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Indice degli argomenti Toggle Finiture interne e qualità dell’aria: il quadro normativoPitture per interni: tipologie, prestazioni e criteri di sceltaGeo Colors e il Kerakoll Colors Perfect Store: colore, salubrità e consulenza per il progetto d’interniRivestimenti e pavimenti: materiali a confronto per la salubritàGres porcellanato: inerzia chimica e igiene certificataCeramiche Keope Smart: design ceramico accessibile, qualità e produzione consapevoleMateriali lapidei, legno, resine e microtopping: vantaggi e criticitàIsolanti per finiture interne: prestazioni termiche, acustiche e salubritàPurenit®: l’isolante ad alto rendimento per finiture interne del Gruppo Bonomi PattiniFAQ — Finiture interne e salubritàQuali pitture per interni hanno le emissioni di VOC più basse?Cos’è la classe di emissione A+ per i materiali da costruzione?Il gres porcellanato è un materiale salubre per gli ambienti interni?Come migliorare la qualità dell’aria in casa con le finiture?Cosa sono i CAM e come influenzano la scelta dei materiali per le finiture interne?Qual è la differenza tra pittura traspirante e pittura lavabile?Come scegliere un isolante per controparete che non emetta sostanze nocive? Quando si parla di qualità degli edifici, l’attenzione si concentra spesso sull’involucro, sui sistemi impiantistici o sull’efficienza energetica. Le finiture interne, invece, restano sullo sfondo, assumendo una dimensione estetica o decorativa. Eppure anche lo strato più superficiale dell’edificio — quello con cui gli occupanti convivono ogni giorno — incide in misura significativa sulla qualità dell’aria interna, il comfort percepito e impatta sulla salute di chi abita o lavora in quegli spazi. Il tema della Indoor Air Quality (IAQ) è oggi oggetto di crescente attenzione da parte della ricerca scientifica, della normativa europea e dei principali sistemi di certificazione della sostenibilità edilizia. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, gli esseri umani trascorrono mediamente oltre il 90% del proprio tempo in ambienti chiusi: abitazioni, uffici, scuole, spazi commerciali. In questo contesto, la qualità dell’aria interna non è una variabile secondaria, ma un fattore determinante per il benessere psicofisico e la produttività. Le finiture interne — dalle pitture ai rivestimenti ceramici, dagli isolanti interni ai sistemi di finitura a secco — contribuiscono a definire il profilo emissivo degli ambienti. I Composti Organici Volatili (VOC – Volatile Organic Compounds) rilasciati da pitture, colle, sigillanti e materiali da costruzione rappresentano una delle principali fonti di inquinamento dell’aria indoor, con effetti che variano dall’irritazione delle mucose a patologie respiratorie croniche, fino a implicazioni oncologiche nel caso di esposizioni prolungate ad agenti specifici come la formaldeide. A fronte di queste evidenze, il mercato ha risposto con una progressiva evoluzione dell’offerta: prodotti certificati, formulazioni a base acqua, pitture minerali, rivestimenti ad alta inerzia chimica e isolanti privi di sostanze pericolose sono oggi disponibili per ogni tipologia di intervento, dalla nuova costruzione al recupero del patrimonio edilizio esistente. Parallelamente, il quadro normativo si è fatto più stringente: i Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia (CAM), aggiornati con il DM MASE del 24 novembre 2025 e in vigore dal 2 febbraio 2026, fissano requisiti precisi — e più stringenti rispetto alla versione precedente — per le emissioni dei materiali negli appalti pubblici mentre la revisione della direttiva EPBD del 2024 rafforza il legame tra prestazione energetica e qualità degli ambienti interni. Progettare le finiture interne con consapevolezza tecnica significa dunque operare su più livelli: selezionare materiali con classi emissive certificate, garantire la compatibilità con il substrato e con le condizioni igrometriche dell’edificio, rispettare i requisiti normativi e, non da ultimo, rispondere alle esigenze estetiche e