore di oltre 100 milioni di euro. Contemporaneamente iniziamo a predisporre nuovi masterplan per due valli limitrofe con altri 10 edifici abbandonati nei comuni di Minori e Tramonti.
In costiera amalfitana, sito sotto la tutela dell’Unesco, le riconversioni sono lo strumento più adeguato soprattutto per lo sviluppo di quelle aree immediatamente a ridosso della costa, finora colpevolmente trascurate. Come nella migliore delle tradizioni italiane perseguiamo un approccio integrato alla tutela dei manufatti inseriti nel contesto quale metodo più efficace per preservare il delicato equilibrio tra le bellezze naturali e l’opera dell’uomo (terrazzamenti, network idraulici, architetture). Crollati da qualche tempo i tetti degli antichi opifici l’emergenza è costituita dal progressivo degrado e dall’inesorabile sgretolamento a meno di un tempestivo intervento. Quelle che appaiono oggi fascinose rovine immerse nella natura, destinate a scomparire cancellando la memoria di una comunità e una risorsa importante per il turismo culturale, saranno riportate in vita grazie ad un programma di riuso innovativo e all’integrazione non mimetica realizzata attraverso architettura, materiali e tecnologie contemporanee.
Cartiere, ferriere e centrali idroelettriche sfruttavano forza dell’acqua attraverso sofisticati sistemi di canali, cisterne, salti di quota, pozzi di caduta e norie che producevano l’energia necessaria alle lavorazioni. Le sorprendenti reti idrauliche della valle di derivazione araba e romana, sono tra le poche testimonianze a scala paesaggistica nell’area del Mediterraneo giunte a noi praticamente intatte. Prevediamo quindi sia il recupero delle macchine originali che l’integrazione di tutte le canalizzazioni in modo da ricostituire le linee d’acqua che servivano alla realizzazione della preziosa carta di Amalfi e che vengono usate ancora oggi per l’irrigazione dei famosi limoneti.
Gli edifici, risalenti anche XIII secolo, dalla tipologia costruttiva e formale simile (contava evidentemente più la localizzazione che la funzione) sono costituiti da semplici volumi in pietra con aperture regolari e tetti a falde con struttura in legno. La differenza sostanziale si riscontra nella loro posizione rispetto al torrente: gli ‘edifici-ponte’, i più affascinanti, si appoggiano trasversalmente ai due lati della valle nei punti dove essa si restringe lasciando scorrere il fiume al disotto dei grandi archi; i ‘blocchi paralleli’ accompagnano invece parallelamente il corso del fiume. Negli ambienti voltati dei piani bassi si trovano le vasche per le lavorazioni, le norie e i magli, in alto i cosiddetti spanditoi, ampi spazi parzialmente aperti alla circolazione dell’aria nei quali erano appesi ad asciugare i fogli della carta fatta a mano. Per captare efficacemente le acque e per non interferire l’uno con l’altro gli opifici erano opportunamente distanziati in modo da far riprendere al fluido la necessaria velocità di caduta. Dal porto e dagli arsenali dell’antica repubblica marinara di Amalfi, dove si costruivano le navi più grandi dell’epoca per commerciare nel Mediterraneo e per rivaleggiare con le flotte di Pisa, Genova e Venezia, ci si inoltrava per oltre 3 km nella valle per sfruttare l’energia vitale.
