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Il futuro delle città passa dalla casa e si costruisce sul confronto

Dall’urgenza abitativa alla resilienza climatica, sono diversi i temi trattati durante il World Urban Forum, tenutosi a Baku, la prima e più importante conferenza mondiale sulle questioni urbane e sul futuro delle città. L’Italia era presente anche attraverso INU – Istituto Nazionale Urbanistica. Ecco cosa emerso dall’evento attraverso le parole di Valeria Lingua, segretaria generale INU

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Il futuro delle città passa dalla casa e si costruisce sul confronto

L’accessibilità abitativa è una delle questioni chiave su cui si gioca il futuro delle città. Ancora oggi «è il tema più importante al mondo. Pur se in modi e contesti diversi, l’accessibilità alla casa è la questione che accomuna tutti i Paesi», afferma Valeria Lingua, segretaria generale INU – Istituto Nazionale Urbanistica, da poco tornata dal 13° World Urban Forum (WUF), tenutosi a Baku, in Azerbaijan. Si tratta della prima conferenza mondiale sulle questioni urbane ed è considerata una delle piattaforme più importanti a livello globale per discutere di tendenze future riguardanti le città.

Il confronto internazionale è necessario per cercare di condividere esperienze e cercare di trovare spunti, idee ed esempi per dare risposta a questioni sempre più rilevanti. Secondo le stime di UN-Habitat, entro il 2030 tre miliardi di persone, circa il 40% della popolazione mondiale, avranno bisogno di un alloggio adeguato. Una tendenza ancora più significativa la si prevede entro il 2050, quando quasi il 70% della popolazione mondiale vivrà in aree urbane, generando una domanda di almeno 40 milioni di nuove abitazioni. Non è un caso che resilienza climatica e crescita sostenibile abbiano dominato il dibattito del WUF.

La forza del World Urban Forum

WUF è una manifestazione, a cadenza biennale che, istituita dalle Nazioni Unite nel 2001, ha ancora una forte valenza, come sottolinea la segretaria generale INU.

Valeria Lingua, segretaria generale INU – Istituto Nazionale Urbanistica
Valeria Lingua, segretaria generale INU – Istituto Nazionale Urbanistica

«È un campo di confronto di grande interesse e importanza a livello internazionale, di grande rilevanza, tant’è che è già in preparazione la prossima edizione, che si terrà nel 2028 a città del Messico».

Ma quali sono stati i messaggi più significativi da chi ha vissuto in prima persona questo evento sul futuro delle città, ma anche sulle necessità abitative?

«Al WUF, il tema era “Housing the world”, quindi, il tema dell’abitare era declinato in un sistema mondo dove c’è ancora una grande diseguaglianza, un’elevata difficoltà a coniugare i diversi interventi», racconta Valeria Lingua.

Se il tema principale del WUF è stato l’abitare, con un’enfasi sull’accesso alla casa, è emerso un forte dibattito sul rapporto tra pianificazione formale e insediamenti informali (come le favelas).

«Non si è discusso in che modo risolvere questo fenomeno in relazione alla pianificazione formale, ma su come le comunità al loro interno siano comunque vive e abbiano un forte senso di identità e di cura degli spazi comuni», precisa Lingua.

Il futuro delle città alla prova del clima

La resilienza climatica è stato uno dei temi più dibattuti sul futuro delle città. Come stima UN-Habitat, entro il 2050, quasi il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle aree urbane, aumentando la domanda di almeno 40 milioni di nuove case, specialmente nell’Africa subsahariana e in parte dell’Asia. Questa ondata urbana rende urgente ripensare ai criteri costruttivi, di pianificazione e di come si rende possibile a tutti avere una casa, evitando differenze ancora più marcate di quelle già oggi attuali.

