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EPS in edilizia: sicurezza al fuoco, mercato e nuove prospettive per l’involucro

In un’edilizia sempre più orientata a efficienza energetica, sicurezza antincendio e circolarità dei materiali, il polistirene espanso sinterizzato torna al centro del dibattito tecnico. Ne parlano l’Ing. Marco Piana, Direttore Tecnico di AIPE, ed Emanuela Gallo, Technical Affairs Manager & Fire Expert di EUMEPS, approfondendo comportamento al fuoco, normativa, sistemi a cappotto, coperture con fotovoltaico e prospettive di mercato.

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EPS in edilizia: sicurezza al fuoco, mercato e nuove prospettive per l’involucro

Indice degli argomenti

Il tema della sicurezza al fuoco dei materiali isolanti è oggi uno dei nodi più delicati nella progettazione dell’involucro edilizio.

La progressiva diffusione dei sistemi a cappotto, la riqualificazione energetica del patrimonio esistente, l’integrazione degli impianti fotovoltaici in copertura e l’evoluzione del quadro normativo stanno infatti spostando l’attenzione dal singolo prodotto alla prestazione complessiva del sistema costruttivo.

In questo scenario, il polistirene espanso sinterizzato, indicato con l’acronimo EPS, viene spesso richiamato nel dibattito tecnico e pubblico con letture non sempre complete, che rischiano di semplificare un tema molto più articolato.

La corretta valutazione dell’EPS in edilizia richiede invece un approccio prestazionale, capace di considerare non solo le caratteristiche del materiale, ma anche la stratigrafia, la posa, i rivestimenti protettivi, le condizioni di esercizio, la destinazione d’uso dell’edificio e il rispetto delle regole di prevenzione incendi.

Il punto centrale, come emerge dall’intervista all’Ing. Marco Piana, Direttore Tecnico di AIPE, ed Emanuela Gallo, Technical Affairs Manager & Fire Expert di EUMEPS, è che l’isolante va valutato all’interno del contesto applicativo: nei sistemi ETICS, nelle coperture stratificate e nelle chiusure d’ambito, la sicurezza dipende dall’interazione tra tutti i componenti e dalla coerenza del progetto con il Codice di prevenzione incendi, la RTV V.13 e le indicazioni tecniche più aggiornate.

L’intervista offre quindi l’occasione per fare chiarezza su diversi aspetti: dal comportamento dell’EPS in caso d’incendio al ruolo delle prove su larga scala, dalla distinzione tra norme cogenti e linee guida fino alle nuove esigenze poste dalle coperture isolate con impianti fotovoltaici. Un approfondimento utile per progettisti, imprese, tecnici antincendio e operatori della filiera, in una fase in cui l’edilizia è chiamata a coniugare efficienza energetica, durabilità, sicurezza, riciclabilità e sostenibilità economica degli interventi.

Il mercato italiano dell’EPS tra stabilizzazione, edilizia e riciclo

Il quadro di mercato conferma il ruolo consolidato dell’EPS nella filiera italiana delle costruzioni. I dati di AIPE ci dicono che il mercato nazionale del polistirene espanso sinterizzato  si attesta tra il 2024 e il 2025 su consumi pari a circa 120mila tonnellate, tornando su livelli più vicini alla fase pre-Superbonus e pre-Covid dopo il ciclo straordinario legato agli incentivi edilizi. Si tratta quindi di una normalizzazione dei volumi, in cui l’EPS continua a mantenere una presenza significativa nei principali comparti applicativi, a partire dall’edilizia.

Nel settore delle costruzioni, l’impiego riguarda applicazioni che spaziano dai sistemi di isolamento termico a cappotto ai sistemi radianti, fino alle soluzioni leggere per l’edilizia e agli interventi in cui il rapporto tra prestazione, peso e lavorabilità rappresenta un fattore determinante. A questo si affianca il comparto dell’imballaggio dove l’EPS resta utilizzato in ambiti ad alta esigenza prestazionale come alimentare, ittico e farmaceutico, grazie alle sue caratteristiche di protezione, igiene e isolamento.