In passato l’accessibilità ridotta significava un surplus di lavoro e sacrifici per la realizzazione e la gestione di attività produttive che, in assenza di collegamenti adeguati, sono divenute poco competitive nell’epoca delle connessioni veloci e della produzione industriale. Questa condizione di splendido isolamento che cerchiamo di preservare il più possibile, costituisce ancora oggi allo stesso tempo la debolezza e la forza della valle e di molte aree interne della costiera: la debolezza perché é difficile e costoso raggiungere i luoghi per operare i necessari interventi di recupero e la conseguente gestione e manutenzione; la forza perché proprio la condizione di relativo isolamento costituisce il fascino e la fonte di attrazione principale per un turismo destagionalizzato, lontano dai flussi di massa e appassionato della cultura locale, della natura, delle passeggiate e quindi adeguato per preservare il carattere originario dei luoghi.
Mentre la parte terminale verso il mare del torrente Canneto, nel caratteristico centro abitato di Amalfi, risulta oggi interrata al disotto della strada principale, il resto del corso d’acqua mantiene ancora intatte le splendide caratteristiche naturali tipiche del territorio. Le piccole cascate, le pozze d’acqua trasparente e i canali, costituiscono insieme ai boschi e ad alcune specie tipiche di flora come la felce rara di epoca glaciale, un patrimonio unico di biodiversità e di secolare convivenza con la natura da conoscere e rispettare.
Una riflessione complessiva sui progetti in itinere intrapresi dai comuni di Amalfi e di Scala e sulle aspettative dei sindaci (De Luca e Mansi) e della collettività ha consentito di inquadrare le problematiche di recupero della valle dei Mulini e delle Ferriere nel contesto più ampio delle strategie di sviluppo già in atto o in via di definizione.
Il potenziamento del porto di Amalfi con nuovi posti barca, servizi e parcheggi in roccia; la proposta della galleria Castiglione-S. Caterina con parcheggi per bus turistici e residenti in località Chiorito; l’inserimento di un ascensore per la risalita al cimitero monumentale e l’ampliamento del percorso pedonale di collegamento tra lo stesso cimitero e la valle; la realizzazione di parcheggi sotterranei in prossimità dell’hotel Luna; la pedonalizzazione dei carateristici vicoli e delle piazze del centro storico di Amalfi; l’introduzione di una passeggiata lungo il torrente; il progetto della nuova strada carrabile parallela a via del Paradiso che semplificherebbe l’accessibilità da valle; la possibilità di realizzare due impianti meccanizzati di risalita che agevolerebbero il collegamento verso Pontone e Pogerola costituiscono la base di partenza per prefigurare lo scenario futuro del comprensorio in chiave sostenibile.
Il programma di recupero tiene conto e rielabora questi interessanti progetti di medio e lungo periodo nell’ottica del massimo rispetto del delicato contesto paesaggistico valorizzando nel sistema anche le strutture esistenti come il museo della carta, il museo della civiltà contadina e alcune cartiere ancora in funzione che documentano attrezzature, procedimenti e lavorazioni artigianali tuttora in uso.
La nostra strategia progettuale affronta da un lato indagini e approfondimenti alla scala urbanistico-territoriale e programmatica, dall’altro arriva fino al dettaglio architettonico e alla fattibilità economica dei singoli manufatti con le relative destinazioni d’uso.
