Museo dell’Arte Nuragica e dell’Arte Contemporanea del Mediterraneo

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Un Museo d’arte è oggi, in linea di principio, soltanto parzialmente un luogo nel quale esporre sculture, disegni o fotografie. Tali forme d’espressioni e testimonianze culturali trovano solitamente il loro modo di prendere spazio nei differenti musei per l’arte archeologica e contemporanea – sia nelle differenti forme di collezione che di mostre o d’eventi temporanei. Ma oggi sempre più spesso ad essi si affiancano generi di opere fondamentalmente nuovi, che spesso richiedono molto spazio, per i quali è necessario procedere all’ideazione di luoghi idonei, e inediti. Installazioni, performance, ma anche differenti forme d’interazione o comunicazione video, o in rete rappresentano la frontiera espositiva dell’oggi e i suoi rapporti con la dimensione urbana. Talvolta alcune di queste forme artistiche non richiedono tanto uno spazio espositivo, quanto piuttosto luoghi più simili ad uffici o a laboratori.
In qualità di istituzione pubblica, il museo ha il compito di avvicinare una pluralità ampia di persone, svolgendo moltissima attività di mediazione per renderla partecipe alle proprie iniziative. In questo modo tra l’altro adempie al suo incarico culturale. Proprio grazie alle sue priorità il museo è anche un luogo di studio e di interazione con altre istituzioni accademiche. Ciò comporta, che nei nuovi musei il settore delle comunicazioni sia trattato alla pari delle mostre, della collezione e della produzione di opere d’arte. Come le diverse forme d’arte e di comunicazione museale, il museo oggi aspira anche in un altro senso all’avvicinamento alla società.
Non più forse un luogo solennemente istituzionale davanti al quale darsi appuntamento, quanto piuttosto un centro di avvenimenti sociali, che aspira ad essere attraversato e messo alla prova anche al proprio interno, o nelle varie forme che il proprio interno è in grado, di volta in volta, di assumere.
L’obiettivo – almeno in parte – è il superamento del principio di separazione tra il Museo, inteso come luogo “esclusivo”, e la città, tra l’arte e il quotidiano.
La Regione Autonoma della Sardegna, Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport Servizio Beni Culturali, in collaborazione con il Politecnico di Milano e la rivista Domus, hanno organizzato il concorso di progettazione
del Museo dell’Arte Nuragica e dell’Arte Contemporanea del Mediterraneo.
Al concorso hanno inviato manifestazioni di interesse 116 tra i più prestigiosi studi di architettura del mondo.
Tra questi sono stati ammessi alla fase di prequalifica, dieci gruppi di progettazione, e il 19 ottobre 2006, la Giuria ha scelto come vincitore del concorso, l’architetto Zaha Hadid.
Finalità del Museo sarà ospitare reperti dell’arte nuragica e opere di arte contemporanea e favorire un confronto critico ed interpretativo tra le due sfere.
L’elemento forte della proposta si rileva, infatti, nel perseguire l’intreccio fra l’eredità nuragica, patrimonio inestimabile della storia e dell’identità della Sardegna, e lo scenario dell’arte contemporanea e di assumere questo intreccio, assolutamente originale e innovativo, come punto di riferimento della ricerca artistica dell’area mediterranea.
Il presupposto che sostiene la proposta è dunque quell di far agire, all’interno dell’esperienza estetica contemporanea, tensioni plurime e inusuali, recuperando la più autentica espressione figurativa dell’Isola non solo come importante manifestazione culturale del passato (più o meno remoto) ma proprio per il coinvolgimento estetico che è in grado di esercitare all’interno delle sensibilità contemporanee.
Non si intende infatti creare un semplice museo archeologico, ma una struttura destinata a ospitare, entro un contenitore di forte rilievo architettonico, una collezione permanente dedicata all’arte nuragica accanto ad esposizioni – e successivamente a una collezione – di arte contemporanea, incentrate particolarmente sulle esperienze condotte nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
Oltre che a valorizzare un aspetto importante della storia e dell’identità della Sardegna – legato all’eredità nuragica – il Museo si propone di favorire, a partire da questa eredità, la proiezione dell’Isola nello scenario dell’arte contemporanea, e di offrirsi come punto di riferimento per la ricerca artistica dell’area mediterranea.