Un altro dato rilevante riguarda il riciclo. Nel 2024 le Piattaforme PEPS, dedicate al recupero degli imballaggi in EPS e collegate al sistema Corepla, hanno gestito 11.500 tonnellate, con una crescita dell’11,6% rispetto al 2023. Considerando anche altri flussi non domestici, AIPE stima oltre 22mila tonnellate complessivamente avviate a riciclo. È un elemento importante in una fase in cui le politiche europee — dalla Direttiva EPBD IV “Case Green” al nuovo Regolamento PPWR sugli imballaggi — stanno orientando il mercato verso materiali e sistemi in grado di dimostrare prestazioni misurabili lungo il ciclo di vita, riciclabilità e tracciabilità.

In questo contesto, l’EPS si colloca dentro una traiettoria di sviluppo che non riguarda soltanto l’isolamento termico, ma più in generale la capacità dell’edilizia di rispondere a obiettivi sempre più integrati: riduzione dei fabbisogni energetici, sicurezza antincendio, sostenibilità ambientale, controllo dei costi e scalabilità degli interventi di riqualificazione.

L’intervista ad AIPE ed EUMEPS parte proprio da questo scenario, affrontando il tema con un taglio tecnico e sistemico, lontano dalle semplificazioni e orientato alla corretta progettazione dell’involucro.

EPS in edilizia e sicurezza al fuoco: ne parliamo con l’Ing. Marco Piana di AIPE ed Emanuela Gallo di EUMEPS  

Nel dibattito pubblico sulla sicurezza al fuoco dei materiali isolanti, l’EPS viene talvolta descritto in modo semplificato. Dal punto di vista tecnico, quali elementi consentono di definirlo un materiale sicuro quando è correttamente inserito in un sistema costruttivo di facciata o di copertura?

Ing Marco Piana:

“Il tema della sicurezza al fuoco degli isolanti in edilizia è complesso e specifico, richiede conoscenza degli aspetti tecnici e prestazionali non solo del materiale ma anche dell’intero sistema costruttivo, oltre che del quadro normativo di riferimento. Il polistirene espanso sinterizzato (EPS), impiegato da oltre 40 anni in edifici pubblici e privati – collocato in un sistema costruttivo che rispetta le norme previste in materia di prevenzione incendi – è un materiale sicuro sotto il profilo antincendio e adeguato a tutte le applicazioni in edilizia, sia nei sistemi di copertura, sia nei sistemi a cappotto. 

Marco Piana

Dal punto di vista tecnico, l’EPS non propaga l’incendio, non genera combustione autonoma e, senza una fonte esterna continua, si spegne da solo (è autoestinguente). Inoltre, grazie alla sua natura espansa, quando esposto ad alte temperature si contrae, formando al contempo uno strato superficiale carbonioso che rallenta la propagazione di un eventuale incendio.

Per quanto riguarda l’aspetto dell’autoestinguenza, lo si può comprendere bene richiamando il concetto del “triangolo del fuoco”, il quale ci dice che – per mantenere una fiamma – temperatura adeguata (o fonte di innesco), combustibile (ciò che brucia) e comburente (ciò che alimenta la combustione e che normalmente è l’ossigeno presente nell’aria) devono coesistere. Quando uno di questi tre elementi viene meno, la combustione si arresta. Ebbene, l’EPS contiene una particolare sostanza che, in presenza di calore, viene rilasciata e va a togliere ossigeno alla combustione, favorendo così lo spegnimento della fiamma.

Inoltre, quando è esposto al calore – già a 70 °C – l’EPS tende a contrarsi; e se le temperature sono molto alte, superando i 300-400 °C, forma in superficie uno strato carbonioso con un effetto da scudo protettivo allo sviluppo e propagazione della fiamma.

