Come era prevedibile la riforma delle Università ha cominciato a suscitare le preoccupazioni degli ordini professionali. I primi a scendere in campo sono gli ingegneri che puntano il dito accusatore nei confronti dell’utilizzo del titolo da parte dei laureati triennali e la loro iscrizione presso i Collegi. Il maggiore colpevole è individuato proprio nell’Università e, in particolare, nella riforma dell’autonomia didattica con la nuova organizzazione dei percorsi accademici basata su due titoli: la laurea — triennale — e la laurea specialistica di cinque anni in tutto . Si avranno dunque laureati si serie A e laureati di serie B? La riforma a questo proposito non fornisce elementi sufficienti per evitare l’insorgere di malintesi e preoccupazioni. Proprio il Consiglio nazionale degli Ingegneri ha dichiarato che «impegnerà in tutti i modi e in tutte le sedi legittime per non iscrivere i laureati al proprio Albo». La minaccia, se attuata, penalizzerà i laureati triennali italiani nell’area dell’ingegneria e li esporrà un trattamento differenziato rispetto ai colleghi europei che possono appellarsi alla direttiva 89/48 Ce (il passaporto per formazioni professionali post secondaria di almeno tre anni). Gli ingegneri attaccano, in particolare, lo schema di regolamento che dovrebbe raccordare i nuovi titoli accademici con gli ordinamenti professionali, istituendo negli attuali Albi degli Ordini due sezioni, per accogliere, dopo l’abilitazione, i laureati e i laureati specialisti. Quest’ultimo elenco ospiterebbe anche gli attuali professionisti con la “vecchia” laurea. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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