funzionali del committente. Un approccio integrato che proviamo a raccontare, offrendo un quadro aggiornato su pitture, rivestimenti, isolanti e sistemi cromatici per gli ambienti interni. Finiture interne e qualità dell’aria: il quadro normativo La qualità dell’aria negli ambienti interni — sintetizzata dall’acronimo IAQ, Indoor Air Quality — è definita come la misura in cui l’aria interna soddisfa criteri relativi alla salute, al comfort e al benessere degli occupanti. Si tratta di un indicatore composito che tiene conto della concentrazione di inquinanti chimici (VOC, formaldeide, NO₂, particolato fine), del tasso di anidride carbonica (CO₂), delle condizioni termoigrometriche e della qualità della ventilazione. Un dato che restituisce bene la dimensione del problema è il confronto tra aria interna ed esterna: la concentrazione di contaminanti negli ambienti chiusi può superare di 2-5 volte i livelli riscontrabili all’aperto, con picchi ancora più elevati per inquinanti specifici come la formaldeide. Il principale riferimento normativo europeo in materia è oggi la UNI EN 16798-1, che ha sostituito la storica UNI 10339:1995 — ritirata senza sostituzione diretta nel luglio 2024 — e che definisce i parametri ambientali da utilizzare per la progettazione dell’involucro edilizio e degli impianti, inserendosi nel quadro delle norme europee sviluppate a supporto della Direttiva EPBD. La norma organizza i parametri di qualità in quattro classi — da IEQI (alto) a IEQIV (basso) — dove il livello medio rappresenta il riferimento progettuale ordinario, mentre il livello alto è raccomandato per ambienti frequentati da soggetti fragili come bambini o anziani. Un aggiornamento rilevante per il contesto italiano è arrivato a novembre 2025, con la pubblicazione della UNI EN 16798-1/NA:2025, l’Appendice Nazionale che ridefinisce i criteri IAQ, i metodi di calcolo e le responsabilità progettuali, contestualizzando i valori europei alla prassi italiana e introducendo un approccio pienamente prestazionale in sostituzione del precedente impianto più prescrittivo. Sul fronte degli inquinanti, un ruolo centrale è occupato dai VOC — Composti Organici Volatili (Volatile Organic Compounds). Si tratta di sostanze chimiche in grado di evaporare a temperatura ambiente, presenti in molti materiali da costruzione e prodotti per l’edilizia: pitture, vernici, adesivi, sigillanti, pavimentazioni, pannelli e isolanti. Tra i VOC più rilevanti per la salute indoor figurano la formaldeide, gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e il benzene, oltre al vapore acqueo in eccesso e all’anidride carbonica generata dagli occupanti. Il fenomeno dell’off-gassing — il rilascio progressivo di VOC dai materiali dopo la posa — è particolarmente intenso nelle settimane e nei mesi immediatamente successivi alla messa in opera, quando i livelli di concentrazione nell’aria possono raggiungere i valori più elevati, soprattutto in ambienti poco ventilati o con superfici appena trattate. In ambienti con bassi livelli di ricambio d’aria, la concentrazione di formaldeide può risultare in alcuni casi fino a 10-20 volte superiore rispetto ai valori riscontrabili all’esterno. Sul fronte regolatorio, il quadro italiano si è significativamente aggiornato negli ultimi mesi. I Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia — strumento obbligatorio per tutti gli appalti pubblici nell’ambito del Green Public Procurement — sono stati aggiornati con il DM MASE del 24 novembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 dicembre 2025 e in vigore dal 2 febbraio 2026. Il nuovo decreto ridefinisce i requisiti ambientali per la progettazione, i prodotti da costruzione e la gestione del cantiere, allineandoli al Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023), con la sostenibilità come matrice dell’intero processo progettuale. Per quanto riguarda le finiture interne, i CAM aggiornati confermano e rafforzano i limiti emissivi per le emissioni di VOC e altre sostanze nocive, con soglie specifiche per formaldeide e benzene, per