Impermeabilizzazione degli edifici: errori progettuali, posa e patologie edilizie ricorrenti

L’impermeabilizzazione è un aspetto critico nella progettazione degli edifici, in quanto un errore nella sua realizzazione può causare una catena di conseguenze pericolose per la sicurezza, la durabilità e la salute dell’intero immobile. Spesso sono errori di impermeabilizzazione, sia in fase progettuale che di posa, a causare problemi tecnici e spese impreviste.

A cura di:

Impermeabilizzazione degli edifici: errori progettuali, posa e patologie edilizie ricorrenti

Indice degli argomenti

L’impermeabilizzazione degli edifici non può essere letta come un semplice strato di finitura o come una voce secondaria del capitolato. È, al contrario, un sistema tecnico che concorre direttamente alla durabilità dell’involucro, alla protezione delle strutture, alla salubrità degli ambienti interni e alla conservazione delle prestazioni nel tempo.

Quando questo sistema viene sottovalutato, o affrontato in modo frammentato, le conseguenze possono manifestarsi sotto forma di infiltrazioni, degrado delle finiture, ammaloramento dei materiali, contenziosi e costi di ripristino elevati. Le norme UNI dedicate alle coperture continue insistono proprio sulla necessità di una progettazione coerente degli strati funzionali, di un’esecuzione corretta e di una manutenzione programmata.

Nonostante il suo ruolo determinante, però, l’impermeabilizzazione è spesso sottovalutata, sia in fase progettuale sia in fase esecutiva. Serve, invece, un approccio integrato tra progettazione architettonica, scelta dei materiali, studio dei dettagli costruttivi e corretta posa in opera. Per questo l’impermeabilizzazione va progettata come parte integrante della stratigrafia e dei dettagli esecutivi, in relazione alla destinazione d’uso, all’esposizione, alle condizioni termo-igrometriche, alla presenza di impianti, ai carichi e ai punti singolari. 

Come diagnosticare correttamente una infiltrazione d’acqua in edilizia

Durante la vita di un edificio, il controllo dell’acqua e la prevenzione di tutte le criticità ad essa connesse sono fondamentali per mantenere in salute ogni componente che lo caratterizza.

Come diagnosticare correttamente una infiltrazione d’acqua in edilizia

Le infiltrazioni d’acqua sono tra le cause più frequenti delle patologie edilizie, in quanto impattano su tutti i materiali che costituiscono le strutture e sulla qualità dell’aria interna. Il primo errore consiste spesso nel fermarsi al sintomo visibile: macchie, muffe, efflorescenze saline, distacchi degli intonaci, blistering delle membrane, fessurazioni superficiali o alterazioni cromatiche non descrivono da soli la causa del problema. Possono dipendere da pioggia battente, ristagni, punti di discontinuità del sistema impermeabile, umidità di risalita, condensa interstiziale o superficiale, oppure da perdite impiantistiche e possono mettere a rischio la sicurezza e la durabilità dei materiali, ma anche la salubrità dell’aria interna, soprattutto nel caso in cui proliferano funghi e muffe all’interno dell’ambiente.

Una diagnosi corretta richiede quindi di distinguere il fenomeno osservato dalla sua origine reale. 

Strumenti e verifiche per individuare la causa reale

Un’impermeabilizzazione difettosa può generare effetti molto importanti sull’edificio e per approfondire le patologie edilizie connesse all’acqua, è fondamentale – come detto in precedenza – leggere i segnali che l’edificio stesso ci mostra. Si possono per esempio considerare aspetti quali colori, forme, tempi di generazione, posizione e cambiamenti di macchie e efflorescenze. Dopo di che, si indaga più a fondo la causa, tramite appositi strumenti, per ricercare le infiltrazioni o tecniche più invasive per valutare le condizioni di una struttura.

In questa seconda fase possono entrare in gioco termografia, igrometri, prove di tenuta,  indagini più approfondite con carotaggi e analisi dei materiali, anche in laboratorio. Anche il tema del collaudo e della ricerca delle infiltrazioni in corso d’esercizio è centrale nella formazione professionale dedicata ai sistemi impermeabili.

Gli errori progettuali più frequenti nell’impermeabilizzazione degli edifici

Gli errori di impermeabilizzazione degli edifici che possono causare patologie per le struttura possono essere di diversa natura. In linea di massima, però, si possono ricondurre a due situazioni principali, che vedono da un lato gli errori di progettazione e dall’altro quelli di posa in opera.
Molte patologie nascono prima ancora del cantiere, quando l’impermeabilizzazione viene affrontata in modo episodico, senza un reale coordinamento tra architettura, struttura, impianti e stratigrafia.

