Capitolati e specifiche tecniche: come scriverli bene per evitare errori, contestazioni e costi imprevisti 16/09/2026
La Triennale di Milano e Marcegaglia presentano Steellife, la prima mostra internazionale d’arte contemporanea dedicata ad un protagonista, l’acciaio, e ai suoi magistrali interpreti, gli artisti, curata dal critico d’arte Elisabetta Pozzetti. L’eccezionalità della mostra coincide con la ricorrenza del cinquantesimo anno di fondazione di Marcegaglia, gruppo industriale e finanziario italiano, leader in Europa e nel mondo nella trasformazione dell’acciaio. Con questo speciale evento, Marcegaglia che ha fatto della passione per l’acciaio e dell’abilità nel lavorarlo la propria cifra distintiva, slega la materia da qualsiasi funzionalità pratica e sostiene un progetto espositivo di grande valenza culturale ed estetica che rientra nelle peculiarità della sua cultura d’impresa che mescola, armonicamente, evoluzione tecnologica e rispetto delle risorse umane. Steellife sorprende per le opere esposte, riflesso di culture e latitudini geografiche differenti, per le installazioni “ambientali”, capaci di includere fisicamente il visitatore e per il potenziale immaginifico che da esse si sprigiona. Il titolo della mostra traduce la sapienza e la sensibilità con le quali gli artisti coinvolti hanno manipolato l’acciaio, innervandolo, appunto, di nuova vita. Selezionati dalla curatrice, provengono da tre continenti diversi, interpretando con originalità e spregiudicatezza le molteplici valenze estetiche di un materiale di difficile manipolazione ma di grandi potenzialità espressive. Gli artisti utilizzano linguaggi e poetiche espressione di culture assai diverse, l’unica costante è quella anagrafica: collocano la propria data di nascita tra il 1960 e il 1980. Li si può dunque definire “giovani” come giovane e innovativo è il loro approccio al materiale che utilizzano. Le opere della venezuelana Magdalena Fernandez Arriaga (Caracas, 1964) si caratterizzano per la leggiadria formale capace di restituire levitas a un materiale solitamente metafora di solidità, robustezza, tenacia strutturale. Le sue installazioni vibrano al mutare atmosferico di luce e spazio, individuando nell’interazione con lo spettatore un mezzo ulteriore del divenire fenomenico. Un’altra originale interprete femminile è la tedesca Julia Bornefeld (Kiel, 1963) che “agisce” nello spazio attraverso delle opere dinamiche, capaci di coinvolgere tre dei cinque sensi: la vista, il tatto e l’udito. Vi è sottesa ad ogni installazione, che diviene luogo di transito e di riflessione, una profonda valenza semantica, che potrebbe sfociare nella polemica se non fosse sorretta da un’irriducibile componente immaginifica. E dal mondo fantastico dei cartoons attinge a piene mani il giapponese Tetsuya Nakamura (Chiba, 1968) capace di creare macchine futuribili, navicelle spaziali, che saettano nell’infinito, con le quali traghettare i nostri migliori sogni, vestite di smalti psichedelici e connotate da una plasticità fanta-scientifica. Di tutt’altra specie le macchine rabbiose, luciferine e provocatorie del giovane svizzero Luc Mattenberger (Ginevra, 1980). Realmente funzionanti, attraverso la cinetica, il rumore e l’odore, affermano perentoriamente e in maniera un po’ impertinente la loro “vitalità robotica”. Visionaria è la rielaborazione della pakistana Adeela Suleman (Karachi, 1970) che concilia l’estetica del riciclo ora all’invenzione di forme ambigue, scarnifi cate ora alla traduzione fantastica della cultura d’origine, creando dei copricapi policromi, poliformi devoti alla tradizione orientale e alla genialità creativa dell’artista. L’italiano Francesco Bocchini (Cesena, 1969) lavora sapientemente la lamiera recuperata, riconoscendole una nuova vita attraverso la costruzione di funambolici macchinari a manovella e generando un mondo di stravaganti soggetti, attinti da un bacino fantastico alimentato da una sensibilità ludica, ironica e profondamente poetica. L’indiano Subodh Gupta (Khagaul, 1964) “contamina” gli spazi attraverso maestose installazioni, dall’impatto imponente si costituiscono in realtà di oggetti di uso comune che, decontestualizzati, acquisiscono un’autorità e un’immanenza scultorea. Il cinese Zhang Huan (An Yang City, 1965) concentra sul corpo le proprie attenzioni facendo di esso il luogo della soggettività e il tempio della spiritualità. Per Steellife realizza un’opera inedita nella quale la rievocazione diviene strumento per una nuova profonda riflessione non solo sul mondo orientale, ma sul mondo intero. Il percorso della mostra si arricchisce dei reportage fatti agli artisti nel corso dell’elaborazione, della realizzazione e dell’installazione delle opere, dal fotografo Alberto Givanni (Ferrara, 1970) sapiente narratore di storie e poliedrico interprete dell’animo umano. STEELLIFE Triennale di Milano, 26 maggio – 26 agosto 2009 A cura di Elisabetta Pozzetti Promotore: Marcegaglia Ideazione e Organizzazione: Studio Chiesa Orari: 10.30 – 20.30; giovedì 10.30 – 23.00; lunedì chiuso Per ulteriori informazioni www.triennale.it www.steellife.marcegaglia.com Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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