Rifare l’impianto elettrico, tutti i passaggi

Rifare l’impianto elettrico non significa solo sostituire alcuni componenti,  è un’operazione utile per migliorare le prestazioni dell’impianto e garantirne la massima sicurezza. E’ richiesta una progettazione attenta in funzione delle esigenze dell’edificio, della sicurezza e dell’efficienza energetica. Il primo step, in questi casi, è quello di individuare il giusto professionista.

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Rifare l'impianto elettrico, tutti i passaggi

Rifare l’impianto elettrico richiede di valutare attentamente lo stato di fatto e le necessità da soddisfare nell’edificio, con la dovuta attenzione anche agli aspetti di sicurezza e di efficienza energetica. Il rifacimento degli impianti, soprattutto nel caso di riqualificazione, non consiste nella semplice sostituzione di cavi e prese, ma richiede una vera e propria progettazione, soprattutto alla luce della crescente elettrificazione degli edifici e della diffusione delle tecnologie per gli smart buildings. Negli ultimi anni, infatti, il ruolo dell’impianto elettrico è profondamente cambiato, in quanto non si limita esclusivamente all’alimentazione dei carichi tradizionali, ma rappresenta l’infrastruttura tecnologica portante per i sistemi domotici, gli impianti e per la produzione di energia rinnovabile. Parallelamente, l’evoluzione normativa ha gradualmente innalzato i requisiti di sicurezza, imponendo criteri progettuali rigorosi rispetto agli impianti realizzati in passato. Per il professionista, affrontare il rifacimento di un impianto significa coniugare sicurezza, conformità legislativa, continuità di servizio, efficienza energetica e predisposizione verso le future evoluzioni tecnologiche.

Quando è obbligatorio rifare l’impianto elettrico di casa

Il rifacimento dell’impianto elettrico è un’esigenza che deriva, nella maggior parte dei casi, dalla vetustità del patrimonio edilizio italiano, costruito prima dell’entrata in vigore delle nuove norme tecniche sugli impianti elettrici. Capita molto spesso che vi siano impianti in esercizio, ma con caratteristiche ormai superate e inadeguate rispetto alle esigenze dell’edificio stesso. Ciò causa sovraccarichi, guasti, interruzioni e rischi maggiori, anche in materia di incendio.

Quando è obbligatorio rifare l’impianto elettrico di casa

A ciò si aggiunge il fatto che la costante crescita della potenza richiesta dagli edifici, mette alla prova anche gli impianti meno vecchi, che possono venir meno ai requisiti di sicurezza e affidabilità richiesti.
In alcuni casi è sufficiente un adeguamento dell’impianto, ma ci sono situazioni in cui il rifacimento completo è la situazione tecnicamente più corretta o addirittura obbligata per poter assicurare il corretto funzionamento dell’edificio. In sostanza, è obbligatorio rifare l’impianto elettrico quando vengono meno dei requisiti normativi e tecnici di sicurezza o di compatibilità con i nuovi impianti installati.

Qual è la differenza tra manutenzione ordinaria e straordinaria

La manutenzione ordinaria dell’impianto elettrico comprende tutti gli interventi finalizzati a conservarne l’efficienza e la sicurezza nel tempo, però senza modificare la struttura o le caratteristiche funzionali del sistema. La manutenzione straordinaria, invece, racchiude tutti gli interventi che comportano modifiche, ampliamenti o adeguamenti dell’impianto. Quindi, mentre la manutenzione ordinaria ha lo scopo di preservare l’impianto nelle condizioni originarie, quella straordinaria ne modifica la natura o le prestazioni. Di conseguenza, per questa seconda tipologia di intervento, è necessaria una valutazione tecnica più approfondita e, laddove previsto dalla normativa, anche una nuova dichiarazione di conformità.

Quali documenti servono per rifare l’impianto elettrico

Il rifacimento dell’impianto elettrico è un’opera che può rientrare negli interventi di manutenzione che ricadono nell’edilizia libera. Questo significa che per la ristrutturazione dell’impianto e di ogni sua componente non serve chiedere alcun tipo di permesso o titolo autorizzativo.

Quali documenti servono per rifare l’impianto elettrico
Edilizia libera, però, non significa libertà di eseguire le opere senza il rispetto della normativa vigente. Tutti gli impianti elettrici, infatti, devono essere accompagnati da una dichiarazione di conformità, redatta dal tecnico abilitato incaricato, qualificato secondo quanto specificato dal DM 37/2008. Un impianto elettrico è a norma quando i professionisti che eseguono le opere possiedono tutti i requisiti necessari, ma anche quando è presente un salvavita, interruttori magnetotermici e differenziali, cavi correttamente dimensionati e realizzati con materiali certificati, la messa a terra.

