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Amianto sostenibile: la ricerca sui materiali dell’Università Milano Bicocca trasforma un rifiuto pericoloso in una risorsa 27/07/2026
Il piano di rigenerazione energetica del patrimonio abitativo pubblico (ERP) ha una nuova spinta: è stato pubblicato il decreto del 9 aprile 2025, firmato dai Ministri per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione e dell’Economia. Con una dotazione complessiva di 1,381 miliardi di euro, la misura si inserisce nell’Investimento 17 della Missione 7 del Piano REPowerEU e mira a ristrutturare edifici residenziali pubblici, alloggi sociali e condomini abitati da famiglie a basso reddito, contrastando la povertà energetica e promuovendo una reale transizione ecologica. Il decreto è stato approvato in Conferenza Unificata a fine marzo e rappresenta una delle misure più ambiziose del Piano nazionale di ripresa e resilienza. La norma stabilisce che gli interventi debbano garantire un miglioramento minimo dell’efficienza energetica del 30% rispetto alla situazione iniziale e prevede una combinazione di contributi a fondo perduto e prestiti agevolati riservati a soggetti certificati. Edilizia pubblica, sociale e condomini: il piano in tre direzioni La misura si articola su tre fronti: l’edilizia residenziale pubblica (ERP), quella sociale, e i condomini abitati da famiglie in difficoltà economica. Due terzi delle risorse disponibili sono destinati ai primi due ambiti, mentre un terzo supporta i progetti di efficientamento nei condomini misti o privati, abitati da nuclei a basso reddito. La finalità è duplice: ridurre i consumi energetici e migliorare le condizioni abitative di milioni di cittadini, con una particolare attenzione alle fasce più fragili. Sono ammissibili solo interventi su edifici pubblici completamente di proprietà di enti territoriali o loro strumentali, già dotati di impianti centralizzati di climatizzazione o che li acquisiranno dopo gli interventi. I progetti devono essere sviluppati e presentati da ESCo certificate UNI CEI 11352, con un piano tecnico-economico almeno al livello di fattibilità. Inoltre, gli immobili non devono aver beneficiato di altre sovvenzioni pubbliche nei cinque anni precedenti. Il pacchetto degli interventi ammissibili è ampio: cappotto termico, sostituzione di infissi e finestre, schermature solari, illuminazione efficiente, building automation, fotovoltaico con accumulo, pompe di calore, impianti solari termici, allacciamento a reti di teleriscaldamento e microcogenerazione. Il tutto con un vincolo preciso: sono esclusi in ogni forma i progetti legati a combustibili fossili. Finanza pubblica e privata: una leva per la trasformazione energetica La struttura finanziaria della misura si basa su una sinergia tra contributi pubblici e strumenti di credito. Le ESCo potranno ricevere una sovvenzione pari al 65% del costo degli interventi, mentre il restante 35% potrà essere coperto, su richiesta, tramite prestiti erogati da banche convenzionate su fondi della Dotazione CDP. Complessivamente, 1.331 milioni di euro sono destinati alle sovvenzioni e 50 milioni ai prestiti, secondo i parametri previsti dall’accordo attuativo tra GSE, CDP e la Struttura di missione PNRR. Le proposte progettuali devono essere presentate tramite piattaforma informatica del GSE, che svolgerà le funzioni di selezione, monitoraggio e controllo. Ogni progetto deve includere asseverazioni tecniche di miglioramento dell’efficienza e congruità dei costi, accompagnate da Attestati di Prestazione Energetica (APE) ante e post operam. È previsto un sistema rigoroso di verifica a chiusura lavori per certificare l’effettivo risparmio conseguito. La base giuridica della misura si fonda sull’art. 1, comma 513 della Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024), che ha definito i criteri per l’attivazione dello strumento finanziario. Un’iniziativa che parla alle città, alle comunità locali, e a un’idea di futuro dove la casa diventa il primo presidio della transizione ambientale e della giustizia sociale. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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