Uno degli errori più diffusi è considerare il sistema impermeabile come un elemento separato dagli altri strati tecnologici. Ciò porta a criticità quali incompatibilità tra materiali e discontinuità nei diversi dettagli costruttivi. In realtà, la continuità della tenuta dipende dalla coerenza dell’intero pacchetto: supporto, pendenze, eventuale controllo del vapore, isolamento, elemento di tenuta, protezioni, finiture e dettagli esecutivi.

Gli errori progettuali più frequenti nell’impermeabilizzazione degli edifici

I punti più critici sono i giunti strutturali, i raccordi tra diversi elementi strutturali o in corrispondenza di impianti e scarichi. A questi si aggiungono senza dubbio le fondazioni e i piani interrati, soggetti anche alle infiltrazioni laterali e alla risalita capillare dell’acqua dal terreno. 

In altri casi, invece, si commettono errori nella scelta del sistema impermeabilizzante, che dovrebbe essere valutato in relazione alla destinazione d’uso e alle condizioni ambientali e meccaniche a cui verrà sottoposto.

La UNI 8178-2:2019 richiama proprio la progettazione e la scelta degli strati funzionali dei sistemi di copertura continua, mentre la UNI EN 13984:2013 riguarda gli strati di plastica o gomma per il controllo del vapore in edilizia.

Stratigrafia incoerente, materiali incompatibili e gestione errata del vapore

Un nodo ricorrente riguarda la compatibilità tra i materiali e la corretta verifica igrotermica del pacchetto. Se la stratigrafia non è progettata in funzione delle reali condizioni di esercizio, il rischio è favorire condensa interstiziale, trattenimento di umidità, decadimento prestazionale degli strati e, nei sistemi aderiti, fenomeni di distacco o blistering.

In copertura, soprattutto quando si lavora su soluzioni con membrane flessibili, la corretta sequenza degli strati non è un tema accessorio ma una condizione di tenuta e durabilità. Anche per questo le norme di prodotto non vanno confuse con le norme di progetto: la UNI EN 13707:2013 definisce e caratterizza le membrane bituminose armate da impiegare nelle coperture, ma la scelta del sistema resta un’operazione progettuale che deve tenere conto del contesto d’uso.

Pendenze, deflusso e ristagni: il problema tipico di coperture piane, terrazzi e balconi

Tra gli errori più comuni rientrano pendenze per il deflusso dell’acqua insufficienti, quote non coerenti, scarichi sottodimensionati o male posizionati, dettagli irrisolti in prossimità di bocchettoni e caditoie.

Nelle coperture piane, nei lastrici solari, nei terrazzi e nei balconi, il ristagno rappresenta una delle condizioni più critiche perché prolunga il tempo di permanenza dell’acqua sul sistema, aumenta le sollecitazioni e mette alla prova i punti singolari. È proprio su questi nodi — scarichi, giunti, risvolti, soglie, attraversamenti impiantistici — che si concentrano molti difetti e gran parte dei successivi interventi di ripristino.

Liquid Verticale Telescopico TNT di Eterno Ivica, accessorio per l'impermeabilizzazione
Liquid Verticale Telescopico TNT di Eterno Ivica

La linea Liquid di Eterno Ivica propone prodotti per l’impermeabilizzazione quali bocchettoni, esalatori ed angolari, interamente pensati e realizzati con materiale compatibile sia a membrane bituminose che sintetiche. Nell’immagine lo scarico verticale Liquid con TNT, dotato di un tessuto non tessuto ad alte prestazioni che consente compatibilità soprattutto con gli impermeabilizzanti liquidi a base solvente. La struttura della flangia è provvista di una doppia zigrinatura (sopra e sotto) per migliorare ancor più l’aggancio dei prodotti liquidi. I gradini presenti all’interno del codolo evitano l’effetto “ventosa” della Prolunga consentendo il deflusso dell’acqua da infiltrazione. Disponibile in cinque diametri: 50-75-82- 90-100 mm.

Fondazioni, locali interrati e pareti controterra

Un altro errore progettuale frequente è sottostimare la complessità dei sistemi controterra. Qui l’acqua non agisce soltanto dall’alto, ma può esercitare spinte laterali, alimentare infiltrazioni diffuse e favorire il trasporto di umidità dal terreno.

