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È uno dei dati più significativi del terzo Rapporto sul mercato del lavoro nel settore delle costruzioni, realizzato da Obiettivo Lavoro e Cresme. Il dato positivo, secondo l’indagine, è dovuto soprattutto a un “progressivo processo di emersione di lavoratori già occupati” e – nei primi cinque mesi dell’anno – è cresciuto “in modo significativo l’apporto degli extracomunitari, che rappresentano il 22,8% delle assunzioni”. L’aumento della presenza dei lavoratori stranieri, secondo l’indagine, è più evidente se si confrontano i dati del periodo 2001-2007. Se nel 2001 i cittadini extracomunitari rappresentavano il 10,2% delle assunzioni, nel 2006 passano al 18,1%. Il salto maggiore è avvenuto tra il 2001 e il 2002, con 4,6 punti percentuali di scarto (da 10,2% a 14,8%). Negli anni successivi l’incidenza sul totale delle assunzioni aumenta fino al 17,3% del 2004 e su questo valore si stabilizza anche nel 2005. Il 2006 evidenzia una nuova crescita del contributo occupazionale (18,1% delle assunzioni). Uno dei dati più significativi dell’ultimo anno è l’emersione del lavoro nero. L’attivazione di ispezioni nei cantieri tra agosto 2006 e agosto 2007 “ha portato infatti i primi risultati con la scoperta di oltre 160.000 lavoratori irregolari, di cui quasi 90mila stranieri. Il dato è la conseguenza di una politica di maggiore attenzione e controllo da parte delle istituzioni nel settore edile”. Rispetto all’età degli addetti, il rapporto evidenzia un progressivo invecchiamento degli occupati nell’edilizia: nel triennio 2004-2006, l’età media è aumentata da 55,7 anni a 56,5. Più precisamente, il peso delle classi fino a 35 anni è diminuito di due punti percentuali (dal 40% al 38%), mentre gli occupati di 35-44 anni sono aumentati dell’8,7% e quelli di 45-54 anni del 5,4%. Per le forme contrattuali, dal 1993 a oggi c’è stato “un costante passaggio dalle forme occupazionali dipendenti a quelle indipendenti”. Il fenomeno, “inizialmente spiegabile come una conseguenza naturale della crisi occupazionale”, è proseguito anche durante la fase di boom dell’occupazione e si è trasformato in una modifica della struttura delle imprese e del lavoro nel settore edilizio. Dal punto di vista geografico, inoltre, il rapporto disegna un’Europa profondamente differenziata rispetto alle diverse forme contrattuali e all’uso del lavoro temporaneo nelle costruzioni. Negli 11 paesi analizzati, l’incidenza dei lavoratori temporanei (in totale sono 2,4 milioni) varia dal 3,7% del Regno Unito al 20,5% della Spagna. Nella maggior parte degli altri paesi ha un’incidenza superiore al 10%, mentre in Italia è al 7%. Osservando il livello di penetrazione del lavoro temporaneo nel settore delle costruzioni in Europa, si osserva che risulta mediamente più alto rispetto al totale delle attività economiche. I lavoratori temporanei in edilizia, infatti, rappresentano il 17% degli occupati complessivi del settore costruzioni, mentre il totale dei lavoratori temporanei incide per il 12,1% rispetto all’occupazione complessiva. Il 2007, sottolinea l’amministratore delegato del Cresme, Lorenzo Bellicini, “registra una sensibile crescita occupazionale nelle costruzioni, dovuta in misura consistente a processi di emersione, frutto di politiche del lavoro che efficacemente stanno regolarizzando quote rilevanti di lavoro sommerso”. Le previsioni a breve sull’andamento del mercato italiano, aggiunge, “indicano un mercato che sarà influenzato soprattutto da una forte contrazione della nuova edilizia residenziale, che si accompagna alla frenata del mercato immobiliare. Forti sono, viceversa, le aspettative per una ripresa delle opere pubbliche, chiamate ancora una volta a svolgere una funzione anticiclica, come già sta avvenendo in molti paesi europei”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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