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Immagine generata con IA Indice degli argomenti Toggle Living Lab in azioneDrenaggio urbano sostenibileStrategie mirate per l’area industrialeVia al monitoraggioLavoro condiviso Il progetto europeo CONE nasce con l’obiettivo di trovare soluzioni a stress da caldo, perdita di biodiversità, alluvioni, scarsità e qualità dell’acqua, che interessano i Comuni europei con effetti diretti e indiretti sulla salute e sul benessere della popolazione, sulla situazione economica e sulla sicurezza del territorio. A impegnarsi su questi temi sono chiamati gli attori della “Quadrupla Elica”, cioè i soggetti provenienti dai settori della ricerca, dell’industria, delle istituzioni pubbliche e della società civile, in un percorso collaborativo fondamentale per realizzare azioni ambientali efficaci. L’obiettivo principale che traduce gli obiettivi in azioni concrete e ripetibili è la creazione di Living Lab multidimensionali, intesi come campi di applicazione di soluzioni basate sulla natura per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, partendo da temi come la gestione dell’acqua piovana, lo stress da calore e la gestione dei bacini fluviali e degli argini. Ognuno dei Living Labs è impegnato nella realizzazione di tre macroattività: la ricerca collaborativa e analisi del contesto per confermare le sfide identificate e individuare esigenze e ostacoli nei contesti locali; la fase sperimentale che va dall’ideazione di soluzioni innovative, alla loro incubazione e allo sviluppo della strategia; la sperimentazione e valutazione, attraverso test della soluzione implementata, la raccolta di riscontri, suggerimenti per possibili miglioramenti, convalida e replica. A fine progetto, la previsione è di sviluppare un protocollo di replicabilità a partire dai Living Labs sperimentati e di presentare ai decisori politici dell’UE una strategia transnazionale sviluppata congiuntamente per facilitare il percorso verso l’adozione di Piani per il verde urbano, come previsto anche dalla strategia europea per la tutela della biodiversità. A questo si aggiunge la ToolBox, una raccolta di strumenti e soluzioni basate sulle NBS (Nature-Based Solution) per il trasferimento e lo scambio di conoscenze. Living Lab in azione I Living Lab del progetto europeo CONE sono stati lanciati a marzo 2025 e consentono di applicare soluzioni Nature-Based integrate con processi partecipativi e digitali innovativi per la mitigazione e l’adattamento dell’ambiente urbano ai cambiamenti climatici in atto. In particolare, i partner del progetto lavorano attraverso 3 azioni pilota in 5 aree urbane pilota: a Padova (Italia), Wejherowo (Polonia), České Budějovice (Repubblica Ceca) e Jászberény (Ungheria) sono stati attivati i Living Lab per la gestione delle acque piovane; sempre a a Padova (Italia) e České Budějovice (Repubblica Ceca) sono stati creati i Living Lab dedicati alla mitigazione dello stress termico. Guardano invece alle pratiche innovative per la gestione dei bacini fluviali e degli argini i Living Lab creati a Poljčane (Slovenia) e Wejherowo (Polonia). Lo stato di avanzamento dei lavori per i Living Lab aveva già portato a gennaio di quest’anno a tracciare un primo quadro della situazione. L’azione pilota di Padova punta sulla mitigazione dei cambiamenti climatici nella zona industriale attraverso la creazione di un sistema di drenaggio sostenibile basato sulle NBS (Nature-Based Solution), che prevede la rimozione della pavimentazione di un tratto di marciapiede con la realizzazione di un’aiuola drenante. Il progetto viene integrato dall’installazione di sensori che permetteranno di misurare le variazioni di diversi parametri meteorologici, contribuendo a valutare l’efficacia e la trasferibilità dell’intervento. Progetto di depavimentazione nell’area industriale di Padova A Jászberény il bacino di ritenzione idrica di Fehértói, collocato nella parte nord-occidentale della città, a margini delle aree abitate e nelle vicinanze del corso del fiume, agisce come bacino di stoccaggio superficiale per trattenere l’acqua piovana in caso di forti piogge. A Wejherowo i lavori sono concentrati su due ambiti: la ricostruzione dello storico bacino di ritenzione sul fiume Cedron nel Parco Majkowski, per il controllo dell’aumento della ritenzione idrica dovuto alle forti piogge e alle inondazioni e la protezione della biodiversità, e la creazione del rain garden nel cortile di via Śmiechowska, realizzato in collaborazione con i residenti. I miglioramenti alla manutenzione ordinaria del parco storico fondato alla fine del XIX secolo, 3,5 ettari di superficie all’interno di un’area protetta, sono al centro del