In questi casi servono continuità del sistema impermeabile, protezioni drenanti adeguate e attenzione al tema della risalita. La UNI EN 13969:2007 è il riferimento di prodotto per membrane bituminose destinate a impedire la risalita di umidità dal suolo, mentre la corretta realizzazione delle protezioni drenanti delle pareti contro terra rientra tra i punti tecnici considerati centrali anche nella formazione specialistica sui sistemi impermeabili. 

Errori di posa in opera: quando il sistema impermeabile perde continuità

Anche un progetto corretto può essere compromesso da una posa approssimativa. In molti casi il problema non è la scelta del materiale in sé, ma il modo in cui viene applicato. Tra gli errori più comuni ci possono essere anche problemi nella predisposizione del supporto, ad esempio nel caso di coperture piane che non vengono adeguatamente ripulite o rese regolari. Durante la successiva posa, invece, si possono creare discontinuità nell’applicazione, con giunzioni non sigillate, sovrapposizioni insufficienti o bolle nelle membrane. Difetti che possono sembrare innocui, ma che in realtà fanno la differenza. Altrettanto pericolosa, invece, è la posa in condizioni ambientali non adeguate, con temperatura e umidità che possono compromettere la qualità dell’intera applicazione.

L'importanza della posa dei sistemi impermeabilizzanti

Sono errori che spesso non si manifestano subito, ma che tendono a emergere con il primo ciclo stagionale severo o con il progressivo invecchiamento del sistema.

Sormonti, saldature, risvolti e dettagli esecutivi

Nel caso delle membrane bitume-polimero e delle membrane sintetiche, la qualità della posa si gioca molto sulla corretta esecuzione dei sormonti e dei dettagli. La UNI 11333-2:2010 definisce criteri e metodologia per valutare la corretta saldatura del sormonto, l’incollaggio al supporto in completa aderenza e la corretta esecuzione dei dettagli per l’abilitazione del personale addetto alla posa di membrane bitume-polimero; la UNI 11333-3:2010 svolge una funzione analoga per le membrane sintetiche in PVC o TPO. A monte, la UNI 11333-1:2009 specifica i metodi e i criteri delle prove per qualificare gli addetti alla posa di membrane flessibili per impermeabilizzazione.

Condizioni ambientali e controlli di cantiere

Anche la posa in condizioni ambientali non adeguate può compromettere il risultato finale. Temperatura, umidità, stato del supporto e organizzazione delle lavorazioni incidono direttamente sulla qualità dell’applicazione. Per questo il controllo in cantiere non può limitarsi all’ispezione finale, ma dovrebbe accompagnare tutte le fasi: preparazione del supporto, gestione dei dettagli, verifica della continuità del sistema, prove di tenuta dove previste e documentazione delle lavorazioni.

Le patologie edilizie ricorrenti causate da una impermeabilizzazione difettosa

Le patologie più frequenti non si limitano alla “macchia di umido”. In copertura e nei sistemi orizzontali esposti possono comparire infiltrazioni localizzate, ristagni persistenti, distacchi, blistering, perdita di adesione e degrado delle finiture superficiali. Nei terrazzi e nei balconi, oltre al danneggiamento del pacchetto di impermeabilizzazione, il problema può riflettersi sugli ambienti sottostanti e sui frontalini.

Le patologie edilizie ricorrenti causate da una impermeabilizzazione difettosa

Nei locali interrati e nelle pareti controterra, invece, la manifestazione è spesso più subdola: umidità diffusa, efflorescenze, degrado degli intonaci, sensazione di aria insalubre, danni ai rivestimenti e riduzione della fruibilità degli spazi.

Dal punto di vista diagnostico, è importante ricordare che non tutte le manifestazioni di umidità sono riconducibili a una vera infiltrazione di copertura. Esistono infatti anche fenomeni che possono simulare un’infiltrazione, dovuti per esempio a scelte progettuali errate riguardanti solai, vespai, raccordi o a fenomeni di condensa mal interpretati. Per questo la diagnosi preliminare è decisiva: intervenire senza aver accertato con precisione la causa del degrado può portare a ripristini parziali, costosi e inefficaci.

Quali materiali e sistemi si usano per impermeabilizzare gli edifici

La scelta del sistema impermeabilizzante dipende dal contesto applicativo e non può essere standardizzata. Nelle coperture continue trovano largo impiego le membrane bituminose prefabbricate, disciplinate sul piano delle caratteristiche dalla UNI EN 13707:2013, ma anche membrane sintetiche e sistemi liquidi.

