Il trullo pugliese: storia, arte, tecnica e bioclimatica della costruzione in pietra a secco

Il trullo pugliese, di origini antichissime, è uno straordinario esempio di architettura vernacolare italiana. Prodotto della cultura contadina, con pietra locale a basso costo, è la soluzione tecnica ed estetica alle esigenze climatiche tipiche del luogo

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Il trullo pugliese: storia, arte, tecnica e bioclimatica della costruzione in pietra a secco

Dopo aver visto un esempio di architettura vernacolare italiana (i Trabucchi o Trabocchi, icona delle coste abruzzesi e garganiche), oggi ci addentriamo nel cuore della Puglia per un viaggio alla scoperta dei celebri Trulli, fiabesche casupole in pietra dai tetti a forma di cono, che evocano tempi lontani, tinti di magia e mistero. Espressione della cultura contadina, di una civiltà remota basata sulla complicità atavica tra uomo e ambiente naturale in una simbiosi fatta d’istinto ed empatia, quando le leggi della natura erano le sole regole a cui obbedire.

Patrimonio Unesco fin dal 1996, il trullo (in pugliese truddu, dal greco “tholos”, cupola) è una costruzione in pietra calcarea tipica della zona centrale della puglia (in dialetto casedda), realizzata con la stessa tecnica dei muri a secco (in dialetto parieti), senza ausilio di malta o cemento. Portati al centro del dibattito architettonico da Giuseppe Pagano e Daniel Guarniero, che hanno condotto una scrupolosa ricerca sul tema dell’abitare – confluita in una mostra fotografica esposta alla Triennale di Milano del 1936 e depositata nel libro-catalogo “Architettura rurale italiana” – attraverso un coinvolgimento diretto che li ha condotti tra paesi, città e campagne di tutta Italia. La loro ricerca verte sull’evoluzione della casa rurale italiana fin dalle origini “non soltanto per il contributo spirituale ed estetico che ci può fornire una indagine sulla funzionalità della casa rurale, ma anche per affrontare con conoscenza più approfondita il problema pratico delle nuove costruzioni rurali che il Governo fascista sta progettando in tutta Italia. […] per dedurre da questa analisi la via logica per determinare la forma della casa colonica adatta ai nostri tempi, alle esigenze moderne, alla cultura storica del nostro Paese”.

Trent’anni dopo, nel 1964, l’architetto austriaco Bernard Rudofsky, porterà all’attenzione globale il tema dell’architettura vernacolare con una mostra fotografica organizzata al Moma di New York, dal titolo “Primitive Architecture”, confluita poi nel catalogo Architecture without architects. Accanto alle numerose testimonianze di architettura spontanea sparse per il mondo (Stonehenge, capanne primitive in Asia e Africa, edifici in terra cruda, villaggi fortificati, case-palafitta, magazzini-fortezze, case-grotta della Cappadocia in Turchia, i Trabucchi del Gargano), fecero la loro comparsa anche i caratteristici Trulli di Alberobello.

Un’architettura spontanea, espressione della cultura contadina

Il trullo, da una parte rappresenta la memoria storica di un popolo, portatrice di valori, cultura e tradizioni; dall’altra è un modello che cela i segreti costruttivi più autentici, sapiente risultato del felice incontro tra uomo e natura, attraverso 3 ingredienti (espressione del Genius loci): clima, materiale edilizio locale, ed economia agricola. Questo perché il vernacolo “non segue capricci né mode … si commisura alle dimensioni umane e ai bisogni umani, senza fronzoli, senza l’isteria del progettista…il semplice affidarsi a materiali edilizi locali garantisce il persistere di metodi costruttivi nobilitati nel tempo”. (B. Rudofsky)

Trullo pugliese: Un’architettura spontanea, espressione della cultura contadina
I trulli di Alberobello

Straordinari esempi di architettura climatica e locale che ho potuto ammirare in prima persona, solcando l’entroterra pugliese in sella alla mia bicicletta, partendo da Bari per arrivare a Taranto e Lecce. E nel mezzo, immancabile una tappa ad Alberobello e Locorotondo per ammirare queste meraviglie dell’architettura storica di tipo popolare, vernacolare.

Costruzioni analoghe per forma, tecnica e materiali esistono in molte parti del globo, dai Pinnettas sardi, alle Pagliare molisane, ai Tucul africani, alle Tholoi micenee ma è specialmente in Puglia che si sono manifestate le condizioni ideali affinché il linguaggio architettonico sia evoluto dalla ruralità funzionale, verso un’estetica più raffinata e singolare, tale da essere considerata Patrimonio dell’Umanità.

Storia ed evoluzione del Trullo

Definiti “costruzioni senza tempo” dallo storico francese Emile Bertaux, i Trulli sono l’epifania formale di un abitare intimamente legato al territorio, alla terra quale fonte di sostentamento, l’archetipo della cultura rurale pugliese dipendente dalla cura del podere, dall’agricoltura e dall’allevamento.

Le fasi evolutive dell'architettura a trullo
Le fasi evolutive dell’architettura a trullo

Il Trullo è la mirabile soluzione di un problema di economia agraria, rurale. Come ogni architettura, trae origine dalla primitiva necessità dell’uomo di ripararsi dalle intemperie, di avere un rifugio sicuro, basato sulla massima economia di spesa, fatica e tempo, offrendo al contadino una dimora che consente di rimanere a vivere con la famiglia sul terreno di lavoro. Anche se non mancano in Puglia, esemplari di architetture megalitiche come dolmen e menhir o resti di antiche civiltà Neolitiche, l’origine del trullo (casella, in dialetto) può farsi risalire all’archetipo della capanna primitiva in legno e paglia poi evoluta nei tipici pajari in pietra pugliesi.

Il più antico manufatto superstite di cui si conosce la data (1559: incisa sull’architrave) è il Trullo Marziolla in Valle d’Itria, poco distante da Locorotondo. Usato dai contadini che coltivavano i vigneti antistanti, è costruito in pietra a secco, di pianta circolare e si erge in altezza per 5,15 metri.

