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Il Rapporto Inail-Regioni sulle cause degli infortuni mortali e gravi, pubblicato il 4 settembre 2025, fotografa con chiarezza la situazione nel settore delle costruzioni. Le cadute dall’alto o in profondità continuano a rappresentare la principale causa di morte nei cantieri, con un peso del 58,3% sul totale degli incidenti registrati. Un dato che conferma un’emergenza ormai nota e che apre ancora una volta il dibattito sulla reale efficacia delle misure di prevenzione adottate finora. Le evidenze del Rapporto Inail 2025 Il Rapporto non si limita ad analizzare le dinamiche infortunistiche in edilizia, ma fornisce anche una panoramica nazionale sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Nei primi otto mesi del 2025 le denunce di infortunio complessive sono state 249.549. Tra queste, 495 hanno avuto esito mortale, con una crescita del 7,1% rispetto allo stesso periodo del 2024: significa che in media più di 80 persone ogni mese perdono la vita sul lavoro. A crescere in maniera significativa sono anche le malattie professionali, in aumento del 12% sullo stesso arco temporale. Concentrandosi sul settore delle costruzioni, i soggetti più colpiti restano i muratori di età compresa tra i 55 e i 64 anni, impegnati in lavorazioni complesse con materiali come pietra, mattoni e cemento armato. La caduta dall’alto o in profondità è il principale fattore di rischio e si lega sia alle condizioni oggettive dei cantieri sia a comportamenti scorretti e tollerati nel tempo. Barriere mancanti, parapetti assenti, dispositivi anticaduta non utilizzati o non disponibili sono ancora oggi elementi determinanti, aggravati da una formazione non sempre mirata. Il Rapporto evidenzia come le azioni estemporanee non spieghino da sole la gravità degli incidenti: la radice del problema va cercata in un approccio carente alla cultura della sicurezza, che si riflette nella prevenzione e nell’organizzazione del lavoro. Il commento di FINCO: “Serve qualificazione, non burocrazia” Sul Rapporto Inail è intervenuta FINCO, la Federazione Industrie Prodotti Impianti Servizi ed Opere Specialistiche per le Costruzioni e la Manutenzione, che riunisce 40 associazioni con oltre 18.000 imprese. Per la Presidente Carla Tomasi i dati confermano ciò che da anni la Federazione segnala: non bastano provvedimenti di carattere formale come la patente a crediti, ma servono strumenti concreti per diffondere realmente i sistemi di protezione dalle cadute in quota. «È vero che un notevole peso di questi infortuni è da ascrivere ad azioni estemporanee – ha spiegato Tomasi – ma la tolleranza di pratiche scorrette, la carenza di formazione ed addestramento, nonché la mancanza di adeguate protezioni hanno ancora un peso rilevantissimo, e non è purtroppo una sorpresa». Secondo FINCO, il problema non si risolve monopolizzando la formazione o estendendo logiche puramente burocratiche, ma garantendo percorsi formativi specifici e qualificanti per ogni lavorazione. La Federazione ribadisce inoltre che occorre alzare il livello della contrattazione e dei controlli, partendo dall’assenza di contratti regolari più che da battaglie sui cosiddetti contratti “pirata”. La richiesta principale è quella aprire i tavoli di confronto a tutte le parti interessate, coinvolgendo non solo i soggetti istituzionali e le sigle sindacali tradizionali, ma anche le realtà specialistiche che operano sul campo. «Fino a quando non si realizzerà che la vera sicurezza si ottiene con la reale qualificazione delle imprese – ha concluso la Presidente – si continueranno a emettere provvedimenti di carattere burocratico che non colgono alla radice il problema». Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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