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Accessibilità, fruibilità, “tolleranza zero” per ogni tipo di barriera, fisica e sensoriale. Città ed edifici a “misura” di tutti, destinati ad un’utenza ampliata. È il principio che ormai da anni muove e sostiene i progetti urbanistici e architettonici, aderendo ad alcuni fondamentali principi condivisi a livello internazionale, sintetizzati nel concetto di Universal Design. Se la filosofia del total design è ormai diffusamente applicata alle nuove costruzioni e alle ristrutturazioni di vecchi immobili, la sua applicazione può sembrare più difficile nel caso del patrimonio architettonico: edifici storici, palazzine d’epoca, ma anche luoghi di cultura come musei, teatri, siti storici e archeologici. È soltanto a partire dalla fine degli anni Ottanta, subito dopo l’approvazione della legge 13/89 (“Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati”, ndr), che la disciplina del restauro di immobili storici ha iniziato a confrontarsi con il tema dell’accessibilità. In seguito, altri importanti riferimenti normativi sono stati e sono tuttora applicati: la legge 104/92, il Codice dei Beni Culturali e del paesaggio e il Decreto del Ministero per i beni e le Attività culturali del 28 marzo 2008 (“Linee Guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi d’interesse culturale»”, ndr) che definisce come i principi dello Universal Design debbano essere applicati ai beni tutelati. È opinione comune che le norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche non siano compatibili con determinati tipi di immobili, “vincolati” da caratteristiche storico-artistiche che renderebbero gli interventi di accessibilità lesivi della loro integrità, per esempio nel caso di installazione di ascensori o inserimento di rampe e servoscala. Tuttavia, agendo in sintonia con le prescrizioni del Codice e nel rispetto del contesto e delle peculiarità dell’immobile o del sito e, in più, applicando i principi dello Universal Design, le soluzioni possono essere a portata di mano. Il problema dei dislivelli o delle monumentali rampe di scale rappresenta uno dei nodi principali nel superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale e negli immobili di pregio. Come dire, il problema dell’accessibilità in questi casi si concentra quasi esclusivamente sul tema dei “collegamenti verticali”. Scale, rampe con pendenze inadeguate, assenza di corrimani e pianerottoli di riposo. Negli edifici storici e nei complessi monumentali, l’ingresso principale costituisce il primo ostacolo da superare, a causa della presenza di scalinate monumentali, androni con gradini, porticati. Barriere quasi sempre “connaturate” all’edificio storico, tanto da costituire non soltanto buona parte della sua identità architettonica, ma anche delle sue caratteristiche materiali. Nel caso di un dislivello fino a due metri, si può realizzare una rampa ad hoc o una piattaforma elevatrice, compatibili con i materiali e la struttura dell’immobile. Per dislivelli maggiori o in caso di forte e negativo impatto percettivo, il miniascensore può essere una valida alternativa, da collocare in vani scala aperti, cortili interni o ambienti di minor pregio. Insomma, una soluzione funzionale che preservi e, perché no, arricchisca il valore architettonico di un immobile storico, rendendolo pienamente fruibile da tutti. Un esempio? Il miniascensore di KONE Motus, che propone due modelli adattabili a questi contesti architettonici. Un miniascensore interno dal design ricercato come Armonico (img in apertura) e una piattaforma elevatrice adatta per spazi con altezze ridotte come il modello Dinamico. Entrambi i prodotti sono personalizzabili e adattabili ad ambienti contemporanei o a contesti storici e monumentali di pregio, grazie all’impiego di diversi materiali, come vetro, acciaio, alluminio, legno, e di varie texture cromatiche. Di solito, il vetro è utilizzato negli impianti esterni, come nel caso della piattaforma elevatrice Dinamico, perché alleggerisce la struttura della cabina, offre una sensazione di apertura e “respiro” e consente una vista panoramica sull’ambiente circostante. Storia e modernità, passato e tecnologia, design e accessibilità rispettosa dell’esistente possono trovare un punto di incontro. Basti citare come esempio l’ascensore realizzato all’ingresso del Museo del Louvre a Parigi, all’interno della Pyramide, progettata e creata negli anni Ottanta nell’ambito di un più ampio progetto di ristrutturazione interna del Museo. L’ascensore è perfettamente integrato con la scala elicoidale che fa da accesso principale al Museo. O ancora, gli ascensori panoramici esterni nel Complesso del Vittoriano a Roma. Altri esempi di miniascensori bene integrati nel contesto di centri storici si possono vedere in alcune città d’arte come Firenze o Venezia. È bene ricordare, tuttavia, che per installare impianti di questo tipo occorrono autorizzazioni speciali. In particolare, per un edificio giudicato di interesse artistico o storico, è necessario un permesso da parte della Soprintendenza, mentre per gli immobili di pregio, come le palazzine storiche, è necessario il rispetto dei parametri previsti nei regolamenti urbanistici dei comuni. La ragione è presto detta: i miniascensori esterni sono strutture permanenti che modificano la sagoma dell’edificio e ne possono alterare l’impatto estetico. In questi casi, dunque, l’accessibilità va riconosciuta come un valore “aggiunto”, un requisito funzionale che riesca a conciliare tecnica, creatività e rispetto del valore storico-culturale. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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