START-Ivry, un nuovo concetto di housing sociale dove il progetto è dettato dal sistema di vita 24/12/2025
A cura di: Raffaella Capritti Indice degli argomenti Toggle Padiglione 8 e area My Landscape: il paesaggio come sistema integrato tra progetto e infrastruttura Verde, clima e salute: infrastruttura di resilienza urbana Economia del verde: vivaismo, export e leadership territoriale Innovazione, macchinari e investimenti pubblici Dal 18 al 20 febbraio 2026, a Fiera Milano Rho, torna Myplant & Garden, la principale manifestazione professionale italiana dedicata a florovivaismo, paesaggio, garden e verde sportivo. La decima edizione si presenta come una vera e propria “Olimpiade del verde”: una green arena di 60.000 mq, circa 800 espositori (il 20% esteri) e oltre 200 delegazioni di top buyer provenienti da 47 Paesi e 5 continenti. La manifestazione rappresenta sempre di più un osservatorio privilegiato sul peso economico e strategico del comparto. Nel 2024 il valore della produzione florovivaistica italiana ha superato i 3,25 miliardi di euro (+3,5% sul 2023 e oltre +30% rispetto al 2014), con un export che ha superato 1,2 miliardi di euro e un saldo commerciale positivo di 374 milioni. L’Italia si conferma così tra i principali esportatori mondiali di piante e fiori, rafforzando il proprio posizionamento nei mercati europei di riferimento — Francia, Paesi Bassi, Germania, Svizzera e Regno Unito — in un mercato globale che vale oltre 24,5 miliardi di euro per fiori e piante in vaso e 29 miliardi per il vivaismo e intercettando una domanda crescente anche dai Paesi ad alta capacità di spesa del Medio Oriente e dell’Asia centrale. Il settore rappresenta l’8% delle produzioni vegetali nazionali, coinvolge circa 17.500 imprese e oltre 45.000 ettari coltivati, configurandosi come una filiera agricola ad alta specializzazione e con una rilevante incidenza occupazionale. Un sistema industriale strutturato che dialoga direttamente con edilizia, pianificazione urbana, verde sportivo e grandi eventi, intercettando le traiettorie della transizione ecologica e gli investimenti pubblici e privati in rigenerazione urbana e infrastrutture verdi. Padiglione 8 e area My Landscape: il paesaggio come sistema integrato tra progetto e infrastruttura Spazio al dialogo tra edilizia e paesaggio nel padiglione 8, con l’area My Landscape curata dall’arch. Sabina Antonini (EN Space network). Qui il verde viene interpretato come infrastruttura ambientale e dispositivo di rigenerazione urbana, in linea con le strategie europee di adattamento climatico e con la Direttiva EPBD 2024/1275. Uno spazio arricchito dalla presenza di realtà di primo piano come David Chipperfield Architects, Lombardini22, ATI Project e LAND Italia, in un confronto che mette al centro alcuni tra i temi più attuali del costruire, tra cui la rigenerazione di aree ex industriali, i paesaggi olimpici di Milano-Cortina 2026, il verde sportivo come infrastruttura tecnica e i giardini terapeutici e la salute urbana. Il verde, in questo contesto, non è elemento solo decorativo ma progettuale integrato nel processo AEC (Architecture, Engineering & Construction), con ricadute su progettazione bioclimatica, riduzione dei carichi estivi di raffrescamento, gestione delle acque meteoriche (SUDS), incremento del valore immobiliare e compliance ai criteri ESG e CAM Edilizia. La giornata inaugurale del 18 febbraio si apre con il focus “Un verde per il benessere. Il cammino verso la Wellness City”, a cura di Green City Italia, che approfondisce il ruolo del verde urbano nella promozione della salute fisica e mentale, anche in relazione ai legacy urbani di Milano-Cortina 2026. Il tema si inserisce nel più ampio quadro delle strategie di urban health e di pianificazione orientata alla qualità della vita, oggi integrate nei principali strumenti di governance urbana. Il 19 il convegno organizzato da Paysage intitolato “Il paesaggio come infrastruttura”: a partire dall’esperienza di Milano-Cortina 2026, il dibattito affronta i paesaggi olimpici come ambiti di sperimentazione complessa, dove il landscape design dialoga con infrastrutture, grandi eventi e sistemi ambientali. Il progetto dell’Arena Santa Giulia – con il contributo di David Chipperfield Architects e l’intervento di Laura Gatti sul progetto del paesaggio – rappresenta un caso emblematico di integrazione tra architettura, spazio pubblico e infrastruttura verde. Verde, clima e salute: infrastruttura di resilienza urbana Nel solo 2025, i danni causati da eventi climatici