Va poi ricordato un punto fondamentale: essendo un polimero termoplastico, la normativa italiana ed europea antincendio prevedono che l’EPS – così come tutti i materiali isolanti – sia sempre posto rivestito e protetto, da intonaco, cartongesso, lamiere o resine, escludendo la sua esposizione diretta al fuoco. Come tale e da marcatura CE risulta adeguato e sicuro in tutte le applicazioni in edilizia esaudendo alle richieste delle normative e regolamenti in vigore”.

In Italia, quali sono oggi i principali riferimenti normativi da considerare quando si parla di EPS e sicurezza antincendio nell’edilizia, in particolare per quanto riguarda il Codice di prevenzione incendi e la RTV V.13 relativa alle chiusure d’ambito degli edifici civili? 

Ing Marco Piana:

“Quando si parla di sicurezza antincendio in ambito edile, anzitutto bisogna distinguere tra i riferimenti normativi cogenti e quelli di indirizzo, che però non sono vincolanti.

Cogenti sono le leggi e decreti emanati dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, da considerarsi le principali fonti normative. I Vigili del Fuoco emettono anche riferimenti sotto forma di Linee Guida, che possono essere utili al progettista, ma non hanno carattere vincolante.

In passato, l’impianto normativo era basato soprattutto su decreti, o meglio, indicazioni “prescrittive” per determinate applicazioni ed edifici in base alla loro destinazione d’uso – se alberghi, ospedali, scuole, etc. -, con regole indicate in modo specifico e dettagliato.   

Negli ultimi anni, il quadro è cambiato nella direzione di un riordino: è stato infatti introdotto dai Vigili del Fuoco il Codice di prevenzione incendi, oggi considerato il principale riferimento per la progettazione antincendio. Il Codice, attraverso la Regola Tecnica Orizzontale (RTO), rappresenta una sorta di percorso guidato per il progettista, che lo aiuta a definire le peculiarità dell’edificio per essere sicuro e adeguato all’utilizzo. In questo nuovo approccio, il ruolo del progettista è investito di una maggiore responsabilità e centralità, dovendo decidere su materiali e struttura.

Nel Codice rientrano anche tutte le Regole Tecniche Verticali (RTV), dedicate a differenti contesti e/o componenti e che vengono costantemente aggiornate. Ad oggi le RTV sono più di 15 (ad esempio per uffici, autorimesse, hotel, scuole, ospedali, etc.). Tra queste, c’è la RTV13, riferita alle chiusure d’ambito, cioè all’insieme delle superfici che delimitano l’edificio verso l’esterno: pareti, coperture e, più in generale, l’involucro edilizio.
L’impiego dell’EPS, ampiamente utilizzato nelle chiusure d’ambito, viene normato in modo dettagliato e preciso dal Codice e dalla RTV13: con una progettazione che segua correttamente le richieste di entrambi i testi, i componenti realizzati con EPS soddisfano appieno tutti i requisiti di sicurezza antincendio. 
In generale, rientrando l’applicazione della RTV13 solamente nell’ambito del Codice, si deve prima affrontare la progettazione con tutto ciò che quest’ultimo prevede e, in seguito, anche ciò che richiedono le varie RTV di competenza.

Inoltre – come tutte le RTV – riguarda solo le attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco, quindi non tutte le tipologie edilizie. Ad esempio, un palazzo con altezza di 30 metri è un’attività soggetta e deve quindi adottare la RTV13, mentre una casa unifamiliare non vi rientra; per essa si può utilizzare come riferimento la Guida al Fuoco Facciate del 2013.

Per questo, quando si parla delle prescrizioni della RTV13, è sempre necessario contestualizzare l’ambito: gli elementi da prendere in considerazione per orientarsi a livello normativo sono la tipologia dell’edificio, la sua destinazione d’utilizzo, il profilo degli occupanti/utilizzatori, le analisi del rischio vita, rischio beni, rischio ambiente, e molto altro”.