Il nuovo spazio museale, che per programma e caratteristiche spaziali rappresenterà una soluzione inedita e originale, si propone di affrontare le seguenti sfide:
1- fungere da volano di rimandi per gli altri luoghi di identificazione dell’arte nuragica nella Sardegna e nel bacino del Mediterraneo, a partire dal Museo Archeologico di Cagliari;
2 – ospitare un laboratorio di confronto e sperimentazione che accosti, in forme e modi inconsueti, gli oggetti e le opere di arte nuragica e contemporanea;
3 – offrire un percorso espositivo multiplo, capace di mettere in tensione e fare interagire la percezione estetica delle opere con la loro storicizzazione e contestualizzazione.
Il Museo dovrà essere un contenitore aperto a pubblici diversificati; ogni visitatore potrà essere attore consapevole di un proprio percorso spaziale e temporale di attraversamento in sequenza dei suoi spazi;
4 – costituirsi come luogo di produzione, ricerca e sperimentazione sulle relazioni tra arte nuragica e arti contemporanee;
5 – rappresentare a tutti gli effetti un motore di rigenerazione urbana per la città di Cagliari.
La presenza all’interno e nei pressi del Museo di spazi di tipo ricettivo e di intrattenimento rivolti sia ai visitatori, sia ai turisti, sia ai cittadini, potrà infatti aiutare il Museo a connotarsi come porta di accesso e visibilità per l’isola. La sequenza degli spazi di carattere pubblico dovrà infatti essere progettata in stretta coerenza con il contesto spaziale, culturale ed economico circostante la nuova architettura.
In relazione al progetto vincitore di Zaha Hadid, la giuria ha valutato la straordinaria sensibilità contestuale del nuovo organismo architettonico, che comportandosi come una “concrezione corallina” asseconda, ricuce e riconfigura un intero braccio del fronte mare cagliaritano.
La plasticità del nuovo Museo rappresenta un segno rigenerativo e di indiscutibile forza e visibilità nel paesaggio del golfo di Cagliari, oltre che esprimere con l’intreccio dei suoi sinuosi corpi di fabbrica la volontà di fondare il nuovo Museo proprio sulla interazione tra i contenuti espositivi (relativi all’arte nuragica e all’arte contemporanea) e i percorsi dei suoi utenti-visitatori.
Grazie a questo progetto, il Museo dell’Arte Nuragica e dell’Arte Contemporanea di Cagliari rappresenterà insieme un nuovo landmark nel paesaggio cagliaritano, l’occasione per una esperienza inedita – sia percettiva che corporea – e il luogo di sviluppo e sedimentazione di fertili contaminazioni tra identità storica e identità futura per tutto il sistema territoriale e insulare della Sardegna.
Proprio in questa luce, la Giuria ha riconosciuto nel progetto vincitore la forza di diventare quel “volano di rimandi” tra il luogo museale cagliaritano insieme ai siti archeologici distribuiti nel territorio e i luoghi dell’arte contemporanea insulare, che il bando indicava come finalità prima del concorso di progettazione.
Inserimento nel contesto urbano
Molti sono gli interventi a scala urbana oggetto di dibattito sul futuro della città e sul suo assetto verso il mare: lo spostamento del porto industriale ad ovest e l’avvenuta realizzazione del Porto Canale per le navi porta container; il tunnel previsto in via Roma e l’interramento del traffico veicolare con la conseguente realizzazione di un’ampia area pedonale che diventerà l’inizio del percorso di lungomare; il progetto della metropolitana leggera e la realizzazione di parcheggi interrati adiacenti al fronte mare; la realizzazione del nuovo molo militare, del pennello di Bonaria e di Sant’Elmo; la riqualificazione del fronte Fiera attraverso l’inserimento di attività turistiche ricettive; la riconversione del Magazzino del Sale in spazioculturale e la realizzazione del piccolo porto nel quartiere di Sant’Elia.