Per ottenere questi risultati abbiamo in primo luogo elaborato, in stretta collaborazione con i geografi dell’Università di Salerno, una serie di modelli tridimensionali della valle e della città di Amalfi per visualizzare le articolate caratteristiche orografiche del sito e le dinamiche di sviluppo in atto. Abbiamo progressivamente inserito gli elementi di dettaglio: gli opifici dismessi, il percorso del fiume e i canali, i progetti della galleria, dei parcheggi sotterranei, delle risalite meccanizzate e del porto. Questi modelli ‘in-progress’ si configurano da un lato come il più efficace strumento operativo per coordinare i diversi interventi progettuali e verificarne l’effettivo impatto, dall’altro come uno dei media più accessibili per comunicare e condividere con la collettività i migliori interventi di trasformazione possibili.
Contemporaneamente è stato definito un programma funzionale complesso con particolare attenzione all’accessibilità e ai parcheggi. Una bilanciata integrazione di attività pubbliche e private consente di realizzare differenti tipologie di accoglienza nelle preesistenze che ancora versano in discrete condizioni di conservazione in modo rendere l’operazione complessiva economicamente fattibile. Per alcune strutture proponiamo il recupero integrale nell’ottica di un turismo sostenibile, rispettoso dell’ecosistema con l’utilizzo diffuso di energie rinnovabili e tecnologie informatiche. Per altri edifici, che invece versano in condizioni estremamente precarie e che non sarebbe conveniente riconvertire anche per la minima disponibilità di superficie, suggeriamo un recupero parziale, una ‘cristallizazione vitale’ che ha lo scopo di arrestare il degrado e rendere accessibili gli spazi con caratterizzazione didattica, scientifica e culturale. Nei punti in cui abbiamo ritenuto necessario inserire dei collegamenti meccanizzati per superare alcuni salti di quota e per collegare le due sponde del fiume, ciò è stato realizzato sempre all’interno o in adiacenza agli edifici esistenti in modo da incentivarne l’attraversamento e minimizzare l’impatto sul paesaggio. I nuovi impianti di risalita, collegamento e attraversamento del fiume creano un percorso contemporaneo dell’acqua e usano esclusivamente la potenza idraulica a disposizione.
La sinergia con i geografi, che sempre più spesso abbiamo occasione di sperimentare, é stata determinante non solo per la comprensione del territorio e delle specifiche esigenze delle comunità locali ma soprattutto per l’estensione delle tematiche da approfondire ad un ambito di riferimento più ampio e complesso.
Se da un lato il tema di fondo che conferisce unitarietà al progetto di riqualificazione è rappresentato dal richiamo alla civiltà e alla storia del Mediterraneo, dall’altro l’acqua ritornerà ad essere con forza il ‘trait d’union’ fisicamente visibile dei progetti architettonici secondo tre modalità complementari: la prima é il recupero dei sistemi idraulici originali (canali, cisterne, pozzi e norie) sia all’esterno che all’interno degli edifici a fini didattici e bioclimatici; la seconda é l’introduzione di esposizioni tematiche e installazioni artistiche che sottolineano l’importanza dell’acqua come risorsa strategica e politica oggi nel mondo; la terza é la possibilità offerta dalle più recenti tecnologie di utilizzare l’acqua per la produzione di energia diffusa, pulita e rinnovabile come ad esempio l’idrogeno e il microidraulico.
La sensibilizzazione a problematiche di così vasta portata in questo particolare contesto attraverso eventi, spettacoli e informazione diffusa contribuirà ad accrescere la necessaria sensibilità ambientalista e ad evitare gli sprechi di una risorsa che vista la desertificazione in atto e la crescita esponenziale della popolazione risulta sempre più rara.

