Stansted Airport Terminal e Satellite Departure Lounges

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Il governo inglese autorizzò nel 1979 la conversione di una base aeronautica nel terzo aeroporto londinese, e un anno dopo la British Airports Authority affidò a Foster il compito di progettare il nuovo terminal. Molto prima della sua inaugurazione, avvenuta nel marzo 1991, il profilo ad ala di gabbiano era già stato ampiamente imitato. Non solo il terminal era costato meno per metro quadro di ogni altro aeroporto inglese, con il quindici per cento in meno , ma Stansted fu anche il primo in cui si prendeva in considerazione il paesaggio e l’utilizzo dell’illuminazione naturale.
Il progetto di Foster parte dall’idea di eliminare il complesso labirinto dei percorsi e questo nonostante l’inevitabile aggiunta di due edifici satellite, un sistema di percorsi ai terminal e il collegamento con la stazione ferroviaria.
Il principio guida di Stansted è quello di garantire spostamenti veloci attraverso i terminal e su un solo livello. La progettazione del terminal affronta questo problema nascondendo tutte le aree di servizio in un piano sotterraneo, lasciando l’atrio libero, uno spazio attraverso cui i passeggeri raggiungono le sale d’attesa e da lì con le navette gli edifici satellite.
Tramite lo spostamento di enormi quantità di terra l’impatto sul paesaggio circostante è minimo, inoltre nonostante l’edificio risulti poco più alto dei vecchi alberi attorno, la sua presenza risulta forte e ben riconoscibile sia di giorno che di notte.
Per i passeggeri l’edificio sembra essere distribuito su un solo piano, con pareti di vetro e un tetto riflettente, con la luce naturale che penetra attraverso aperture nel tetto dotate di particolari riflettori. I passeggeri si accorgeranno della verticalità dell’edificio solo dopo aver raggiunto i treni navetta per raggiungere le sale partenza satellite, ma questo è il prezzo che si è dovuto pagare per la semplicità del terminal, sotto cui si nasconde anche un parcheggio da 2500 posti.

L’illuminazione naturale a Stansted è il risultato della progettazione del tetto: una serie di parasole sorretti da strutture simili ad alberi, che partono dalle fondamenta superficiali sotto il livello del terreno. Ci sono trentasei di questi alberi quadrupli in acciaio tubolare disposti a circoli di trentasei metri; dodici metri sopra le fondamenta, quattro puntoni d’acciaio tubolare si ramificano per sostenere la maglia quadrata di travi da 18 metri che regge il tetto a volta piegato, coperto in PVC, che si trova sei metri sopra.
La forma quadruplice delle strutture, oltre alla funzione strutturale, ha anche il ruolo di enormi condotti per i cavi, L’illuminazione naturale a Stansted è il risultato della progettazione del tetto: una serie di parasole sorretta da strutture simili ad alberi, che partono dalle fondamenta superficiali sotto il livello del terreno. Ci sono trentasei di questi alberi quadrupli in acciaio tubolare disposti a circoli di trentasei metri; dodici metri sopra le fondamenta, quattro puntoni d’acciaio tubolare si ramificano per sostenere la maglia quadrata di travi da 18 metri che regge il tetto a volta in metallo piegato, coperto in PVC, che si trova sei metri sopra.
La forma delle strutture ad albero, oltre alla funzione strutturale, ha anche il ruolo di enormi condotti per i cavi, per l’aria condizionata, la dispersione dei fumi e per qualsiasi altro servizio che debba raggiungere l’atrio.
La struttura ad alberi strutturali era già stata sperimentata per il centro Renault, ma mentre la membrana in PVC della Renault era trafitto da colonne e aste di tensione, la membrana del tetto di Stansted non ha perforazioni, è continua, e questo contribuisce a rendere privo di peso e libero, poiché privo di ogni funzione ausiliaria e di servizio, il tetto del terminal.