estremi in Italia sono stimati in quasi 12 miliardi di euro. In un contesto caratterizzato da ondate di calore sempre più frequenti, precipitazioni intense e fenomeni alluvionali, il verde urbano emerge come soluzione infrastrutturale capace di generare benefici misurabili sul piano ambientale, sanitario ed economico. Per rispondere al cambiamento climatico gli amministratori delle città dovranno rivedere tutto il sistema del verde urbano, che non significa solo investimenti a livello decorativo o nell’ambito della forestazione urbana, ma per esempio si dovranno utilizzare piante capaci di adattarsi al cambiamento climatico, per mitigarne gli effetti. Aumentare il verde urbano garantisce enormi benefici per l’ambiente e la salute: diminuzione degli inquinanti atmosferici (dal 7 al 24% in meno), meno caldo urbano (da 2 a 8° in meno) e mitigazione delle isole di calore, assorbimento dei contaminanti del suolo, risparmio energetico e in spese sanitarie, maggiore valore delle abitazioni. Basti pensare che secondo alcuni studi scientifici ogni euro investito nel verde pubblico si rivaluta sino a 4 euro. Secondo ENEA e l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), la vegetazione urbana contribuisce alla riduzione delle temperature medie cittadine fino a 1–1,5°C – con picchi superiori nelle aree densamente alberate – grazie ai meccanismi di ombreggiamento ed evapotraspirazione. Migliora inoltre la qualità dell’aria assorbendo inquinanti come biossido di azoto (NO₂) e ozono (O₃), riducendo il particolato fine e favorendo l’infiltrazione delle acque meteoriche, con effetti positivi sulla mitigazione del rischio idrogeologico. Gli alberi urbani di grandi dimensioni oltre a filtrare gli inquinanti, con le loro chiome riescono a rallentare fino al 15% il deflusso superficiale delle forti precipitazioni, permettendo il riassorbimento di acque piovane, limitando in questo modo il rischio idrogeologico. Infine la presenza di verde in città aumenta il benessere psicofisico dei cittadini, riducendo lo stress e migliorando la qualità della vita. Il modello internazionale 3-30-300, promosso in ambito OMS e UNECE, propone obiettivi concreti per la pianificazione urbana: almeno tre alberi visibili da ogni abitazione, una copertura arborea del 30% a livello di quartiere e la presenza di uno spazio verde di qualità raggiungibile entro 300 metri dalla propria residenza. Parametri che trasformano il verde in metrica progettuale, non più in semplice elemento decorativo. Nonostante queste evidenze, l’accesso agli spazi verdi resta disomogeneo. Nell’area metropolitana di Milano, ad esempio, solo il 37% delle superfici residenziali dispone di uno spazio verde raggiungibile in cinque minuti a piedi, evidenziando una criticità strutturale nella distribuzione del capitale naturale urbano. Il verde si configura quindi come infrastruttura preventiva e adattiva, capace di ridurre l’impatto economico degli eventi climatici, contenere i costi sanitari legati allo stress termico e migliorare la qualità della vita, generando valore ambientale e sociale in una prospettiva di lungo periodo. Sintesi dei principali impatti del verde urbano in chiave edilizia ed energetica: Ambito Effetto del verde urbano Implicazioni per edilizia ed energia Microclima urbano Riduzione temperature fino a 1–1,5°C (con picchi superiori in aree alberate) Minori carichi di raffrescamento estivo e riduzione dei consumi elettrici Qualità dell’aria Assorbimento di NO₂ e O₃, riduzione del particolato fine Miglioramento della salubrità urbana e riduzione dei costi sanitari indiretti Gestione acque meteoriche Aumento permeabilità e infiltrazione naturale Riduzione pressione su reti fognarie e mitigazione rischio allagamenti Valore immobiliare Incremento attrattività e qualità percepita degli spazi Maggiore competitività del real estate e migliore performance ESG Salute pubblica Riduzione rischio malattie croniche e stress da calore Minori costi sanitari e miglioramento del benessere urbano Economia del verde: vivaismo, export e leadership territoriale Il comparto si articola in due macro-segmenti distinti ma complementari: il vivaismo, che vale oltre 1,7 miliardi di euro e rappresenta più della metà della produzione nazionale, e la floricoltura, con circa 1,5 miliardi di euro di valore alla produzione. Il primo è strettamente connesso alle politiche urbane e alla realizzazione di infrastrutture verdi – alberature stradali, parchi pubblici, corridoi ecologici, tetti e facciate verdi – mentre la seconda rafforza il