Con queste indispensabili premesse metodologiche, abbiamo avuto il piacere di coordinare il generoso lavoro di dieci studi di architettura, alcuni dalla riconosciuta fama internazionale: ROTO di Los Angeles, EMBT e A+AA di Barcellona, UFO di Londra e altri scelti tra i migliori talenti emergenti italiani: KING ROSELLI, LABICS, NEMESI, n!STUDIO di Roma, SUD’ARC-H di Reggio Calabria e TECLA di Napoli. Un undicesimo progetto, quello dello studio MARANO di Salerno, già commissionato per iniziativa del Consorzio Ateneo é stato incluso nel programma per evidenti affinità di intenti. Tutti i progettisti coinvolti sono accomunati dall’aver dimostrato particolare sensibilità alle tematiche ambientali, all’uso di fonti energetiche rinnovabili, al dialogo rispettoso ma contemporaneo con le preesistenze storiche e all’inserimento paesaggistico del progetto che abbiamo espressamente richiesto con la precisa volontà di estendere l’intervento di recupero anche agli spazi esterni.

I temi sviluppati
Questi in estrema sintesi gli undici temi sviluppati con competenza e creatività dai progettisti invitati:
1- una struttura per l’accoglienza, l’informazione e l’introduzione ai temi del Mediterraneo
2- un centro di alta formazione e per la ricerca e l’insegnamento delle nuove tecnologie audiovisive
3- un parcheggio e il delicato punto dove il fiume passa dal corso naturale alla canalizzazione artificiale
4- un polo per la vendita e la degustazione dei prodotti tipici riservato a cooperative e associazioni locali
5- un laboratorio dei sistemi tradizionali di ingegneria delle acque e una passeggiata lungo il fiume
6- un centro benessere per la cura del corpo e della mente dotato di terme, sauna e hammam
7- un belvedere e spazi con impianti ad acqua per sottolineare il valore strategico della risorsa
8- una serie di laboratori e spazi espositivi per artisti, degustazione di cibi tipici e ristorante slow food
9- un ostello attrezzato dedicato ai giovani con spazi dove sperimentare la produzione della carta
10- un polo per la conoscenza e la diffusione delle energie rinnovabili: idrogeno, microidraulico…
11- un rifugio con annessi un centro della biodiversità mediterranea e un museo del ferro
Gli interventi di restauro ed integrazione dei diversi edifici spaziano, a seconda dello stato di conservazione e del programma di riuso, da tecniche tradizionali di ripristino delle murature originali fino all’introduzione di resine, materiali compositi e telai d’acciaio che contribuiscono al consolidamento. I materiali principali usati per ricostituire l’unità degli edifici sono il corten, il vetro, il rame ossidato e le reti metalliche.
Nei casi più felici, lì dove una parete esterna era parzialmente crollata lasciando un vuoto c’é ora un volume in vetro affacciato a sbalzo sulla valle, oppure al posto dei tetti distrutti ci sono superfici metalliche che recuperano l’unità dei differenti corpi di fabbrica segnalando punti speciali come l’ingresso, ovvero per le stesse integrazioni si utilizzano volumi trasparenti inseriti tra i muri esistenti e pergole tecnologiche in pannelli solari al posto delle tegole originali non più disponibili. Le strutture di consolidamento in acciaio diventano anche il supporto e lo spunto per l’installazione di sistemi idraulici che definiscono spazi ed esperienze, mentre una serie di profondi pozzi di luce affacciati sul fiume creano ambienti isolati e suggestivi, o ancora il piano terra viene ripavimentato con cura recuperando porticati ed estendendo lo spazio pubblico e, infine, nuovi terrazzamenti abitati favoriscono l’accessibilità ai vari livelli degli edifici che non dispongono di adeguati collegamenti verticali.
Dove invece realizziamo nuove infrastrutture come il parcheggio, esso si integra completamente nel muro di contenimento dei terrazzamenti esistenti e si crea l’occasione per rivelare porzioni di fiume interrate, mentre nell’unico edificio da ricostruire le caratteristiche reti di protezione dei limoni si trasformano nel pergolato metallico che protegge gli spazi aperti.
In questi 2 anni di lavoro, decine di sopralluoghi e fantastiche scoperte abbiamo preso sempre più coscienza che il patrimonio della valle dei Mulini e delle Ferriere risiede nell’integrazione indissolubile tra architettura, terrazzamenti, natura e sistemi di ingegneria idraulica. L’interrelazione soft tra natura e artificio offre ancora oggi un prezioso esempio di auto-sostenibilità fondato sulla gestione dell’acqua che ha supportato per secoli la proto-industria e l’agricoltura. E così anche se nel tempo alcuni usi sono cambiati e altri continueranno fisiologicamente a modificarsi, siamo consapevoli che per preservare il carattere e la complessità di questo luogo magico dobbiamo inserirci senza timore nel flusso della storia usando tecniche e materiali innovativi ma anche imporci alcuni limiti. Maturiamo sempre più la convinzione che per tutti i nuovi collegamenti e le risalite che renderanno accessibile anche ai diversamente abili la valle utilizzeremo esclusivamente tecnologie a potenza idraulica in grado di aggiungere un ulteriore livello di complessità al sistema delle acque. In fase esecutiva evolveremo tutti i progetti secondo questa direzione perché vorremmo non solo operare dei restauri corretti ma anche creare un’occasione per conoscere e far rivivere la gloriosa storia che ha visto marinai, mercanti e soldati della repubblica amalfitana scoprire ed importare dall’Europa, dall’Africa e dall’Asia tecniche e tecnologie all’avanguardia. La produzione del limone e della carta rimarranno il simbolo locale della storia dell’acqua, allo stesso tempo la documentazione dei sistemi originali di captazione, uso e distribuzione nel Mediterraneo, potrà accrescere la notorietà internazionale di Amalfi e Scala.