Trullo Marziolla, Valle d’Itria, 1559. (contrada Marziolla, Locorotondo)
Trullo Marziolla, Valle d’Itria, 1559. (contrada Marziolla, Locorotondo)

Nonostante le variazioni formali più o meno decisive, esistono dei caratteri dominanti del Trullo che ne identificano la tipologia architettonica o archetipo. Ad esempio, si possono rintracciare due tipologie di copertura:

  1. a tumulo (con terra);
  2. con lastre di pietra (“chiancarelle”).

Il tumulo generalmente prevede all’intradosso della volta a sbalzo, l’uso di lastre per la parte portante, mentre all’esterno è ricoperta con terra e ghiaia. Al contrario la versione del trullo più evoluta e rifinita usa lastre di pietra sottili – una sorta di scandole, spesse pochi cm (chiancarelle) – all’estradosso della volta mentre, internamente, la funzione portante è assegnata a conci più grossolani.

A sinistra: trullo coperto a tumulo. A destra: trullo con copertura in lastre di pietra calcarea locale (chiancarelle).
A sinistra: trullo coperto a tumulo. A destra: trullo con copertura in lastre di pietra calcarea locale (chiancarelle).

Questa differenziazione è stata letta (Miosi Marco, 2012) come il risultato di due caratteri sociali. La scelta di una delle due tipologie era determinata principalmente da:

  1. grado di specializzazione delle maestranze
  2. economia di spesa

Se il trullo era costruito dal contadino stesso o dai suoi familiari, senza particolari abilità tecniche, per imitazione, e con l’intenzione di limitare al minimo gli sforzi sia economici che di tempo e fatica, la scelta ricadeva sul tumulo. Se, al contrario, le maestranze atte alla costruzione erano professionali e si disponeva di pietra a sufficienza, ne scaturiva un trullo più rifinito nella forma e nei materiali: pietra in blocchi per la struttura interna portante e in lastre per l’impermeabilizzazione esterna. L’uso delle chiancarelle era condizionato dalla disponibilità in loco della pietra (a volte dovevano essere acquistate) e da un maggior numero di ore lavorative, rispetto alle più economiche costruzioni rivestite in terra (a tumulo).

Evoluzione tipologica e compositiva del trullo (da Simoncini G., 1960)
Evoluzione tipologica e compositiva del trullo (da Simoncini G., 1960)

Il trullo ha subito nel tempo una serie di evoluzioni tecniche e morfologiche per adattarsi alle nuove esigenze funzionali, da pagliaio e ricovero per gli attrezzi da lavoro, a residenza abitativa. Da un uso temporaneo e limitato nel tempo ad uno continuativo e permanente. Costruzioni più solide e grandi si rendevano quindi necessarie per ospitare anche famiglie più numerose.

La pietra, abbondante ovunque sul territorio tra Bari e Taranto, va a sostituire materiali più fragili come legno e paglia della capanna primordiale. Le pietre poste ad anelli concentrici e sfalsati in altezza generano la falsa volta a tholos che non ha bisogno di sostegni interni: via quindi il palo centrale che sorreggeva la copertura della capanna originaria. All’esterno la forma passa da una conformazione a uno o più gradoni esterni, all’attuale e tipico cappello conico, che meglio si presta a far scivolare via le piogge senza lasciar danni. Dall’originaria forma circolare, poi, si passa a quella squadrata, più consona alle incrementate esigenze spaziali. Infine, cambia anche la composizione architettonica: i trulli da forma isolata e sparsi per la campagna, possono ora trovarsi aggregati in composizioni più complesse. La masseria, ad esempio, può essere costituita da strutture con tipologia a trullo, aggregati in complessi pluricellulare: trulli accostati tra loro con la variante dell’aggiunta di strutture squadrate coperte a pignon (profilo spiovente a capanna).

Evoluzione tipologica e morfologica del trullo pugliese (Battaglia, 1952)
Evoluzione tipologica e morfologica del trullo pugliese (Battaglia, 1952)

Il trullo di Alberobello, come conferma l’antropologo e paletnologo Raffaello Battaglia, è “la forma ultima, definitiva: l’espressione architettonica più aulica e complessa mai raggiunta dal tipo a tholos pugliese.

Il “Trullo Sovrano” di Alberobello

Una particolare evoluzione della tipologia del trullo, emblema del fenomeno della rivisitazione radicale delle tradizionali strutture a secco preesistenti con ampliamenti in cotto (tipiche dell’Ottocento), e a due piani, è il Trullo Sovrano, in piazza Sacramento a nord della città. Patrimonio Unesco dell’Umanità dal 1996, insieme al Trullo d’Amore e ai due quartieri Monti e Aja Piccola, sebbene tutelati e protetti da quasi un secolo: già dal 1936, infatti, la legge italiana ne sancì la tutela monumentale.

Il “Trullo Sovrano” di Alberobello

Tramontate le norme feudali che imponevamo determinate regole costruttive per i trulli (nel frattempo il Comune si era reso indipendente), il proprietario ha potuto apportare una serie di modiche nel tempo, giunte fino a noi con la stratificazione delle fasi costruttive e delle diverse destinazioni d’uso succedutesi al suo interno. A tutto ciò rimandano le coperture con volte a botte e a padiglione lunettate realizzate in muratura legata a malta, che ricoprono i numerosi spazi interni dell’edificio.

Luogo di conservazione delle reliquie dei SS. Cosma e Damiano nel 1785, poi oratorio della confraternita del SS. Sacramento dal 1823 al 1837 e ora destinato a spazio espositivo per mostre temporanee o incontri culturali.

La valle d’Itria o Murgia dei Trulli

La Puglia (anticamente, Apulia) è una regione posta in una posizione strategica nel mar Mediterraneo. Ciò ha permesso lo svilupparsi di una vivace attività umana fin da tempi molto remoti, crocevia di popoli e culture diverse. Le più antiche tracce del passaggio dell’uomo, rinvenute nella zona, appartengono al Neolitico, oltre 5 mila anni fa. Fin da quando cioè l’essere umano ha cominciato a stanziarsi sul territorio in maniera fissa, radicata, abbandonando il primordiale nomadismo a favore di una vita dedita all’agricoltura e all’allevamento.

