Nuovo padiglione fieristico

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Un grande nuovo padiglione fronte mare concepito per fondersi con il blu del cielo e con il blu del mare.
É questa l’essenza del progetto firmato Jean Nouvel che renderà il quartiere fieristico di Genova – dopo il grande intervento di ampliamento della Marina terminato in occasione del Salone Nautico Internazionale 2006 – ancora più unico, ancora più funzionale e ancora più ampio. Il termine dei lavori – avviati all’inizio del 2007 con la demolizione del padiglione pre-esistente – è previsto per l’autunno 2008 con un complesso programma che tiene conto del regolare svolgimento delle attività fieristico-congressuali.

Il progetto architettonico del nuovo padiglione B è stato affidato a Jean Nouvel, dopo una selezione cui hanno partecipato Nicholas Grimshaw e Michael Hopkins.
La consulenza strutturale e impiantistica è stata affidata ad Arup Italia.
Il nuovo padiglione si svilupperà su due piani ad uso espositivo e un piano intermedio sul lato mare per servizi e uffici con una superficie espositiva lorda complessiva di ventimila metri quadrati.
Si caratterizzerà per un ampio uso di superfici vetrate riflettenti e per l’integrazione sul lato sud con il mare. L’intervento è modulare e prevede una seconda fase con il rifacimento dell’attuale padiglione D per una superficie complessiva di 30mila metri quadrati espositivi lordi.

Nelle parole di Jean Nouvel: “Captare il movimento”
E’ semplice. Troppo semplice perché sia così semplice.
E’ prima di tutto un piano, un piano blu, troppo blu.
Il blu cielo delle fotografie sotto esposte o degli esordi del cinematografo… questo piano è evidentemente un tetto, si leggerà dalla città, dalla strada sopraelevata che lo costeggia, come un’astrazione, un immenso specchio blu rettangolare nel quale si riflette o il blu del cielo o le nuvole che diventano plumbee sotto la pioggia o nel grigiore.
Queste nuvole imprimono sullo specchio un lento movimento atmosferico.
L’interno non è a prima vista molto più complicato: due grandi hall orientate verso il mare. Una sotto il piano di copertura è una terrazza coperta, completamente aperta sul porto.
L’altra è il prolungamento della banchina nell’edificio, anche lei totalmente aperta.
Con aperto si intende interamente vetrato, ma anche ampiamente apribile quando il vento e la temperatura lo consentono.
Queste due grandi hall sono sotto due specchi che evocano la superficie del mare.
Uno è costituito da piccole onde come la superficie irregolare dell’acqua del porto, come quelle leggere increspature che “ammaccano” il mare.
L’altro è ritmato da lunghe onde parallele alla banchina, la variazione d’ampiezza dell’onda crea una sinusoide che decresce avvicinandosi al porto. Questi specchi rifrangono, riformano la vita delle esposizioni che coprono, ma anche, su una superficie minore, le barche del porto… nel primo c’è qualcosa di simile al caleidoscopio il cui principio geometrico è perturbato dall’aleatorio, nel secondo si trova, su dei ritmi paralleli, l’allungamento curvo delle immagini come sulle carrozzerie o sui paraurti delle macchine.
Sotto il primo specchio l’illuminazione è assicurata da lampioni “pluggati” al suolo che, ovviamente, non toccano mai il soffitto.
Sotto il secondo, i proiettori sono nelle onde, nelle pieghe o dietro a dei vetri a specchio. Questi due sistemi creano dei bagliori simili ai famigerati riflessi d’argento con i quali il sole gratifica il mare.
Dal porto, dalla banchina, dall’esterno le esposizioni creano un doppio spettacolo di riflessi dinamici, multicolori, movimentati.
Il ristorante, invece, si allunga sul limite tra il porto e le esposizioni beneficiando della serenità della vista delle barche, o, secondo gli sguardi, dei bagliori dinamici degli avvenimenti.

In breve, tutto questo è una storia d’interrogativi e di distruzione della materia, una storia “de jeux d’optique prestigieux, de tourments délicieux des yeux” (c.baudelaire) alla scala del territorio.
Queste sensazioni sono messe al servizio della forza attrattiva e del prestigio del luogo: i padiglioni espositivi, anche loro, devono amare lo spettacolo.

Foto Copyright Studio Jean Nouvel