pitture, vernici, adesivi, sigillanti e pavimentazioni. Il criterio sulle emissioni in ambienti interni riguarda tutti i materiali che costituiscono superfici a vista o comunque significative verso l’ambiente interno: non solo le pitture, ma anche rasanti, intonaci, adesivi, sigillanti e rivestimenti. Un aspetto tecnico che i CAM non affrontano ancora in modo esaustivo — ma che la pratica progettuale non può ignorare — è il cosiddetto effetto cocktail: i limiti CAM sono fissati per ciascun materiale rispetto a un set standard di superfici, ma nei progetti reali si sommano pitture, isolanti, adesivi, primer e sigillanti, con combinazioni di prodotti che possono generare concentrazioni globali di VOC e aldeidi superiori al previsto, soprattutto nei primi mesi di esercizio. Il legame tra qualità degli ambienti interni ed efficienza energetica è infine riconosciuto a livello europeo dalla Direttiva EPBD 2024 (Direttiva UE 2024/1275 del Parlamento Europeo e del Consiglio). Il testo europeo stabilisce che il calcolo della prestazione energetica degli edifici debba tenere conto della qualità dell’ambiente interno e delle condizioni di benessere degli occupanti, con l’obiettivo esplicito di ottimizzare il livello di benessere e la qualità dell’aria interna, compreso il comfort. In questo quadro, la scelta delle finiture non è più separabile dalla progettazione energetica: un edificio ad alte prestazioni che non garantisce adeguata salubrità interna non può considerarsi davvero performante. Pitture per interni: tipologie, prestazioni e criteri di scelta La scelta di una pittura per interni non si esaurisce nella selezione cromatica. La pittura è a tutti gli effetti un materiale da costruzione con un preciso profilo emissivo e prestazioni tecniche misurabili. Le principali categorie disponibili sul mercato si differenziano per composizione, traspirabilità e impatto sulla qualità dell’aria interna. Le pitture minerali — a base di calce o di silicato di potassio — presentano emissioni di VOC praticamente nulle, favoriscono la regolazione igrometrica delle pareti e creano un ambiente alcalino sfavorevole alla proliferazione di muffe. Le pitture acriliche a base acqua a bassa emissione sono oggi la scelta più diffusa: versatili, con buon potere coprente e resistenza alla lavabilità, possono raggiungere le classi emissive più basse quando correttamente formulate e certificate. Le pitture naturali — a base di oli, argilla, caseina o resine vegetali — offrono un profilo emissivo eccellente e rispondono alla domanda crescente di materiali con ingredienti di origine biologica e ciclo di vita tracciabile. Le pitture fotocatalitiche, infine, contengono biossido di titanio (TiO₂) che, attivato dalla luce, trasforma sostanze nocive come formaldeide, VOC e ossidi di azoto in composti innocui, con applicazioni documentate sia in ambienti interni ad alta esposizione luminosa che in contesti sanitari e pubblici. Sul fronte delle certificazioni, i principali riferimenti per la specifica tecnica sono: l’Ecolabel UE — aggiornato con la Decisione 2025/2607 del 17 dicembre 2025, con criteri validi fino al 2032 — che garantisce l’assenza di classificazioni di pericolo rilevanti e il rispetto di limiti specifici di VOC e SVOC secondo metodi standard riconosciuti; il Blue Angel, marchio tedesco a diffuso riconoscimento internazionale per pitture e vernici a basse emissioni; l’EMICODE, sistema di classificazione per adesivi, sigillanti e prodotti da posa; e la certificazione finlandese M1, che include requisiti su VOC, formaldeide e ammoniaca misurati secondo EN 16516, oltre a test olfattivi. Tutte queste certificazioni sono riconosciute nei principali sistemi di green building (LEED, BREEAM, WELL) e costituiscono mezzi di prova validi ai fini dei CAM edilizia 2026. Geo Colors e il Kerakoll Colors Perfect Store: colore, salubrità e consulenza per il progetto d’interni Negli spazi contemporanei, l’estetica delle finiture interne deve necessariamente dialogare con la salubrità degli ambienti. Geo Colors, da oltre 25 anni Partner Tecnico