Smart city nei Comuni italiani: la leva del PNRR e i dubbi sul futuro

La smart city nei Comuni italiani è ancora poco sviluppata: solo il 31% ha attivato progetti dedicati. Lo rileva l’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano, evidenziando la forte spinta costituita dai fondi PNRR che hanno contribuito a elevare la quota di iniziative. Terminate le risorse del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, cosa accadrà?

A cura di:

Smart city nei Comuni italiani: la leva del PNRR e i dubbi sul futuro

Il mercato italiano della Smart City è stato sostenuto in modo determinante dal PNRR. I fondi dedicati sono stati utilizzati dal 76% dei Comuni per iniziative legate alla “città intelligente”, riducendo anche la forbice storica tra grandi e piccoli Comuni e ha consolidato gli investimenti annui nell’ultimo triennio attorno o poco sopra il miliardo di euro.

C’è, però, anche l’altra faccia della medaglia: ha creato una dipendenza strutturale da un canale di investimenti che termina a giugno 2026, mentre restano irrisolte le principali criticità dichiarate (mancanza di risorse economiche, personale e competenze). Sono alcune delle evidenze emerse dallo studio dell’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano, che ha illustrato lo sviluppo dei progetti smart city nei Comuni italiani, evidenziando la necessità di una logica cooperativa e sinergica, che possa attivarsi tra Comuni dello stesso territorio o con la propria regione, oppure con una partnership tra pubblico e privato.

Lo sviluppo limitato della smart city nei Comuni italiani

Cosa risulta dalla disamina dell’Osservatorio? Un primo dato che emerge sullo sviluppo di iniziative riguardanti la smart city nei Comuni italiani è che solo il 31% di essi ha avviato progetti dedicati; la metà (17%) lo ha fatto nell’ultimo triennio, sospinto dai fondi stanziati dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza.

Comuni che hanno attivato progetti smart city al 2025

La ricerca condotta dall’Osservatorio Smart City evidenzia che il mercato smart city in Italia si è consolidato anche nel 2025 sul miliardo di euro, dopo aver raggiunto questa quota nel 2023 e averla mantenuta (e leggermente superata) l’anno successivo.

Come si nota, la differenza dal periodo precedente al PNRR è netta: dal 2021 in avanti il mercato ha subito un’accelerazione significativa, passando a 730 milioni di euro, rispetto ai 560 milioni del 2020. Ed è salito poi fino a sfiorare il miliardo, nel 2022, e a raggiungerlo  l’anno successivo.

Quota raggiunta dal mercato Smart City in Italia nel periodo del PNRR

La smart city è un affare per Comuni medio-grandi: il PNRR ha spostato gli equilibri

Lo stesso Osservatorio, analizzando la situazione e l’evoluzione delle iniziative in materia di smart city nei Comuni italiani, ha illustrato diversi aspetti. Uno di questi riguarda la dimensione dei committenti. Storicamente, tali progetti sono appannaggio dei Comuni medio-grandi, ma nell’ultimo triennio la situazione è parzialmente mutata, proprio grazie all’influenza positiva del Piano nazionale Ripresa e Resilienza. Se, come detto, tre comuni su quattro hanno portato avanti progetti sulla smart city tra il 2023 e il 2025 grazie ai fondi PNRR, la percentuale si alza all’84% per i Comuni con meno di 5mila abitanti.

I servizi attivati con i progetti

Su quali finalità sono orientati i progetti attinenti alla smart city dei Comuni italiani? Stando al biennio 2023-2025, quelli riguardanti i servizi al cittadino sono al primo posto, seguiti dai servizi di sicurezza e sorveglianza e di smart government.

Se si va a guardare, nel dettaglio, il mercato, la smart mobility copre la quota più sensibile: sul totale 2025 (1,03 miliardi di euro), 220 milioni sono dedicati a servizi di mobilità intelligente, spaziando dall’infomobilità alla mobilità integrata. Segue poi l’illuminazione pubblica (200 milioni), i servizi relativi al monitoraggio ambiente e territorio (120 milioni), e quelli relativi alla sfera smart building & metering (112 milioni).

L’ambito Sicurezza e sorveglianza (102 milioni) riguarda sì l’installazione di telecamere, ma non si limita qui. Si nota un aumento dell’utilizzo di video analytics, ovvero di sistemi che permettono di analizzare che cosa sta succedendo all’interno delle immagini ed erogare informazioni o alert. A seguire, c’è la categoria smart government (85 milioni), che comprende gli aspetti connessi al digital twin, alle smart control room e alla digitalizzazione e manutenzione, la digitalizzazione dei processi e dei servizi pubblici, come per esempio le entrate tributarie.

Esauriti i fondi PNRR, cosa accadrà?

Se i fondi PNRR hanno rappresentato una leva fondamentale per lo sviluppo di iniziative di smart city nei Comuni italiani, cosa accadrà a giugno 2026, con l’esaurirsi di questa leva?

Detto che il 76% dei progetti si sono attivati grazie ai fondi del Piano nazionale, si ipotizzano due approcci post PNRR da parte dei Comuni: quelli propositivi si orienteranno prevalentemente (85%) alla ricerca di nuovi bandi regionali, nazionali o europei. Per quanto riguarda, invece, quelli conservatori, punteranno al mantenimento dei progetti con costi operativi ridotti (il 32% pensa di fare così), oppure si ridurranno le iniziative smart city (nel 20%). C’è anche chi (22%) non prevede alcuna strategia post PNRR.

Detto questo, l’Osservatorio prevede due tipi di scenari. Nello scenario boost, archiviata la pratica PNRR, quanto realizzato o organizzato in questi ultimi anni servirà da volano a nuove iniziative. Nello scenario detox, invece, si assisterà a un rallentamento.

Smart City: intenzioni di investimento dei Comuni post PNRR

C’è da considerare, in ogni caso, che il 65% dei Comuni italiani ha intenzione di fare progetti nell’anno in corso o nel 2027. Questa quota sale all’85% nel caso dei Comuni che hanno già concepito o realizzato progetti.

La logica collaborativa è vincente, ma ancora poco battuta

Al dilemma post PNRR si aggiungono altri ostacoli alla realizzazione di progetti smart city. Un primo scoglio è rappresentato dalla mancanza di personale, giudicato una criticità sensibile dal 67% dei Comuni, seguito dalla scarsità di risorse economiche (52%) e dalla mancanza di competenze tecniche (51%).

Secondo l’analisi dell’Osservatorio, questi problemi possono essere affrontati in una logica cooperativa, di collaborazione istituzionale, condividendo risorse e competenze.

Ci sono i Comuni che individuano nella propria regione di appartenenza il centro di coordinamento (il 49% dei Comuni le considera essenziali per armonizzare le politiche e scalare soluzioni). Altri, invece, intendono collaborare con altre realtà municipali nel futuro.

Si fa strada, anche se ancora in maniera limitata, l’approccio smart land, considerando con questo termine “un territorio coeso e interconnesso che condivide standard e infrastrutture per massimizzare l’impatto degli investimenti”. Tuttavia, oggi solo il 13% dei Comuni vi partecipa attivamente.

C’è poi un ulteriore approccio alla collaborazione, ed è quello in sinergia con un attore privato. Il 72% dei Comuni ritiene che il project financing e le partnership pubblico-private possano contribuire in modo significativo all’adozione di nuove progettualità.

C’è, poi, un ulteriore elemento essenziale in questo percorso: il coinvolgimento diretto della comunità. Tuttavia, solo il 7% dei cittadini avverte i propri bisogni al centro dei processi decisionali, nonostante il 52% desideri partecipare attivamente alle politiche urbane.

FAQ Smart city nei comuni italiani 

Che cosa si intende per Smart City nei comuni italiani?

