Pompe di calore in Italia: soluzioni in attesa di rilancio

MCE ha offerto le prime anticipazioni di Heat Pump Technologies 2027, fiera dedicata alle pompe di calore in Italia, ma è stata anche l’occasione per fare il punto sul mercato, partendo dal report di Energy & Strategy, e comprendere cosa manca per raggiungere gli obiettivi al 2030

A cura di:

Pompe di calore in Italia: soluzioni in attesa di rilancio

Le pompe di calore in Italia rappresentano un importante elemento di trazione della transizione energetica.

«Nel settore termico la penetrazione delle rinnovabili consiste in tre grandi traiettorie: la produzione termica da biomasse, il biometano e le pompe di calore. A queste ultime è ascritto circa il 30% del ruolo che le FER dovrebbero ricoprire al 2030» per quanto riguarda la loro penetrazione nella produzione di calore, quindi nella componente termica che è «uno degli assi portanti di quella che è la transizione da qui alla fine del decennio», ha affermato Vittorio Chiesa, Direttore Energy & Strategy Group – Politecnico di Milano. Il docente ed esperto ha presentato a MCE un aggiornamento del report presentato nel 2025 in occasione di Heat Pump Technologies, in attesa dell’edizione 2027, che si svolgerà il 7 e 8 aprile 2027 presso Allianz MiCo a Milano.

Oltre 22 milioni di pompe di calore in Italia, ma un potenziale ancora inespresso

Il direttore del think tank milanese ha ricordato che dalle pompe di calore ci si aspetta molto di più di quanto finora fatto. Se si considera che oggi su oltre 22 milioni di sistemi già installati, solo il 10% circa sia per scopi di climatizzazione invernale, ossia per produrre calore, in questo senso si deve aumentare questa quota.

Un momento della presentazione di Vittorio Chiesa, dello studio sul mercato delle pompe di calore a MCE 2026
Un momento della presentazione di Vittorio Chiesa

«Questo è un po’ lo snodo fondamentale, non solo in termini di penetrazione della pompa di calore sul mercato, ma perché le pompe di calore contribuiscano come elemento rinnovabile alla riduzione delle emissioni del CO2».

Detto questo, che momento stiano vivendo le pompe di calore in Italia e quale sia il quadro normativo e delle policy lo ha illustrato, nella circostanza, lo stesso direttore E&S.

Il mercato italiano delle PDC

Mostra Convegno Expocomfort è stata l’occasione per fornire una «rappresentazione degli elementi fondamentali del rapporto 2025, nella prima edizione di HPT, fornendo un po’ di aggiornamenti relativi ai numeri e al mercato, illustrando anche le novità dal punto di vista normativo».

Quali sono i numeri del mercato delle pompe di calore in Italia? Dal 2024 al 2025 c’è stato più o meno circa il 6% di crescita. Si è passati da 2 miliardi e 650 milioni a 2 miliardi e 790 milioni di euro. L’export si avvicina a circa un miliardo di lire.

L’incremento medio del fatturato (+6%),

«in realtà è il risultato di una soluzione variegata: da una parte le macchine, in particolare quelle di taglia più ampia relative al terziario, che hanno presentato tassi di crescita più significative, mentre macchine idroniche e sistemi ibridi rivolti al segmento residenziale hanno registrato un trend di decrescita, in coerenza anche con quello che era stato segnalato nel 2024 in rapporto al 2023».

Venendo alle soluzioni tecnologiche e al mercato che rappresentano, l’analisi mostra una quota rilevante – split e multisplit – coperta da importazioni e una presenza italiana più forte in nicchie con domanda soddisfatta da produzione interna, ma con contributo limitato al totale.

Considerazioni sulla filiera

A proposito delle configurazioni di filiera più importanti, per quanto riguarda le pompe di calore in Italia, la prima riguarda il rapporto con il cliente finale.

Per quanto riguarda il segmento residenziale e delle microimprese è in mano all’impiantista. Quest’ultimo «è spesso una figura di installatore non propriamente specializzato, poco avvezzo o propenso a soluzioni particolarmente innovative».

Tale configurazione, composta da produttore-distributore-impiantista, vede la relazione col cliente gestita da una figura relativamente poco o per niente specializzata. Ciò rappresenta «una barriera importante» per la penetrazione delle soluzioni, specie quelle più avanzate, «ma anche anche in merito al servizio di manutenzione offerto».

La configurazione intermedia insiste sul terziario o sulle Pmi, con una relazione con l’impiantista riguarda impianti di più grande taglia e che vede il coinvolgimento anche di società di servizi, in particolare le ESCo. L’ultimo caso di filiera è invece quello del produttore integrato, ovvero il soggetto che di fatto produce la soluzione e che, soprattutto nel rapporto con la grande impresa, offre un servizio integrato.