di riferimento nel Nord-Est per l’edilizia leggera, risponde a questa esigenza offrendo ai progettisti soluzioni all’avanguardia. A supporto del design d’interni, l’azienda ha recentemente inaugurato nella filiale di Bussolengo (VR) il nuovo Kerakoll Colors Perfect Store – il più grande in Italia – un hub esclusivo di consulenza dedicato alla nuova gamma Kerakoll Colors. All’innovazione cromatica di Kerakoll si affianca l’eccellenza materica dei prodotti Giorgio Graesan, con finiture altamente traspiranti e di tendenza come Muro Naturale, Gioia e Istinto. Si tratta di uno spazio d’incontro privilegiato in cui professionisti dell’edilizia, architetti e interior designer possono dialogare quotidianamente con i tecnici di Geo Colors. L’obiettivo è supportare i progettisti nella scelta delle colorazioni e della gamma di prodotti più idonei, per dare vita a progetti e ambienti sani, eleganti e duraturi. Rivestimenti e pavimenti: materiali a confronto per la salubrità Se le pitture rappresentano lo strato più superficiale dell’ambiente interno, i rivestimenti di pavimento e parete ne definiscono la struttura materica permanente. La loro incidenza sulla qualità dell’aria interna è legata non solo alle emissioni proprie del materiale, ma anche ai prodotti di posa — adesivi, primer, sigillanti, stucchi — che possono rappresentare la fonte emissiva più significativa dell’intero sistema finito. Gres porcellanato: inerzia chimica e igiene certificata Tra i materiali per rivestimento e pavimentazione, il gres porcellanato unisce estetica, durata e salubrità. Prodotto per sinterizzazione ad alta temperatura — generalmente superiore a 1.200 °C — è un materiale inorganico, chimicamente inerte, privo di emissioni di VOC in qualsiasi condizione d’uso. La sua struttura compatta, con assorbimento d’acqua inferiore allo 0,5% secondo la classificazione UNI EN ISO 10545, lo rende impermeabile all’acqua, agli agenti chimici, ai batteri e ai microrganismi, con ottime prestazioni di igiene e sanificabilità. Adatto a qualsiasi destinazione d’uso, sul piano ambientale, il gres porcellanato è anche un materiale durevole, riciclabile a fine vita e compatibile con la redazione di Dichiarazioni Ambientali di Prodotto (DAP/EPD) secondo la norma ISO 14025 e le regole di categoria PCR per le piastrelle ceramiche. Sul piano della valutazione ambientale, la Life Cycle Assessment (LCA) consente di misurare l’impatto di un rivestimento lungo l’intero ciclo di vita — dalla produzione alla posa, dalla manutenzione allo smaltimento — e non solo nella fase d’uso. I CAM edilizia 2026 richiedono per le categorie pertinenti la disponibilità di Dichiarazioni Ambientali di Prodotto (EPD) conformi alla ISO 14025 e alla EN 15804: nei cantieri pubblici sono un requisito operativo, nel privato un indicatore oggettivo di qualità e trasparenza del produttore. La gestione igrometrica del substrato è l’altra variabile che condiziona la scelta del rivestimento, soprattutto nel retrofit. Un materiale tecnicamente idoneo applicato su un supporto con umidità residua non controllata può generare distacchi, macchie e proliferazione di muffe, compromettendo sia la durabilità della finitura che la salubrità dell’ambiente. La verifica dell’umidità del massetto prima della posa e la corretta ventilazione dell’edificio sono condizioni abilitanti, non dettagli esecutivi. Ceramiche Keope Smart: design ceramico accessibile, qualità e produzione consapevole Ceramiche Keope propone Smart, la nuova linea di gres porcellanato pensata per offrire soluzioni funzionali, versatili e accessibili, mantenendo gli standard estetici e tecnici del brand. Smart si compone di sette collezioni declinate negli effetti pietra, cemento e resina, con i formati tra i più richiesti dal mercato contemporaneo: 30×60, 60×60 e 60×120 cm. La gamma è progettata per garantire continuità visiva tra indoor e outdoor, con superfici che spaziano dalle finiture R9 alle R11 e spessori da 8 mm e 9 mm per gli interni, 20 mm per gli esterni. Smart Harbor Greige 60×120 Tra le novità spiccano Harbor, ispirata