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A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle Cosa prevede la EPBD: target nazionali, nessun “obbligo diretto” e la scadenza 2026Caldaie, incentivi, famiglie vulnerabili ed edifici storici: dove si concentra la “disinformazione”FAQ – EPBD “Case Green” in praticaQuando va recepita in Italia la Direttiva (UE) 2024/1275?Che cos’è il Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici e perché è centrale?La EPBD vieta subito le caldaie a gas?È vero che non non si potrà vendere o affittare casa se non si fanno i lavori?Che ruolo hanno i servizi “One Stop Shop” (sportelli integrati)?Cosa dovrebbe aspettarsi il mercato nel 2026?La Direttiva obbliga i proprietari a riqualificare subito casa?Sono previsti strumenti per sostenere le famiglie più esposte ai costi energetici?Gli edifici storici o vincolati devono adeguarsi come gli altri? La Direttiva sulla prestazione energetica degli edifici – EPBD (“Direttiva Case Green”) – è entrata nella fase in cui la partita si gioca soprattutto a livello nazionale: non tanto sul “se”, quanto sul “come”. Il testo europeo definisce una traiettoria verso un parco immobiliare a emissioni sempre più basse, ma lascia agli Stati membri ampi margini su strumenti, priorità e meccanismi di supporto, a partire dal Piano nazionale di ristrutturazione del parco edilizio. In questo contesto Rete Irene ha presentato il documento “10+2 false credenze sulla Direttiva EPBD”, realizzato con Legambiente, Altroconsumo e la campagna Per un Salto di Classe, nell’ambito del progetto europeo HORIS. L’obiettivo è chiarire cosa la Direttiva Case Green dica (e cosa non dica), su temi come costi, divieti percepiti e incentivi. Cosa prevede la EPBD: target nazionali, nessun “obbligo diretto” e la scadenza 2026 Un punto chiave è che la Direttiva fissa obiettivi e chiede agli Stati di costruire policy coerenti, ma – sul residenziale – non impone automaticamente un pacchetto di interventi “casa per casa”. Nel documento di Rete Irene si legge esplicitamente che “non esiste alcun obbligo diretto per i proprietari di immobili residenziali: la EPBD stabilisce obiettivi di riduzione del consumo medio nazionale, non lavori obbligatori per ogni singolo cittadino. Ricordiamo che per il settore residenziale, la EPBD prevede una riduzione del consumo medio nazionale di energia primaria: -16% entro il 2030 -20–22% entro il 2035 consumi “prossimi allo zero” entro il 2050 Dal lato regolatorio, la Direttiva (UE) 2024/1275 indica che gli Stati membri devono adottare e pubblicare le misure necessarie al recepimento entro il 29 maggio 2026: si tratta di una data fondamentale perché definisce l’orizzonte entro cui i provvedimenti nazionali dovranno trasformare obiettivi europei in regole operative. Nel documento “10+2 false credenze” viene ribadito che “non esiste una sanzione automatica per chi non riqualifica”; e, qualora uno Stato preveda misure sanzionatorie, queste devono comunque considerare condizioni come la situazione finanziaria e la disponibilità di supporti economici adeguati e della fattibilità tecnica ed economica degli interventi. La piattaforma BUILD UP, che monitora politiche e implementazione nel settore edilizio a livello UE, richiama la scadenza della prima bozza del piano al 31 dicembre 2025, con successiva valutazione della Commissione e possibili raccomandazioni. È su questo sfondo che Rete Irene insiste sul rischio “ritardo” italiano nella costruzione della traiettoria nazionale, perché senza un impianto chiaro (misure, priorità, strumenti di finanziamento e di assistenza tecnica) aumenta la volatilità delle aspettative del mercato: famiglie che rimandano, imprese che faticano a pianificare capacità produttiva e cantieri, professionisti che lavorano in un quadro interpretativo instabile. “Desta preoccupazione la mancata presentazione da parte del legislatore italiano del piano di attuazione della direttiva Case Green entro il dicembre 2025. Chiediamo quindi alle istituzioni di presentare al più presto in Europa la necessaria documentazione, in coordinamento con una filiera che ha dimostrato lungimiranza e disponibilità. Servono regole chiare per non perdere questa grande opportunità: il rinnovamento energetico, e sismico, non è un tema per pochi, ma un diritto di tutti», sottolinea Manuel Castoldi, Presidente Rete Irene. Caldaie, incentivi, famiglie vulnerabili ed edifici storici: dove si concentra la “disinformazione” Uno dei nodi più sensibili riguarda gli impianti termici. Il documento chiarisce due aspetti che, nel dibattito, vengono spesso sovrapposti: la Direttiva non impone il divieto di utilizzo delle caldaie a gas esistenti, ma prevede che dal 1° gennaio 2025 gli Stati membri non possano più concedere incentivi pubblici per l’installazione di caldaie autonome (“stand-alone”) alimentate esclusivamente