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Il punto di vista di David Venables, direttore europeo dell’American Hardwood Export Council (AHEC). Mancano solo pochi giorni. E non mi riferisco alla fine del mondo: questa data è arrivata ed è già passata! Il 3 marzo 2013 è la data in cui la nuova EU Timber Regulation (EUTR, indicata anche come “Due Diligence”) diventerà legge. Questa potrebbe non essere la “fine”, ma certamente il nuovo Regolamento segna un grande cambiamento nel nostro mondo. Che ci piaccia o no, che siamo confusi o fiduciosi, o perfino solo disinformati, questa legge segna davvero un punto di svolta. La EUTR è una legge veramente innovativa. Chiunque venda del legno sul mercato europeo sarà legalmente obbligato a dimostrare la “due diligence” e il rischio trascurabile che il legno provenga da una fonte illegale. Finora questo approccio non è mai stato sperimentato in nessun altro settore per nessun materiale. Da una parte si presenta una interessante opportunità di mercato per l’industria del legno. C’è la possibilità di mostrare che si può fare affidamento sull’industria per rispondere positivamente e fornire soluzioni, e che anche le attività imprenditoriali, così come le organizzazioni non governative, sono una forza che può indurre cambiamenti positivi per l’ambiente. Per almeno un anno gli occhi di tutti saranno puntati sul settore del legno in Europa; se questa legge funziona e viene fatta osservare equamente da tutti i membri dell’Unione Europea e soddisfa le organizzazioni non governative, allora essa darà una grandissima spinta alla credibilità nei confronti dei nostri consumatori. Si baserà sul considerevole progresso già fatto per assicurare il riconoscimento dell’industria del legno fra i protagonisti principali del settore delle costruzioni. (Mi sono divertito a leggere su The Independent di fine gennaio un articolo sulla sicurezza al fuoco negli edifici, dove il legno veniva costantemente indicato come “il nuovo materiale da costruzione”!). D’altro lato questa legge potrebbe invece essere usata come un ulteriore strumento per danneggiare un settore che già soffre per gli effetti della recessione. Saranno probabilmente necessari controlli molto rigorosi per dissipare tutte le critiche, come quelle sorte negli USA quando la Gibson Guitars è stata accusata di violare il Lacey Act importando illegalmente legno di ebano dall’India e dal Madagascar. In mancanza di una risposta adeguata l’inevitabile (e necessaria) eco intorno a questo caso potrebbe essere usata per offuscare la reputazione dell’intera industria del legno. Questa legge appare anche come una sfida dal punto di vista tecnico e della comunicazione in quanto essa deve veicolare contenuti complessi e nuovi a decine di migliaia di operatori nell’Unione Europea. Criticare l’industria del legno per l’eventuale fallimento nel vincere questa sfida sarebbe particolarmente scorretto, dal momento che sono i materiali concorrenti del legno, come l’acciaio e il cemento, che ne trarrebbero il maggior beneficio dato che alle industrie produttrici di questi materiali non è al momento richiesto di utilizzare materie prime legali. Secondo me la Commissione Europea non ci ha aiutato. Le linee guida finali devono ancora essere emesse e c’è ancora un bel po’ di confusione riguardo alle organizzazioni di controllo, all’analisi del rischio e alla documentazione accettabile. In molti Paesi è inoltre necessario che si faccia maggiore chiarezza riguardo all’approccio nazionale all’applicazione della legge, e ci vuole maggiore certezza che questo approccio sarà armonizzato nei Paesi dell’Unione Europea. Anche se grazie all’approfondito studio della società di consulenza indipendente Seneca Creek il legno di latifoglie proveniente dagli Stati Uniti è stato valutato a basso rischio, il nostro ufficio di Londra è stato molto impegnato negli ultimi mesi a rispondere a molte domande degli esportatori statunitensi e degli importatori europei. Le domande più ricorrenti riguardano: documentazione, denominazione delle specie e tracciabilità per risalire alla regione forestale di provenienza. Io mi rendo conto che i commercianti di legname debbano prendere il nuovo Regolamento molto sul serio ma ho paura che, in mancanza di appropriate linee guida da parte della Comunità Europea, i commercianti possano diventare eccessivamente prudenti, chiedendo rassicurazioni e pensando di dover fornire informazioni che non sono in realtà richieste dal Regolamento (come per esempio la certificazione per il legname proveniente da regioni a basso rischio). Detto questo, resto convinto che questa legge possa lavorare in nostro favore in quanto dovrebbe finalmente indurci ad affrontare i problemi più generali della sostenibilità come il profilo dell’impatto ambientale. Se solo potessimo avvicinarci velocemente al momento in cui le dichiarazioni ambientali di prodotto basate sull’analisi del ciclo di vita (denominate EPDs) saranno la norma per il materiali e per i prodotti dell’edilizia, e il legno avrà occupato quello che a buon diritto è il suo posto di materiale di elezione per l’edilizia “verde”! In questa visione utopica forse saremo noi a guardare i nostri concorrenti che cercano freneticamente di adeguarsi al nuovo “regolamento europeo sui minerali ferrosi”… Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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