Il DL semplificazioni rappresenta per l’Ance l’ultima occasione per la ripresa del settore delle costruzioni, dopo una Legge di Bilancio molto deludente. Il Presidente dell’Ance Gabriele Buia, che ha guidato la delegazione dell’Associazione che è stata ascoltata in audizione informale presso le Commissioni riunite Affari Costituzionali e Lavori Pubblici del Senato, ha sottolineato che il decreto-legge Semplificazioni rappresenta l’ultima occasione per il rilancio dell’edilizia. Il Presidente Buia ha ricordato che il settore, nonostante sia sfinito da una crisi che ha causato la perdita di 600.000 posti di lavoro e 120.000 imprese, rappresenta da solo l’8% del Pil, il 22% se si considerano anche la filiera e le attività immobiliari e che potrebbe assicurare un contributo aggiuntivo al Pil di 0,5% ogni anno. Ma le imprese vanno aiutate con misure che realmente semplifichino la burocrazia e favoriscano l’avvio dei lavori, sbloccando anche le opere pubbliche: a questo proposito l’ANCE sul sito Sbloccacantieri ha censito negli ultimi mesi più di 400 opere bloccate, per un importo superiore ai 27 miliardi di euro. L’Associazione dei costruttori ha evidenziato le forti criticità della Legge di Bilancio: “Gli effetti sul rilancio delle opere pubbliche nel 2019 sono stati, infatti, ridotti dell’85% (da 3,5 miliardi aggiuntivi a soli 550 M€)”. Per quanto riguarda il DL semplificazioni , l’unico aspetto positivo è secondo l’Ance l’abolizione del SISTRI, a beneficio di tutti i settori produttivi. Gli aspetti critici del Decreto Semplificazioni Un aspetto su cui è necessario intervenire e che rappresenta un elemento fondamentale per la ripresa del settore è quello della semplificazione della burocrazia, il cui costo pesa eccessivamente sul fatturato delle aziende, senza dimenticare che nel nostro paese per realizzare un’opera ci vogliono, secondo i dati della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dai 4 ai 15 anni, un tempo infinito. Il Presidente Buia ha sollecitato il Parlamento affinché nel DL 135/2018 “Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione”, siano inserite misure che aiutino a velocizzare l’utilizzo delle risorse stanziate per la realizzazione di infrastrutture e per favorire la riqualificazione urbana. La misura della creazione di un Fondo di Garanzia per il sostegno alle PMI che abbiano crediti nei confronti della P.A., per essere efficace per il settore delle costruzioni andrebbe rimodulata, estendendola anche alle imprese operanti nel settore dell’edilizia privata, che spesso fanno fatica a restituire i finanziamenti a banche o agli intermediari finanziari. Per quanto riguarda le norme per la semplificazione e l’accelerazione degli appalti pubblici secondo “l’Ance “sono state “svuotate” e si limitano ad un tentativo di modificare la disciplina dell’illecito professionale per allinearla alla normativa comunitaria, aprendo ad una maggiore indeterminatezza della categoria del “grave illecito professionale”. Le proposte Ance per il DL semplificazioni Affinché le risorse stanziate negli ultimi 2 anni, più di 140 miliardi di euro, possano trasformarsi in cantieri, è necessario semplificare alcuni passaggi a monte della gara, eliminando le stratificazioni inutili: – il CIPE deve tornare a programmare, mettendo insieme risorse e priorità. Le Amministrazioni competenti devono essere responsabili per l’approvazione dei diversi livelli progettuali, con un flessibilità sul costo del 10% e con la trasmissione regolare di informative al Cipe per garantire un controllo; -il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici deve esprimersi sui progetti di fattibilità di importo superiore a 200 M€; -la disciplina della Conferenza dei servizi va semplificata e coordinata con la normativa contenuta nel decreto legislativo 50/16 per i contratti pubblici relativi all’esecuzione delle opere pubbliche ed in particolare di quelle di interesse statale (regolamentate dal DPR 383/94). Sono 6 le misure di semplificazione urgenti, alcune transitorie (fino al 31 dicembre 2019), che andrebbero aggiunte a quelle presenti nella Legge di Bilancio che aiuterebbero a “sbloccare i cantieri”: il subappalto: bisogna abolire la terna dei subappaltatori; i criteri di aggiudicazione: si deve aumentare la possibilità di ricorso all’esclusione automatica delle offerte anomale con metodo “antiturbativa”, le procedure negoziate sotto soglia: bisogna garantire maggior trasparenza con il superamento della pratica del sorteggio delle imprese da invitare la nuova qualificazione SOA: fino all’entrata in vigore del nuovo sistema di qualificazione, è necessario procedere ad un “congelamento” delle qualificazioni attuali, previa verifica della sussistenza di alcuni parametri che ne dimostrino la vitalità; ripristino dell’appalto integrato per la realizzazione di investimenti pubblici, permettendo alle stazioni appaltanti di ricorrere all’affidamento della progettazione esecutiva e dell’esecuzione dei lavori sulla base comunque – e obbligatoriamente – di un progetto definitivo dell’amministrazione aggiudicatrice; rimodulazione della responsabilità solidale dell’ATI verso terzi, lasciandola solo nel caso di ipotesi di inadempienza nei confronti dei lavoratori intervenuti, in cantiere, per l’esecuzione dell’opera. 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