Nei casi in cui il progetto richieda il controllo del vapore, entra in gioco il tema degli strati dedicati, cui fa riferimento la UNI EN 13984:2013. Per il controterra e per la risalita dal suolo, il riferimento di prodotto è la UNI EN 13969:2007. Se la copertura è a verde, la norma tecnica di riferimento è la UNI 11235:2015, che definisce criteri di progettazione, esecuzione, controllo e manutenzione delle coperture continue a verde.

Più che chiedersi quale sia “il materiale migliore in assoluto”, conviene domandarsi quale sistema sia più coerente con supporto, destinazione d’uso, esposizione, geometria, presenza di dettagli complessi, requisiti di manutenzione e sollecitazioni attese. È proprio questa logica prestazionale, e non la sola scelta del prodotto, a fare la differenza tra una impermeabilizzazione durabile e un intervento che si limita a rinviare il problema.

Vetro Cellulare in pannelli, isolare impermeabilizzando

Nel panorama delle soluzioni per l’isolamento degli edifici, il vetro cellulare in lastre GLAPOR di Bacchi rappresenta una risposta particolarmente efficace quando la prestazione termica deve integrarsi con la protezione dall’umidità e dall’acqua.

vetro cellulare in lastre GLAPOR di Bacchi
Vetro cellulare in lastre GLAPOR

Realizzato a partire da vetro riciclato espanso e caratterizzato da una struttura a cellule chiuse, questo materiale consente infatti di isolare termicamente e, allo stesso tempo, di creare una barriera impermeabile al passaggio di acqua, vapore e gas. Una caratteristica che contribuisce a ridurre in modo significativo i rischi di infiltrazioni, assorbimento di umidità e formazione di condense interstiziali, spesso legati a criticità progettuali, discontinuità dell’involucro o posa non corretta dei materiali isolanti.

vetro cellulare in lastre GLAPOR di Bacchi

A differenza di molti isolanti tradizionali, il vetro cellulare non assorbe acqua nel tempo e mantiene stabili le proprie prestazioni per l’intera vita utile dell’edificio, offrendo un contributo importante alla durabilità del sistema costruttivo. La sua elevata resistenza a compressione lo rende adatto anche ad applicazioni particolarmente sollecitate, come l’isolamento sotto platea di fondazione, sotto pavimento contro terra, su coperture piane calpestabili e tetti verdi, dove il materiale isolante deve garantire continuità prestazionale anche in presenza di carichi elevati e condizioni ambientali complesse.

Alle prestazioni termoigrometriche si aggiungono ulteriori caratteristiche tecniche di rilievo: il vetro cellulare GLAPOR è certificato per la funzione di barriera anti-Radon, è incombustibile in Classe A1 e presenta un’elevata resistenza alle alte temperature, risultando quindi idoneo anche per interventi con requisiti specifici in termini di sicurezza, protezione e affidabilità. La versatilità applicativa ne amplia ulteriormente il campo d’impiego: può essere utilizzato su tetti, terrazze, pareti contro terra, zoccolature e davanzali con taglio termico, configurandosi come una soluzione completa per la progettazione e il risanamento di involucri edilizi performanti, impermeabili e durevoli nel tempo.

Membrane impermeabilizzanti e desolidarizzanti

Le membrane impermeabilizzanti e desolidarizzanti nell’edilizia moderna garantiscono la durata di pavimenti e rivestimenti.

Progress Profiles, azienda specializzata nella produzione di profili tecnici e decorativi di finitura e sistemi di posa, ha messo a punto PRODESO® DRAIN 8, una membrana ultrasottile ideale in particolare per la posa delle piastrelle di grande formato, che permette di preservare gli spazi esterni a lungo.

PRODESO® DRAIN 8, membrana ultrasottile per la posa di pavimenti di Progress profiles
Stratigrafia PRODESO® DRAIN 8

Con uno spessore di soli 8 mm, PRODESO® DRAIN 8 SYSTEM è ideale per impermeabilizzare, drenare e desolidarizzare le pavimentazioni esterne e assicura lo sfogo di vapore anche in caso di supporti non perfettamente stagionati. Si distingue inoltre perché al di sotto della pavimentazione si crea una “camera d’aria” che favorisce una microventilazione. Quest’ultima, a sua volta, consente una rapida e uniforme asciugatura dell’adesivo, riducendo drasticamente la risalita dei triacetati presenti e la comparsa di efflorescenze nelle fughe.

