Il 17 giugno 2025, presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, si è svolto il quinto Tavolo Casa, un momento di confronto istituzionale e operativo tra Governo, Regioni, enti locali e rappresentanti delle principali associazioni del settore. Al centro della discussione, l’annuncio del Piano Casa Italia, un programma che mira a ridefinire le politiche abitative italiane attraverso un sistema integrato di azioni, risorse e strumenti normativi. Il vicepresidente del Consiglio e ministro Matteo Salvini ha presieduto l’incontro, rimarcando la volontà politica di riportare la questione abitativa al centro del dibattito nazionale. A sostegno del piano sono stati stanziati 660 milioni di euro, destinati alla fase di avvio e sperimentazione. Il piano nasce con l’obiettivo di rispondere in maniera strutturata e innovativa al disagio abitativo crescente, con un focus particolare sui giovani, sulle famiglie fragili e su una migliore integrazione tra edilizia pubblica e privata. Accanto al piano, sono stati presentati anche gli esiti della consultazione pubblica sulla revisione del Testo Unico dell’Edilizia, con l’obiettivo di modernizzare l’apparato normativo attraverso una legge delega che introduca semplificazioni, digitalizzazione e maggiore coordinamento tra Stato e Regioni. Una nuova visione per l’abitare: investimenti, governance e innovazione normativa Il Piano Casa Italia si fonda su una visione rinnovata del sistema abitativo nazionale, che ambisce a superare logiche frammentarie del passato. L’obiettivo non è solo costruire nuovi alloggi, ma riorganizzare l’intera offerta esistente, favorire il recupero del patrimonio edilizio dismesso, promuovere soluzioni abitative flessibili e sostenibili (co-housing, senior housing, housing intergenerazionale), e attivare strumenti finanziari in grado di coinvolgere anche i capitali privati. I primi 100 milioni saranno destinati a progetti pilota nel biennio 2027-2028, mentre i successivi 560 milioni finanzieranno le azioni su scala nazionale fino al 2030. La strategia promuove l’adozione di un modello territoriale integrato, dove gli interventi si adattano alle specificità locali: povertà energetica, vetustà degli edifici, rischio sismico e idrogeologico, condizioni socioeconomiche e culturali. Fondamentale sarà anche il ruolo delle nuove Aziende Casa, enti a partecipazione pubblica o mista, dotati di autonomia gestionale e responsabilità sociale. Oltre a gestire gli alloggi, avranno il compito di sviluppare servizi di comunità, accompagnare i nuclei più fragili, rilevare situazioni di disagio e favorire la coesione sociale. Sul piano normativo, la revisione del DPR 380/2001 punta a semplificare i procedimenti edilizi, ridurre i tempi di rilascio dei titoli abilitativi, facilitare la certificazione dello stato legittimo degli immobili e favorire la rigenerazione urbana attraverso incentivi regolatori. La digitalizzazione dei processi sarà uno strumento centrale per accelerare i tempi e aumentare la trasparenza. Il ruolo degli stakeholder e il commento dell’ANCE: costruire insieme una strategia efficace Il Tavolo Casa ha visto la partecipazione di molti soggetti rappresentativi del mondo edilizio, bancario, cooperativo e istituzionale: dall’Agenzia del Demanio a Cassa Depositi e Prestiti, da ANCE e Confedilizia fino agli Ordini professionali. Un dialogo aperto, orientato alla co-progettazione di un sistema abitativo più equo e resiliente. ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) ha confermato l’importanza di un intervento organico e strutturale. L’associazione ha espresso apprezzamento per il Piano e per l’impegno ministeriale, sottolineando che l’emergenza abitativa coinvolge oggi fasce sempre più ampie della popolazione, a partire dai giovani. ANCE ha inoltre evidenziato come la delega per la revisione del Testo Unico dell’Edilizia, insieme alla legge sulla rigenerazione urbana in discussione in Parlamento, rappresenti un passaggio fondamentale per modernizzare le città e sbloccare interventi edilizi sostenibili. “Bene il Piano Casa e la revisione del Testo Unico: serve un intervento organico che coinvolga istituzioni, operatori e capitali privati per affrontare davvero il disagio abitativo”. Il Piano prevede anche la costituzione di una Banca Dati dell’Abitare, utile a mappare il patrimonio immobiliare disponibile, monitorare il disagio abitativo e pianificare interventi su base territoriale. Le politiche, infatti, seguiranno un approccio bottom-up, partendo dall’ascolto dei territori e dalla valorizzazione delle buone pratiche già in atto a livello regionale. Con un modello fondato sulla partecipazione attiva, sulla coesione sociale e su una governance multilivello, il Piano Casa Italia sulla carta trasformerà le politiche urbane nazionali. Se ne seguirà davvero una fase operativa diffusa, efficace e condivisa, sarà il tempo a dirlo. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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