Un aspetto centrale è che l’EPS, come tutti i materiali isolanti, non è previsto per essere lasciato esposto ma deve essere inserito in una stratigrafia protetta. Quanto conta questo principio nella corretta valutazione della sicurezza al fuoco del materiale? 

Ing Marco Piana:

“È un principio centrale, perché la valutazione della sicurezza al fuoco di un materiale isolante non deve essere fatta considerando solo il materiale in sé, fuori dal suo contesto applicativo. L’attività di prevenzione incendi è finalizzata proprio a prevedere ciò che potrebbe causare una situazione complessa da gestire e, di conseguenza, ad adottare ogni precauzione necessaria per evitarla già in fase di progetto.

L’EPS viene posto in opera sempre con una protezione, che impedisce il diretto contatto con il fuoco. Succede anche con altri materiali: ad esempio l’acciaio viene rivestito con vernici intumescenti, mentre il legno con vernici che lo proteggono dall’innesco e propagazione di fiamma.

Per far capire meglio quanto l’EPS sia sicuro, anche più sicuro rispetto ad altri materiali, se correttamente protetto, posso fare riferimento a un test di laboratorio in cui è stato confrontato il comportamento di rivestimenti di pareti in legno vs. in EPS rivestito, considerando la temperatura di accensione, ovvero a quale temperatura si forma la fiamma: tra i due casi ci sono differenze di innesco della fiamma dell’ordine di 100-200°C, dove la temperatura più bassa è riferita a rivestimenti in legno di pino o abete, mentre l’EPS rivestito ha una temperatura di accensione  più elevata”.

Nel caso dei sistemi a cappotto con EPS, quali indicazioni emergono dalle prove sperimentali su larga scala? Quali sono i parametri più importanti per valutare in modo corretto il comportamento al fuoco di una facciata?

Emanuela Gallo:

“Le prove sperimentali su larga scala rappresentano oggi lo strumento più affidabile per valutare il comportamento al fuoco dei sistemi a cappotto con EPS (ETICS), perché permettono di analizzare il comportamento reale dell’intero sistema e non dei singoli materiali. I test di laboratorio su piccola scala, infatti, non sono sufficienti a descrivere in modo realistico l’evoluzione di un incendio in facciata, soprattutto in termini di propagazione verticale e coinvolgimento dei piani superiori.

Emanuela Gallo, Technical Affairs Manager & Fire Expert EUMEPS
Emanuela Gallo

La valutazione deve quindi basarsi su parametri prestazionali complessivi: il contributo energetico del sistema, la produzione di fumo e gocciolamento, la velocità e l’estensione della propagazione della fiamma (sia verticale che orizzontale), le temperature raggiunte, l’altezza di propagazione, il tempo di raggiungimento delle soglie critiche e la possibilità di trasmissione dell’incendio all’interno dell’edificio.

Applicazione isolamento a cappotto in EPS

Le prove su larga scala su sistemi di isolamento a cappotto con diversi materiali indicano che l’EPS  autoestinguente limita la propagazione dell’incendio in determinate condizioni, soprattutto se correttamente integrato in un sistema completo e ben progettato”.

Per le coperture isolate con EPS e dotate di impianti fotovoltaici, quali sono oggi i principali criteri di attenzione sotto il profilo antincendio? In che modo si coordinano la Guida tecnica dei Vigili del Fuoco e le regole del Codice di prevenzione incendi?

Emanuela Gallo:

“L’installazione di sistemi Building Applied PhotoVoltaics (BAPV) modifica inevitabilmente il profilo di rischio e le dinamiche di sviluppo dell’incendio in copertura. Va inoltre sottolineato che, ad oggi, non sono disponibili metodi di prova standardizzati su larga scala in grado di valutare in modo completo il comportamento al fuoco delle coperture in combinazione con impianti fotovoltaici. Le valutazioni attuali si basano su metodi parziali, prove adattate o approcci ingegneristici finalizzati a colmare le attuali lacune normative.

