DL Infrastrutture, sospensione del recupero dell’anticipazione nei lavori pubblici: cosa prevede 11/09/2026
Con Ceramic Futures: from poetry to science fiction si è cercato per la prima volta, di creare una correlazione tra i social network e il processo creativo. E appunto questa iniziativa, promossa da Confindustria Ceramica e organizzata da Edi.Cer. in collaborazione con IdLab, è giunta stamattina alla tappa conclusiva con la presentazione dei risultati nell’ambito di Cersaie 2013. “Viene data così ai giovani l’opportunità – ha spiegato il presidente di Confindustria Ceramica Vittorio Borelli – di immaginare sviluppi e scenari della ceramica in un progetto internazionale”. A partire da un brief messo a punto da Elio Caccavale, progettista e docente di Product Design Glasgow School of Art, e Stefano Mirti, progettista e partner di IdLab, i quattro gruppi di progettisti hanno lavorato per due mesi in maniera interattiva e collaborativa, sfruttando una piattaforma web dedicata (www.ceramicfutures.com) e le modalità di comunicazione di Facebook, Twitter, Instagram, rendendo il processo aperto e visibile all’esterno. Un lavoro che stabilisce un corto circuito tra la pratica analogica e quella digitale, dove a emergere sono i progetti più cliccati, apprezzati (con i “like”), condivisi o commentati, come previsto dalla logiche social. Ne escono suggestioni davvero varie e sorprendenti. C’è chi ha portato alle estreme conseguenze il riciclo della ceramica, riconducendola al rapporto con la natura ispirandosi ad esempio ai colori della spiaggia e dei coralli (Yulya Besplemenova del Politecnico di Milano), e chi ha sviluppato l’idea di un piatto gettato a terra per la rabbia e andato in frantumi (Chiara Cicchiani del Politecnico). Dalla scuola d’arte di Glasgow arrivano piastrelle ispirate alle forme di vita naturali adattate a crescere in ambienti dominati dall’uomo, come l’erba sui marciapiedi (Kaitlyn DeBiasse) e forme ceramiche variamente modellate come fossero protesi in relazione con il corpo umano. Dallo IED arrivano proposte come quella di Mattia Bonavolontà, che ha ribaltato il concetto di ceramica come materiale asettico e mai intaccato dal tempo, facendo crescere muschi e piante all’interno delle mattonelle, creando tasche tridimensionali dove l’età del materiale è trasmessa dalla crescita della pianta. L’ispirazione alla natura e l’abbinamento di materiali è invece alla base del progetto di Paola Sprovieri, che ha lavorato con la ceramica e il tufo tipico delle costruzioni della Grecia. Prototipi che si possono vedere proprio a Cersaie, nell’esposizione allestita alla Galleria dell’Architettura. “Si tratta di esperimenti, così li hanno definiti gli studenti stessi”, ha sottolineato Matteo Poli di Abitare Magazine moderando l’incontro. “Una serie di tentativi che più che a una conclusione hanno portato a una serie di domande sulle potenzialità della ceramica”. Potenzialità esplorate attraverso la collaborazione tra scuole lontane, con attitudini e didattiche diverse, ha fatto notare Elio Caccavale, “per sviluppare modi alternativi di insegnare. Mentre le dinamiche social quali lo spirito giocoso e i commenti, anche forti e personali, hanno portato i ragazzi a reagire, in una continua sfida”. Il risultato rispecchia l’evoluzione del design, sempre più pluralista, frutto del lavoro di più persone che mettono insieme le loro idee. Allo stesso tempo il social network, ha affermato Stefano Mirti, “si dimostra quello che è, nulla di più di uno strumento”. Ma c’è di più secondo Alberto Iacovoni, Direttore Scientifico IED Roma: “La dimensione social e l’apprezzamento attraverso i ‘like’ ha forse incanalato la produzione verso una modalità competitiva”. Aspetti nuovi ancora tutti da esplorare, così come, ha ricordato Irene Bell, Responsabile laboratorio ceramiche Glasgow School of Art – “la novità dell’esposizione del processo creativo al pubblico esterno” o il dialogo “tra quattro modalità formative differenti, vissute quasi come quattro diverse finestre aperte sul mondo”, secondo Laura Negrini, Direttore IED Design Roma. La conclusione, ha proseguito Marco Lampugnani, docente all’Accademia Abadir, “è che la produzione di conoscenza come bene comune produce esiti molto interessanti”. Esiti stimolati anche dalla visita al distretto ceramico di Sassuolo. “Un momento fondamentale del progetto – ha detto Lucia Giuliano, Direttrice dell’Accademia Abadir – che ha permesso agli studenti di vedere da vicino la produzione e l’evoluzione della tecnica. Il fatto di scoprire nella ceramica un materiale che ‘si stampa’ ha avuto conseguenze nel processo creativo, in gran parte concentrato sul concetto di texture e sulle sensazioni tattili”. Un legame tra fisico e digitale che ha dato vita a un immaginario inedito. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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