Data center in Italia: sostenibilità e chiarezza cercasi

Lo sviluppo dei data center in Italia impone vari elementi di attenzione. Un team del Politecnico di Milano ha svolto una mappatura dei data center nell’area metropolitana di Milano, che già ospita 33 data center e dove ne sorgeranno altrettanti, la maggior parte dei quali di potenza superiore a 10 MW. Il lavoro di ricerca ha contemplato molteplici considerazioni anche di natura ambientale e sociale

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Data center in Italia: sostenibilità e chiarezza cercasi

Sui data center in Italia si deve fare chiarezza, a partire dal loro numero. A oggi si stima che ce ne siano tra 170 e 200. Inoltre mancano statistiche ufficiali sul loro effettivo consumo energetico. Stando sempre a stime, attualmente il loro consumo rappresenta il 2% della domanda totale di energia elettrica, ma si prevede aumenterà tra il 7% e il 13% entro il 2035. Anche in termini legislativi, occorre ancora definire leggi ad hoc per regolamentare una materia ancora dai confini poco certi.

Un altro elemento considerevole è la loro collocazione. I data center sono concentrati per lo più nei dintorni di Roma e Milano. Quest’ultima, in particolare, è oggi il principale hub italiano per le infrastrutture digitali. Nell’area della città milanese “si concentrano 33 dei 49 data center attivi in Lombardia, regione che ospita quasi la metà delle strutture presenti in Italia”. I dati emergono dal lavoro di un team di ricerca del Politecnico di Milano, che ha svolto la prima mappatura dei data center nell’area metropolitana milanese.

Dalla mappatura alla comprensione dell’impatto

La ricerca, focalizzata sull’area metropolitana milanese, è stata realizzata nell’ambito del progetto ProdAction del Centro di competenze per Territori Antifragili (CRAFT) del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU) del Politecnico di Milano. A coordinarla è Eugenio Morello, professore di Tecnica e Pianificazione Urbanistica del Politecnico di Milano, e la ricercatrice Cristiana Mattioli, coadiuvati dalla ricercatrice Alice Franchina.

Data center in Italia: dalla mappatura alla comprensione dell’impatto

«La ricerca è nata nell’ambito delle politiche di sostenibilità per le aree produttive e il suo interesse sui data center si è sviluppato a causa del veloce sviluppo registrato, specie negli ultimi 3-4 anni, in cui si è assistito a un’ondata molto rapida di richieste di autorizzazione per data center nell’area milanese», racconta Franchina.

Il team non si è limitato a quantificare e localizzare i centri dati presenti – azione già importante per conoscere l’entità del fenomeno –, ma ha considerato quanto emerge dalla letteratura scientifica (per lo più USA, oltre che europeo) sugli impatti ambientale, sociale e territoriale, verificando la sostenibilità di un fenomeno che “non ha precedenti nell’ambito della pianificazione territoriale, in particolare in Italia, a causa della natura delle infrastrutture coinvolte, delle loro specifiche esigenze e impatti, della rapidità di realizzazione, dell’entità dei capitali impiegati e dei diversi attori coinvolti”.

È un lavoro reso necessario anche per essere più consapevoli e avere strumenti di conoscenza più mirati, specie per considerare bene gli sviluppi. Come ha illustrato il team di ricerca, nei dintorni di Milano sono stati annunciati 33 nuovi data center, dieci dei quali attualmente in costruzione. Da quanto si sa, circa il 70% di questi ha una potenza energetica IT nominale superiore a 10 MW e necessita di connessione a infrastrutture ad alta tensione.

Data center in Italia: contesto in pieno sviluppo

Il lavoro svolto dal team coordinato dal professor Morello fornisce diverse indicazioni sul contesto dei data center in Italia. Un primo elemento evidente è la crescita registrata e attesa di queste infrastrutture di calcolo.

Come riporta l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, per la loro realizzazione e attivazione nel nostro Paese sono già stati investiti 7,5 miliardi di euro, tra il 2023 e il 2025.

Ma il triennio 2026-2028 si preannuncia ancora più ricco e dinamico, con un valore potenziale di circa 25 miliardi di euro. Considerando, inoltre, i 110 miliardi di euro di potenziali investimenti in data center in tutta Europa, il 23% di questi si concentrerebbe nell’area di Milano.