EPS in edilizia: Danneggiamento da incendio al termine della prova al fuoco su larga scala
Danneggiamento da incendio al termine della prova al fuoco su larga scala, con evidenza della limitata propagazione dell’incendio.

Nel caso di coperture isolate con EPS e dotate di impianti fotovoltaici, l’attenzione si concentra quindi sulla prevenzione dell’innesco e sulla limitazione della propagazione dell’incendio. I criteri principali riguardano innanzitutto la corretta progettazione e installazione dell’impianto, con particolare attenzione ai componenti elettrici — cavi, connettori e inverter — che rappresentano le principali potenziali sorgenti di innesco.

EPS in edilizia: Dettaglio stratigrafico della copertura, comprensivo dello strato isolante (EPS)
Dettaglio stratigrafico della copertura, comprensivo dello strato isolante (EPS) e dello strato superiore non combustibile.

Un ruolo fondamentale è svolto anche dalla compartimentazione e dalla gestione della propagazione, attraverso la suddivisione dell’impianto fotovoltaico in sezioni distinte ed indipendenti, ottenute mediante l’introduzione di elementi di discontinuità o barriere, quali spazi di separazione e corridoi tecnici, atti a limitare la propagazione dell’ incendio e a facilitare l’ accesso in sicurezza sia durante l’esercizio e la manutenzione, sia in caso di intervento dei soccorsi.

EPS in edilizia: Dettaglio del danneggiamento della membrana al di sotto del pannello solare, in seguito alla prova al fuoco.
Dettaglio del danneggiamento della membrana al di sotto del pannello solare, in seguito alla prova al fuoco.

Dal punto di vista della stratigrafia, EUMEPS, l’associazione europea che rappresenta la filiera del polistirene espanso, ha condotto di recente prove su larga scala, non standardizzate ma comunque seguite e monitorate da istituti di ricerca accreditati, che hanno evidenziato come la presenza di uno strato superficiale incombustibile, anche di spessore ridotto, posizionato al di sopra dell’isolante, sia in grado di limitare efficacemente la propagazione dell’incendio, sia in senso orizzontale sia verso l’interno dell’edificio.

In generale l’EPS si conferma una soluzione tecnica affidabile, in grado di rispondere alle esigenze prestazionali dell’isolamento delle coperture in presenza di fotovoltaico.

La presenza di impianti fotovoltaici richiede però un’attenzione progettuale maggiore, soprattutto in termini di sicurezza. Anche le normative attuali ne consentono l’utilizzo, purché il sistema sia correttamente progettato e installato”.

Ing Marco Piana:

“Oggi i riferimenti normativi per coperture isolate e dotate di impianti fotovoltaici sono la RTV13 e la Guida Tecnica 2025. Sono due approcci differenti dato che la prima entra nel contesto del Codice con decreto, mentre la seconda è solo una guida a cui il progettista può riferirsi. Le prescrizioni della prima e le indicazioni della seconda sono differenti e di conseguenza è il progettista che deve scegliere e adeguare la progettazione.

Certamente la Guida Tecnica, essendo il riferimento più recente, prende in considerazione alcuni aspetti che la RTV13 non prevede, come ad esempio il comportamento al fuoco dei pannelli fotovoltaici.

In entrambe le situazioni l’EPS è un materiale sicuro e può essere utilizzato, come sottolineato, con gli adeguati rivestimenti”.

Sul piano tecnico-scientifico, quali sono oggi le evidenze disponibili in merito al comportamento dell’EPS in caso d’incendio e alle relative emissioni? Quanto è importante distinguere tra il comportamento del singolo materiale e quello del sistema edilizio nel suo complesso? 

Emanuela Gallo:

“È fondamentale distinguere tra il comportamento al fuoco del singolo materiale e quello del sistema edilizio nel suo complesso: le prestazioni dipendono infatti dall’interazione tra tutti i componenti, dai dettagli costruttivi e dalle condizioni di esposizione.