PRODESO® DRAIN 8, membrana ultrasottile per la posa di pavimenti di Progress profiles

Pratica e veloce da installare, si completa con una bandella in polietilene e polipropilene elastico e con un adesivo bicomponente impermeabile, che permette una corretta impermeabilizzazione e riduce la migrazione di resine in superficie. Con la membrana di Progress Profiles è possibile un’installazione pratica e agevole; riduce inoltre le tempistiche, semplificando anche le ristrutturazioni più complesse ed evitando costosi interventi di manutenzione.

Impermeabilizzazione delle coperture piane: la rivoluzione delle membrane liquide nel recupero edilizio

Il settore dell’edilizia in Italia sta attraversando una metamorfosi profonda, spostando il baricentro dagli interventi di nuova costruzione verso una gestione consapevole del patrimonio esistente, dove il recupero prevale sulla demolizione. Un punto critico in questo scenario è rappresentato dalle coperture piane del comparto industriale, in gran parte costituite da immobili realizzati a partire dagli anni ’80.

Impermeabilizzazione delle coperture piane: la rivoluzione delle membrane liquide Icobit nel recupero edilizio.

Queste strutture, che hanno superato i quarant’anni di vita, presentano spesso stratificazioni multiple di vecchie membrane bituminose, ponendo i progettisti di fronte a una sfida: la rimozione totale è spesso economicamente insostenibile a causa degli alti costi di smaltimento, mentre l’aggiunta di ulteriori strati prefabbricati rischia di compromettere la tenuta statica del tetto, già sollecitato da nuovi impianti fotovoltaici e macchinari.

Il quadro normativo: la svolta della UNI 11928-1:2023

In questo contesto, le membrane liquide emergono come la soluzione più all’avanguardia, oggi inquadrate tecnicamente dalla norma UNI 11928-1:2023. La normativa definisce questi sistemi come materiali mono o multicomponente che, applicati in uno o più strati, polimerizzano creando un manto continuo e impermeabile, capace di resistere alle acque meteoriche e ai battenti idrici. Grazie alla loro formulazione, questi sistemi garantiscono un’adesione totale sulla quasi totalità dei supporti bituminosi preesistenti.

La norma non si limita alla definizione del materiale, ma stabilisce i requisiti minimi di prestazione e le classificazioni d’uso, distinguendo tra superfici praticabili, tetti verdi, coperture protette, zavorrate o rovesce.

Efficienza operativa e vantaggi strutturali certificati

L’adozione di sistemi liquidi comporta benefici immediati: leggerezza, produttività in cantiere, continuità del manto e sicurezza.

Le linee di punta delle membrane liquide di Icobit - Icoper, Keep Dry ed Icopas
Le linee di punta delle membrane liquide di Icobit – Icoper, Keep Dry ed Icopas – offrono sistemi impermeabilizzanti monocomponenti pronti all’uso che si distinguono per piena conformità alla norma UNI 11928-1, asciugatura rapida ed elevata resistenza meccanica, ideali per interventi su superfici esistenti.

La validità di un sistema liquido si misura attraverso parametri rigorosi che ne attestano la resilienza nel tempo:

  1. Crack Bridging Ability: secondo la UNI EN 14891, è la capacità del manto di assecondare i micro-movimenti e le fessurazioni del supporto, mantenendo l’integrità anche a temperature estreme.
  2. Resistenza al fuoco esterno (Broof): in conformità alla EN 13501-5, i sistemi sono classificati per la resistenza all’innesco esterno (classi t1, t2, t3, t4), requisito essenziale in presenza di impianti fotovoltaici.
  3. Protezione del cemento armato: seguendo la EN 1504-2, le membrane agiscono come barriera contro l’anidride carbonica, prevenendo la carbonatazione del calcestruzzo e la corrosione delle armature.
  4. Resilienza ambientale: le formulazioni più evolute resistono a raggi UV, ristagni d’acqua e agenti atmosferici violenti come la grandine.
Membrane liquide di Icobit per l'impermeabilizzazione di tetti piani
Le membrane liquide di Icobit vantano versioni fibrorinforzate per l’impermeabilizzazione sottopavimento con incollaggio diretto della ceramica; alti valori di SRI per l’efficientamento energetico; massima classificazione Broof per la sicurezza antincendio; resistenza alla grandine certificata fino al grado H7 della Scala Torro; basso impatto ambientale con certificazione EPD e classe VOC A+, contribuendo all’ottenimento di crediti nei protocolli LEED, BREEAM e ITACA.

Con oltre cinquant’anni di esperienza sulle membrane liquide, Icobit prosegue la sua missione di protezione degli edifici attraverso l’innovazione dei laboratori IcoLab.

Impermeabilizzazione delle coperture piane: la rivoluzione delle membrane liquide Icobit nel recupero edilizio.

