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L’ecobonus per migliorare le prestazioni degli edifici in questi anni ha creato lavoro, aiutato l’economia e favorito gli interventi da parte delle famiglie. Cosa cambia con la Legge di Bilancio 2018 di Giuseppe Tomassetti – FIRE Il meccanismo della detrazione di parte delle spese per migliorare le prestazioni degli edifici, dall’IRPEF del proprietario, è attivo dagli anni 80; a partire dal 1998 è stato esteso e indirizzato specificamente al miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici stessi. La legge di bilancio 2018 (legge 27.12.2017 n.205) ha integrato e in parte modificato le condizioni di accesso ai benefici fiscali per l’efficienza energetica degli edifici. Gli interventi su infissi, schermature, caldaie a biomassa e caldaie a condensazione hanno una detrazione del 50%; pompe di calore, coibentazioni, microcogeneratori, solare e automazione hanno una detrazione del 65%; sono infine previsti interventi condominiali con detrazione al 70%, che sale al 85% se collegati alla riduzione del rischio sismico. Le motivazioni di questi interventi sono complesse. Ci sono cause economico/politiche, esse riguardano le famiglie che, in Italia, per circa il 75% sono proprietarie di immobili; si vuole favorire l’impiego dei loro risparmi per interventi manutentivi, specie in un periodo di crisi della produzione e di diminuzione degli investimenti, quando le famiglie sono portate naturalmente a rinviare le spese, aggravando così la crisi dell’occupazione. Si vuole anche favorire la crescita delle piccole imprese fornitrici del settore edile e la loro uscita dal lavoro non formalizzato o in nero. Poi, dagli anni 2000, si sono aggiunte le motivazioni energetiche, gli impegni presi per la riduzione dei consumi di energia primaria e per una quota crescente di utilizzo di fonti rinnovabili. La responsabilità del meccanismo è del Ministero dell’Economia, mentre l’ENEA ne supporta la gestione e monitora i risultati, con rapporti annuali disponibili su www.acs.enea.it. Gli effetti delle detrazioni sul mercato I risultati complessivi per il triennio 2014-2016 indicano che sono stati effettuati circa un milione di interventi con spesa di 9,5 miliardi di €, con una riduzione dei consumi prevista dell’ordine di 3.282 GWh/anno, pari a circa 0,28 Mtep/anno. Considerando la spesa come un investimento a scopo energetico e considerando come fonti sostituite gasolio a 1200M€/Mtep si avrebbe un PBT di più di 20 anni, a conferma della difficoltà di fare efficienza nel civile rispetto al settore industriale senza incentivi. Se si fanno interventi, il mantenimento in valore del bene immobiliare è il parametro più importante. L’analisi delle tecnologie impiegate conferma questa lettura, infatti metà degli interventi, con quasi la metà della spesa, hanno riguardato la sostituzione degli infissi, tecnologia con PBT quasi doppio della media di tutti i progetti presentati; i nuovi infissi sono molto apprezzati oltre che per l’eliminazione degli spifferi (non misurati e non valutati a progetto) anche per la protezione dai rumori e per l’eliminazione della condensa sui vetri. L’insieme delle detrazioni sull’IRPEF non sembra comportare un peso per il bilancio dello Stato, infatti, già valutazioni semplificate, confermate da un ponderoso studio CRESME, indicano che lo Stato recupera, con la fiscalità sulle forniture e sul lavoro e con i versamenti INPS, l’IRPEF persa; la diminuzione dei consumi comporta una diminuzione del gettito delle accise, almeno in parte compensato dal miglioramento della bilancia dei pagamenti. L’apertura ai condomini, con una detrazione più elevata e con la possibilità di cessione del credito (per interessare anche i condomini fiscalmente incapienti), è una novità non ancora valutabile in base ai risultati. Purtroppo è mancato l’uso della massa di dati ottenuti e ben classificati da ENEA per informare i cittadini sui costi delle tecnologie e favorire l’abbassamento dei costi specifici. Altro punto critico riguarda gli aspetti di qualità degli interventi, si sono chieste le certificazioni energetiche dei componenti, promuovendo lo sviluppo della manifattura, ma non si è avviato nessun processo di qualificazione degli artigiani installatori (infatti non è prevista alcuna attività di controllo sulle realizzazioni effettive e sulla qualità delle installazioni; ad esempio un punto critico nell’installazione degli infissi, generalmente di qualità molto più elevata che in passato, è la mancata cura nella sigillatura degli spazi fra telaio e strutture murarie). Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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