all’estetica del micro-cemento contemporaneo, e Nyth, superficie materica che reinterpreta l’incontro tra ardesia indiana e pietra di Cardoso. Sul piano della sostenibilità, la scelta dello spessore ridotto a 8 mm per gran parte della gamma si traduce in risultati misurabili lungo l’intero ciclo di vita: la linea Smart consente di ridurre dell’8% l’impiego di materie prime e del 6% il consumo di acqua e le emissioni di CO₂. Smart Nyth Ivory I prodotti contengono inoltre il 25% di materiale riciclato pre-consumer. L’ottimizzazione del packaging — più piastrelle per confezione grazie agli spessori ridotti — genera ulteriori benefici in termini di imballaggi e impatto logistico. Come tutto il gres porcellanato Keope, i prodotti della linea Smart non emettono sostanze organiche, non alimentano allergie e mantengono inalterate nel tempo le caratteristiche estetiche e prestazionali. Materiali lapidei, legno, resine e microtopping: vantaggi e criticità I materiali lapidei naturali — marmo, granito, pietra — condividono con il gres l’inerzia chimica e l’assenza di emissioni proprie, con l’avvertenza che i trattamenti di finitura e protezione superficiale (cere, resine, oli) possono introdurre un profilo emissivo variabile a seconda della formulazione. E’ dunque importante scegliere prodotti certificati per la manutenzione. Il legno — nelle sue forme di parquet, listoni o rivestimento a parete — è un materiale naturale per eccellenza che richiede attenzione progettuale. Il legno massello o i prodotti in legno ingegnerizzato (multistrato, LVL) possono emettere formaldeide e altri aldeidi, in quantità variabili in funzione delle colle e dei trattamenti utilizzati. Le classi di emissione E1 e E0 per i pannelli a base legno — definite dalla norma EN 13986 — e le certificazioni come CARB (California Air Resources Board) o TSCA Title VI costituiscono i riferimenti per la verifica. Le finiture superficiali con oli naturali o vernici all’acqua a bassa emissione completano la strategia di contenimento dei VOC. Le resine epossidiche e poliuretaniche per pavimentazione sono materiali ad alto contenuto tecnologico, ma con un profilo emissivo nella fase di applicazione e nelle settimane successive che impone valutazioni accurate e richiede adeguata ventilazione del cantiere e del locale. Le formulazioni a base acqua e i prodotti certificati EMICODE EC1 PLUS hanno ridotto significativamente questo impatto, ma la verifica della scheda tecnica e del certificato di emissione resta indispensabile. Il microtopping e i sistemi a base cementizia per finiture continue presentano generalmente emissioni contenute, ma la compatibilità con il sistema di protezione superficiale — resine, silossani, oli — deve essere valutata con la stessa attenzione riservata alle pavimentazioni resinose. Isolanti per finiture interne: prestazioni termiche, acustiche e salubrità Nelle contropareti, nei sistemi a secco e nei controsoffitti, l’isolante è una componente invisibile ma determinante. Contribuisce alle prestazioni termiche e acustiche dell’ambiente, ma incide anche — attraverso le proprie emissioni e la capacità di gestire il vapore acqueo — sulla qualità dell’aria interna. I CAM edilizia 2026 fissano requisiti specifici per questa categoria di prodotti: marcatura CE obbligatoria, divieto di sostanze SVHC oltre lo 0,1% e limiti di emissione VOC per i pannelli di finitura a vista. Sul piano termico, l’obiettivo di una controparete interna non è tanto agire sulla trasmittanza dell’involucro quanto eliminare le superfici fredde che generano condensa superficiale e proliferazione di muffe, soprattutto in corrispondenza dei ponti termici strutturali. Sul piano acustico, il coefficiente di assorbimento (α) è il parametro di riferimento: materiali fibrosi e porosi come lane minerali, lana di legno e sughero offrono generalmente le prestazioni migliori. Tra i materiali più diffusi, la lana di roccia offre incombustibilità certificata e prodotti fino alla classe A+. La lana di legno mineralizzata garantisce ottimo comportamento igrometrico