Per quanto riguarda le emissioni, l’EPS produce fumi in misura inferiore rispetto a molti materiali di uso comune. In particolare, genera basse quantità di monossido di carbonio (CO) – la causa principale da intossicazione da incendi -, non produce acido cianidrico (HCN) né diossine. Studi sperimentali* indicano infatti una tossicità dei fumi inferiore rispetto a materiali come legno, lana o cotone.
 
In sistemi come i cappotti termici (ETICS) o le coperture stratificate, l’EPS è inoltre protetto da strati di finitura che ne ritardano il coinvolgimento nell’incendio e ne modificano significativamente il comportamento.

Le prove su larga scala confermano che solo un approccio sistemico consente di valutare in modo realistico la propagazione dell’incendio, la produzione di fumi e il contributo complessivo al rischio”.

A livello europeo è in corso l’attività CEN per arrivare a una nuova norma sulla sicurezza al fuoco delle facciate. A che punto è questo percorso e quali criticità derivano oggi dalla presenza di metodi di prova differenti tra i vari Paesi europei?

Emanuela Gallo:

“EUMEPS segue attivamente le attività europee in materia di standardizzazione tecnica e politiche per l’involucro edilizio, con particolare attenzione alla sicurezza al fuoco delle facciate.

In questo contesto, si è recentemente concluso il progetto europeo coordinato da RISE Research Institutes of Sweden, che rappresenta oggi il più avanzato tentativo di definire un metodo armonizzato per la valutazione delle prestazioni al fuoco delle facciate. Il progetto ha incluso il confronto tra i principali metodi nazionali, campagne sperimentali comparative e attività di validazione, con l’obiettivo di sviluppare un approccio condiviso di prova e classificazione.

La necessità di armonizzazione deriva dall’attuale frammentazione normativa: i diversi Paesi europei inclusa l’Italia adottano metodi differenti – tra cui BS 8414 nel Regno Unito, Lepir2 in Francia e DIN 4102-20 in Germania –  con configurazioni di prova e criteri di accettazione non direttamente confrontabili. Questo rende complessa la valutazione tecnica e ostacola la libera circolazione dei sistemi costruttivi, con il rischio che una stessa soluzione risulti conforme in un Paese ma non in un altro.

Sulla base dei risultati del progetto, nel dicembre 2025 è stato avviato in ambito CEN il Working Group 10, incaricato di sviluppare la richiesta di standardizzazione e porre le basi per una futura norma europea armonizzata”.

Guardando al mercato e alle prospettive del settore, quale ruolo potrà avere l’EPS nei prossimi anni in un’edilizia chiamata a coniugare efficienza energetica, sicurezza antincendio, durabilità, riciclabilità e integrazione con i nuovi sistemi impiantistici?

Ing Marco Piana:

“Il ruolo dell’EPS nei prossimi anni non sarà solo rilevante, ma strutturalmente centrale all’interno della trasformazione del settore delle costruzioni.

Ci troviamo infatti in una fase in cui le normative europee e nazionali – dalla Direttiva EPBD IV “Case Green” al rafforzamento dei CAM e delle logiche LCA – stanno cambiando il paradigma: non si richiedono più semplicemente materiali, ma prestazioni misurabili, integrate e verificabili lungo tutto il ciclo di vita dell’edificio.

In questo scenario, l’EPS parte da un vantaggio competitivo molto chiaro.

Da un lato, è uno dei pochi materiali che riesce a combinare in modo efficace efficienza energetica, leggerezza, durabilità e sicurezza, rispondendo in maniera piena ai requisiti prestazionali richiesti oggi dal quadro normativo. Dall’altro lato, presenta caratteristiche intrinseche difficilmente replicabili: è composto per il 98% da aria, ha un impatto ambientale ridotto in fase produttiva e un’elevata riciclabilità, elementi che lo rendono perfettamente coerente con i criteri di economia circolare.