La Valle d’Itria o Murgia dei Trulli (fonte: PTPR Regione Puglia)
La Valle d’Itria o Murgia dei Trulli (fonte: PTPR Regione Puglia)

I trulli sono concentrati nella regione compresa tra Bari, Brindisi e Taranto, denominata Valle d’Itria o Murgia dei Trulli. Il territorio è caratterizzato da rocce calcaree affioranti che formano delle colline disposte a terrazze degradanti. Si tratta di una morfologia particolare chiamata, appunto, Murgia. Il termine deriva dalla radice linguistica pre-indoeuropea mur che significa “roccia ripida”, da cui è derivato il latino murex che significa “pietra aguzza”.

Mappa della Puglia con la divisione territoriale indicata dal PTPR (elaborazione dell’autore)
Mappa della Puglia con la divisione territoriale indicata dal PTPR (elaborazione dell’autore)

Il territorio della Murgia è caratterizzato dalle piante tipiche della macchia mediterranea, prevalentemente ulivi e viti, insieme a mandorli e altri alberi da frutto. E qui, immersi tra il verde intenso della natura e il rosso sanguigno della terra, spiccano col candore dei coni fiabeschi, i trulli.

I trulli nella campagna della valle d'Itria (o Murgia dei Trulli)
I trulli nella campagna della valle d’Itria (o Murgia dei Trulli)

“Ancora intatta, gremita, quasi un albero piegato di frutti, sfoggia le insegne d’una maternità inesauribile, come il simulacro di Diana d’Efeso, o il ventre di una cagna che allatta. […] e qui la terra fa tutto da sé, miracolosamente androgina e materna, emette gemme, poppe, latte e sangue. Di sangue sembrano intrise le zolle quasi paonazze, come in Provenza, e latte denso, bianchissimo, accecante, s’accaglia sulle cime delle cupolette puntute dei trulli; mentre il verde più acidulo e accanito delle viti, e quello denso, da tagliarsi a fette, come un sanguinaccio nero, dei carrubi, o la giada opaca dei fichi, sbucano ovunque, a rinzaffo, a contrasto, quasi a sterminio dei trulli. […] Nessuna campagna è più festosa di questa, che è come un girotondo di bimbi.” (Cesare Brandi, Pellegrino di puglia, 1960).

I trulli nella campagna della valle d'Itria

Esiste un antico aneddoto legato alla larga diffusione dei trulli nel territorio. Pare infatti che, per aggirare una legge del 1600 da parte del Re di Spagna – che imponeva esose tasse per ogni nuova costruzione – i cittadini presero l’abitudine di edificare a forma di trullo. Questo escamotage del costruire a secco consentiva per l’appunto di poter facilmente smantellare l’edificio in caso dei controlli da parte degli ispettori incaricati, evitando così onerosi contributi.

Alberobello: la Capitale dei trulli

Sebbene i trulli siano sparsi per tutta la Valle d’Itria (che comprende i territori di Putignano, Noci, Alberobello, Locorotondo, Selva di Fasano, Martina Franca, Cisternino, Ceglie Messapica e Carovigno), la maggiore concentrazione di esemplari si trova nella cittadina di Alberobello (l’intero centro storico è stato dichiarato dall’UNESCOpatrimonio mondiale dell’umanità”) che, con più di 1.500 edifici  – concentrati tra i rioni di Monti e Aja Piccola –  è considerata, non a caso, la Capitale dei Trulli.

Alberobello: la Capitale dei trulli

Alberobello si trova nel cuore delle Murge, territorio della provincia di Bari, un’area della campagna pugliese orograficamente costituita da una serie di strati calcarei estremamente ampi che formano tre altopiani distinti, non superiori ai 700 metri di altezza: la Murgia Settentrionale, la Murgia dei Trulli al centro e la Murgia Salento a sud.

Veduta di Alberobello, la Capitale dei trulli
Veduta di Alberobello, la Capitale dei trulli

Alcuni edifici del Paese dei trulli sono riconosciuti monumenti nazionali fin dal 1909. Nel 1936, un decreto con forza di legge sancisce la tutela monumentale dei due quartieri più rilevanti e omogenei, Monti e Aja Piccola, insieme a due singoli edifici, il Trullo Sovrano e il Trullo d’Amore.

Alberobello: via Montesanto, rione Monti
Alberobello: via Montesanto, rione Monti

Ad Alberobello si respira un’aria fiabesca, ogni edificio (o quasi) è un trullo: negozi, case, magazzini, chiese, bar, luoghi di culto, residenza o svago.

La costruzione del trullo

Il trullo pugliese, come abbiamo visto, ha subito una serie di evoluzioni nel tempo (prima su tutti la copertura, da tumulo di terra ai tipici coni di pietra calcarea terminanti con i graziosi pinnacoli), ma i principi costruttivi e tipologici dei trulli classici sono ben definiti.

Diverse evoluzioni del trullo pugliese
Diverse evoluzioni del trullo pugliese

I trulli potrebbero essere definiti edifici microliti come i tholoi greci, da cui condividono la stessa etimologia – troullos in greco significa cupola – o gli specchi pugliesi, o i nuraghi sardi. Si distinguono nettamente dagli edifici megalitici come dolmen e menhir, anch’essi parte del patrimonio architettonico pugliese. Sull’influenza dell’architettura greca arcaica, o delle tombe micenee, sui trulli, Rudofsky ricorda la vicina Taranto, l’antica Taras, una delle città più ricche e potenti della Magna Grecia.

Semplificando, dal punto di vista compositivo, la struttura del trullo può essere scissa in due elementi principali:

  1. la base, un doppio muro in pietra a secco, con intercapedine riempita di pietrisco e ghiaia (“a sacco”), che poggia direttamente sul terreno o su fondamenta;
  2. la cupola, una volta a sbalzo che ne copre lo spazio, librandosi come cono impresso nel cielo infinito.
Sezione e assonometria di un trullo
Sezione e assonometria di un trullo (elaborazione dell’autore)

La materia di cui son fatti è quella disponibile in loco: la pietra calcarea, onnipresente in tutta la Murgia, che la terra restituisce al sole. Nel lavorare il terreno predisponendolo alla semina, veniva agevolmente recuperata dai contadini che così potevano disporre di materia robusta, solida e a costo zero per le loro costruzioni. Ovunque sul territorio fanno capolino, tra ulivi, vigneti e boschi di fragno, strutture in pietra calcarea. Muretti di recinzione, abitazioni, magazzini, ricoveri per le bestie, cassedde, jazzi, trulli, sono elementi caratterizzanti del paesaggio rurale murgese.

La tecnica costruttiva a secco permette di ridurre al minimo i tempi e le fatiche, cosicché le necessità di un riparo siano rapidamente soddisfatte. I muri di campagna a secco – o in dialetto parièti o parèti – segnano i confini di terreni, terrazzamenti, parchi, boschi, ulivi, vigneti solcando il terreno per migliaia di chilometri in tutte le direzioni. Assistono il contadino nel trattenere le terre e le acque meteoriche, nel cingere orti e animali domestici entro giardini e corti per il pascolo. Ormai parte integrata del paesaggio agrario, in un disegno organico di natura e uomo che vivono in armonia. Il paretaro, grazie alla sua opera di dissodare i terreni pietrosi, ne ha promosso da tempi immemori l’uso della pietra in tutta la regione.

L’arte della tecnica costruttiva a secco

L’illustre mastro Trullaro Giuseppe Miccolis, ci svela i segreti per la realizzazione di un Trullo a regola d’arte: “per costruire un trullo ci vogliono gli stessi strumenti che servono per fare un muro a secco: il martello normale e il martello a sei denti che servono per squadrare e rifinire le pietre che occorrono.

In primo luogo, bisogna scavare per trovare un terreno più solido, dove collocare le fondamenta. Successivamente, si alzano i muri di pietra di forma rotonda o cubica. Infine, si costruisce il cono del trullo sistemando le pietre una sull’altra e restringendo sempre più gli anelli del cerchio. Al termine, il cono si ricopre con le chiancarelle, cioè lastre di pietra calcarea che vengono sistemate con una pendenza verso l’esterno. Grazie a questa inclinazione l’acqua della pioggia non entra nei trulli ma scorre giù.

Conclusa la costruzione del trullo bisogna intonacarlo all’interno (e se si vuole all’esterno) con la calce che è igienica. Alla cima del cono in genere si mette una decorazione di pietra imbiancata: il pinnacolo, che serve per abbellire il trullo. Ci sono vari tipi di pinnacoli: a stella, a forma di corna, di croce, di uccello. Ma sono pinnacoli moderni, la forma che si usava nei tempi antichi era la sfera con un disco sottostante. Questi si costruivano con gli attrezzi adatti modellando la pietra.”

I patrimoni Unesco della Puglia, a confronto: Trulli e muretti a secco in pietra
I patrimoni Unesco della Puglia, a confronto: Trulli e muretti a secco in pietra

Una quanto mai ispirata descrizione ce la dà Giuseppe NotarnicolaIl trullo alberobellese ha oggi una pianta quadrata, con muri perimetrali alti 3 m circa, sui quali si aprono l’ingresso e le finestre, ed è impostata la volta conica, che si regge per prodigi di statica e perizia di «casellari», muratori specialisti locali. La parte superiore, conica, è rivestita esteriormente di chianche, lastre calcaree di circa 5 cm. di spessore, sovrapposte a guisa di squame come tegole atte ad assicurare l’impermeabilità interna della volta. Sul vertice è piantato un pinnacolo decorativo, scolpito in forme diverse”.

Approfittando della recente promozione a bene UNESCO, avvenuta nel 2018, prendiamo in prestito dalla Commissione, alcune delle parole di merito per descrivere al meglio il fenomeno dei muretti a secco ed i valori di cui sono custodi a nome della collettività.

L’arte dei muretti a secco riguarda il know-how relativo alla realizzazione di costruzioni in pietra impilando le pietre l’una sull’altra, senza utilizzare altri materiali se non il terreno a volte asciutto. La stabilità delle strutture è garantita dall’attenta selezione e posizionamento delle pietre, e le strutture in pietra a secco hanno modellato numerosi e diversi paesaggi, formando vari modi di abitazione, agricoltura e allevamento. Tali strutture testimoniano i metodi e le pratiche utilizzate dalle persone dalla preistoria ad oggi per organizzare il proprio spazio di vita e di lavoro ottimizzando le risorse naturali e umane locali. La pratica viene tramandata principalmente attraverso l’applicazione pratica adattata alle condizioni particolari di ogni luogo. Le strutture in pietra a secco sono sempre realizzate in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica un rapporto armonioso tra l’uomo e la natura. Svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione di frane, inondazioni e valanghe, e nella lotta all’erosione e desertificazione del suolo, migliorando la biodiversità e creando adeguate condizioni microclimatiche per l’agricoltura.”

Struttura e tecnica costruttiva di un trullo di Alberobello; si può notare l'intercapedine nella muratura
Struttura e tecnica costruttiva di un trullo di Alberobello; si può notare l’intercapedine nella muratura ((foto di Marcok)

In un muro a secco, l’attrito tra i conci di pietra ha la stessa funzione della malta in una costruzione in muratura. Ogni singolo pezzo deve essere scelto con accuratezza, perché è indispensabile all’energia vitale di tutto l’insieme. La stabilità e resistenza di un muro a secco è infatti data dalla somma delle tensioni che si vengono a generare tra le pietre: l’attrito è la forza risultante che quieta i massi e dona equilibrio all’intera composizione. L’unità trae la forza dai frammenti che la compongono.

Pseudocupola (cupola a sbalzo o falsa cupola)

Le caratteristiche coperture a cono dei trulli celano una struttura portante a pseudocupola o tholos. Anche dette strutture a mensola (o a sbalzo) sono m*olto diffuse in tutta la regione mediterranea e altrove. Gli archeologi sono ancora incerti sulle relazioni del suo sviluppo, se attraverso influenze tra epoche e regioni diverse o se il magistero pugliese abbia una propria, autonoma, elaborazione formale. Quel che è certo, è che il più antico manufatto con copertura a tholos scoperto fino ad oggi, ancora perfettamente integro, è il Tesoro di Atreo, Tholoi miceneo costruito durante la tarda età del bronzo (XIV secolo a.C.) nel Peloponneso, qualche migliaio d’anni prima dell’avvento del Trullo.

Tesoro di Atreo, Micene (XIV secolo a.C.): pianta e sezione
Tesoro di Atreo, Micene (XIV secolo a.C.): pianta e sezione

La tecnica costruttiva di una copertura a tholos prevede la disposizione delle pietre (grezze o appena sbozzate) in una successione di cerchi concentrici sovrapposti e sfalsati a sbalzo verso il centro, man mano che si salve verso l’alto, verso la sommità.

Copertura a Tholos, Pseudocupola o falsa cupola: principi del sistema costruttivo (elaborazione dell’autore)
Copertura a Tholos, Pseudocupola o falsa cupola: principi del sistema costruttivo (elaborazione dell’autore)

La falsa cupola viene terminata giustapponendo una grossa pietra alla sommità che ne chiude definitivamente lo spazio. Gli artigiani pugliesi hanno l’attitudine ad andare ancora più in alto, attraverso esili e pallide antenne (dette pinnacoli) poste sulla cima della volta.

Pseudocupola o falsa cupola: proporzioni e ritmi costruttivi (elaborazione dell’autore)
Pseudocupola o falsa cupola: proporzioni e ritmi costruttivi (elaborazione dell’autore)

Dal punto di vista statico, la differenza con l’arco classico è poderosa. Gli pseudo archi o pseudo volte o false cupole, formalmente simili agli archi, alle volte e alle cupole, possiedono in realtà un comportamento strutturale assimilabile al sistema trilitico. Questo è dovuto alla posizione dei conci di pietra che, mentre nell’arco sono disposti radialmente, uno fianco all’altro secondo la curvatura, e generano delle tensioni di compressione trasferite per mutuo contrasto tra gli elementi fino ai piedritti alla base, nelle strutture a falso arco, i conci sono disposti a sbalzo secondo file orizzontali sovrapposte e generano solo forze verticali.

Differenze tra arco e falso arco, alla base del funzionamento strutturale della cupola e pseudocupola
Differenze tra arco e falso arco, alla base del funzionamento strutturale della cupola e pseudocupola

Mentre nell’arco tradizionale le forze vengono assorbite dai piedritti laterali sul quale poggia, nello pseudo arco l’equilibrio alla rotazione di ogni elemento può considerarsi soddisfatto grazie alle forze di attrito che si generano tra i conci ma, la stabilità della struttura, viene in genere assicurata dal peso della massa (terra o pietra) posta all’estradosso.

Anche la costruzione presenta significative differenze. Mentre l’arco e la volta hanno bisogno di un accurato lavoro di preparazione (finitura dei conci e una centina in legno sul quale poggiarsi), i falsi archi e le pseudo volte non necessitano né di una struttura temporanea né di una lavorazione delle pietre – se non una leggera sbozzatura – e possono vantare una più rapida esecuzione, con risparmi di tempo e costi. La cupola a tholos (come nei nuraghi sardi o nelle tholoi micenee) non deriva dunque dalla concezione dell’arco verticale ma piuttosto dalla sovrapposizione per parti, tipica del sistema trilitico.

Differenze tra sistema costruttivo ad arco e falso arco (tholos)
Differenze tra sistema costruttivo ad arco e falso arco (tholos)

I tetti conici dei trulli sono rivestiti esternamente da lastre di pietra calcarea locale (chianche o chiancarelle), una sorta di scandole dall’esile spessore (tra 5 e 7 cm), allo stato grezzo o appena sbozzate, messe in leggera pendenza di modo da non far scivolare l’acqua verso l’esterno impedendole di penetrare all’interno. Le case sono fresche d’estate e calde d’inverno. Ciò è dovuto, oltre allo spessore della muratura e alla volta, al materiale costruttivo (la pietra) e alla camera d’aria che si crea tra i due paramenti murari.

Principi di bioclimatica del trullo

Il Trullo possiede una serie di caratteristiche e accorgimenti tecnici che gli permettono di inserirsi perfettamente nell’ambiente di origine, adattandosi al clima locale. Straordinario esempio di architettura bioclimatica, prodotto di un bisogno immediato e contingente della cultura rurale contadina, che conosce e rispetta l’ambiente nel quale vive secondo i principi del risparmio (economico, di tempo e di fatica). Con pochi mezzi e materiali locali, il contadino doveva essere in grado di autocostruirsi una dimora per soddisfare le necessità di riparo e allo stesso tempo confortevole, sicura, e rapida da realizzare senza grossi sforzi fisici. Ancora una volta, l’uomo del passato insegna a quello del futuro, per mezzo dell’architettura vernacolare.

Veduta dall’alto di Alberobello
Veduta dall’alto di Alberobello

La Puglia ha diverse specificità climatiche, va dalla montagna fino al mare. L’area collinare della Murgia è caratterizzata dall’avere inverni brevi e perlopiù miti (di rado la temperatura scende sotto lo zero) e lunghe estati piuttosto calde e afose. Anziché difendersi dal freddo, l’edifico pugliese deve perciò badare a proteggersi dalla calura estiva.

Le murature del trullo sono del tipo a sacco: un doppio involucro di pietra che racchiude un’anima friabile di riempimento con materiali di risulta e scarti. Questa stratificazione, unita al possente spessore murario (superiore al metro), dona alla struttura elevate proprietà isolanti e una rilevante inerzia termica che le consente di accumulare il calore di giorno per rilasciarlo lentamente durante le fresche notti invernali. Per lo stesso motivo, in estate l’onda termica sfalsata fa sì che all’interno dell’edificio la percezione della calura esterna sia molto attenuata (almeno 6-8 gradi inferiore).

Rilievo di un trullo ad Alberobello: pianta e sezione (da: Moramarco V., 2013)
Rilievo di un trullo ad Alberobello: pianta e sezione (da: Moramarco V., 2013)

Un ulteriore accorgimento tecnico è l’inclinazione delle lastre di copertura. Questa, oltre a permettere il corretto deflusso delle acque meteoriche, riflette i raggi solari estivi fortemente obliqui, permettendo invece il passaggio di quelli invernali quasi orizzontali, quando il sole è particolarmente basso. Anche l’intonaco bianco in malta di calce e la pianta compatta e quadrata risponde a specifiche esigenze di riparo dal caldo estivo.

Sezione bioclimatica del trullo (elaborazione dell’autore)
Sezione bioclimatica del trullo (elaborazione dell’autore)

L’uso delle volte consente la ventilazione naturale secondo l’effetto combinato Bernoulli-Venturi: l’aria scorre su una superficie curva, la sua velocità aumenta e la pressione diminuisce verso l’apice, che induce l’aria calda all’interno a fuga dalle aperture situate in alto (sovente il trullo possiede una piccola apertura sulla sommità che permette all’aria calda di fuoriuscire). Nel periodo invernale il calore accumulato nella cupola durante il giorno viene rilasciato durante la notte.

Un altro elemento, spesso ricorrente, era una cisterna d’acqua posta al di sotto del pavimento. Nonostante sia dal punto di vista bioclimatico un efficace sistema di regolazione naturale della temperatura, era in passato, sfruttata piuttosto come riserva idrica della famiglia, che poteva così disporre di un bene prezioso e vitale. La cisterna faceva parte di un sofisticato “impianto” di raccolta delle acque meteoriche, o per meglio dire ne era l’antenato: alla base delle cupole, un sistema di canali in pietra ne convogliava l’acqua all’interno, per averla disponibile all’occorrenza.

Nei trulli spesso c'era una cisterna d’acqua posta al di sotto del pavimento

Il risultato è un livello di confort abitativo ottimale: condizioni interne confortevoli senza l’ausilio di costosi sistemi di condizionamento, sia durante la stagione fredda che in estate. Si può quindi concludere che i massicci involucri della tradizione mediterranea, come le strutture dei “Trulli” e dei “Sassi”, sono esemplari regolatori naturali del microclima interno. Archetipo sostenibile, uno straordinario esempio di efficienza energetica (l’impianto termico è superfluo), oculato uso delle risorse disponibili in loco (km0), un modo di costruire attento e sensibile all’ambiente, modello di architettura green, spunto e ispirazione per la lotta ai cambiamenti climatici (l’edilizia, in Europa, è responsabile del 40% delle emissioni di gas serra), come una delle potenziali strategie di adattamento e mitigazione.

La simbologia dei trulli

Sovente, i trulli esibiscono impressi sulla sommità delle calotte coniche, dei tetti, degli strani segni che sembra vogliano comunicare qualcosa. Per comprendere la natura dei simboli ed i significati annessi, dobbiamo nelle antiche credenze degli uomini primitivi che li ha generati, parte di un forte immaginario spirituale, magico. Le vestigia dei popoli sono permeate da un forte sentimento religioso, di rispetto ma anche di reverenza mistica nei confronti della natura e della vita. Così i simboli condensano in sé le ansie, le paure, le aspettative delle genti ergendosi a paladini capaci di proteggere la casa e difendere la famiglia da malattie, carestie, fulmini e altri mali.

I simboli impressi sui tetti a cono dei trulli sono ben visibili ad Alberobello
I simboli impressi sui tetti a cono dei trulli sono ben visibili ad Alberobello

I simboli dei trulli consistono in segni o figure allegoriche: monogrammi, emblemi, sigle che vanno dai più semplici a quelli complicati, secondo le preferenze delle singole famiglie o le tendenze dei muratori, che li hanno ideati. Questi simboli sono tracciati con latte di calce sul dorso conico dei tetti, o sono composti di quadrelli di pietre bianche, incastrati nelle chiancarelle che coprono la casetta. Alcuni sono comprensibili, altri enigmatici, alcuni sono comuni, altri eccentrici, alcuni sono l’espressione di formule magiche, altri di segni cabalistici.

I simboli più ricorrenti impressi sulla cupola dei trulli pugliesi: primitivi, cristiani, magici
I simboli più ricorrenti impressi sulla cupola dei trulli pugliesi: primitivi, cristiani, magici

I più antichi sono sigle e segni che presentano caratteri preistorici. I più misteriosi sono reminiscenze di riti druidici, che erano celebrati dai popoli primitivi nelle selve. Alcuni segni sono allegorie di natura vegetale (foglie, fiori, gruppi floreali), altri sono segni grotteschi di animali. Siano essi di origine cristiana o astrologica o pagana, resta sempre impresso in essi il significato magico.

I simboli, nonostante siano tutti di natura esoterica, per una razionale interpretazione scientifica possono essere classificati in primitivi, magici, pagani, cristiani e ornamentali (tra cui s’includono i grotteschi). Il simbolo deve proteggere la casa e tutte le funzioni che vi hanno luogo con le credenze, i riti, le superstizioni, deve allontanare il male e propiziare il bene. Esso è al tempo stesso voto di augurio, preghiera e implorazione, allegoria e scongiuri.

Pinnacoli: forme e significati

Il vertice delle volte dei trulli, la sommità dei caratteristici tetti a cono, termina in un pinnacolo decorativo (in dialetto, cucumeo o tintinule), vera e propria firma del trullaro, talvolta con finalità apotropaiche, capace cioè di allontanare negatività, sfortuna, o malocchio. Ne esistono diverse forme, tutte di origine antichissima. Le più diffuse sono quelle rotonde, quelle troncate o quelle composte da più elementi, come un disco e un globo.

