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A cura di: Pierpaolo Molinengo A partire dal 1° ottobre 2024 per le aziende che operano nel settore dell’edilizia è entrata in vigore la patente a crediti per le imprese e i lavoratori autonomi. Devono assolvere a questo obbligo quanti operano nei cantieri temporanei o mobili. La patente a crediti risponde ad un’esigenza chiara e ben definita: migliorare la qualificazione delle imprese in materia di sicurezza sul lavoro. Ma entriamo nel dettaglio e cerchiamo di capire come si debbano muovere i diretti interessati in questa prima fase e come debbano fare per adeguarsi alla normativa. Patente a crediti, i tratti salienti della normativa La normativa sulla patente a crediti nei cantieri delinea con precisione quali siano i soggetti interessati alla novità e le procedure per richiederla. Ad essere sottoposte a questo nuovo obbligo non sono solo le imprese edili: sono coinvolti tutti i soggetti che operano fisicamente all’interno di un cantiere, compresi i lavoratori autonomi. Gli unici esclusi sono quanti forniscono dei servizi prettamente intellettuali, come i geometri, gli architetti o gli ingegneri. L’esonero, inoltre, coinvolge le imprese dotate della qualificazione SOA di classe III o superiore. La patente a punti viene rilasciata in formato digitale: la richiesta e la gestione della pratica vengono espletate attraverso il portale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (Inl), a cui è possibile accedere utilizzando lo Spid o Cie. Il legislatore ha previsto una fase transitoria fino al 31 ottobre 2024 per evitare dei ritardi o dei sovraccarichi al sistema. È possibile inviare un’autocertificazione tramite Pec, che permette di lavorare temporaneamente sino al 1° novembre 2024. Nel caso in cui il richiedente dovesse rilasciare delle dichiarazioni non veritiere, la patente a crediti può essere revocata. A partire dal 1° novembre 2024 non è più possibile operare nei cantieri senza che la stessa sia rilasciata regolarmente. Quando a richiedere la documentazione sono delle imprese o dei lavoratori stranieri, gli stessi devono presentare dei documenti equivalenti rilasciati nel paese d’origine o richiedere la patente italiana. Il Durc, la regolarità fiscale e l’iscrizione alla Camera di Commercio possono essere autocertificati. Il Dvr o la formazione, invece, devono essere attestati attraverso delle dichiarazioni sostitutive. La patente a crediti può essere revocata nel caso in cui vengano rilasciate delle dichiarazioni non veritiere o per il mancato rispetto dei requisiti, una volta che la situazione sia accertata dall’Inl. Come richiedere la patente a crediti Le fasi attraverso le quali richiedere la patente a crediti sono ben delineate e precise. E prevedono una tabella di marcia ben definita: prima della domanda. I lavoratori autonomi e le imprese devono verificare di essere in possesso dei requisiti. Alcuni di questi – come l’iscrizione alla Cciaa, il Durc e la formazione obbligatoria – sono uguali per tutti. Altri, invece, variano in base alla categoria di appartenenza dell’operatore; a partire dal 1° ottobre è possibile accedere al portale INL. Per farlo è necessario accedere con le credenziali Spid o Cie. L’operatore ha la possibilità di presentare la domanda in maniera autonoma o appoggiarsi ad un professionista (un consulente del lavoro o un commercialista); fino al 31 ottobre c’è una fase transitoria, che permette di inviare un’autocertificazione tramite Pec all’indirizzo dichiarazionepatente@pec.ispettorato.gov.it. Viene rilasciato un’autorizzazione provvisoria per lavorare nei cantieri, che è valida fino al 31 ottobre; dopo aver presentato l’autocertificazione o la domanda tramite il portale Inl, viene rilasciata una patente digitale con un codice univoco. Salvo diversa indicazione, le attività possono continuare senza alcun tipo di problema. Patente a crediti, non è uno strumento statico È bene sottolineare che la patente a crediti non è uno strumento statico. Può essere sospesa nel momento in cui dovessero essere riscontrate delle gravi violazioni, tra le quali rientrano gli incidenti sul lavoro per negligenza del datore di lavoro. Tra le cause più comuni che possono portare alla sospensione ci sono la mancata osservanza delle norme di sicurezza, l’utilizzo di materiali scadenti o il mancato rispetto delle tempistiche che sono state concordate per i lavori. Spetta alla commissione territoriale – nella quale ci sono dei rappresentanti Inl, Inail e delle aziende sanitarie – valutare l’eventuale sospensione. dopo dodici mesi dalla revoca, l’azienda può richiedere una nuova patente a crediti. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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