Ma il punto chiave è un altro: le normative più recenti stanno progressivamente superando logiche prescrittive per orientarsi verso logiche prestazionali. Questo significa che non viene premiato il materiale “per definizione”, ma quello che garantisce il miglior equilibrio tra performance tecnica, sostenibilità ambientale ed efficienza.

E sotto questo profilo, l’EPS rappresenta oggi, in moltissime applicazioni, la soluzione tecnica più efficiente disponibile.

Lo vediamo chiaramente in edilizia, dove continua a essere il materiale di riferimento nei sistemi a cappotto, nei sistemi radianti e nelle soluzioni leggere, con quote di mercato estremamente elevate. Lo stesso vale anche per applicazioni meno visibili ma strategiche, come gli alleggerimenti strutturali, i riempimenti geotecnici o l’integrazione con impianti avanzati, dove il rapporto tra prestazioni e peso diventa determinante.

Parallelamente, anche sul fronte ambientale i dati confermano un trend positivo: l’EPS ha un consumo di energia di produzione inferiore rispetto a molti materiali alternativi e, nelle applicazioni di isolamento, consente risparmi energetici lungo la vita utile dell’edificio nettamente superiori all’energia impiegata per produrlo.

A questo si aggiunge un elemento spesso sottovalutato ma decisivo: la sostenibilità economica. In una fase in cui la transizione energetica deve essere scalabile e accessibile, il rapporto costo/prestazione diventa un fattore critico. L’EPS, grazie alla sua efficienza e alla facilità di lavorazione e posa, consente di ottenere elevate prestazioni con costi contenuti, rendendo concretamente realizzabili interventi su larga scala.

Per questo motivo riteniamo che l’EPS non sia semplicemente una delle opzioni disponibili, ma una soluzione che in molti ambiti consente di ottimizzare simultaneamente prestazioni tecniche, impatto ambientale e costi lungo il ciclo di vita.

Le prospettive sono quindi chiaramente positive e trovano riscontro anche nei principali indicatori di mercato.

In Italia, tra il 2024 e il 2025 i consumi di EPS si sono attestati intorno alle 120.000 tonnellate, tornando su livelli di stabilizzazione dopo la fase straordinaria legata agli incentivi.

Il dato più rilevante è, però, la sua destinazione d’uso: oltre il 70% dell’EPS in Europa e circa due terzi in Italia è impiegato nel settore delle costruzioni, a conferma del ruolo ormai strutturale che questo materiale ha assunto all’interno dell’edilizia.

A livello europeo, le prospettive e le tendenze indicano tassi di crescita nell’ordine del 5% annuo, sostenuti in particolare dalla domanda di isolamento termico e dall’evoluzione del quadro normativo verso edifici a elevata efficienza energetica.

In questo scenario, il principale driver è rappresentato dalla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, dove l’integrazione di soluzioni isolanti è ormai un elemento ricorrente e sempre più centrale nei processi di intervento.

Nel mercato europeo del cappotto, l’EPS ha registrato una quota pari al 77% nel 2024, restando il materiale più utilizzato in questa applicazione**.

Parallelamente, si osserva una crescente attenzione anche ai temi della sicurezza, con una domanda in aumento di soluzioni in grado di coniugare prestazioni energetiche e comportamento al fuoco all’interno di sistemi costruttivi certificati.

In questo contesto, l’EPS si conferma una soluzione tecnica consolidata e pienamente coerente con l’evoluzione del settore, capace di rispondere in modo efficace e integrato alle esigenze di efficienza energetica, sicurezza, durabilità e sostenibilità richieste oggi e sempre più in futuro all’edilizia”.


 

*Gurman, J.L., Baier, L. and Levin, B.C. (1987), Polystyrenes: A review of the literature on the products of thermal decomposition and toxicity. Fire Mater., 11: 109-130. https://doi.org/10.1002/fam.810110302  

 

** Fonte EAE (European Association for ETIC) – European ETICS Market Survey 2025

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