A partire dall’insediamento residenziale ad anello nell’area di Sant’Elia, la città contemporanea in prossimità dell’area dedicata alla costruzione del nuovo museo è caratterizzata dalla presenza di veri e propri “tappi urbani”: occasioni di sviluppo domani, ostacoli alla fruizione oggi.
Da questo duplice punto di vista leggiamo il ruolo dello stadio e dei relativi parcheggi, delle importanti zone militari, della Fiera e dei complessi sportivi del Coni.
In questo scenario il progetto del museo sfrutta le potenzialità di un sito dal grande valore infrastrutturale, favorisce la fruibilità del percorso lungo il fronte mare che, dalla città storica attraverso la modellazione del terreno, conduce fino al quartiere di Sant’Elia, e si propone nel breve periodo come motore di rigenerazione urbana.
L’obiettivo di questo progetto è quindi quello di creare un grande nodo di scambio culturale, che possa, allo stesso tempo, servire come segnale nel territorio, annunciando l’arrivo a Cagliari dal mare, e rispondere alle cinque sfide proposte dal bando. Attraverso la interconnessione della circolazione interna con i percorsi pubblici e l’alternanza di spazi aperti e cavi, l’edifico condivide la dimensione pubblica con la città. Esso, inoltre, si allinea geometricamente lungo l’asse del mare, lanciando dei bracci verso il quartiere di Sant’Elia e lo stadio, ricucendosi ed assimilandosi al sito.
La proposta prevede inoltre di dotare il museo di un eventuale Padiglione galleggiante ed itinerante del Mediterraneo, col ruolo di divulgare le attività del museo lungo le coste della Sardegna.
Strategia di intervento e concetto architettonico
Il nuovo museo è come una concrezione corallina, cava al suo interno, dura e porosa sulla superficie esterna, ma in grado di ospitare, in un continuo scambio osmotico con l’ambiente esterno, attività culturali in un ambiente vivo e mutevole.
A tratti si assimila al terreno, creando un nuovo paesaggio, talvolta acquista una forte massività definendo un nuovo skyline.
Il linguaggio architettonico proposto consente l’articolazione e l’integrazione di tutte le linee di flusso che si intersecano nel nuovo nodo di scambio culturale. Si lega con naturalezza all’insieme delle tracce dei percorsi pubblici del parco attrezzato, al percorso lungo il mare e alle strade d’accesso che caratterizzano questo suolo artificiale.
La qualità aperta e dinamica della forma architettonica é perseguita anche all’interno dell’edificio, dove le traiettorie dei visitatori lungo i percorsi informativi, espositivi, di produzione e commerciali, proprio come in un organismo corallino, determinano la geometria dello spazio.
La distribuzione di accessi, intuitivi e facili, così come il controllo fluido di tutti i movimenti relativi, rappresentano l’ethos fondamentale del nostro progetto.
Le erosioni, che formano all’interno dell’edificio una grande cavità, articolano il volume in una successione di spazi aperti per esposizioni, luoghi di aggregazione e occasioni per istallazioni di arte contemporanea fruibili indipendentemente dalla parte prettamente museale.
Tali spazi, godendo della molteplicità dei punti di vista, soddisfano il rimando percettivo e il dialogo estetico tra le arti contemporanee e l’arte nuragica. Lo spazio cavo consente la genesi di due superfici continue, l’una contenuta nell’altra.
Tra la “pelle esterna” ossia il sistema di facciata rivestita in pannelli in GRC, e la “pelle interna”, datata di un flessibile sistema seriale di ancoraggio e di elettrificazione, che consente molteplici usi delle superfici/pareti per istallazioni o video proiezioni, si snodano le funzioni del museo.
I percorsi
I percorsi dell’area comunicazione, quello espositivo per l’arte nuragica, quello espositivo per l’arte contemporanea e quello commerciale pubblico, attraversando l’edificio e intercettandosi tra loro, creano la struttura di fruizione dell’edificio, consentendo una molteplicità di usi e configurazioni diverse.
Gli elementi verticali ed obliqui di circolazione creano zone di confluenza, di interferenza e di turbolenza consentendo un continuo rimando visivo tra i vari settori e gli spazi pubblici interni al museo.
Il percorso commerciale pubblico consente l’attraversamento dell’intero edificio in continuità con la passeggiata del lungomare.
Offre in sequenza aree di shopping nel negozio dei gadget, sosta presso il bookshop, per proseguire poi al secondo livello dove incontra l’ampia zona ristorazione. Ad esso è connesso il sistema di logge che ospitano parte delle aree espositive all’aperto. Continui scorci verso la cavità interna e verso il panorama circostante completano con continui rimandi al territorio e alla cultura l’esperienza.
Il percorso, poi, offre al pubblico del museo soste lungo il percorso e viste verso l’esterno.
Il percorso dell’area comunicazione si articola lungo il loggiato del piano terra in continuo dialogo con le cavità esterne. Un percorso informativo che può al suo interno contenere anche aree per sponsor.
– Il percorso espositivo dell’arte contemporanea dal piano terra sale attraverso l’intero edificio fino alle logge aperte dell’ultimo piano e si conclude nella grande terrazza delle sculture.
– Il percorso espositivo dell’arte nuragica dal piano terra si insinua tra le due pelli dell’edificio consentendo una visione più intima delle opere senza rinunciare agli affacci sul grande spazio centrale aperto ad allestimenti ed altri eventi.
l numerosi punti di tangenza consentono di passare da un percorso all’altro aprendo possibilità espositive sempre diverse in un continuo gioco di rimandi che trova nella grande cavità centrale una macchina del tempo che unisce e connota ciascun percorso.
– l percorsi espositivi sono costellati da postazioni multimediali che consentono l’esplorazione dei possibili rimandi sul territorio, nonché di guidare la video proiezione sulle pareti della cavità centrale consentendo al visitatore di modificare parti della scena espositiva.
La movimentazione delle opere d’arte all’interno dei depositi avviene in parte in corridoi dotati di ampie superfici vetrate che possono così coinvolgere visivamente il visitatore anche nelle attività logistiche del museo.
Il museo é dotato di tre colonne di montacarichi che connettono le aree dei depositi rispettivamente al settore dell’arte nuragica, al settore dell’arte contemporanea, al sistema loggiato delle aree espositive all’aperto, creando quel nucleo di collegamenti verticali di prima fase che saranno utilizzati anche nella seconda.
Spazio vs progetto
È importante affermare che il progetto tende a dare forma al concetto di flusso, piuttosto che a proporre uno spazio espositivo costruito intorno all’”oggetto”. ll disegno dei flussi consente di navigare sperimentalmente attraverso il museo. Cogliamo l’occasione, nell’avventura del progetto per una così lungimirante istituzione, di confrontare le dissonanze materiali e concettuali evocate dalla pratica dell’arte sin dalla fine degli anni ‘60.
Questo percorso logico ci allontana dalla santificazione dell’oggetto per condurci verso un campo di associazioni multiple, foriere di nuovi cambiamenti.
Le strutture
Strutture in elevazione
La struttura del museo è articolata su tre impalcati principali, supportati interiormente da un telaio tridimensionale in acciaio ed esteriormente da una parete curva in cemento armato.
La copertura, costituita da una struttura reticolare in acciaio, si estende tra i telai in acciaio ed i setti curvi in cemento armato a ricoprire gli spazi interni.
L’andamento planimetrico dei tre impalcati è caratterizzata da una marcata irregolarità geometrica e da luci di oltre 11 metri. Per tale motivo si ritiene di proporre un solaio composito con travi in acciaio in spessore posizionate con un passo variabile minimo di tre metri. Tale scelta è supportata da considerazioni sulla economicità dell’intervento e sulla semplificazione delle fasi costruttive.
La parete esterna in cemento armato gettato in opera avvolge l’intero edificio con andamento curvilineo irregolare. Essa fornisce appoggio continuo agli impalcati dei diversi livelli e garantisce la stabilità della struttura nei confronti delle azioni orizzontali.
La parete interna è costituita da un telaio tridimensionale in acciaio con luci variabili massime di 6.0 metri ed ha lo scopo di sostenere gli impalcati dei diversi livelli e di costituire un supporto intermedio della copertura in acciaio.
Filosofia strutturale e costruibilità
La decisione di utilizzare il cemento armato come struttura principale della pelle esterna è guidata dal desiderio di creare una superficie curva continua capace di fornire supporto contemporaneamente ai carichi verticali e orizzontali in virtù del comportamento a piastra della stessa. Per motivi di convenienza economica e di coerenza con l’organizzazione spaziale architettonica si propone per gli elementi portanti interni una struttura metallica con telai in acciaio che consente di ottenere una “struttura aperta” caratterizzata da una notevole semplicità costruttiva. Si sottolinea inoltre che la tipologia strutturale proposta è stata studiata e sviluppata tenendo conto di metodologie costruttive che favoriscano una efficiente articolazione durante le diverse fasi costruttive dell’artefatto.
Struttura di copertura
La struttura di copertura si estende coprendo la grotta centrale e l’ultimo impalcato ed è costituita da un unico livello di elementi disposti a griglia sostenuti esternamente dai pilastri dei telai in acciaio. Tale struttura è capace di sostenere sia una copertura leggera solida che una vetrata. La griglia è costituita da profilati tubolari circolari curvati per poter, una volta montati, generare una superficie continua a doppia curvatura, i carichi sono trasmessi dalla struttura rispettivamente alla parete esterna in c. a. ed interamente ai pilastri in acciaio dei telai che costituiscono la pelle interna dell’edificio. I telai principali in acciaio e le pareti in c. a delle strutture saranno progettati prevedendo i carichi aggiuntivi dovuti a tale struttura di copertura.
Strutture di fondazione
La geologia dei terreni e la tipologia strutturale proposte per l’edificio suggeriscono un sistema di fondazione con una platea palificata e pali a profondità non inferiore a 15-20 metri. Tale soluzione risulta essere la più efficiente ai fini strutturali garantendo oltretutto ridotti cedimenti differenziali.
Sostenibilità ambientale ed impianti
La ricerca di strategie di sviluppo compatibili con la sostenibilità economica ed ambientale pressuppone l’utilizzo di sistemi che siano largamente autosufficienti ed allo stesso tempo non comportino un’eccessiva complessità operativa. Gli sforzi devono essere diretti all’utilizzo di “sistemi passivi” e di “fonti di energia rinnovabile” allo scopo di creare un ambiente urbano realmente sostenibile. In un mondo ideale gli impianti meccanici dovrebbero funzionare come supporto efficiente per i sistemi naturali piuttosto che come alternativa ad essi.
Strategia generale
La forma dell’edificio ha un ruolo importantissimo nel definire l’ambiente interno e la necessità o meno di un intervento rilevante sul piano energetico per mantenere condizioni confortevoli.
l seguenti accorgimenti sono stati adottati.
– Ove possibile le masse termiche sono state lasciate esposte.
– L’orientazione delle aperture è stata determinata in modo da limitare la luce estiva diretta fonte di elevati apporti termici.
– La forma dell’edificio privilegia l’autoschermatura
Sono state previste diverse strategie di climatizzazione a seconda delle diverse finalità delle aree del museo in modo da garantire sempre la massima efficacia ed efficienza degli impianti. I locali espositivi e i depositi delle opere d’arte saranno completamente climatizzati.
La distribuzione dell’aria sarà a dislocamento con mandata attraverso aperture nella parte inferiore delle pareti e canali di distribuzione nelle pareti stesse. La ripresa dell’aria avverrà attraverso il soffitto.
La quantità di aria di rinnovo sarà determinata in base a sensori di anidride carbonica che stabiliranno la quantità minima da fornire.
Nei locali ausiliari (uffici, amministrazione, ecc.) verrà utilizzato un sistema con ventilazione a dislocamento e travi fredde/calde passive.