Cos’è la Dichiarazione di Conformità dell’impianto elettrico

La Dichiarazione di Conformità (DiCo) dell’impianto elettrico è un documento obbligatorio che certifica che i lavori eseguiti sono conformi alla normativa tecnica e di sicurezza vigente. Viene rilasciata dall’impresa installatrice al termine di una nuova installazione, di una modifica o del rifacimento completo dell’impianto elettrico, attestando che l’opera è stata eseguita a regola d’arte e con materiali conformi. La Dichiarazione di Conformità è accompagnata da una relazione tecnica contenente la descrizione dell’intervento effettuato e dallo schema dell’impianto realizzato, documenti che consentono di verificarne le caratteristiche e la corretta esecuzione. Questo certificato rappresenta una garanzia sia per il proprietario dell’immobile, che per gli utilizzatori dell’impianto, in quanto ne attesta la sicurezza, l’affidabilità e la conformità alle disposizioni di legge.

Scegliere il professionista giusto e scelte progettuali

Il rifacimento dell’impianto elettrico deve necessariamente essere affidato a un professionista competente e qualificato. Quando è necessario rifare l’impianto elettrico, quindi, il primo passo è quello di individuare l’azienda o il professionista che si ritiene più adeguato alle proprie esigenze.

Rifare l'impianto elettrico, come scegliere il professionista giusto
Il consiglio è quello di evitare assolutamente il fai da te e verificare sempre le competenze dei tecnici incaricati. Per scegliere in modo consapevole, è consigliabile valutare più preventivi nel caso di rifacimento dell’impianto e non di semplice manutenzione, come quando si procede con lo spostamento di prese e interruttori o un parziale aggiornamento dei componenti installati.

Chi può certificare un impianto elettrico

L’impianto elettrico può essere certificato esclusivamente da un’impresa installatrice abilitata, cioè una ditta regolarmente iscritta alla Camera di Commercio e in possesso dei requisiti tecnico-professionali previsti dal D.M. 37/2008. La certificazione avviene tramite il rilascio, come detto in precedenza, della dichiarazione di conformità, che viene firmata dal responsabile tecnico dell’impresa che ha eseguito i lavori. Non può essere rilasciata da un elettricista qualsiasi, ma solo da un professionista o da una ditta autorizzata che abbia effettivamente realizzato l’impianto o le modifiche. Se la Dichiarazione di Conformità non è disponibile, come avviene nel caso di impianti molto vecchi, la certificazione può essere sostituita da una Dichiarazione di Rispondenza, redatta da un tecnico abilitato dopo le verifiche necessarie.

Come procedere per il rifacimento dell’impianto elettrico

Una volta selezionato il professionista, è importante progettare correttamente l’intervento, coerentemente alle proprie esigenze. Il rifacimento dell’impianto, infatti, è anche l’occasione per un suo adeguamento ad una nuova organizzazione degli spazi o a differenti necessità funzionali. Per questo motivo, le attività necessarie per il rifacimento sono di varia natura e vanno dall’installazione di componenti elettrici, ad opere murarie.

Come procedere per il rifacimento dell’impianto elettrico

L’apertura o la chiusura di tracce a parete, pavimento o soffitto, all’interno delle quali posizionare i cavi elettrici, ne sono un esempio. Questi interventi incidono anche sul preventivo e prevedono la presenza di manodopera differente dal solo elettricista.
Alla base di ogni opera, sta una corretta progettazione, evitando errori banali come la semplice riproduzione dello schema di impianto precedente. Il progetto dovrebbe invece dalle reali esigenze dell’utente finale, considerando la destinazione d’uso degli ambienti, i carichi previsti, la possibilità di ampliamenti e modifiche future all’immobile, i livelli di efficienza energetica da raggiungere, la necessità di integrare i sistemi domotici.
Passando alla fase operativa, il rifacimento dell’impianto richiede spesso la demolizione di quanto esistente, con la completa rimozione di ogni componente in essere, inclusi i tubi corrugati che ospitano i cavi. Questa attività, in alcuni casi, potrebbe riguardare anche finiture come piastrelle o rivestimenti, che devono essere eliminati per procedere con i lavori.
Dopo di che, è possibile avviare la realizzazione delle nuove tracce e alla posa dei tubi, oltre che delle cassette di derivazione e delle scatole portafrutti. Si deve realizzare anche un vano per ospitare il quadro elettrico. Tutte le nuove tracce, poi, vengono nuovamente chiuse e, tramite le opportune opere edili, ci si occupa della sistemazione delle finiture, come pavimenti, piastrelle e intonaci. I nuovi cavi possono essere infilati e tirati anche a seguito di queste opere. Infine, si installa nuovo quadro elettrico.

