Palatium vetus

Si tratta del più antico complesso immobiliare della città, edificato nel 1170 nel cuore di Alessandria. Rappresentava il centro della vita politica, amministrativa e giudiziaria del comune medioevale. Nel 1856, dopo vari passaggi, il palazzo venne ceduto dal Comune allo Stato. Negli anni seguenti quasi tutti i locali affacciati a via dei Martiri furono venduti a privati, mentre nel fabbricato prospettante piazza della Libertà fu sistemato il corpo di guardia del Comando di Divisione.
Già all’inizio del Settecento sul lato di via Migliara si aprivano vari negozi riconfermando la più che secolare destinazione commerciale della via.
Fino al 1995 il complesso edilizio ha ospitato il Presidio e il Distretto Militare e attende ora nuova destinazione.
– La struttura è costituita da un corpo unico su due livelli fuori terra, con cortile centrale.

Problematica
Si è reso necessario un intervento di consolidamento del terreno di fondazione al di sotto delle murature principali, nell’ottica di procedere ad un restauro generale conservativo dell’immobile con conseguente aumento dei carichi. L’incremento dei carichi previsti è risultato variabile da un minimo di 9% ad un massimo del 50% (mediamente del 20%) dei carichi iniziali ante ristrutturazione, mentre per quanto concerne la pressione al suolo si ha una variazione da 0,35MPa a 1,19MPa.
Il consolidamento era diretto ad incrementare la capacità portante del terreno di fondazione fino ad ottenere una resistenza alla penetrazione media di 14 colpi ogni 10cm d’avanzamento misurata con penetrometro dinamico leggero.
L’intervento è stato complicato dalla presenza di differenti tipologie di fondazione, dal momento che nei secoli il palazzo ha subito numerose ristrutturazioni e ampliamenti (solo in parte documentati), nonché variazioni di destinazione d’uso con correlate modifiche strutturali e della storia tensionale del terreno sottostante.

Indagini in sito e prove di laboratorio
Si è reso necessario a monte un accertamento dettagliato sulle effettive dimensioni delle fondazioni, possibile solo per mezzo di perforazioni continue a distruzione in 14 diverse porzioni di fondazione allo scopo di indagarne la quota del piano di posa nonché la larghezza.
Da questa analisi si è appurato che le murature oggetto di indagine sono state realizzate in mattoni pieni e legante, in taluni casi è stata rilevata la presenza di materiale lapideo di elevata consistenza; la profondità di fondazione varia da un minimo di 0,5m ad un massimo di 3m.
Per definire la litologia del terreno si sono compiute indagini geologiche, fra le quali: sondaggi a rotazione con carotaggio continuo, prove penetrometriche SPT in foro, prelievo di campioni indisturbati per le prove di laboratorio, prove penetrometriche dinamiche SCPT eseguite con penetrometro superpesante tipo Pagani.
Da tali indagini si è rilevata la presenza di uno strato superficiale di riporto, seguito da uno strato di argilla debolmente limosa, a quota inferiore si trova poi un limo sabbioso con rari ciottoli ed infine ghiaie in matrice sabbiosa-argillosa e in sabbia grossolana.

Software utilizzati per modellare l’intervento
Codice di calcolo agli elementi finiti Plaxis 8.2 + software di calcolo URETEK S.I.M.S. 1.0 basato sull’espansione delle cavità finite di Yu H. S. e Houlsby G. T. (1991).

Modalità di intervento
Metodo Uretek Deep Injections con suddivisione dell’area di lavoro in 4 zone distinte nelle quali si è riusciti a lavorare in sequenza in maniera tale da ottimizzare i tempi di intervento ed il coordinamento con le altre lavorazioni di restauro in atto.
Le perforazioni hanno avuto profondità massima pari a 3m dal piano di imposta dei nastri di fondazione, 6,5m dal piano campagna, e la successiva iniezione ha portato ad un recupero di compattezza del terreno come preventivato.
In totale si è operato su 214m lineari, su 14 colonne del portico e 3 plinti interni.

Esito dell’intervento
A collaudo del consolidamento sono state eseguite, a ridosso delle murature, prove penetrometriche comparative in ciascuna delle 4 zone trattate, da queste si è attestato il raggiungimento dell’obiettivo prefissato in termini di numero di colpi: NSPT10=14. L’incremento percentuale ottenuto a seguito del consolidamento ha raggiunto un livello massimo del 230%.

Osservazioni
Si comprende come il metodo di consolidamento Uretek, così come descritto per il restauro del Palatium Vetus, prenda le mosse da una preliminare e approfondita fase di progettazione operata dall’ufficio tecnico di Uretek e condotta con differenti gradi di approfondimento, avvalendosi di strumenti di calcolo diversi fra i quali spicca il software di calcolo S.I.M.S. elaborato da Uretek al fine di simulare l’effetto delle iniezioni di resina nel terreno: con lo scopo di definirne i quantitativi necessari, i volumi che avranno luogo nel terreno trattato, ma soprattutto il nuovo stato tensionale efficace che si andrà a produrre nel terreno che dà conto dell’aumento di capacità portante, consentendo così di certificare un preciso grado di miglioramento in sito.
Questa fase preliminare di progettazione geotecnica dell’intervento, che consente di certificarne l’entità e l’efficacia, è del tutto rispondente alle prescrizioni delle norme tecniche (DM 14/01/2008), quest’ultime impongono anche che “il monitoraggio degli interventi sia previsto in fase di progetto e descritto in dettaglio” e che “gli esiti delle misure e dei controlli costituiscano elemento di collaudo dei singoli interventi”, anche sotto questo profilo la tecnologia Uretek è fattiva, andando a realizzare test penetrometrici prima e dopo l’intervento in aderenza alle strutture di fondazione e monitorando a mezzo di livelli laser, in corso di esecuzione dei lavori, il principio di sollevamento che attesta con continuità la buona riuscita dell’intervento senza andare a produrre effetti sulla sovrastruttura.



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