L’atrio rappresenta un volume molto grande. Mantenere le condizioni richieste con un sistema tradizionale avrebbe un onere energetico notevole. É stato concepito un sistema di climatizzazione misto (passivolattivo).
Nella stagione invernale tutte le aperture nella parte bassa dell’edificio (regolate dal sistema centralizzato di gestione e controllo) saranno “normalmente chiuse”. Le aperture presenti a livello della copertura saranno invece aperte. Questa configurazione consentirà di realizzare una ventilazione con recupero passivo del calore. L’aria fredda esterna tenderà a cadere per effetto della differenza di densità all’interno dell’atrio.
L’aria calda presente all’interno dell’atrio tenderà per lo stesso motivo ad innalzarsi verso l’alto. Durante questo processo le due correnti di aria si misceleranno riscaldando l’aria fresca proveniente dall’esterno e fornendo una sostanziale parte del carico di riscaldamento.
Il restante calore sensibile verrà fornito dall’impianto di riscaldamento a pavimento. L’eventuale controllo dell’umidità verrà realizzato dall’UTA. Il pavimento dell’atrio sarà dotato di una notevole massa termica che aiuterà a livellare i picchi di carico. Il sistema di gestione dell’edificio regolerà il grado di apertura delle finestre in modo da ammettere sempre la minima quantità di aria necessaria.
Nella stagione estiva e nella media stagione il tunnel costituirà il principale elemento per la produzione passiva di aria fresca.
Post 1960 e caratteristiche degli spazi espositivi
A partire dagli anni ‘60 gli artisti, superato il concetto di pittura e scultura, hanno prodotto le loro opere per una varietà di contesti e spazi, interagendo formalmente e concettualmente con una scenario molto vario di riferimento architettonico e sociale.
Non esiste più un solo modo di esporre l’arte contemporanea, ma una serie di possibilità.
Le opere d’arte operano su un terreno di forte e complessa astrazione concettuale ed hanno a che fare con spazio, energia e contrasto materiale sia in senso fisico che metafisico.
Richiedono spazi “attivi” e fortemente caratterizzati più che passivi o neutrali.
Ciò é altrettanto vero per gli artisti più giovani che spesso lavorano per un luogo specifico nell’obiettivo di rispondere ad uno spazio con una sua precisa identità.
Allo stesso tempo i curatori hanno la necessità di riconfigurare lo spazio espositivo di volta in volta, specialmente in relazione ad una collezione permanente, per poterne mostrare vari aspetti, creando nuove letture dell’opera d’arte nel tempo, sottolineando contrasti o
similitudini.
Tale bisogno suggerisce la necessità di dotare lo spazio espositivo di grandi ambienti che possano essere articolati in molte maniere diverse, così come di ambienti più piccoli ed intimi per presentazioni isolate o per la creazione di “scatole nere” per la video arte.
Luce naturale, dimensioni espanse, altezze notevoli, e viste sul mondo esterno sono elementi fondamentali per l’arte contemporanea.
Il percorso espositivo dell’arte nuragica
Il nuovo museo si propone di ospitare due livelli di intervento differenti, uno per l’analisi dei singoli manufatti e l’altro per gli aspetti economici e socio-culturali che hanno caratterizzato la civiltà nuragica. Pertanto l’intervento che renderà questi manufatti ben visibili al visitatore in tutte le loro parti, possibilmente mediante supporti ruotanti oppure attraverso elaborati grafici e/o fotografici che consentano di apprezzare i particolari più salienti. Lo studio delle luci che valorizzino i singoli manufatti è chiaramente fondamentale.
Per quanto riguarda i vari “filoni di ricerca” da sviluppare nelle sale destinate a contenere i manufatti nuragici, si propone quanto segue:
Statuaria di Monte Prama
Si tratta di statue di grandi dimensioni realizzate in arenaria e pertinenti ad un’area funeraria che ha restituito circa 2000 frammenti (fra statue, modellini di nuraghe e betili) gettati sulle tombe già frammentari. L’accumulo si trova sopra la necropoli e comprende: figure umane, modellini di nuraghe; betili.
Modellini di nuraghi
Quelli di Monte Prama potrebbero far parte di una collezione permanente che verrebbe arricchita periodicamente da altri manufatti della medesima tipologia provenienti da altri contesti nuragici e attualmente presenti nei musei isolani. Ove non fosse possibile l’acquisizione delle altre collezioni, potrebbe essere interessante integrare la sala espositiva con materiale grafico e/o fotografico sugli altri manufatti.
Bronzetti nuragici
Costituiscono indubbiamente gli oggetti d’arte più rappresentativi dell’epoca nuragica, nella sua fase finale. Le tre tipologie, figure umane, figure animali e navicelle potrebbero occupare altrettante sale oppure essere ospitate nel medesimo ambiente, pur considerando le differenze tipologiche fra gli oggetti.
Va sempre considerato il concetto di collezioni semi permanenti e quindi di un ricambio necessario degli oggetti esposti. Al di là di tale principio sarebbe tuttavia auspicabile una distinzione fra queste tipologie e, nell’ambito di ciascuna di esse, una classificazione ai fini espositivi delle opere sulla base degli aspetti iconografici e stilistici che le caratterizzano.
Questo espediente aiuterebbe sicuramente il visitatore ad apprezzare con maggior interesse i dettagli dei singoli oggetti d’arte, ma anche ad avere una più ampia consapevolezza della grande perizia tecnica sottesa alla realizzazione delle statuine e del contesto socioeconomico nel quale sono state create.
Manufatti ceramici
Tra questi vanno considerati tutti quei vasi che presentano una valenza artistica, ove si ritenga utile inserirle in questo museo, anche le pintadere andrebbero associate a questi manufatti.
Per quanto riguarda gli oggetti pertinenti a questa categoria, vale chiaramente il discorso sviluppato in precedenza e concernente la visibilità che essi devono avere rispetto al visitatore, che deve poter ammirare l’oggetto in tutti i sui particolari e in ogni lato.
A conclusione di questa sezione, va precisato che i differenti livelli di lettura derivati necessariamente da un contenitore aperto ad un pubblico diversificato vanno presumibilmente studiati nell’ambito di ciascuna sala espositiva. Gli aspetti economici e socio-culturali rappresentano il secondo livello di intervento nell’organizzazione della sede museale. Questo settore dovrebbe pertanto sviluppare in un quadro più generale tutta quella parte riguardante i rimandi nel territorio isolano e nel bacino del Mediterraneo.

Comitato scientifico Concorso
Enrico Atzeni – Archeologo, già Professore di paleontologia e antichità sarde, Università di Cagliari
Stefano Boeri – Direttore di Domus
Cristiana Collu – Direttore del Man di Nuoro
Catherine David – Critico d’arte e curatore, Humboldt University di Berlino
Giovanni Lilliu – Archeologo, Accademico dei Lincei
Alberto Moravetti – Archeologo, Professore di preistoria e protostoria, Università di Sassari
Hans Ulrich Obrist – Critico d’arte, curatore presso il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris
Salvatore Settis – Professore di storia dell’arte e dell’archeologia classica, Direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa
Anna Maria Mura Sommella – Direttore dei Musei Capitolini di Roma
Giuria Concorso
Elisabetta Pisano – Ingegnere, Responsabile Unico del Procedimento, Regione Autonoma della Sardegna
Paolo Scarpellini – Architetto, Direttore Generale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna
Stefano Boeri – Architetto
Cristiana Collu – Direttore MAN – Museo d’Arte di Nuoro
Antonio Marras – Fashion designer
Luigi Snozzi – Architetto, Facoltà di Architettura dell’Università di Sassari
Enrico Corti – Ingegnere, Facoltà di Ingegneria dell’Università di Cagliari
Italo Rosi – Rappresentante della Federazione degli Ordini
degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori
della Sardegna
Gianni Massa – Rappresentante della Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Sardegna
Tullio Angius – Rappresentante per la Federazione degli Ordini degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Sardegna
Salvatore Todde – Rappresentante per la Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Sardegna
Giovanni Maria Campus – Architetto, rappresentante del Comune di Cagliari