Sempre più grossi, sempre più potenti e concentrati attorno a Milano

Quello che colpisce è la concentrazione e le dimensioni dei data center in Italia. Le nuove infrastrutture hanno una dimensione media almeno tre volte maggiore e una potenza da 4 a 5 volte superiore rispetto a quelli esistenti, rilevano Mattioli e Franchina.

Occorre anche guardare alle potenzialità economiche. Lo ha messo in rilievo l’Osservatorio Data Center: il territorio del capoluogo lombardo concentra il 68% della potenza energetica nominale installata a livello nazionale con 414 MW IT, e punta a superare il valore simbolico di 1 GW entro il 2028, raccogliendo anche il 23% degli investimenti annunciati a livello europeo,

Tuttavia, questa forte concentrazione situata in Lombardia e in particolare nelle vicinanze di Milano, genera anche “notevoli preoccupazioni in termini di approvvigionamento energetico” su un territorio costituito da Comuni di media e piccola dimensione, segnalano le ricercatrici. Proprio i piccoli Comuni in particolare, incontrano difficoltà nell’affrontare queste problematiche, scontando una carenza di preparazione tecnica e settoriale, oltre a competenze e a risorse umane limitate.

L’impatto ambientale ed energetico

I motivi di attenzione ci sono. Oltre alla forte pressione sul sistema energetico locale e al “modello di sviluppo insostenibile”, già di per sé significativi, devono essere considerati gli impatti ambientali cumulativi – spesso sottovalutati – che essi generano a livello locale.

Le ricercatrici pongono le questioni all’interno di una situazione generale attuale che genera nuovi scenari complessi “e inadeguatamente regolamentati in Italia e in altri paesi europei”.

Seppure si cominci a esaminare tali questioni a livello scientifico in diversi ambiti, finora l’approccio ai data center in Italia e anche all’estero è stato settoriale, limitandosi a lungo all’ingegneria e all’informatica, con particolare attenzione alle nuove tecnologie. Al contrario, “le scienze sociali hanno esplorato solo marginalmente le più ampie dimensioni socio-territoriali” dei data center.

Il lavoro di ricerca si è posto la questione degli impatti territoriali, quindi da quelli propriamente ambientali a quelli relativi agli strumenti urbanistici e alle relazioni tra gli attori pubblici e privati. Particolare attenzione è posta agli aspetti riguardanti i consumi energetici, idrici e alle emissioni

Dal punto di vista energetico, è bene ricordare quanto riporta Terna. Conciliare lo sviluppo dei data center In Italia, comporta una duplice sfida: da un lato garantire energia stabile e sostenibile per i data center, dall’altro assicurare la continuità del servizio per case e imprese tradizionali.

C’è poi l’impatto legato al consumo d’acqua. Su questo aspetto c’è, però, da dire – come segnalano le stesse ricercatrici – che in Italia, la questione ha ricevuto scarsa attenzione accademica, perché i data center più recenti in generale utilizzano meno acqua o non ne utilizzano affatto, disponendo di sistemi di raffreddamento a liquido o di ricircolo dell’acqua. 

Ci sono poi le emissioni di CO2. L’elemento di maggiore attenzione, a questo riguardo, è legato alla presenza di un elevato numero di gruppi elettrogeni di emergenza a gasolio. Di conseguenza, “l’assoggettamento dei data center alla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) è attualmente dovuto solo alla presenza di questi elementi”, segnalano le ricercatrici. Tra l’altro, sulle emissioni dirette ci sono pochissimi dati, mentre andrebbero considerate anche quelle indirette relative agli impianti di produzione energetica che alimentano i data center.

I nodi di natura geografica, urbanistica e architettonica e il consumo di suolo

Nella considerazione sugli sviluppi dei data center in Italia c’è da porre attenzione anche alle questioni di natura geografica, urbanistica e architettonica. Vi sono aspetti “che meritano attenzione e approfondimenti, in particolare nell’ambito degli studi spaziali”. Mattioli e Franchina elencano varie problematiche, dall’architettura trascurata e priva di dialogo con il contesto circostante alle criticità in termini di pianificazione tecnica legate alla zonizzazione e al gettito fiscale.

Una delle criticità più evidenti è il consumo di suolo per i data center costruiti su terreni vergini anziché su aree dismesse.

Il problema si pone in particolare con la diffusione di campus e data center hyperscale, che richiedono spazi considerevoli, non facilmente reperibili in aree libere.