Alternative agli interventi tradizionali: impianto elettrico senza rompere il pavimento o il muro

Rifare l’impianto elettrico senza demolire pavimento e muri è possibile. Infatti, nel caso in cui non si volesse procedere in modo tradizionale, si possono considerare alcune alternative, soppesando sempre in modo attento vantaggi, ma anche limiti. Una prima possibilità è quella di non sostituire i tubi in cui sono alloggiati i cavi, considerando che, così facendo, non è possibile provvedere a modifiche significative allo schema dell’impianto esistente. Inoltre, i tubi potrebbero presentare alcune criticità, che si possono “scoprire” solo in corso d’opera.
Un’altra soluzione, spesso utilizzata in ambito industriale, ma apprezzata anche in alcuni contesti residenziali, potrebbe essere quella di lasciare gli elementi dell’impianto a vista.
O ancora, ora sono disponibili prodotti molto sottili, simili a nastri, che possono essere nascosti anche solo tramite una rifinitura della parete. Così facendo si possono spostare o installare nuove prese e interruttori senza intervenire sulle murature.

Quali sono le norme CEI da rispettare

Rifare un impianto elettrico richiede di conoscere e rispettare la normativa vigente in materia. Il principale riferimento tecnico è la norma CEI 64-8, che definisce i criteri di progettazione, installazione, protezione, verifica e sicurezza degli impianti in bassa tensione e rappresenta la base della “regola dell’arte” richiesta dal DM 37/08. In particolare, la norma dedica una parte specifica agli ambienti residenziali (Capitolo 37) e stabilisce i livelli prestazionali minimi e le dotazioni dell’impianto. Le altre sezioni della norma disciplinano protezioni contro i contatti elettrici, scelta e posa dei componenti, dimensionamento dei cavi e dei dispositivi di protezione, oltre alle eventuali prescrizioni per ambienti speciali come bagni o locali a rischio. Inoltre, si parla di verifiche strumentali e visive prima della messa in servizio e dell’obbligo di redazione della Dichiarazione di Conformità che attesta il rispetto delle norme tecniche e legislative.

Quanto tempo serve per rifare un impianto elettrico

Il tempo necessario per il rifacimento dell’impianto elettrico può variare molto a seconda della tipologia di intervento che si vuole realizzare e, soprattutto, dalle dimensioni dell’edificio o dell’appartamento su cui si vuole intervenire. Chiaramente, maggiore è l’entità dell’intervento, maggiori saranno i tempi.

Quanto tempo serve per rifare un impianto elettrico

Al di là di ciò, comunque, è possibile dire che per rifare l’impianto sono necessari più giorni di lavoro, con tempi che possono dipendere anche dalla concomitanza di più maestranze, in particolare elettricista e muratori.

FAQ Rifare l’impianto elettrico

Quanto costa rifare un impianto elettrico completo?

Rifare l’impianto elettrico di casa può avere costi differenti in base ai lavori che si richiede effettivamente di eseguire. In media, è possibile individuare un range di prezzo tra 70 e 120 €/m², per quanto l’effettiva spesa per le abitazioni vari molto in base a dimensioni e complessità del progetto.

È necessaria una pratica edilizia per rifare l’impianto elettrico?

Di norma, per rifare l’impianto elettrico di casa, non è necessario gestire una pratica edilizia, in quanto è un intervento che ricade in edilizia libera, soprattutto se si tratta di manutenzione straordinaria interna senza modifiche strutturali. In ogni caso, per evitare errori o criticità, si consiglia sempre di affidarsi a professionisti qualificati, che possono essere di supporto anche in queste valutazioni

È possibile ottenere bonus fiscali per il rifacimento dell’impianto elettrico?

Il rifacimento dell’impianto elettrico spesso rientra nel Bonus Ristrutturazioni, che si presenta come una detrazione IRPEF 50% in 10 quote annuali di uguale importo, quando l’intervento è parte di una ristrutturazione. Le detrazioni sono confermate per tutto il 2026, ma si ridurranno a partire da gennaio 2027.

Quanti punti presa servono in un appartamento moderno?

Il numero dei punti presa dipende dalle esigenze specifiche di ogni edificio e dall’organizzazione di ambienti e spazi all’interno di casa. Indicativamente si prevede una presa ogni circa 2 o 3 metri di parete utile, con prese dedicate per cucina e zona living, dove si svolgono attività particolari e vi sono dispositivi come la televisione, vari elettrodomestici, una scrivania e così via.

Quando conviene rifare anche il quadro elettrico?

Se l’impianto elettrico è vecchio o non è adeguato alle norme di sicurezza attuali è importante rifare il quadro elettrico, in quanto si tratta di un elemento fondamentale per l’intero impianto. Sarà il professionista incaricato a valutare in modo dettagliato ogni intervento.

Come capire se un impianto elettrico è a norma?

Un impianto è considerato a norma quando dispone della Dichiarazione di Conformità rilasciata dall’installatore e quando è realizzato secondo le norme CEI vigenti, con tutti i dispositivi di sicurezza moderni. Se l’impianto è molto datato, non ha documentazione oppure mostra segni come prese senza messa a terra o protezioni obsolete, è consigliabile farlo controllare da un elettricista abilitato per una verifica di sicurezza e conformità.


Articolo aggiornato – Prima pubblicazione 18/12/2023

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