Una Smart City è una città che utilizza tecnologie digitali, dati, infrastrutture connesse e modelli di governance innovativi per migliorare la qualità dei servizi urbani, ottimizzare le risorse e rendere più efficienti mobilità, sicurezza, illuminazione pubblica, monitoraggio ambientale, servizi al cittadino ed energia. In Italia il mercato della Smart City nel 2025 ha raggiunto un valore di circa 1,03 miliardi di euro, con gli investimenti più rilevanti concentrati nella mobilità intelligente, nell’illuminazione pubblica e nel monitoraggio ambientale e del territorio. Secondo l’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano, le priorità cambiano in base alla dimensione dei comuni: le grandi città puntano soprattutto su mobilità e controllo ambientale, mentre nei centri più piccoli cresce l’attenzione verso le Comunità Energetiche Rinnovabili.

Quanto ha inciso il PNRR sui progetti Smart City?

Il PNRR ha avuto un ruolo determinante nell’accelerare l’innovazione urbana. Tra il 2023 e il 2025, i fondi del Piano sono stati utilizzati dal 76% dei comuni italiani per iniziative Smart City, quota che sale all’84% nei comuni con meno di 5.000 abitanti. La scadenza del PNRR, prevista a giugno 2026, apre però una nuova fase: molte amministrazioni dovranno garantire continuità operativa ai progetti avviati e individuare nuove risorse per finanziare l’innovazione. L’85% dei comuni prevede di cercare nuovi bandi regionali, nazionali o europei, mentre il 22% non dispone ancora di una strategia post PNRR.

Quali sono i principali ostacoli allo sviluppo delle Smart City?

Gli ostacoli più rilevanti non riguardano solo la disponibilità di tecnologie, ma soprattutto la capacità organizzativa degli enti. Per il 67% dei comuni il problema principale è la mancanza di personale, seguito dalla scarsità di risorse economiche, indicata dal 52%, e dal deficit di competenze tecniche, segnalato dal 51%. Questi fattori incidono in modo particolare sui comuni medio-piccoli, che spesso faticano a gestire progettazione, procurement, manutenzione e interoperabilità delle piattaforme digitali. Per questo la cooperazione tra amministrazioni, Regioni, operatori privati e comunità locali diventa una leva essenziale per superare la frammentazione e rendere scalabili gli investimenti.

Che cosa significa Smart Land e perché è importante per i piccoli comuni?

La Smart Land è un modello di innovazione territoriale che supera i confini del singolo comune e punta alla condivisione di infrastrutture, standard, dati, competenze e servizi tra più enti. È particolarmente importante per i piccoli comuni, che spesso non dispongono da soli delle risorse tecniche ed economiche necessarie per sviluppare progetti Smart City complessi. Secondo l’Osservatorio Smart City, il 49% dei comuni ritiene che le Regioni possano coordinare territori diversi, mentre il 48% vuole collaborare con altre amministrazioni locali. Tuttavia, oggi solo il 13% dei comuni partecipa attivamente a una Smart Land, segno che il potenziale di cooperazione territoriale è ancora in gran parte da sviluppare.

Come viene utilizzata l’Intelligenza Artificiale nelle Smart City?

L’Intelligenza Artificiale può supportare le amministrazioni nell’analisi dei dati, nella previsione delle criticità, nell’ottimizzazione delle risorse e nella personalizzazione dei servizi pubblici. Oggi è adottata solo dal 7% dei comuni italiani, ma il 18% prevede di introdurla entro il 2026 e il 34% dal 2027 in poi. Le applicazioni più diffuse a livello internazionale riguardano sistemi di supporto alle decisioni, analisi predittiva, mobilità intelligente, Smart Government e sicurezza urbana. Restano però aperti temi di governance, trasparenza, protezione dei dati ed esclusione digitale: nei servizi pubblici basati sull’AI, il 38% dei cittadini teme di essere escluso dall’accesso ai servizi e il 36% teme un uso improprio dei dati personali.  

Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici

Commenta questo approfondimento