Proprio la ricerca condotta dal team coordinato dal professor Morello, focalizzato sull’area metropolitana di Milano, sta raccogliendo dati sulle dimensioni dei data center e sul consumo di suolo. Considerando il numero totale di data center in costruzione o pianificati, “emerge che il 39% di questi si trova o si troverà in aree non urbanizzate”, occupando però il 54% della superficie totale dei data center”, mentre i restanti interventi sono situati in ex aree industriali (46% della superficie totale).

Sul tema, si trovano conferme anche sull’ultimo rapporto ISPRA dedicato al consumo di suolo. Nel 2024, solo “considerando gli interventi più significativi”, si riporta una “occupazione di oltre 37 ettari di superficie”, con una concentrazione prevalente nelle regioni del Nord Italia.

Infine, la ricerca porta in evidenza un’ulteriore questione, sempre più rilevante: la rapida obsolescenza tecnologica e degli edifici.

Urge chiarezza in materia legislativa

Gli elementi di attenzione sulla presenza e sullo sviluppo dei data center in Italia sono diversi, quindi, rendendo quanto più necessaria una chiarezza in sede legislativa e normativa, per razionalizzare una materia oggi ancora con troppi punti interrogativi o lati poco chiari e che abbisognano di chiarezza. È bene pensare alla stessa localizzazione dei data center, ma anche alla loro regolazione in termini di attività economica. Sono ancora le due ricercatrici del Politecnico di Milano a riportare la questione, segnalando che privati e associazioni hanno sollecitato il riconoscimento dei data center come attività economica specifica, così da evitare ambiguità.

Tuttavia,

“l’assenza di una legislazione chiara fa sì che si realizzino importanti infrastrutture fortemente impattanti senza un’adeguata misurazione e compensazione degli effetti negativi su ambiente e comunità locali”.

L’utilizzo di suolo e il consumo energetico richiedono specifiche che includano elementi prescrittivi. «Quello riguardante il consumo di suolo è un tema fondamentale a livello nazionale ed europeo. Proprio l’UE ha stilato direttive che pongono rilievo sul suolo che è una delle risorse fondamentali che dobbiamo tutelare dalla continua impermeabilizzazione», segnala Franchina. La stessa ricercatrice spiega i prossimi passi del progetto. «L’intenzione è studiare l’evoluzione infrastrutturale, nel quadro complessivo italiano. Sicuramente occorre continuare a monitorare il consumo di suolo e comprendere meglio l’impatto in termini di consumo energetico».

Un elemento di rilevante interesse è rappresentato dal fatto che «uno degli obiettivi della prima parte del progetto riguarda la stesura di raccomandazioni di policy, che stiamo ultimando. L’intenzione è farli arrivare sia in Regione Lombardia, in cui è al vaglio una legge specifica, sia a livello nazionale, in cui c’è un’altra legge in discussione. A nostro giudizio, è importante regolamentare questo fenomeno completamente inedito,altrimenti rischiamo di far continuare a promuovere una transizione digitale che va a scapito della sostenibilità e della transizione ecologica», conclude Franchina.

FAQ Data center in Italia

Cos’è un data center?

Un data center è una struttura che ospita e gestisce infrastrutture IT inclusi server, dispositivi di archiviazione e apparecchiature di rete. Svolgono un ruolo fondamentale nell’elaborazione, nell’archiviazione e nella distribuzione di grandi quantità di dati, risultando essenziali per la digital economy e per l’intelligenza artificiale.

Che differenza c’è tra campus data center e hyperscale?

Un data center è una singola struttura, edificio o locale progettato per ospitare infrastrutture informatiche. Un campus data center si riferisce a un sito di grandi dimensioni, geograficamente concentrato, che comprende più edifici data center collegati in un unico campus.

Un data center hyperscale è una struttura di calcolo di dimensioni enormi progettata per garantire scalabilità, efficienza e carichi di lavoro ad alta densità.

Quale interesse di mercato generano i data center in Italia?

Come riporta l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, nel triennio 2023–2025 sono stati investiti 7,1 miliardi di euro per la costruzione, l’approntamento e il riempimento di apparecchiature IT dei nuovi Data Center. Tuttavia, si tratta solo del 68% rispetto ai 10,5 miliardi stimati nello scorso 2023 per lo stesso periodo. Nel triennio successivo, secondo lo stesso Osservatorio, sono 83 i nuovi progetti infrastrutturali annunciati da 30 aziende, di cui 19 nuovi entranti, per un valore potenziale complessivo di 25,4 miliardi di euro. “Tuttavia, il 72% degli investimenti è attribuibile a nuovi operatori internazionali, non ancora attivi in Italia”.

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