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A cura di: Erika Bonelli Indice degli argomenti Toggle Un workplace organizzato attorno al coreLa luce come materiale del progettoIl riferimento al design milanese della seconda metà del NovecentoMateriali, palette e comfort percettivo Il quadrante sudoccidentale di Milano è un’area in trasformazione, dove il tessuto urbano si va componendo di complessi residenziali, industriali e direzionali. Qui il complesso Park West destina 26.500 m² di superficie lorda di pavimento a spazi per uffici. È in questo edificio, all’ottavo piano della Torre B in via Bisceglie 68, che Stantec ha collocato i nuovi uffici di Dow Italia, intervento di interior design sviluppato tra novembre 2024 e agosto 2025. Il progetto, curato dall’architetto Matteo Joseph Da Lisca, di Stantec, in qualità di membro del team di progettazione e responsabile della direzione artistica ed esecutiva, parte da una rilettura delle linee guida del cliente e le reinterpreta attraverso un riferimento esplicito alla cultura del progetto milanese del secondo dopoguerra. Img by Michele Nastasi «Abbiamo lavorato per costruire uno spazio riconoscibile, ma non autoreferenziale, dove il brand emerga attraverso architettura, materiali e atmosfera complessiva. L’obiettivo era un luogo di lavoro contemporaneo che supporti collaborazione e concentrazione, mantenendo una dimensione accogliente e ‘abitabile’». – Joseph Da Lisca Un workplace organizzato attorno al core L’impianto distributivo ruota attorno a un elemento centrale compatto, il core, concepito come volume solido e continuo che raccoglie aree di servizio e back-of-house e ordina funzioni e flussi. Rivestito in boiserie lignea e parzialmente scavato, genera nicchie e passaggi che lo trasformano in un dispositivo di orientamento e, allo stesso tempo, in un luogo di relazione. «Il core non si configura solo come spazio tecnico, ma anche architettonico: lo abbiamo rivestito in boiserie lignea e parzialmente scavato, creando nicchie e passaggi che lo trasformano in un dispositivo di orientamento e, allo stesso tempo, in un luogo di relazione», spiega Da Lisca. «Attorno a lui, le partizioni trasparenti rendono l’ufficio permeabile e fluido, lasciando liberi gli angoli perché luce e skyline diventino parte dell’esperienza quotidiana». Img by Michele-Nastasi Intorno al volume centrale lo spazio si alleggerisce: pareti vetrate e partizioni trasparenti garantiscono continuità visiva e fluidità dei percorsi, mentre gli angoli del piano restano liberi per amplificare le viste e ospitare aree di lavoro open space e luoghi informali di incontro. Uffici chiusi e sale riunioni sono disposti lungo il perimetro, così da massimizzare l’ingresso della luce naturale. Img by Michele Nastasi Le postazioni operative seguono una logica insediativa precisa: quattro sezioni che funzionano come “quartieri”. La frammentazione in unità più piccole aiuta a gestire l’acustica e favorisce la prossimità tra postazioni e funzioni di supporto, dalle sale riunioni agli spazi di concentrazione. È una strategia che traduce in pianta il modello di lavoro ibrido: «Abbiamo impostato le postazioni come piccoli “quartieri”: una scala umana per favorire prossimità e collaborazione, senza rinunciare a concentrazione e comfort. È una risposta concreta a un modello di lavoro sempre più ibrido, flessibile e dinamico», osserva il progettista. La luce come materiale del progetto L’illuminazione è stata calibrata sul layout. Negli open space sono state mantenute le soluzioni esistenti, mentre nei corridoi l’inserimento di lampade circolari a soffitto attenua la direzionalità imposta dall’orditura del controsoffitto, restituendo una luce più diffusa e uniforme. Img by Michele Nastasi Uffici chiusi e sale riunioni dispongono invece di illuminazione tecnica dedicata, pensata per comfort visivo e flessibilità d’uso. L’apparato illuminotecnico integra anche elementi del design milanese, tra cui la lampada Luminator dei fratelli Castiglioni, parte del dialogo tra brand identity e architettura. Il riferimento al design milanese della seconda metà del Novecento Il tratto distintivo del progetto è il modo in cui le linee guida corporate vengono tradotte in un vocabolario architettonico colto, che evita il decorativismo. La selezione dei materiali — boiserie lignea, tessiture in feltro, legno naturale negli arredi su misura e nei controsoffitti delle sale riunioni — risponde a un’idea di interno costruita su materiali nobili e dettaglio, più che su effetti scenografici. Img by Michele Nastasi «Abbiamo trasformato le linee guida corporate in un linguaggio architettonico ispirato al design milanese della seconda metà del Novecento: materiali nobili, dettagli curati, nulla di decorativo fine a sé stesso», racconta Da Lisca. Forme, rivestimenti e arredo su misura richiamano gli interni milanesi di Magistretti, Portaluppi, Pagano e Caccia Dominioni. Il colore rosso del brand diventa filo conduttore e, insieme, citazione: rimanda al lavoro di Magistretti e Castiglioni, ma anche a Franco Albini e Franca Helg, autori del progetto della metropolitana M1 di Milano. La palette completa l’operazione affiancando al rosso i toni dell’indaco e una base di neutri, in equilibrio tra riconoscibilità di marca e percezione di benessere. Materiali, palette e comfort percettivo Il sistema dei materiali ha anche una funzione prestazionale. Moquette in tessuto, pannelli fonoassorbenti in feltro e legno naturale concorrono al comfort acustico e percettivo del piano, mentre le superfici vetrate mantengono la profondità visiva e la relazione con l’esterno. Img by Michele Nastasi È un equilibrio tra qualità ambientale e identità formale che, nelle intenzioni del progettista, definisce il carattere dello spazio: «L’insieme di questi caratteri restituisce un ambiente di lavoro con un’identità specifica e riconoscibile». Il risultato si inserisce in una lettura più ampia del ruolo dell’ufficio contemporaneo, chiamato a offrire qualcosa oltre la funzionalità. «Oggi gli spazi di lavoro devono favorire relazioni, benessere e senso di appartenenza», sottolinea Da Lisca. In questa prospettiva, la brand identity non si sovrappone all’architettura ma si fonde con essa, in linea con l’approccio di Stantec a una progettazione attenta alle persone, al comfort ambientale e alla qualità dell’esperienza quotidiana. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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