Recupero restauro e ridestinazione turistica di un antico borgo

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L’opera presentata è tra le vincitrici del Premio Internazionale di Architettura Sostenibile organizzato dalla Fassa Bortolo.
Il premio, giunto quest’anno alla quinta edizione, ha visto premiati ben 5 progetti.

Il borgo di S. Stefano di Sessanio
Per comprendere a pieno l’intervento sull’antico borgo di S. Stefano di Sessanio sarebbe necessario descrivere il paesaggio naturale del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ed i suoi poco conosciuti patrimoni architettonici cosidetti minori o marginali, testimonianze del rapporto millenario stretto ed indissolubile, tra paesaggio naturale e paesaggio antropico e della diffusa presenza dell’uomo in tutto il territorio.
La complessa storia evolutiva dell’uomo in S.Stefano di Sessanio ed in generale all’interno del Parco, è più evidentemente rappresentata nel periodo compreso tra le prime forme di incastellamento (XII – XIII secolo) e l’Unità d’Italia.
Dall’archeologia del territorio: campi aperti, stazzi, mandre, terrazzamenti a secco, stanzie, elle più elementari forme di ricovero ed insediamento: capanne in varie forme, casette, grotte, pagliare, fino agli insediamenti più evoluti: villaggi rurali, piccoli borghi e paesi fortificati.
Tali insediamenti raccontano la storia della sopravvivenza nel territorio, legata all’agricoltura di sussistenza e alla pastorizia.
La storia del potere, dal canto suo è testimoniata, dalle importanti dimore storiche, dai conventi, dalle abbazie, dai castelli e dalle torri fortificate.
Entrambe le storie, quelle della sopravvivenza quotidiana e quelle del potere, sono legate al destino dell’economia armentizia. Il crollo della ricchezza dei mercati della lana, ha consegnato inesorabilmente queste le popolazioni ad un destino di povertà e con esso al progressivo abbandono del territorio, fino alle grandi emigrazioni.
Dalle testimonianze di questo passato nasce il progetto di recupero dell’antico borgo di S.Stefano Di Sessanio, borgo medievale semiabbandonato fino a pochi anni fa, rappresenta in modo emblematico il paesaggio insediamentale degli abitati d’altura nel periodo centrale del medioevo.
Nel periodo feudale, Santo Stefano fa parte del dominio politico-territoriale della Baronia di Carapelle, appartenuto tra l’altro ad alcune illustri famiglie toscane: i Piccolomini prima ed i Medici poi, attratte dall’’importanza mercantile della materia prima prodotta dall’industria armentizia. Caratteristica peculiare di questo e di altri borghi all’interno del Parco, è la straordinaria fusione con il contesto ambientale e la omogeneità urbanistico-architettonica frutto piu’ dell’abbandano che di concrete politiche di tutela.
La grande emigrazione oltreoceano, senza ritorno, da un lato ha inibito ogni forma di ripresa economica del paese, dall’altra lo ha preservato da interventi invasivi.

IL PROGETTO DI RECUPERO, RESTAURO E RIDESTINAZIONE, muove dalla convinzione della priorità, rispetto ad ogni altra esigenza, della conservazione rigorosa: conservazione delle complesse articolazioni spaziali dei vani, delle loro caratteristiche dimensionali, dei materiali, delle cromie, delle patine e perchè no, delle emozioni che questi luoghi sanno evocare.
Tale convinzione ha impedito che la diffusa abitudine del fare invasivo “moderno” cancellasse la traccia, anche la piu’ povera, del fare antico, dalle porzioni di murature, degli intonaci, dei manufatti minuti (camini, stipi, dispense, infissi ecc).
Recuperare, quindi, senza derogare da rigorosi principi di tutela per assecondare sterili funzionalismi o peggio ancora, effimeri modernismi, gli uni e gli altri, troppo spesso sostenuti da ignoranza o da interessi incongrui con il recupero del patrimonio architettonico antico.
Il soddisfacimento dei requisiti di conservazione e di quelli prestazionali ha suggerito l’adozione di una impiantistica tanto evoluta quanto congruente con la conservazione dei luoghi:
– impianto di riscaldamento alimentato in teledistribuzione con sistema a pannelli radianti sottopavimento (ampie superfici e basse temperature consentono di sostenere un elevato benessere termoigrometrico, stante la rilevante permeabilità all’aria degli infissi)
– impianto elettrico caratterizzato dalla distribuzione dei segnali a bassissima tensione e collegamenti mediante fibra ottica di tutti gli ambienti, con la conseguenza di:
– facilità di controlli in remoto dei segnali provenienti da ogni ambiente;
– collegamenti intranet ed internet in ogni zona;
– l’eliminizione degli elementi classici di comando (interruttori, deviatori, invertitori), con unico comando a video touch screen, di basso impatto e ad elevate prestazioni e funzionalità.
Il cantiere è stato condotto rispettando le antiche e consolidate tecniche, l’impiego di materiali di recupero compatibili, l’adozione di tecnologie evolute a servizio del recupero.
Le azioni a sostegno del progetto di recupero e ridestinazione sono:
– la riattivazione di botteghe dell’artigianato tradizionale secondo disciplinari dettati da istituzioni di
tutela della cultura materiale locale;
– la promozione di eventi culturali ed artistici di alto profilo qualitativo con il dichiarato obiettivo di
evitare folclorismi di maniera tanto diffusi in troppi centri storici alla ricerca di facili consensi dei turisti.
– la promozione del concetto di qualità globale e tolleranza zero ai detrattori, mediante azioni congiunte tra privato-comune-parco (CARTA DEI VALORI PER S.STEFANO DI SESSANIO) per l’avvio ed il sostegno di programmi di tutela e valorizzazione della bellezza urbanistica ed architettonica e ambientale del borgo e del suo territorio.

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Per ulteriori informazioni sul Premio di Architettura Fassa Bortolo
www.premioarchitettura.it