Living Lab di České Budějovice, così come la riqualificazione della piazza antistante il centro culturale della Moldava che prevede fra gli interventi l’installazione di un sistema di irrigazione controllata con l’acqua della rete idrica comunale e l’aumento del 30% di verde con nuove piantumazioni. La riduzione del rischio di alluvioni e mitigazione dell’erosione delle sponde fluviali è l’obiettivo del Living Lab istituito dal Comune di Poljčane nell’insediamento di Studenice, per individuare e implementare soluzioni multifunzionali basate sulla natura volte a ridurre il rischio di alluvioni e a mitigare l’erosione delle sponde fluviali. Drenaggio urbano sostenibile Il Living Lab di Padova, sviluppato attraverso il settore Verde, Parchi e Agricoltura Urbana del Comune di Padova, sfrutta le potenzialità delle soluzioni basate sulla natura attraverso la depavimentazione di un sito nell’area industriale della città per ridurre i volumi di deflusso delle acque generati dalle aree pavimentate responsabili dei picchi di piena del sistema di smaltimento. Con il settore Innovazione e Transizione Digitale, l’esperienza sarà valorizzata attraverso la raccolta ed elaborazione dei dati con la piattaforma MyData, che permetterà anche di monitorare i dati ambientali raccolti da sensori dedicati per osservare e studiare l’impatto di eventi meteorologici estremi locali e i rischi ad essi correlati. I cardini di partenza per il progetto del Living Lab sono il Paesc (Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima) del Comune di Padova, il programma Padova 2030 per la riduzione delle emissioni, così come il Piano del verde basato sul concetto di città-spugna e soluzioni basate sulla natura per mitigare l’effetto di eventi atmosferici estremi, e il Masterplan per la riqualificazione dell’area industriale, non abitata ma particolarmente colpita da allagamenti e fenomeno delle isole di calore. In questa direzione si era mosso per primo l’intervento realizzato in piazza Savelli, concluso recentemente, per riadattare l’infrastruttura stradale esistente con l’applicazione delle tecniche di drenaggio urbano sostenibile (SuDS). Il progetto per piazza Savelli è parte del programma Padova 2030 Carbon Neutral, finanziato da Comune e Mase (ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica), e si inserisce all’interno del Masterplan di Padova Soft City per la promozione e messa in campo di strategie per l’adattamento ai cambiamenti climatici attraverso quattro obiettivi: incrementare la permeabilità dell’area di intervento, ridurre il rischio di allagamenti, ridurre la formazione di un’isola di calore, migliorare il microclima locale e incrementare la biodiversità. La piazza, di circa 6.800 metri quadrati, era interamente pavimentata con asfalto, impermeabile e priva di ogni forma di verde, quindi facilmente soggetta alla formazione di allagamenti e isole di calore nei mesi estivi. Per migliorare il drenaggio della piazza, il progetto ha creato un rain garden restituendo a verde circa 2mila metri quadrati di superficie mettendo a dimora 52 alberi di 4 specie diverse (carpini, tigli, liriodendri e lecci), inerbendo il suolo con circa 300 piante di erbacee/graminacee, mitigando l’isola di calore che si forma nelle aree a parcheggio asfaltato con l’inserimento del verde e la previsione di manti stradali con elevata riflettanza che non assorbono il calore. Il progetto ha previsto l’inserimento di soluzioni di mobilità sostenibile, fra cui percorsi pedonali protetti e stalli dedicati alla ricarica delle auto elettriche, e una razionalizzazione degli spazi adibiti a parcheggio pubblico. Il sistema drenante comprende oltre al rain garden ulteriori aree in calcestruzzo a elevata permeabilità negli spazi stradali e dedicati a parcheggio. Il rain garden è costituito da una vasca-giardino di lunghezza superiore a 150 metri e larghezza di 10 metri, per stoccare e far infiltrare nel sottosuolo l’acqua piovana. Le aree in calcestruzzo drenante si estendono negli spazi di manovra delle auto e negli stalli del parcheggio per circa 4.800 metri quadrati. Il risultato è un invaso idraulico pari a circa 800 metri cubi. Strategie mirate per l’area industriale A Padova la zona industriale è uno dei nodi più critici a livello urbano, contraddistinto dal rischio di allagamenti e il fenomeno crescente delle isole di calore. Dalla riqualificazione di piazza Savelli arriva unapproccio integrato e sinergico fra i diversi ambiti tecnici dell’amministrazione comunale, dai lavori pubblici al verde; dal progetto CONE deriva la vocazione smart e digitale, tradotta nelle tecnologie per il monitoraggio dei parametri di temperatura e quantità di acqua. Il