Quadro normativo e strumenti di policy

L’analisi ha compreso uno sguardo attuale del quadro normativo e degli strumenti di policy.

I Certificati bianchi, prevalentemente orientati alla dimensione industriale, risentono di un declino strutturale. «Il ricorso ai TEE è molto modesto», ha sottolineato Chiesa, a causa dell’onerosità procedurale. I business plan sono spesso costruiti senza contare sui Certificati bianchi.

Per quanto riguarda, invece, le detrazioni fiscali, le cui percentuali 50% e 36% sono state prorogate al 2026, si confermano misure di facile accesso e di ampia diffusione.

Le ipotesi per il 2027 vanno verso un 36% e 30%, in attesa della Legge di Bilancio.

Nel quadro complessivo, il 2025 è stato l’anno di Transizione 5.0, uno strumento caratterizzato da una storia sofferta. Una gestazione complessa, i chiarimenti tardivi e la chiusura fondi (al 6 novembre 2025) con circa il 40% delle risorse utilizzate hanno caratterizzato il suo percorso, che ha visto anche un aggiustamento in corsa con il rifinanziamento di Transizione 4.0.

L’Iperammortamento, introdotto nel 2026, è una misura che teoricamente traguarda fino a settembre 2028. È stato accolto con apprezzamento per la semplicità.

Il Conto Termico 3.0, operativo a inizio 2026, ha esteso l’accesso anche al terzo settore e alle comunità energetiche; ammette sostituzioni con pompe di calore elettriche/gas, sistemi ibridi factory made e add-on, scaldacqua a PdC, integrazione FV/accumulo accoppiati alla PdC. Sospeso il 3 marzo 2026 per esaurimento fondi (con domande per 1,3 miliardi a fronte di stanziamenti per 900 milioni), è attesa la sua riapertura.

Ultimo elemento normativo-regolatorio accennato è stato ETS2, rinviato al 2028, ha allargato il contesto a trasporti ed edifici, ma per molti motivi è un tema politicamente delicato.

Elettrificazione e prezzi dell’energia

Infine, c’è stato spazio per alcune considerazioni sul prezzo dell’energia elettrica. Se l’elettrificazione è un termine che caratterizza bene la transizione energetica, considerando che a oggi «è il prezzo del gas naturale che attraverso il meccanismo del prezzo marginale influenza in larga misura il prezzo di energia elettrica sui mercati», allora ciò che ci si auspica qualche cambiamento.

«Se l’elettrificazione deve essere la traiettoria fondamentale, va data stabilità al prezzo dell’energia elettrica a favore di chi propone soluzioni» come, appunto, le pompe di calore.

Scenari futuri sulle pompe di calore in Italia: aria-aria…

Per quanto riguarda, invece, gli scenari futuri sull’andamento delle pompe di calore in Italia, intanto – ha illustrato Chiesa – il mercato aria-aria ha ripreso il passo pre-Superbonus, con un tasso di crescita intorno al 6-7% ed è sostanzialmente in linea con quanto si può presagire, immaginando che questo tasso di crescita venga mantenuto fino al 2030. Se sarà così, in termini di apparecchi aria-aria, si rispetteranno le stime degli scenari PNIEC sul numero di unità vendute di circa 2,9 milioni e di uno stock complessivo di 32 milioni.

«Se, invece, si va a considerare la traiettoria che si dovrebbe perseguire se si volesse soddisfare gli obiettivi UE, al 2030 si avrà un gap di quasi un milione di unità vendute rispetto a quello che servirebbe per raggiungere gli obiettivi dello scenario UE».

In sintesi, la traiettoria da qui a fine decennio potrebbe essere quella di trovarsi in una posizione intermedia tra la capacità di raggiungere gli ambiziosi obiettivi UE e lo scenario conservativo rispetto alle politiche vigenti.

… e idronici

Per quanto riguarda, invece, lo scenario degli idronici, la ripresa appare ritardata, non prima del 2027-2028, con una crescita negli ultimi tre anni del decennio. Guardando al target 2030, a fronte di quello UE di 223mila unità e le politiche vigenti (81mila unità vendute attese), la traiettoria si attesta su circa 100mila unità, quindi superiore allo scenario conservativo e ben distante da quello UE.

Dal punto di vista complessivo, quindi, «il settore sta anche andando piuttosto bene se uno guarda l’andamento tra conservativo e ottimistico, però senza una stabilità delle politiche, un certo tipo di indirizzo che da qui al 2030 richiede il settore, sarà molto difficile raggiungere gli obiettivi ambiziosi dell’Unione Europea».

Come condizioni abilitanti, serve una stabilità normativa e un rafforzamento della filiera, colmando il problema di skill gap impiantisti/installatori.

Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici

Commenta questo approfondimento