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A cura di: Adele di Carlo Indice degli argomenti Toggle Cosa sono i rifiuti inerti da demolizione e costruzioneCose prevede il decreto rifiuti inertiIl parere dell’Anpar Il nuovo Decreto rifiuti inerti è realtà;: lo scorso 26 giugno 2024 il governo ha infatti approvato la misura ad hoc che disciplina il riutilizzo degli inerti da costruzione e demolizione, andando ad aggiornare la normativa prevista nel primo Decreto End of Waste del 2022. Si tratta di un decreto “rivoluzionario” per il settore, come ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. L’obiettivo del nuovo Decreto inerti è ampliare le applicazioni dei materiali recuperati e ridurre al contempo i costi economici e amministrativi per gli operatori del settore. In vigore d’ora in avanti nuovi criteri secondo cui i rifiuti inerti provenienti da costruzione, demolizione e attività minerarie cessano di essere considerati “rifiuti” dopo il processo di recupero. In questo modo i materiali di scarto derivanti da costruzioni e demolizioni possono essere recuperati se soddisfano specifici criteri di qualità. Ecco nello specifico cosa stabilisce il testo di legge e a quali rifiuti si riferisce. Cosa sono i rifiuti inerti da demolizione e costruzione Per “rifiuti inerti” da demolizione e costruzione si intendono i materiali di scarto prodotti durante queste due operazioni. Tali materiali sono principalmente costituiti da scarti e frammenti di mattoni, murature, calcestruzzo, inclusi quelli armati, rivestimenti e prodotti ceramici, scarti provenienti dalla produzione di manufatti prefabbricati in calcestruzzo armato e non, detriti di sovrastrutture stradali o ferroviarie, conglomerati bituminosi derivati da fresatura a freddo, intonaci e malte. Per la loro composizione, i rifiuti inerti da demolizione e costruzione necessitano di un procedimento particolare di trasporto e smaltimento, per non arrecare danni alla salute delle persone e dell’ambiente. Per tale motivo si è reso necessario un decreto ad hoc. Cose prevede il decreto rifiuti inerti In un Paese povero di materie prime, recuperiamo strategicamente materia prima seconda centrando diversi obiettivi: meno discarica e, quindi, più economia circolare, più tutela ambientale, ma anche ascolto e supporto alle imprese con un impatto positivo per molte filiere tra cui quella estrattiva, delle costruzioni e delle demolizioni, della produzione di aggregati riciclati, bitumi, calcestruzzi e cementi, che hanno un peso importante in Italia. Con queste parole la viceministra Vannia Gava ha annunciato l’entrata in vigore del Decreto inerti, che abroga la normativa previgente in materia di gestione dei rifiuti provenienti da costruzioni e demolizioni. A differenza del passato, il nuovo Decreto definisce le responsabilità del produttore di aggregato recuperato, incluse le dichiarazioni di conformità e le modalità di prelievo e detenzione dei campioni recuperati. Altro aspetto importante del testo di legge è la richiesta ai produttori di implementare un sistema idoneo per dimostrare il rispetto dei criteri stabiliti nel regolamento. Ciò al fine di garantire il controllo della qualità e l’automonitoraggio continuo. Entro 24 mesi dall’entrata in vigore del DM, il Ministero dell’Ambiente valuterà i dati di monitoraggio acquisiti tramite il Registro Nazionale delle Autorizzazioni al Recupero (ReCER). In base ai dati, il Ministero procederà alla revisione dei criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto, assicurando che le normative rimangano aggiornate e pertinenti. Il parere dell’Anpar L’Associazione Nazionale Produttori Aggregati Riciclati ha commentato il decreto con un parere contrastante; infatti da una parte il governo ha accolto alcune delle richieste degli operatori del settore, dall’altra restano ancora dei “nodi da sciogliere”. Con la firma del nuovo Regolamento di End of waste dei rifiuti inerti, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha sciolto molti dei nodi che ANPAR aveva evidenziato con il ricorso al TAR del Lazio di novembre 2022, ma molti ne rimangono da sciogliere. Nei 24 mesi previsti per il monitoraggio il Ministero avrà il tempo necessario per rimediare alle incongruenze presenti e che – secondo l’ANPAR – potrebbero vanificare il lavoro del MASE. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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