Rinnovo del contratto nazionale edilizia

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Il contratto, che avrà durata triennale sia per la parte normativa che per quella economica, secondo il nuovo accordo di riforma contrattuale, e che interessa oltre 1.200.000 lavoratori dipendenti e 300.000 imprese circa, introduce importanti novità per il settore ed i lavoratori interessati.
Sul fronte salariale è stato definito un incremento di 118 euro al parametro 130 suddiviso in 3 soluzioni: 39 euro dal 1° aprile 2010, 39 euro dal 1° gennaio 2011 e 40 euro dal 1° gennaio 2012.
Tra i temi centrali toccati dal nuovo contratto: l’elemento variabile della retribuzione; il protocollo Rlst pe rla sicurezza, il rilancio del Fondo ‘Prevedi’, le ferie, il lavoro a tempo parziale, la banca dati per la regolarità contributiva, l’istituzione della Borsa Lavoro dell’industria delle costruzioni, l’Avviso Comune su contribuzione ed integrazione degli ammortizzatori sociali nel settore edile, il diritto allo studio, l’intervento delle parti sociali nazionali per la razionalizzazione della gestione degli enti paritetici nazionali e territoriali, la formazione, la sicurezza sul lavoro.
Per Antonio Correale, segretario generale Feneal Uil: “La crisi non ha cancellato il contratto e non ha diviso i lavoratori edili ed i loro sindacati”. “Con l’Ance -ha aggiunto Correale- abbiamo stipulato un buon contratto che difende efficacemente i lavoratori edili dalla crisi. E’ un risultato importante perché condiviso da tutti, offre vere garanzie economiche, salva e rafforza la contrattazione nel territorio, da un nuovo importante segnale contro il lavoro irregolare e sommerso”.
“Questo rinnovo –conclude Correale- costituisce un importante strumento per tutelare i lavoratori del settore contro la crisi economica che continua ad aggredire in modo sempre più gravoso il comparto delle costruzioni”.
“In una fase di crisi come quella che sta vivendo il settore -dichiara Walter Schiavella, segretario generale della Fillea Cgil- la chiusura unitaria del contratto ed i suoi contenuti normativi sono una risposta seria, responsabile ed efficace che le parti sociali hanno saputo dare alle esigenze di incremento dei salari e dei diritti dei lavoratori e di qualità e sostenibilità della crescita”. “Un contratto importante -ha aggiunto Schiavella- non solo perché riguarda uno dei settori fondamentali per trainare l’economia del Paese fuori dalla crisi, ma anche perché la sintesi raggiunta tiene insieme le esigenze di incremento delle retribuzioni con l’aumento della regolarità e della qualità delle imprese e dell’intero sistema”.
Per la Fillea spicca ancor più negativamente, di fronte all’assunzione di responsabilità delle parti sociali “l’assenza del Governo, che di fronte ad una crisi di dimensioni epocali, non ha dato alcun seguito agli impegni assunti solennemente quasi un anno fa in occasione dagli Stati Generali delle Costruzioni”. “Attendiamo ancora -ha proseguito il leader degli edili Cgil- l’estensione degli ammortizzatori sociali, l’incremento dei controlli in contrasto al lavoro nero, all’illegalità e agli infortuni sul lavoro; attendiamo ancora l’avvio di un piano di spesa reale sulle grandi infrastrutture, attendiamo ancora lo sblocco del Patto di stabilità; attendiamo ancora l’avvio di un sistema di selezione e qualificazione delle imprese capace di premiare quelle regolari e legali. Il Governo non ha mantenuto nessuno dei suoi impegni, mentre la crisi si è aggravata e, proprio nel 2010, farà sentire i suoi effetti più pesanti con oltre 100.000 posti di lavoro a rischio, oltre i 100.000 già persi”.
Per Domenico Pesenti, segretario generale della Filca-Cisl “si tratta di un buon contratto con numerosi parti innovative, nonostante il momento di profonda crisi del settore”. Così ha commentato la forma del rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per gli oltre 1,2 milioni di lavoratori edili dell’industria. “L’accordo –ha proseguito Pesenti- recepisce quasi totalmente le richieste della nostra piattaforma, perché rafforza le tutele e le sicurezze dei lavoratori e mira anche al rilancio del settore, che rappresenta oltre il 10% del Pil nazionale”. “L’aumento salariale –ha poi precisato Pesenti– si basa sugli indici Ipca introdotti dal protocollo dell’aprile del 2009 e rappresenta il recupero del potere d’acquisto dei salari per i prossimi tre anni, garantito dall’accordo”.