*Waterpower é l’unico progetto italiano (tra gli oltre 1500 partecipanti da 118 nazioni) premiato con gli Holcim European Awards a Ginevra nel settembre 2005 e che concorrerà insieme ad altri 14 finalisti di tutto il mondo per l’assegnazione degli Holcim Global Awards a Bangkok nell’aprile 2006 (1° premio 500.000 USD).

Il concorso
Situato nello spettacolare contesto della storica valle del fiume Canneto che risale tra i comuni di Amalfi e Scala, il progetto recupera il paesaggio e un complesso sistema proto-industriale di mulini ad acqua abbandonato ed in imminente pericolo di crollo.
Come descritto ed illustrato anche nel De Architectura di Vasari e nell’Enciclopedia di Diderot e D’Alembert, dagli inizi del XIII secolo i mulini per la carta e per il ferro e più tardi le centrali idroelettriche sfruttavano la potenza dell’acqua per creare energia e produrre beni grazie a un ingegnoso sistema di canali, cisterne, salti di quota, pozzi di caduta e norie.
Gli opifici erano attentamente distanziati l’uno dall’altro per approfittare della differenza di quota ed utilizzare al meglio la potenza dell’acqua. Dal porto di Amalfi la rete dei mulini si estende per 3km verso l’interno e per 350m in altezza.
L’acqua era la forza motrice del passato e continua ad esserlo nella nostro masterplan.
Abbiamo operato secondo tre aspetti complementari:
1. Restauro – del sistema idrico dei canali per:
a- irrigare i terrazzamenti agricoli realizzati dall’uomo;
b- approvvigionare le cisterne che alimentano i mulini recuperati.
2. Potenza dell’acqua – come alimentazione dei sistemi idro-meccanici per ascensori, gru, pompe, sistemi di trasporto, ventilazione naturale e produzione di energia per illustrare l’importanza dell’acqua nell’agenda politica oggi nel mondo.
3. Nuova Energia – per la produzione da fonti rinnovabili come l’idrogeno o il microidraulico che rendono il progetto sostenibile nel complesso.
L’accesso esclusivamente pedonale, una delle cause dell’abbandono dell’area, può essere considerato oggi la caratteristica peculiare per la sua conservazione e valorizzazione. Le cascate, le pozze d’acqua trasparente, i canali di irrigazione, insieme ai terrazzamenti, ai boschi e alle specie tipiche di flora (felce rara) costituiscono un’eredità unica di biodiversità che segna la millenaria e rispettosa coesistenza dell’uomo con la natura.
I singoli progetti architettonici si dividono tra pubblici e privati.
I progetti privati sono quelli dove lo stato di conservazione, l’accessibilità e la superficie utile garantiscono le condizioni minime per un ritorno economico. Il recupero integrale soddisfa le necessità del turismo attuale, rispettando criteri ecologici, etici e storici che orientano le linee guida generali di intervento.
Il finanziamento pubblico é riservato alle infrastrutture (elementi del territorio ed edifici) e serve per indirizzare e mobilitare le forze sociali, economiche e geografiche in direzione un futuro realizzabile.
Il nostro obiettivo é di considerare l’incredibile eredità di questo luogo e di tutti gli uomini che hanno contribuito a realizzarlo come un valore aggiunto che partecipa dell’economia di nuove forme di turismo basate su interessi culturali ed ambientali anziché un peso del passato da conservare e museificare.