Oltre alla fornitura di materiali, l’approccio Icobit si estende al supporto tecnico e alla formazione professionale, elementi chiave per elevare la qualità della progettazione e della posa in opera.

Cool roof, SRI e comfort estivo: quando la copertura impermeabile contribuisce anche all’efficienza dell’edificio 

Una corretta progettazione termo-isolante dell’edificio contribuisce a mantenere condizioni di comfort più stabili negli ambienti interni e a contenere i consumi energetici legati sia al riscaldamento sia al raffrescamento. In questo quadro si inseriscono anche le soluzioni Saint-Gobain per la costruzione e la riqualificazione di edifici energeticamente più efficienti, pensate per migliorare il comfort termico e ridurre, al tempo stesso, l’impatto ambientale e i costi di esercizio. 

Il concetto di Cool Roof e l’indice SRI

La California è stata tra i primi contesti a valorizzare il ruolo delle superfici riflettenti e ad alta emissività, in particolare in copertura. In questo scenario si è affermato il concetto di cool roof, considerato fin da subito una soluzione utile sia per contrastare l’effetto isola di calore urbana sia per contribuire al contenimento dei consumi energetici estivi.

Per cool roof si intende un sistema di copertura caratterizzato da elevata riflettanza solare e alta emissività termica, cioè dalla capacità di riflettere una quota significativa della radiazione solare e di rilasciare più efficacemente il calore assorbito. Il parametro di riferimento per valutare complessivamente il comportamento in termini di riflettanza ed emissività è l’SRI, ossia il Solar Reflectance Index.

Saint-Gobain Italia propone una gamma di soluzioni per il risparmio energetico e ad alto indice di riflettanza solare, tra cui il sistema Saint-Gobain Roof System California BT2, soluzione certificata da ente terzo per tetti piani ad elevato SRI, con resistenza al fuoco esterno BROOF(t2)

sistema Saint-Gobain Roof System California
Sistema Saint-Gobain Roof System California

Il sistema comprende isolante in lana minerale bitumato rivestito con un doppio strato impermeabile con membrane BPE ad alte prestazioni, specialmente il secondo elemento di tenuta: la membrana elastomerica ad elevato SRI con speciale mescola BPE, Bituver Megaver California

membrana elastomerica ad elevato SRI con speciale mescola BPE, incollata a fiamma, Bituver Megaver California.
Bituver Megaver California

La membrana è rivestita con una lamina di alluminio goffrata preverniciata con vernice bianca riflettente, previo trattamento ad altissima tecnologia volto a migliorare l’adesione e la durata. 

Una realizzazione Saint-Gobain a Milano in provincia di Bologna
Una realizzazione Saint-Gobain a Milano in provincia di Bologna

Oltre alle membrane bitume-polimero con ardesia bianca riflettente, Saint-Gobain Italia offre al mercato l’unica membrana impermeabilizzante per coperture con valori di SRI, certificati da ente terzo, sia a nuovo che sottoposti ad invecchiamento: valori di SRI certificato: 96% (a nuovo) e valori di SRI certificato: 80% (sottoposto ad invecchiamento).

Come prevenire errori, degrado precoce e interventi di ripristino onerosi

Prevenire significa innanzitutto progettare in modo integrato. L’impermeabilizzazione dovrebbe essere sviluppata in continuità con il progetto architettonico, strutturale e impiantistico, con particolare attenzione ai nodi costruttivi, alla sequenza degli strati, alla gestione dell’acqua e del vapore e alla verificabilità della posa.

Nelle coperture continue, anche il tema della resistenza al vento va affrontato già in fase di progetto: la UNI 11442:2015 si applica infatti ai sistemi di copertura con membrane flessibili e indica i criteri generali di progettazione nei riguardi dell’azione del vento, considerando i diversi sistemi di vincolo, meccanico, per zavorramento o per adesione.

Accanto a progetto e posa, pesa poi la manutenzione. La UNI 11540:2014 fornisce informazioni utili per la redazione e l’attuazione del piano di manutenzione ordinaria delle coperture continue realizzate con membrane flessibili per impermeabilizzazioni, articolando il sistema in manuale d’uso, manuale di manutenzione e programma di manutenzione. In termini operativi, questo significa programmare ispezioni periodiche, controllare scarichi e dettagli, intercettare per tempo i primi segnali di degrado e intervenire prima che una discontinuità localizzata si trasformi in patologia diffusa.

Impermeabilizzazione, barriera al radon e risanamento delle murature Certosa di Collegno

Volteco ha contribuito all’intervento di recupero della Certosa di Collegno, prima convento, poi ospedale psichiatrico e ora, dopo anni di abbandono, sede della facoltà di Scienze della Formazione di Torino.

L’intervento di Volteco ha interessato la protezione dell’edificio dall’acqua, dall’umidità di risalita e dal gas Radon, tema particolarmente rilevante considerando la nuova destinazione pubblica del complesso.

Impermeabilizzazione, barriera al radon e risanamento delle murature Certosa di Collegno ad opera di Volteco

La riqualificazione di una struttura storica, rimasta a lungo in stato di abbandono e caratterizzata da murature fortemente ammalorate, ha richiesto un sistema integrato di impermeabilizzazione e risanamento, capace di intervenire sia sulle superfici orizzontali sia sui raccordi verticali e sulle pareti perimetrali.

La soluzione Volteco ha permesso di integrare impermeabilizzazione, risanamento e salubrità degli ambienti in un intervento più ampio di rifunzionalizzazione energetica e architettonica. Poiché l’edificio doveva conservare il proprio carattere storico, molte lavorazioni, comprese le coibentazioni e il passaggio degli impianti, sono state gestite dall’interno, mantenendo inalterata la percezione esterna del complesso. Il risultato è un sistema di protezione dell’involucro capace di contribuire alla durabilità dell’intervento e alla qualità indoor degli spazi universitari, trasformando un organismo edilizio dismesso in una sede pubblica contemporanea, sicura e tecnicamente aggiornata. 

Impermeabilizzazione, barriera al radon e risanamento delle murature Certosa di Collegno ad opera di Volteco

Per garantire la tenuta al gas Radon è stata realizzata una vera e propria “vasca stagna”, ottenuta mediante una zoccolatura perimetrale interna con BI MORTAR PLASTER SEAL, intonaco impermeabile a spessore, raccordata alla membrana AMPHIBIA 3000 GRIP posata sul piano orizzontale. Il sistema è stato completato con il mastice idroespansivo AKTI-VO 201, utilizzato prima dei getti di fondazione per sigillare i punti di raccordo tra superfici verticali e orizzontali, corpi passanti e possibili discontinuità. La membrana AMPHIBIA, grazie alla propria resistenza meccanica, ha consentito anche la posa delle armature direttamente sullo strato impermeabile, agevolando le fasi operative di cantiere senza comprometterne la continuità funzionale.

Nelle aree interessate da umidità di risalita e forte presenza di sali è stata inoltre applicata una barriera chimica con TRIPLEZERO, emulsione cremosa super idrofobica anti-umidità, iniettata alla base delle murature dopo la realizzazione di fori orizzontali tra il primo e il secondo mattone. Il ciclo di risanamento è proseguito con la zoccolatura impermeabile in BI MORTAR PLASTER SEAL, per un’altezza di circa 30 centimetri, e con la posa dell’intonaco a base di calce idraulica naturale NHL 3,5 CALIBRO NHL 3.5, pensato per favorire l’evaporazione dell’umidità residua accumulata nelle murature e limitare gli effetti di sali e condensa.

La finitura è stata completata con X-LIME, intonachino traspirante a base calce, seguito da pitture anch’esse traspiranti.

FAQ – Impermeabilizzazione degli edifici: errori progettuali, posa e patologie edilizie ricorrenti

Quali sono gli errori progettuali più frequenti nell’impermeabilizzazione degli edifici?

Tra gli errori più comuni rientrano la progettazione frammentata della stratigrafia, la mancata compatibilità tra materiali, la gestione errata del vapore, l’insufficiente attenzione alle pendenze e allo smaltimento delle acque, oltre alla sottovalutazione dei punti singolari come giunti, scarichi, soglie e attraversamenti impiantistici. Per le coperture continue, la UNI 8178-2:2019 e la UNI 8627-2:2019 sono due riferimenti tecnici importanti per l’impostazione del sistema.

Quali sono gli errori di posa più frequenti nelle membrane impermeabilizzanti?

Tra i difetti più ricorrenti ci sono supporti non adeguatamente preparati, sormonti insufficienti, saldature non corrette, dettagli esecutivi semplificati, discontinuità nei risvolti e posa in condizioni ambientali sfavorevoli. Le UNI 11333-1, 11333-2 e 11333-3 sono utili proprio perché definiscono criteri e prove legati alla qualificazione degli addetti e alla corretta esecuzione di sormonti, incollaggi e dettagli.

Perché terrazzi e balconi sono tra i punti più critici?

Perché sono superfici molto esposte agli agenti atmosferici, alle escursioni termiche e ai ristagni, soprattutto quando pendenze, scarichi, quote e raccordi non sono progettati o realizzati correttamente. Nei sistemi orizzontali esterni, l’errore si concentra spesso proprio nei punti di raccordo e nei dettagli.

Come distinguere una infiltrazione da un problema di condensa o di risalita?

La sola manifestazione superficiale non basta. Occorre valutare localizzazione del difetto, andamento nel tempo, presenza di sali, relazione con eventi meteo, impianti, ponti termo-igrometrici e contatto con il terreno. Per questo la diagnosi dovrebbe combinare osservazione, misure strumentali e, quando necessario, saggi e prove di tenuta.

Quali norme tecniche sono più utili per chi progetta o controlla una impermeabilizzazione?

Per le coperture continue sono particolarmente utili la UNI 8178-2:2019, la UNI 8627-2:2019, la UNI 11442:2015 e la UNI 11540:2014. Per le membrane e gli strati funzionali sono rilevanti anche la UNI EN 13707:2013, la UNI EN 13969:2007 e la UNI EN 13984:2013; per le coperture a verde, la UNI 11235:2015.

Come si riduce il rischio di patologie nel tempo?

Con un approccio integrato che unisca progetto corretto, materiali coerenti con il contesto, posa qualificata, controlli di cantiere, collaudi dove richiesti e manutenzione programmata. La manutenzione non è un tema residuale: la UNI 11540:2014 la considera parte strutturale della gestione delle coperture continue impermeabilizzate. 

Come evitare errori nella progettazione dei sistemi di impermeabilizzazione?

Per prevenire errori nella progettazione e nella posa dei sistemi di impermeabilizzazione è importante partire con una progettazione integrata. I nodi costruttivi devono essere attentamente studiati, anche con apposite simulazioni termo-igrometriche. Tutti i punti critici devono essere progettati di conseguenza, garantendo sempre la continuità del sistema di impermeabilizzazione. La posa in opera deve essere impeccabile, con preparazione e verifica del supporto adeguate, utilizzo di materiali compatibili e resistenti, supervisioni tecniche e specifici collaudi.

Quali materiali sono più utilizzati per impermeabilizzare gli edifici?

I materiali più diffusi per impermeabilizzare gli edifici, da selezionare in base alla destinazione d’uso e alla compatibilità con gli altri materiali, includono membrane bituminose, membrane sintetiche ad esempio in PVC, sistemi liquidi a base di resine e cementizi elastici.

Quali dettagli costruttivi sono più critici per prevenire infiltrazioni?

I punti più sensibili per le infiltrazioni sono raccordi tra diversi componenti edilizi, come nel caso di parete-pavimento, i giunti strutturali, gli attraversamenti impiantistici, gli scarichi e le soglie di porte/finestre. In questi punti, la continuità del sistema impermeabile deve essere garantita con rinforzi e sigillature specifiche.

Come prevenire infiltrazioni nei locali interrati e seminterrati?

Per una corretta impermeabilizzazione dei locali interrati e seminterrati è fondamentale progettare sistemi controterra adeguati, con un’impermeabilizzazione continua esterna, dei sistemi di drenaggio perimetrali ed eventuali strati di protezione esterni. Inoltre, è molto importante anche il controllo della risalita capillare con barriere orizzontali.

Come intervenire quando la guaina impermeabilizzante è stata posata male?

Se si intercettano problemi di impermeabilizzazione quando l’edificio è ormai costruito e la causa è una guaina di impermeabilizzazione posata male, intervenire può essere oneroso. In realtà dipende dall’entità del difetto, si può agire localmente con ripristini e sigillature oppure, ma nei casi più gravi, è necessario procedere alla rimozione completa delle pavimentazioni e al rifacimento del sistema. È sempre necessaria una diagnosi precisa prima dell’intervento.

Quali sono le patologie più frequenti nelle coperture piane impermeabilizzate?

Le patologie più frequenti nelle coperture piane impermeabilizzate riguardano proprio le infiltrazioni d’acqua, con ristagni per pendenze errate, fessurazioni e degrado delle membrane. Se l’impermeabilizzazione è posata male bolle e distacchi, oltre a criticità localizzate nei dettagli costruttivi, possono essere ancor più comuni. A questi problemi si aggiungono i danni dovuti agli agenti atmosferici e lesioni meccaniche.

Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici

Commenta questo approfondimento




Articolo realizzato in collaborazione con ...