ed elevata capacità termica. Il sughero naturale espanso è la scelta consolidata della bioedilizia. L’aerogel, con valori di λ tra 0,013 e 0,017 W/mK, consente spessori minimi a parità di prestazione termica. In fase di specifica tecnica è opportuno richiedere sempre: classe di emissione VOC (scala A+/A/B/C), certificato di prova UNI EN 16516, assenza di sostanze SVHC e, ove disponibile, EPD conforme alla EN 15804. La gestione igrometrica rimane la variabile più critica, soprattutto nel retrofit. La condensa interstiziale — verificabile con il metodo di Glaser secondo UNI EN ISO 13788 — può compromettere le prestazioni dell’isolante e favorire la proliferazione di muffe. Il corretto posizionamento dell’isolante nella stratigrafia e l’adozione di barriere o freni vapore calibrati sul contesto climatico sono le soluzioni tecniche più efficaci per controllare questo fenomeno. Purenit®: l’isolante ad alto rendimento per finiture interne del Gruppo Bonomi Pattini Purenit® — proposto dal Gruppo Bonomi Pattini, realtà italiana con decenni di esperienza nella lavorazione di materiali tecnici avanzati — è un pannello a base di schiuma poliuretanica rigida PUR/PIR ad alta densità, con circa 550 kg/m³. La struttura cellulare chiusa garantisce stabilità dimensionale, assenza di assorbimento idrico e resistenza certificata a oli minerali, solventi, soluzioni alcaline, acidi diluiti e agenti biologici come le termiti. In termini di salubrità ambientale, Purenit® non rilascia sostanze nocive, non favorisce la proliferazione di muffe o batteri e supporta positivamente la diffusione del vapore acqueo, contribuendo alla regolazione dell’umidità relativa interna: una proprietà rilevante nei contesti dove il controllo igrometrico è parte integrante del progetto delle finiture. Tra i vantaggi segnaliamo la versatilità di lavorazione: Purenit® può essere fresato, forato, segato, rivestito, incollato e verniciato con le tecnologie standard disponibili in officina, rendendolo adatto alla realizzazione di rivestimenti verticali, mobili, piani orizzontali e componenti per stand espositivi, sia in ambienti interni che in applicazioni outdoor. Il pannello è disponibile in spessori da 10 a 60 mm, con larghezza standard di 1.220 mm e lunghezze da 1.680 a 1.750 mm. La certificazione antincendio ne amplia l’impiego anche in contesti normativi esigenti. FAQ — Finiture interne e salubrità Quali pitture per interni hanno le emissioni di VOC più basse? Le pitture con le emissioni di VOC più contenute sono le pitture minerali a base di calce o silicato di potassio, che per composizione presentano emissioni praticamente nulle, e le pitture naturali a base di oli, argilla o caseina. Tra le pitture acriliche a base acqua, le formulazioni certificate in classe A+ secondo la classificazione francese — adottata come riferimento anche dai CAM edilizia 2026 — garantiscono i livelli emissivi più bassi della categoria. Per verificare le prestazioni dichiarate, è sempre opportuno richiedere il certificato di prova secondo UNI EN 16516 e verificare la presenza di certificazioni come Ecolabel UE, Blue Angel o Indoor Air Comfort Gold. Cos’è la classe di emissione A+ per i materiali da costruzione? La classe A+ è il livello più alto della classificazione francese per le emissioni di sostanze volatili dei materiali da costruzione, su una scala che va da A+ (emissioni molto basse) a C (emissioni elevate). È determinata attraverso test in camera climatica secondo metodi standardizzati — in Europa principalmente la UNI EN 16516 — che misurano le concentrazioni di VOC, formaldeide e altre sostanze rilasciate dal materiale in condizioni controllate. La classe A+ è riconosciuta come riferimento nei principali sistemi di certificazione degli edifici sostenibili (LEED, BREEAM, WELL) e costituisce il requisito minimo atteso per le finiture interne negli appalti pubblici soggetti ai CAM edilizia 2026. Il gres porcellanato è un materiale salubre per gli ambienti interni? Sì, il gres porcellanato è tra i materiali più indicati per gli ambienti interni dal