Le varie forme che possono assumere i pinnacoli dei trulli
Le varie forme che possono assumere i pinnacoli dei trulli

Anche i pinnacoli posti alla sommità della calotta conica di copertura possono avere diverse morfologie, che richiamano simboli di carattere esoterico: magia, religione e antiche credenze popolari accompagnano l’uomo fin dentro le mura domestiche, proteggendo la famiglia da tempi immemori.

Differenti pinnacoli del trullo pugliese
Differenti pinnacoli del trullo pugliese

Il retro delle volte è poi ricoperto da un tetto di chianche o chiancarelle. Si tratta di piccole lastre di pietra calcarea a spacco, spesse dai 5 ai 7 cm, di colore grigio scuro uniforme. Simboli di origine mitologica o religiosa (come la croce, la doppia croce, il triangolo della Santissima Trinità, ecc.) sono spesso dipinti con latte di calce, in contrasto con l’oscurità dei tetti. Le chianche sono inclinate e sovrapposte in modo da facilitare il deflusso dell’acqua piovana. Le pietre poste alla base della copertura sono unite tra loro a formare la grondaia. L’ultima pietra della valle, a forma di canale, convoglia l’acqua piovana nella cisterna sottostante la casa.

Normative e prospettive di tutela

La regione Puglia è attenta al proprio patrimonio culturale. È merito suo se già dal 1996, i Trulli fanno parte dei Siti Unesco, con privilegi e tutele molto restrittive. La regione, con il coordinamento dell’INBAR – Istituto nazionale di bioarchitettura – Brindisi e la consulenza di CNR – IBAM di Lecce – ENEA, ha adottato nel 2015 le “Linee Guida per il recupero, la manutenzione ed il riuso dell’edilizia e dei beni rurali pugliesi” per sostenere la valorizzazione del complesso e prezioso patrimonio dell’edilizia rurale regionale e indirizzare le operazioni di recupero edilizio, restauro e ristrutturazione, attraverso la conoscenza, conservazione, fruizione e promozione del Patrimonio Architettonico Tradizionale Pugliese.

Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio da Padova – Chiesa a Trullo, Alberobello
Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio da Padova – Chiesa a Trullo, Alberobello

Il patrimonio diffuso delle aree rurali pugliesi, espressione del lavoro contadino e della trasformazione della terra a fini produttivi (agricoltura, allevamento), è caratterizzato da costruzioni quali trulli, masserie, lamie, torri, pajare, chiese, anche rupestri, castelli, borghi rurali, palazzi e dai luoghi in cui si svolgevano attività, mestieri e manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale, quali fabbricati rurali, manifatture tabacchi, neviere, granai, tratturi, jazzi, antichi acquari, cappelle, ed in generale, le più varie testimonianze del patrimonio culturale “minore”.

Ristorante di Alberobello a forma di trullo
Ristorante di Alberobello a forma di trullo

La Regione, in linea con gli obiettivi del PTPR, è convinta che un approccio progettuale nel recupero orientato propedeuticamente alla conoscenza dell’oggetto consenta di intervenire con metodi e strumenti idonei, in quanto “l’atto di conoscenza dell’esistente è il momento significativo dell’atto di recupero; è ciò che conferisce identità all’operazione di progetto” (V. Gangemi).

Un trullo pugliese vicino al mare

Concludiamo il nostro viaggio con un’ode di Cesare Brandi (Pellegrino di Puglia, 1960), per non dimenticare il valore estetico e storico dell’architettura vernacolare, feconda di memoria e identità dei popoli ed evitare che alcuni scempi del passato non si ripetano. Sessant’anni fa egli aveva osservato con preoccupazione l’avanzare della modernità (sottoforma di cemento armato) in aperto contrasto con il patrimonio storico e l’identità dei luoghi, schierandosi a difesa dei valori della tradizione costruttiva:

Anche Alberobello ha voluto modernizzarsi […] in bella mostra, anzi in vetrina, e cioè al sommo del paese ha collocato i suoi casermoni di cemento, cosiddetti moderni perché tetragoni e insensibili a tutto quanto li circonda: trulli, campagna, cielo. Moderni, dunque, perché recenti, e che nessuna civiltà può rivendicare. Alberobello, checché ne dicano gli accomodanti, è rovinata senza scampo. I trulli non ammettono comparazioni con qualcosa che sia veramente costruito e non sia nato al modo del bozzolo o dell’alveare. Il loro incanto quando si vedono così in fila indiana, di qua e di là da una strada, a formare paese, è quello di declinare un legame diretto, quasi intestino, certo rudimentale e autentico, con la terra; figurarsi accanto alla tettonica utilitaria, terminale di una civiltà come è quella del cemento armato. All’inizio e alla fine si trovano trulli e cemento armato, e a vederli accostati senza transizione, si accusa una sconvenienza logica, storica, figurativa: un incontro più calamitoso e irrefrenabile di quella che, per accostamenti diversi, produce la corrente elettrica. Il cemento armato schiaccia, stritola letteralmente i poveri trulli, facendoli tornare degli umili trogloditici ammassi di chianche, indegni di accogliere l’eletta razza umana. Mentre nel casermone di ferro-cemento le persone, nell’estate pugliese, cuoceranno al gran fuoco, come porcellana, e, dentro i trulli, i trogloditi godranno d’un fresco queto e senile di mille anni addietro. […] Ma lo scostante blocco fuso del cemento armato arretra la bucolica superstite civiltà del trullo, e come ha distrutto il focolare, sostituisce la scatoletta. Tornare nel trullo, nell’oscuro immemore utero materno. Puglia, dolcissima retrocessione all’infanzia. Fermati, fermati, Alberobello!

Disegno di un tipico trullo pugliese

FAQs Trullo pugliese

Che cos’è un trullo pugliese?