Masterplan
1- Centro per la Biodiversità & Rifugio – TECLA (Ita), ex ferriera
2- Conoscenza delle Energie Alternative – A+AA (Esp), ex centrale idroelettrica
3- Ostello & Produzione della Carta – UFO (Uk), ex cartiera Milano
4- Case+Studi per Artisti & Slow Food – NEMESI (Ita), ex cartiera Marino
5- Passeggiata della Potenza Idraulica – KING ROSELLI (Ita), ex acquedotto
6- Spa Mediterranea – ROTO (Usa), ex cartiera Lucibello-Confalone
7- Museo dell’Idraulica & Bar Panoramico – SUDARCH (Ita), ex centrale idroelettrica
8- Vendita Prodotti Locali – N! STUDIO (Ita), ex saponificio
9- Parcheggio Sotterraneo & Ridisegno del Fiume – LABICS (Ita), parcheggio sotterraneo
10- Centro Ricerche sull’Audiovisivo – MARANO (Ita), ex cartiera Pansa
11- Chateux Relais & Terrazze dei Limoneti – MIRALLES TAGLIABUE (Esp), ex cartiera De Luca
12- Museo ed Esperienza della Carta di Amalfi

Cambio quantistico e trasferibilità – Che il passato provochi il presente
Il programma di recupero per il paesaggio e i mulini stabilisce un dialogo aperto in cui le qualità specifiche di ogni elemento trovano nuova espressione attraverso usi sostenibili. Come nei migliori progetti italiani, più di un semplice riconoscimento del valore del passato nei singoli edifici, la strategia di riuso enfatizza il contesto in cui essi si inseriscono. L’innovazione risiede nella progressione dall’idea di semplice conservazione degli edifici ad una integrazione senza paura attraverso architettura e programmi contemporanei.
– Contro la teca di cristallo
L’obiettivo é di evitare la museificazione del paesaggio dando una nuova vita al complesso attraverso il coinvolgimento diretto delle forze sociali ed economiche locali. In questo modo si garantisce una stretta partecipazione della comunità e si rafforza l’identità locale.

Standard etici ed equità sociale
La memoria e l’identità collettiva di un luogo possono essere rivitalizzate attraverso l’architettura e il paesaggio operando sull’esperienza della comunità. L’obbligo morale é di conservare questi importanti edifici storici come testimonianza di vita lavorativa ancestrale utilizzando l’architettura contemporanea e di collaborare attivamente con la comunità per lo sviluppo e la realizzazione del progetto evitando di imporre idee precostituite.

Qualità ecologica e conservazione dell’energia
La cura del paesaggio e il modello proto-industriale ci insegnano come la forza dell’aqua può essere ingegnosamente trasformata e utilizzata. I canali originali usati per l’irrigazione e il funzionamento delle macchine vengono restaurati per produrre energia pulita, condizionamento naturale e acqua per gli impianti. Tutte le tecnologie per l’accessibilità, i trasporti, i collegamenti e il comfort hanno il limite auto-imposto di operare esclusivamente grazie alla potenza idrica disponibile. Il complesso dei progetti é energeticamente autonomo grazie all’energia prodotta dal recupero delle centrali idroelettriche che impiegano il microidraulico.
Dei 4 interventi pubblici:
– 2 progetti cercano di spiegare in termini meccanici e architettonici la natura e l’utilizzo della potenza idraulica;
– 2 progetti sono dedicati all’ecologia e all’energia: la serra per la conservazione di specie di flora uniche di quest’area in pericolo di estinzione e il laboratorio destinato all’informazione sulle fonti rinnovabili.

Performances economica e compatibilità
L’investimento a lungo termine ammonta a più di 100 milioni di Euro. Il modesto contributo pubblico già attivato serve per realizzare i lavori essenziali per le infrastrutture comuni, i trasporti e il consolidamento a beneficio delle comunità locali.
Un’area sotto la protezione dell’Unesco in cui sono vietate le nuove costruzioni trova, paradossalmente, l’unica opportunità di sviluppo nella sua eredità costruita.

Risposta al contesto e impatto estetico
Un contesto così stratificato orienta risposte e strategie da adottare in un dialogo serrato dove il paesaggio e la storia sono attori attivi e partecipanti. La lettura strumentale della storia si manifesta in quei progetti capaci di autosostenersi anche economicamente in continuità con il passato attraverso un’idea di architettura usata come catalizzatore: leggerezza, contrasto, trasparenza, semplicità.

Per ulteriori informazioni
www.centolaassociati.it