da combustibili fossili. Questo punto è coerente con la guidance della Commissione europea, che chiarisce lo stop, “al più tardi dal 1° gennaio 2025”, agli incentivi per nuove caldaie autonome alimentate da combustibili fossili. Lo stesso documento Rete Irene specifica che chi ha già una caldaia recente non è obbligato a sostituirla; se dovrà farlo in futuro, potrà orientarsi su soluzioni più efficienti, incluse configurazioni ibride e rinnovabili (esempi: caldaia abbinata a solare termico, pompe di calore integrate). Un altro equivoco molto diffuso riguarda vendita e locazione: nel documento si sottolinea che la EPBD non introduce alcun divieto di vendita o affitto per gli immobili con basse prestazioni energetiche. Il tema, piuttosto, è l’evoluzione del mercato: nel tempo gli edifici energivori possono diventare meno appetibili e più esposti a costi di gestione elevati, mentre gli immobili efficienti tendono a beneficiare di una migliore domanda. Infine, il capitolo sugli edifici storici: il documento evidenzia che gli Stati membri possono prevedere esenzioni dagli obblighi di efficienza energetica per gli edifici tutelati per valore storico o architettonico, o situati in aree di particolare pregio culturale, così come per gli immobili per cui l’adeguamento risulti tecnicamente o economicamente impraticabile. Resta comunque possibile intervenire con misure compatibili con i vincoli (ad esempio soluzioni impiantistiche più efficienti e interventi non invasivi), quando consentito dalle autorità competenti. Un altro livello, spesso sottovalutato, è quello dei servizi. Il progetto HORIS, per esempio, si muove nella logica “One Stop Shop”: piattaforme e sportelli integrati che aiutano utenti finali e piccoli condomìni a superare barriere non tecniche (informazione, iter, preventivi comparabili, accesso a finanziamenti). FAQ – EPBD “Case Green” in pratica Quando va recepita in Italia la Direttiva (UE) 2024/1275? Il termine indicato dal testo UE per l’adozione e la pubblicazione delle misure nazionali di recepimento è il 29 maggio 2026 Che cos’è il Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici e perché è centrale? È la roadmap nazionale (National Building Renovation Plan) che definisce traiettorie, politiche e strumenti per arrivare a un parco immobiliare decarbonizzato e ad alta efficienza entro il 2050; la prima bozza è richiamata come scadenza al 31 dicembre 2025, con successivo ciclo di valutazione UE. La EPBD vieta subito le caldaie a gas? La Commissione europea ha chiarito lo stop, dal 1° gennaio 2025, agli incentivi per nuove caldaie autonome a combustibili fossili; non equivale automaticamente a un “divieto immediato” generalizzato, perché la declinazione delle misure passa anche per la normativa nazionale e per le configurazioni ammissibili. È vero che non non si potrà vendere o affittare casa se non si fanno i lavori? La Direttiva è un quadro di obiettivi e strumenti da tradurre in politiche nazionali; molte affermazioni “assolute” circolate nel dibattito rientrano proprio tra i punti che iniziative come il documento sulle “false credenze” cercano di chiarire, distinguendo tra testo UE e interpretazioni. Che ruolo hanno i servizi “One Stop Shop” (sportelli integrati)? Sono modelli organizzativi pensati per accompagnare cittadini e condomìni lungo la filiera della ristrutturazione (informazione, audit, progettazione, imprese, pratiche, finanza), riducendo complessità e costi di transazione. HORIS è un esempio di progetto UE che lavora su questa logica. Cosa dovrebbe aspettarsi il mercato nel 2026? Il 2026 è l’anno in cui il recepimento dovrà trasformare il framework europeo in misure nazionali: definizioni operative, traiettorie, strumenti e (se previsti) meccanismi di supporto. È questo passaggio a determinare chiarezza regolatoria e bancabilità degli interventi. La Direttiva obbliga i proprietari a riqualificare subito casa? Nel documento “10+2 false credenze” si chiarisce che non esiste un obbligo diretto per i singoli proprietari: la EPBD fissa obiettivi nazionali di riduzione dei consumi, demandando agli Stati strumenti e strategie. Sono previsti strumenti per sostenere le famiglie più esposte ai costi energetici? Sì. Nel documento si richiama la necessità di proteggere le famiglie “vulnerabili” e viene citato il Fondo Sociale per il Clima, con una dotazione massima di 65 miliardi di euro nel periodo 2026–2032, pensato per accompagnare la transizione energetica dei soggetti più esposti. Gli edifici storici o vincolati devono adeguarsi come gli altri? Gli Stati possono prevedere esenzioni per edifici tutelati o per cui l’adeguamento è tecnicamente/economicamente impraticabile; restano possibili miglioramenti compatibili e non invasivi quando consentiti. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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