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A cura di: Pierpaolo Molinengo L’amianto rappresenta un pericolo per la salute. La sua eliminazione è, quindi, una necessità sanitaria, ma rappresenta anche un’opportunità per ottenere alcune agevolazioni fiscali per la realizzazione dei lavori necessari. L’Agenzia delle Entrate, di recente, ha sottolineato che le spese sostenute dai contribuenti per la rimozione dell’amianto dalle proprie abitazioni sono detraibili. Il sostegno economico, che arriva attraverso le agevolazioni fiscali, è stato confermato a imprese e privati. Ma in cosa consistono, nello specifico, i benefici fiscali a cui i contribuenti possono accedere? E, soprattutto, come si riescono a ottenere i massimi vantaggi fiscali? Vediamo cosa prevede la normativa. Bonus ristrutturazioni, si può smaltire l’amianto Il bonus ristrutturazioni è una delle agevolazioni messe a disposizione dei contribuenti, che permettono la bonifica dell’amianto. I costi sostenuti per la sua rimozione e il suo smaltimento beneficiano di una detrazione del 50%, che deve essere calcolata su un massimo di 96.000 euro. Le detrazioni devono essere ripartite su dieci rate annuali di pari importo. Attraverso questo incentivo i contribuenti hanno la possibilità di gestire economicamente la pratica di smaltimento dell’amianto. È bene prestare la massima attenzione a quando vengono effettuati questi lavori e alle relative fatture, perché dal 1° gennaio 2025 l’agevolazione verrà ridotta: l’aliquota scende al 36%, mentre il tetto di spesa passa a 48.000 euro. Per quanto riguarda le spese di rimozione e smaltimento dell’amianto, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che risultano essere detraibili indipendentemente dalla categoria edilizia a cui l’immobile appartiene. È possibile accedervi anche quando non sono stati effettuati degli interventi di recupero del patrimonio edilizio. Questa opportunità garantita dal fisco è molto importante, perché anche quando si sostengono delle spese minime – come possono essere quelle costituite dal trasporto dell’amianto in discarica – è possibile accedere alla detrazione. Sfruttare il Superbonus e l’Ecobonus per rimuovere l’amianto Le detrazioni sugli interventi per la rimozione e lo smaltimento dell’amianto possono essere ottenute anche attraverso i lavori di efficientamento energetico, che si realizzano grazie al Superbonus e all’Ecobonus. Grazie all’Ecobonus i contribuenti hanno la possibilità di accedere a una detrazione fiscale del 65% per la realizzazione di interventi che determinino una riqualificazione totale dell’immobile. Il tetto massimo di spesa previsto è pari a 100.000 euro. Il Superbonus – il quale permette di ottenere una detrazione fino al 70% – richiede un particolare adempimento burocratico: è necessario dimostrare che la rimozione dell’amianto sia strettamente connessa ai lavori che si stanno effettuando per l’efficientamento energetico, in caso contrario la spesa non è ammissibile. Siamo davanti a degli interventi che sollecitano la sicurezza sanitaria e l’efficienza energetica degli immobili. Il vantaggio, a questo punto, è doppio perché ci guadagnano il proprietario e l’ambiente. Piano di lavoro amianto: di cosa stiamo parlando Quando si fanno dei lavori di rimozione e smaltimento dell’amianto, la normativa italiana richiede un documento con il quale si attesti che le operazioni siano state svolte in totale sicurezza e rispettando la normativa attualmente in vigore. Stiamo parlando del Piano di Lavoro Amianto. Per effettuare qualsiasi tipo di attività in cui prevale l’intervento su materiali contenenti l’amianto, è obbligatorio essere in possesso di questo documento. Che deve essere redatto sia quando si opera in strutture residenziali che in qualsiasi altro ambiente di lavoro. Il piano di lavoro amianto ha alcuni obiettivi ben precisi: Garantisce la sicurezza. Serve, in altre parole, a proteggere la salute degli operatori e della popolazione che vengono esposti alle fibre di amianto, che, ormai è risaputo, sono cancerogene; Compliance legale. Serve ad assicurare che tutte le operazioni siano state svolte in conformità con le leggi attualmente in vigore. Evita che vengano elevate delle sanzioni e soprattutto garantisce una corretta gestione dei rifiuti pericolosi. All’interno del piano devono essere contenuti: una corretta identificazione dell’area di intervento: viene descritto, in maniera dettagliata, dove si trovano i materiali contenenti amianto; metodologia di lavoro: vengono indicate le specifiche tecniche e le procedure adottate per rimuovere, incapsulare, confinare e smaltire l’amianto; misure sicurezza: vengono elencate le misure adottare per la protezione individuale e collettiva, inserendo nell’elenco anche i dispositivi di protezione personale e i sistemi di ventilazione; il monitoraggio ambientale e sanitario: deve essere redatto un programma di monitoraggio della presenza di fibre di amianto all’interno dell’area e deve essere effettuata una sorveglianza sanitaria periodica degli operatori che vengono esposti; gestione dei rifiuti: devono essere indicate le procedure adottate per il corretto smaltimento dei materiali che contengono l’amianto. Devono essere rispettate le norme in vigore sullo smaltimento dei rifiuti pericolosi. Come far approvare i lavori Il Piano di lavoro Amianto deve essere inviato e approvato dall’Asl o da un qualsiasi altro organo di competenza prima dell’avvio dei lavori. L’approvazione è un passaggio obbligatorio, per poter avviare le operazioni in maniera legale. Questa situazione si viene a generare perché il Piano di lavoro Amianto costituisce, a tutti gli effetti, uno strumento indispensabile per garantire che le attività di rimozione dell’amianto vengano svolte rispettando la normativa. L’obiettivo è quello di proteggere gli operatori e la popolazione che insiste nella zona da possibili contaminazioni. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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