Un trullo pugliese è un particolare edificio rurale, espressione della cultura contadina e agraria della Puglia. Strumento di ausilio e supporto nella lavorazione della terra, per i lavori agricoli, antico riparo di bestie e uomini.

Dal punto di vista costruttivo, il trullo pugliese, è una struttura in muratura “a sacco” di pietra calcarea posata a secco, che va dalle pareti fino alla copertura a volta a cupola (falsa volta o tholos), terminando nei tipici tetti a cono sormontati da pinnacoli.

Come vengono costruiti i trulli?

I trulli vengono costruiti con la tecnica della muratura a secco, usando la pietra calcarea disponibile in loco. Le murature, del tipo a sacco (due strati di rocce riempite di inerti e terra), sono sormontate da una cupola (o meglio falsa cupola) che appare all’esterno come un cono. Sulla sommità della copertura, spicca un pinnacolo, dalle svariate forme.

Perché i trulli hanno il tetto a cono?

I trulli hanno il tetto a cono perché è la diretta conseguenza della sua struttura. Sebbene, infatti, la fama dei trulli nel mondo, derivi anche dalla caratteristica forma dei tetti a cono che gli donano un carattere fiabesco, ciò è del tutto “casuale”. Non esistono ragioni estetiche predominanti, bensì piuttosto pratiche e costruttive. “La forma segue la funzione” direbbe il celebre architetto Louis Sullivan. Struttura circolare, volta, muratura a secco, e velocità di esecuzione, sono gli ingredienti del caratteristico tetto a cono.

Quali materiali vengono utilizzati?

Il trullo pugliese è costituito di un solo materiale: la pietra calcarea locale, lavorata e tagliata in varie pezzature secondo l’esigenza.

Perché i trulli sono considerati edifici bioclimatici?

I trulli sono considerati edifici bioclimatici perché sanno adattarsi al clima locale, riuscendo a trarne vantaggio.La spessa muratura a sacco permette elevate caratteristiche sia di isolamento termico che di inerzia termica, utili tutto l’anno, dagli inverni più rigidi, alle estati più afose. La volta è utile contro la calura estiva permettendo la ventilazione naturale. Un’architettura vernacolare che nasce dalle esigenze del luogo e diventa forma per offrire riparo dal clima locale.

Perché i trulli mantengono la temperatura costante?

Se costruiti a regola d’arte, i trulli mantengono la temperatura costante. Grazie alla massa muraria e alla “cupola”, dotati di inerzia termica e isolamento, oltre a ventilazione naturale, il trullo ha la capacità di mantenere la temperatura ambientale interna costante, aldilà del clima esterno.

Dove si trovano i trulli più famosi?

I trulli più famosi sono quelli di Alberobello, come il Trullo Sovrano, patrimonio Unesco.

I trulli sono patrimonio UNESCO?

I Trulli di Alberobello sono patrimonio UNESCO dal 1996. In particolare, i quartieri Aja Piccola e Monti, insieme al Trullo Sovrano e al trullo d’Amore.

Il trullo ha origini antiche?

L’origine del trullo può farsi risalire all’archetipo della capanna primitiva in legno e paglia, poi evoluta nei tipici pajari in pietra pugliesi. Forte è l’influenza greca (Taranto era un importate centro della Magna Grecia). I trulli potrebbero essere definiti edifici microliti come i tholoi greci, da cui condividono la stessa etimologia – troullos in greco significa cupola – o gli specchi pugliesi, o i nuraghi sardi. Si distinguono nettamente dagli edifici megalitici come dolmen e menhir, anch’essi parte del patrimonio architettonico pugliese.

Qual è la differenza tra trullo e lamia?

La differenza tra trullo e lamia sta principalmente nella copertura. Entrambe, antiche costruzioni rurali in pietra a secco. La lamia ha pianta quadrangolare o rettangolare e volta (a botte o a stella). A differenza del trullo, invece del caratteristico cono, ha un tetto piano (o una terrazza). Il trullo delle origini (a pianta circolare) è evoluto prendendo la pianta quadrangolare della lamia, sormontata da un cono.

Quanto dura una costruzione in pietra a secco?

Dipende. Una costruzione in pietra a secco può durare potenzialmente in eterno. Dipende dalle condizioni esterne, dalla qualità e dimensione del materiale usato, dalla manutenzione nel tempo. Le mura ciclopiche dell’antica città di Micene, costruite a secco (senza malta) con enormi massi di calcare che pesavano fino a 20 tonnellate, resistono da oltre tremila anni.

È possibile abitare in un trullo tutto l’anno?

Certo. L’origine vernacolare della tecnica ne garantisce l’adattamento climatico al luogo. Se costruito a regola d’arte, la massa muraria e la cupola, dotati di inerzia termica e isolamento, oltre a ventilazione naturale, permettono di abitare un trullo tutto l’anno, in ogni stagione, dalla più fredda alla più calda. Senza necessità di un impianto di climatizzazione.

Quanto costa ristrutturare un trullo?

Il costo della ristrutturazione di un trullo dipende, come è ovvio immaginare, da vari fattori. Anzitutto le dimensioni complessive dell’immobile, poi lo stato di degrado e ammaloramento della struttura, e il tipo di finiture che si vogliono ottenere, come qualità complessiva. Oltretutto occorrono maestranze qualificate ed esperte. Gli interventi di ristrutturazione di un trullo hanno un costo economico difficile da stimare per le sue peculiarità.

Trullo: un modello da replicare?

Chissà se un giorno il trullo potrà ambire ad interventi di riqualificazione energetica come l’integrazione con le energie rinnovabili, senza che si deturpi lo spirito originario? Il trullo è già un sistema perfetto di efficienza energetica, piuttosto se ne può immaginare un nuovo modello di edificio, che ne assuma i caratteri architettonici, aggiungendo quel tocco di modernità ecologica: magari uno standard da replicare nei climi adatti.

Bibliografia


Articolo aggiornato – Prima pubblicazione 03/08/2021

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