punto di vista della salubrità. È un materiale inorganico, prodotto per sinterizzazione ad alta temperatura, chimicamente inerte e privo di emissioni di VOC in qualsiasi condizione d’uso. La struttura compatta — con assorbimento d’acqua inferiore allo 0,5% secondo UNI EN ISO 10545 — lo rende impermeabile all’acqua, ai batteri e ai microrganismi, con prestazioni igieniche eccellenti e facilità di sanificazione. Non richiede trattamenti periodici con prodotti chimici filmogeni, eliminando per definizione una delle fonti ricorrenti di inquinamento indoor legata alla manutenzione dei pavimenti. Come migliorare la qualità dell’aria in casa con le finiture? Il primo passo è la selezione di materiali a basse emissioni certificati: pitture in classe A+, adesivi e sigillanti EMICODE EC1, pavimentazioni e rivestimenti con EPD disponibile. È altrettanto importante considerare il sistema nel suo insieme — non solo il materiale a vista ma anche primer, colle e stucchi — per evitare l’effetto cocktail derivante dalla sovrapposizione di più sorgenti emissive. Sul piano gestionale, garantire un adeguato ricambio d’aria nelle settimane successive alla posa è determinante per smaltire le emissioni di off-gassing. Nel lungo periodo, la scelta di materiali traspiranti e la corretta gestione igrometrica dell’edificio contribuiscono a mantenere condizioni stabili di comfort e salubrità. Cosa sono i CAM e come influenzano la scelta dei materiali per le finiture interne? I CAM — Criteri Ambientali Minimi — sono i requisiti ambientali obbligatori che le pubbliche amministrazioni devono inserire nelle gare d’appalto per lavori edilizi e servizi di progettazione, ai sensi del Codice dei Contratti Pubblici. Per le finiture interne, i CAM edilizia 2026 (DM MASE 24 novembre 2025, in vigore dal 2 febbraio 2026) fissano limiti specifici per le emissioni di VOC di pitture, vernici, adesivi, sigillanti e pavimentazioni, con soglie numeriche per formaldeide e benzene, oltre a obblighi relativi alla marcatura CE degli isolanti e al divieto di sostanze SVHC. Nei cantieri privati i CAM non sono obbligatori, ma costituiscono un riferimento tecnico sempre più adottato anche in ambito residenziale, in particolare nei progetti orientati alle certificazioni di sostenibilità. Qual è la differenza tra pittura traspirante e pittura lavabile? Sono due caratteristiche distinte che rispondono a esigenze diverse e non si escludono necessariamente a vicenda. La traspirabilità misura la capacità della pittura di consentire la diffusione del vapore acqueo attraverso il film pittorico, espressa attraverso il coefficiente di permeabilità µ o il valore Sd: una pittura traspirante favorisce la regolazione igrometrica della parete e riduce il rischio di condensa superficiale e muffe. La lavabilità, invece, misura la resistenza del film alla rimozione per sfregamento in presenza di acqua, classificata secondo la norma EN 13300 in classi da 1 (alta resistenza) a 5 (bassa resistenza). Le pitture minerali sono generalmente molto traspiranti ma con lavabilità limitata; le pitture acriliche moderne possono combinare buona lavabilità e discreta traspirabilità, in funzione della formulazione. Come scegliere un isolante per controparete che non emetta sostanze nocive? I criteri di selezione principali sono tre. Il primo è la verifica della classe di emissione VOC: richiedere il certificato di prova secondo UNI EN 16516 e privilegiare prodotti in classe A+. Il secondo è la conformità al Regolamento REACH: l’isolante non deve contenere sostanze SVHC in concentrazione superiore allo 0,1%, come richiesto dai CAM edilizia 2026. Il terzo è la disponibilità di una Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD) conforme alla EN 15804, che attesta le prestazioni ambientali lungo l’intero ciclo di vita. Materiali come lana di roccia nelle formulazioni più recenti, lana di legno mineralizzata e sughero naturale espanso presentano generalmente profili emissivi molto contenuti e documentazione tecnica adeguata. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento