Dalle sfide economiche alle sfide ecologiche

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Si fa strada nel mondo accademico e nel tessuto produttivo la consapevolezza per cui lo sviluppo economico e il rispetto dell’ambiente sono concetti sinonimi, con inevitabili ricadute sulla società e sull’ecosistema in senso lato. Se ne parla a Cersaie in un incontro nell’ambito del ciclo “Costruire, abitare, pensare”, dove un intero filone di appuntamenti sarà dedicato al tema dell’ambiente Una mucca europea riceve due euro e mezzo al giorno di incentivi, una giapponese addirittura sette.
Mentre oltre un miliardo di persone, nel mondo, deve sopravvivere con meno di un dollaro al giorno.
Squilibri che sono a loro volta causa di tensioni sociali, ulteriormente aggravati negli ultimi trent’anni dalla crisi ecologica, che ha insistito proprio su quella parte del globo che deve sbarcare il lunario con meno di 365 dollari l’anno. Si parlerà anche di questo, al Cersaie di Bologna, che ha deciso di dedicare un intero filone di incontri, nell’ambito del ciclo “Costruire, abitare, pensare”, al tema della sostenibilità ambientale.
Se le risposte “risolutive” a questo scenario tragico sono in larga misura politiche e dipendono dalla mancanza di un – ancora di là da venire – “governo mondiale”, anche il mondo produttivo può dare un contributo importante dal punto di vista delle opportunità in campo, che a loro volta dipendono dalla volontà e della capacità di innovare prodotti, processi produttivi, stili di vita e di consumo.
Anche di questo si parlerà nell’ambito dell’incontro “Crisi ecologica e sostenibilità”, in programma venerdì 1° ottobre alle 14.00 alla Galleria dell’Architettura. 
Tra i relatori, Antonello La Vergata, ordinario di Storia della filosofia e Teoria della pace e della guerra all’Università di Modena e Reggio Emilia. Già diversi i grandi pensatori, tra coloro che hanno costruito nei secoli il pensiero occidentale – dall’antica Grecia al romanticismo tedesco – ad aver fatto notare che “per filosofare bisogna avere la pancia piena”.
Difficile, di conseguenza, porre determinate domande in contesti dove a causa della desertificazione, dell’invasione di colture “alloctone” – come tali bisognose di fertilizzanti e agenti chimici che i locali non possono permettersi – anche la semplice sussistenza, primo tra i bisogni umani, diventa un problema. 
Ma la stessa sussistenza – quando c’è – finisce per tralasciare domande “secondarie” eppure ben più nobili, la possibilità cioè di avere una casa, di istruire i figli, di sperare, in ultima istanza, in un futuro migliore.
Da qui gli altri contributi in agenda, da quello di Jan Boersema, docente alla Vrije Universiteit di Amsterdam, a Marco Missaglia, ordinario di Economia internazionale all’Università di Pavia, quindi Giuseppe Ferrari, segretario del Centro Studi sulle Culture della Pace e della Sostenibilità all’Università di Modena e Reggio Emilia. Probabilmente, il grande passo avanti compiuto dal mondo accademico ed economico in questi anni sta nell’avere riconosciuto il legame profondo che esiste tra la società, l’economia e l’ambiente.
Parlare di edilizia sostenibile, di ottimizzazione delle risorse energetiche, del ruolo di determinati materiali in funzione dell’efficienza energetica – oggetto di approfondimenti specifici nell’ambito dello stesso ciclo di incontri – significa dunque porsi in questa nuova ottica, riconosciuta dalla stessa Unione Europea che proprio in queste settimane sta formalizzando il concetto di “servizi ecosistemici”.
Un termine complesso che indica in realtà un concetto abbastanza banale, per quanto trascurato, e cioè la dipendenza da parte dell’intera umanità da una serie di “ecosistemi vitali” che, per sintetizzare, comprendono la formazione del suolo e il ciclo dei nutrienti (servizi di supporto), la produzione di cibo, acqua potabile, materiali e combustibili (servizi di fornitura), la regolazione del clima e delle maree, la depurazione dell’acqua, l’impollinazione e il controllo delle infestazioni (servizi di regolazione). Infine i servizi culturali, siano essi estetici, spirituali, educativi, ricreativi. 
La prossima sfida che attende l’umanità – a cominciare dal mondo occidentale che può “permettersi” di filosofare – potrebbe essere proprio quella di legare ancora più strettamente questi concetti: società, economia e ambiente. La chiave di tutto, affermare che la sostenibilità ambientale ha un valore anche e soprattutto economico, recuperando e ampliando il significato letterale di economia quale scienza che studia la quantità e le qualità delle relazioni tra gli uomini, le specie viventi, l’ambiente – l’eco-sistema, appunto – nel suo complesso.