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Amianto sostenibile: la ricerca sui materiali dell’Università Milano Bicocca trasforma un rifiuto pericoloso in una risorsa 27/07/2026
A cura di: Raffaella Capritti Il libro di Andrea Rinaldi, architetto e Professore aggregato in Composizione Architettonica e Urbana presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, Sessanta pensieri per l’architettura (e la vita), nasce da un’esperienza lunga sessant’anni, distillata in sessanta intuizioni che spaziano dall’immaginazione alla costruzione, fino alla responsabilità sociale dell’architettura. Un libro tascabile (così lo definisce l’autore) da consultare come si fa con un compagno di viaggio, che non vuole dare certezze ma offre spunti per un pensiero più libero e consapevole. Come scrive l’autore: “Non sono verità, sono come un vestito, se non piace o non veste bene, se ne cerca un altro”. Un manifesto della libertà progettuale, un invito a guardare il mondo con occhi nuovi e a ricordare che, anche nella progettazione bisogna saper essere persone vere: “Non basta essere un buon architetto: bisogna essere anche una persona vera. Se costruiamo case, piazze, strade senza pensare alle persone le costruiamo solo a metà“. Pensare, progettare, vivere: tre chiavi di lettura Il libro si articola in tre sezioni, che corrispondono a tre livelli di consapevolezza nel mestiere dell’architetto e, più in generale, nella vita. Pensare e immaginare L’architettura inizia nella mente. Prima di mattoni e calcestruzzo, ci sono intuizioni e idee che plasmano il futuro. Rinaldi ci ricorda che l’innovazione non nasce dal nulla, ma da un esercizio costante di osservazione e apprendimento: “La progettazione dell’architettura non è un talento naturale, ma una competenza che richiede un costante allenamento. Mettetevi a studiare“. Da qui, l’importanza della multidisciplinarietà, della contaminazione tra discipline e dell’abilità di pensare fuori dagli schemi. L’architettura non è solo costruire, ma un atto culturale, capace di definire il modo in cui le persone vivono gli spazi e, di conseguenza, la propria esistenza. Progettare e costruire Se pensare è il primo passo, progettare è il ponte tra il sogno e la realtà. Ma progettare non significa solo tracciare linee: vuol dire comprendere i bisogni delle persone, le trasformazioni sociali, l’impatto ambientale. Andrea Rinaldi invita a una nuova consapevolezza del progetto, superando gli schemi obsoleti e riuscendo a realizzare qualcosa di utile per le generazioni presenti, ma soprattutto per quelle future: “Gli spazi devono essere progettati in modo da suscitare sentimenti positivi, ispirare e arricchire la vita delle persone: non si tratta di un semplice discorso teorico, ma di una vera e propria ricostruzione della visione del mondo e del nostro modo di abitare”. L’architettura del futuro non sarà solo estetica, ma etica. Non più edifici statici e ingessati, ma spazi adattabili, sostenibili e pensati per chi li vive. Vivere responsabilmente L’ultima parte del libro si concentra su una riflessione: quale sarà il ruolo dell’architettura nei prossimi decenni? In un’epoca di profonde trasformazioni climatiche e sociali, l’architettura non può più essere vista come un oggetto, ma come un organismo in simbiosi con l’ambiente. Rinaldi sottolinea come il vero errore degli ultimi decenni sia stato trattare le città come hardware, dimenticando che il vero software sono le persone. “Gli architetti dovranno essere meno artigiani che si concentrano sulla perfezione dell’oggetto e più giardinieri, che curano lo spazio in cui le persone vivono“. L’autore sottolinea come la progettazione debba essere al servizio del benessere collettivo, senza dimenticare l’identità e la qualità degli spazi. Parola d’ordine? Leggerezza (che non è superficialità), snellire, togliere tutto ciò che non serve: “Togliere peso, rimanere snelli, nel pensiero, nel progetto, nella costruzione“. Da qui nasce un appello agli architetti del domani: abbandonare le convenzioni per abbracciare il cambiamento. Perché l’architettura non è mai fine a sé stessa, ma un sistema in continua evoluzione, che deve saper rispondere alle sfide del presente e del futuro. L’attenzione al pianeta non è una questione di ambientalismo di facciata, ma una strategia per creare valore reale per la collettività. Il tema non è se la Terra potrà sopravvivere ai cambiamenti in corso – il pianeta ha già affrontato sconvolgimenti epocali – ma se l’uomo sarà in grado di adattarsi alla metamorfosi in atto. L’architettura deve abbandonare l’ossessione per la forma per concentrarsi sulla capacità di evolversi con il tempo, senza diventare un ostacolo al cambiamento. Invece di pensare gli edifici come strutture immutabili, dobbiamo immaginarli come giardini: spazi da coltivare, trasformare e mantenere vivi nel tempo. Sessanta pensieri, sessanta chiavi di lettura. Il libro di Andrea Rinaldi non si propone come manuale, ma come stimolo per chi, nel mondo dell’architettura e non solo, vuole pensare in modo diverso. Acquista il libro Sessanta pensieri per l’architettura (e la vita) Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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