Living Lab per l’area industriale padovana è declinato su interventi puntuali, strutturati per essere adeguati alle esigenze del contesto ed essere facilmente replicabili, e si basa sui contenuti già esplicitati nel Masterplan strategico di adattamento per l’area industriale di Padova, redatto a ottobre 2024 come programma sperimentale di intervento per l’adattamento ai cambiamenti climatici finanziato dal Mase. Simulazione 3D del progetto per la riqualificazione dell’area industriale di Padova (Masterplan strategico di adattamento per l’area industriale di Padova) Il Masterplan nasce come uno strumento articolato in strategie e disegni spaziali per fornire indicazioni e conoscenze utili nella progettazione urbana resiliente, per i futuri interventi all’interno del contesto dell’area industriale, con un focus sull’adattamento al cambiamento climatico in ambito urbano e una particolare attenzione per la gestione sostenibile delle risorse idriche, la mitigazione degli effetti del calore urbano e l’incremento della copertura vegetale nel sedime pubblico dell’area industriale. Tutti temi al centro del Living Lab. Gli interventi chiave consistono nella creazione di 16 rain garden secondo una logica di economia circolare: per realizzare i rain garden viene effettuato un intervento di rimozione della superficie asfaltata; successivamente l’area viene scavata per circa 1-1,5 metri di profondità andando a recuperare dove possibile il materiale di scavo, che viene mescolato a compost, terriccio e ammendanti in modo tale da creare un substrato adatto per il drenaggio delle acque e il loro successivo stoccaggio; lo strato più superficiale è miscelato in modo tale da ospitare le piante che verranno messe a dimora, con una finitura successiva a pacciamatura e ghiaino. I rain garden intercettano l’acqua evitando che venga canalizzata immediatamente all’interno del sistema fognario e sono dotati di un sistema di troppo pieno: quando l’acqua raccolta supera una certa soglia e satura il volume interviene un apposito pozzetto che ne raccoglie l’eccesso e lo convoglia nella rete delle acque bianche. Grazie alla presenza del dispositivo di troppo pieno, i sensori collocati nella parte superiore dei rain garden riescono a rilevare la quantità di acqua in tempo reale, raccogliendo nel contempo i dati utili per il monitoraggio. Via al monitoraggio Le tecnologie digitali aprono nuove modalità di raccolta e condivisione dei dati sull’andamento di fenomeni meteorologici estremi e temperature elevate che generano le isole di calore a livello urbano. Una volta raccolti, sono convogliati all’interno della piattaforma MyData varata dalla Regione Veneto cui afferisce anche il Comune di Padova. I dati riferiti alle acque meteoriche sono calcolati in millimetri e raccolti dai sensori posizionati all’interno dei rain garden; grazie all’utilizzo di un software dedicato è possibile calcolare l’intensità del fenomeno piovoso in tempo reale e capire quanta acqua è stoccata all’interno dei rain garden evitando il rischio di sovraccarico della rete fognaria. A piccole centraline meteo è affidato il compito di rilevare dati dei temperatura sito-specifici destinati alla rete informatica comunale basata su tecnologia LoRaWAN con l’utilizzo di ripetitori e sensori wireless, dotati di batterie o pannelli solari per l’autoalimentazione, collocati sui pali dell’illuminazione pubblica o altri supporti esistenti. Lavoro condiviso La partecipazione al progetto CONE ha previsto, fra i requisiti principali, il coinvolgimento di esperti, mondo della ricerca e comunità in un percorso di confronto e partecipazione per l’elaborazione dell’intervento, come il dipartimento Tesaf (dipartimento Territorio e sistemi agro-forestali) dell’Università di Padova per quanto riguarda lo studio dei dati e l’applicazione della sensoristica. Con le consulte di quartiere sono stati svolti incontri per presentare le aree e gli interventi previsti, per metterne a fuoco le possibili criticità; comprese le eventuali difformità fra l’uso sociale quotidiano consolidato dello spazio pubblico e la pianificazione al desk che va a incidere su questo stesso utilizzo. Con l’esperienza del progetto CONE l’approccio alla pianificazione potrebbe acquisire, anche nella pratica quotidiana, una visione integrata fra i diversi settori comunali che operano su temi contigui. Aprendo la porta a un utilizzo più ampio e approfondito delle NBS in ambito urbano, sviluppando visioni e ragionamenti a lungo termine per gestire la complessità concertando le soluzioni secondo un interesse collettivo che compensi ricadute positive e eventuali disagi. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento