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A cura di: Pierpaolo Molinengo Per tutelare i soggetti più vulnerabili è stato introdotto un nuovo limite al pignoramento della prima casa per i soggetti che non pagano le quote ordinarie del condominio relative all’energia elettrica. Per le famiglie che stanno affrontando dei problemi di salute o quando i loro componenti hanno un’età avanzata, sostenere le spese condominiali può diventare un peso. Soprattutto quando coinvolgono i costi legati all’energia elettrica delle parti comuni o del riscaldamento. Il nuovo limite al pignoramento della prima casa è stato introdotto dal Decreto Bollette con l’intento di evitare che un periodo di difficoltà economica possa avere delle conseguenze pesanti e serie. Attraverso la nuova normativa il legislatore ha voluto introdurre un ombrello protettivo per tutelare le fasce più deboli. Casa tutelata dal pignoramento, ma fino a che punto? Attraverso il Decreto Bollette è stata introdotta una nuova tutela per le fasce più deboli, il cui scopo è quello di salvaguardare l’abitazione principale. Ma in che modo si cerca di andare in loro soccorso? Nel momento in cui si verificano alcune circostanze ben precise, il condominio non può avviare le pratiche di pignoramento che porterebbero alla vendita dell’immobile all’asta, nel caso in cui il debito dovesse derivare dal mancato pagamento dei consumi energetici condominiali. Nel novero di queste spese rientrano l’elettricità per le parti comuni e l’ascensore e il riscaldamento centralizzato. La misura è riservata alle persone fragili, che sono state identificate chiaramente dalla normativa. Sono, infatti, considerati in “condizione di fragilità” quanti si dovessero trovare in una delle seguenti situazioni: il soggetto vive in una condizione economica svantaggiata, almeno secondo i parametri previsti dalla legge. Le persone che hanno diritto ai bonus sociali per luce a gas, per esempio, rientrano in questa categoria; nella famiglia sono presenti delle persone che hanno dei seri problemi di salute e, per questo, devono utilizzare dei macchinari elettrici indispensabili per restare in vita; per un componente del nucleo famigliare è stata riconosciuta una disabilità grave ai sensi della Legge 104/92; l’immobile nel quale abita la famiglia è ubicato in un’isola minore che non è stata collegata alla rete elettrica nazionale. O è un alloggio di emergenza che è stato messo a disposizione a seguito di una calamità naturale; il soggetto abbia compiuto 75 anni. Lo stop al pignoramento della prima casa scatta nel caso in cui l’interessato possieda anche solo una delle caratteristiche che abbiamo appena descritto. Stop al pignoramento, non è sufficiente essere un soggetto fragile Purtroppo, però, non è sufficiente appartenere ad una delle categorie che abbiamo appena visto per potersi vedere bloccare il pignoramento dell’immobile. Rientrare tra i soggetti fragili è solo il requisito di partenza, ma non è sufficiente. Perché il condominio non possa procedere in questo senso, è necessario che il diretto interessato sia in possesso di una serie di requisiti, che devono essere soddisfatti tutti insieme. Vediamoli uno per uno: gli arretrati dovuti per le spese energetiche non devono superare i 5.000 euro. Nel momento in cui questo limite viene superato, la protezione cessa; l’immobile nella quale il soggetto fragile vive deve essere l’unica in suo possesso. Essere proprietario anche solo di un garage o di una cantina accatastati a parte, di un terreno o di una quota in un altro appartamento fa sì che la tutela decada; il soggetto fragile deve risiedere abitualmente all’interno del condomino, che, a questo punto, deve essere anche la dimora abituale; all’interno dell’alloggio deve essere stata fissata la residenza anagrafica; non si deve trattare di un immobile di lusso: non deve rientrare, in altre parole, nelle categorie catastali A/8 (ville signorili) o A/9 (castelli, palazzi storici di particolare pregio). Il legislatore ha introdotto una serie di paletti ben precisi, che devono essere rispettati tutti contemporaneamente. Nel caso in cui anche solo uno non dovesse essere rispettato, l’immobile torna ad essere pignorabile. Come può agire il condominio per recuperare le somme A questo punto una domanda diventa lecita: in quale modo il condominio si può tutelare? E soprattutto come può attivarsi per chiedere il pagamento del debito? Se è vero che la normativa protegge i soggetti deboli, allo stesso tempo non priva degli strumenti necessari per tutelare il proprio credito. La prima casa rimane intoccabile, ma il condominio ha la possibilità di mettere un sigillo sul proprio diritto: ha la possibilità, una volta accertato il debito, di iscrivere un’ipoteca giudiziale sull’immobile. In altre parole viene effettuata un’annotazione ufficiale nei registri immobiliari che attesta l’esistenza di uno specifico debito su una proprietà. Il condominio non può vendere l’immobile all’asta, ma ha un vero e proprio diritto di priorità: nel momento in cui il proprietario lo volesse vendere o dovessero decadere le condizioni che lo proteggono, il condominio avrebbe diritto ad essere pagato per primo con il ricavato della vendita. O potrebbe riattivare la procedura di pignoramento. La tutela dal pignoramento riguarda solo la casa Elemento molto importante da comprendere è che la nuova tutela riguarda unicamente il pignoramento dell’immobile. Non si estende ad altri fondi o beni del debitore. Se è vero che la casa è protetta dalla nuova disposizione, il condominio ha pur sempre il diritto di tutelare il proprio credito pignorando le somme che sono state depositate sul conto corrente del debitore o chiedendo il pignoramento dello stipendio o della pensione. In buona sintesi, la casa rimane protetta, ma non gli altri beni. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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