posizionamento italiano nei mercati ornamentali e nel retail specializzato europeo. Questa articolazione produttiva consente alla filiera di presidiare contemporaneamente il mercato delle grandi forniture per opere pubbliche e private e quello ad alto valore aggiunto dell’export floricolo, contribuendo in modo strutturale allo sviluppo economico dei territori. A livello territoriale, la Toscana guida la classifica nazionale per valore della produzione, seguita da Liguria, Sicilia, Lombardia e Lazio; completano la graduatoria delle prime dieci regioni Campania, Puglia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. La leadership toscana, trainata dal distretto vivaistico pistoiese, conferma il ruolo strategico dei poli produttivi specializzati nel consolidamento della filiera nazionale e nella capacità di presidiare i mercati internazionali. La dimensione internazionale della fiera riflette questo dinamismo: Francia, Paesi Bassi, Germania, Svizzera e Regno Unito restano i principali mercati di sbocco dell’export italiano, mentre l’approvvigionamento di prodotti florovivaistici proviene soprattutto da Paesi Bassi, Francia, Spagna, Germania e Grecia. Parallelamente cresce l’interesse dei mercati ad alta capacità di spesa del Medio Oriente e dell’Asia Centrale, che negli ultimi anni stanno incrementando la domanda di forniture per grandi progetti urbani, hospitality e infrastrutture verdi legate a eventi internazionali. Innovazione, macchinari e investimenti pubblici La nuova organizzazione dei padiglioni riflette l’evoluzione della filiera in nove macrosettori (vivai, fiori, arredo, vasi, decorazione, paesaggio, servizi, tecnica e macchinari), con un rafforzamento significativo del comparto macchinari e delle tecnologie per la gestione del verde. L’ampliamento delle superfici dedicate ai motori e alla meccanizzazione professionale segnala una trasformazione strutturale del settore, sempre più orientato all’efficienza operativa, alla sostenibilità e alla digitalizzazione dei processi. Il boom della meccanizzazione è direttamente collegato agli investimenti pubblici e privati in rigenerazione urbana, impiantistica sportiva e grandi eventi internazionali, ambiti nei quali la manutenzione del verde richiede standard elevati di performance, sicurezza e contenimento delle emissioni. In questo contesto si inserisce il percorso My Innovation, circuito che vede 35 aziende partecipanti, dedicato alle soluzioni più avanzate e sostenibili per il futuro del verde. L’iniziativa valorizza prodotti, tecnologie e processi ad alto contenuto innovativo, mettendo in evidenza materiali, sistemi e applicazioni che integrano efficienza energetica, economia circolare e riduzione dell’impronta ambientale. Un osservatorio privilegiato per imprese, progettisti e stazioni appaltanti alla ricerca di strumenti concreti per attuare strategie di adattamento climatico e gestione sostenibile del territorio. Non mancheranno le dimostrazioni floreali, l’haute couture e le sfilate, ci sarà un’area dedicata al wedding e un’alta agli articoli per le ricorrenze speciali. In occasione della fiera sarà lanciata la VII edizione del concorso “I Giardini di Myplant”, in collaborazione con Fondazione Minoprio ITS Academy e AIAPP, patrocinato dall’Ordine Architetti PPC della Provincia di Milano. Il contest, ad alto impatto sociale, mira alla trasformazione di un’area verde in spazio di cura e accoglienza per realtà impegnate nel sostegno alla fragilità, confermando il ruolo del progetto di paesaggio come strumento di inclusione e rigenerazione sociale. In occasione della conferenza stampa di presentazione di My Plant & Garden è stata annunciata la seconda edizione di Myplant Middle East, in programma a Dubai dal 21 al 23 ottobre 2026. Visto il successo della prima edizione, la fiera italiana porterà nel mercato mediorientale un’esposizione dedicata esclusivamente al florovivaismo e al verde urbano. Il crescente interesse per il prodotto mediterraneo e il “made in Italy”, insieme all’apprezzamento dello stile italiano, ha favorito la nascita di questa nuova manifestazione, che si preannuncia come un punto di riferimento per il settore nella regione. Tanti come sempre gli appuntamenti convegnistici che arricchiranno la manifestazione: dai paesaggi olimpici ai giardini terapeutici,dai parchi urbani alla riqualificazione urbana My Plant & Garden 18 al 20 febbraio 2026 – Fiera Milano Rho Articolo aggiornato Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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