Il futuro delle città alla prova del clima

«Il tema dell’adattamento climatico è stato declinato in vari modi, dalle nature based solutions alla mitigazione dei rischi fino alla vulnerabilità. Anche in questo caso sono emerse varie modalità di intendere e interpretare il tema – racconta la segretaria generale INU e docente di Urbanistica all’Università di Firenze –. Per esempio, noi ci siamo confrontati con l’associazione dei pianificatori della Cina, che sta portando avanti il concetto di città spugna, che in Italia è declinata come risposta alle bombe d’acqua in relazione alla capacità reattiva della città in caso di eventi meteo estremi. Per loro è una modalità di progettazione mediante soluzioni basate sulla natura, potendo contare su grandi spazi verdi disponibili».

Altre differenze interpretative, in termini di pianificazione urbana, si sono evidenziate anche nella modalità di garantire l’housing, attraverso una diversa visione edilizia. «Se in Europa siamo molto concentrati sulla riduzione del consumo di suolo attraverso il recupero e la rigenerazione urbana, Paesi come Azerbaijan, Turksmenistan, Kirgikistan hanno esposto plastici di grandi lottizzazioni, con una portata simile, per certi aspetti, al boom immobiliare vissuto dall’Italia nel dopoguerra».

Resilienza climatica e sostenibilità conciliabili: ecco come

Come si possono conciliare resilienza climatica e sostenibilità, due elementi emergenti nel futuro delle città e dibattuti al World Urban Forum?

«Mediante le soluzioni più disparate. Pensiamo alla smartness, ossia alla possibilità di concepire la città come un sistema intelligente, o alle già citate soluzioni basate sulla natura, sia nella progettazione del verde sia nei sistemi costruttivi».

L’attenzione sulla città e sui quartieri «si è focalizzata anche sulla mitigazione del rischio idraulico», sulle vulnerabilità e sugli eventi catastrofici, «ragionando su un tipo di edilizia, pubblica o privata, che sia adeguata ad adattarsi al cambiamento climatico».

Le iniziative INU a Baku: dall’attenzione a Gaza alla partecipazione pubblica

Nel Forum sul futuro delle città, l’Istituto Nazionale di Urbanistica ha portato la sua esperienza, progetti e iniziative anche di rilevanza politica. Un esempio è il Manifesto per Gaza, una risposta critica al piano abbozzato dal presidente USA Trump. «Abbiamo criticato la trasposizione di modelli proposti dal Nord ovest del mondo rispetto alle tipicità e alle esigenze locali e a un progetto che non c’entra nulla col contesto locale». Nel documento di INU si ritiene essenziale

“che le forze politiche e le nazioni coinvolte convergano su una proposta di ricostruzione che sia accolta principalmente dalla popolazione locale. Lo sviluppo di questa proposta è un compito politico per l’Europa, ma anche un impegno culturale al quale dobbiamo contribuire”.

Al WUF il messaggio del Manifesto è stato accolto attraverso la collaborazione con ISOCARP (International Society of City and Regional Planners) per promuovere un “Manifesto per la Pace”, che sostiene un’urbanistica finalizzata a creare contesti pacifici. Nell’ambito della presentazione del manifesto per la pace, l’iniziativa INU per Gaza è stata elogiata per il coraggio di essersi esposta su un tema divisivo.

L’INU, inoltre, ha presentato la versione aggiornata della Carta della Partecipazione pubblica. Presentata nel più ampio quadro della carta internazionale di UN-Habitat, considerata generica, quella italiana «è stata molto apprezzata per il suo approccio operativo e pratico», sottolinea Valeria Lingua. Basata su un decennio di esperienze concrete e sviluppata attraverso un ampio processo partecipativo che ha coinvolto i facilitatori professionali, la carta offre principi e modalità concrete per attivare la partecipazione dei cittadini nella pianificazione, ricevendo un forte interesse per la sua replicabilità.

FAQ World Urban Forum

Cos’è il World Urban Forum?

Il Forum Urbano Mondiale (WUF) è stato istituito nel 2001 dalle Nazioni Unite per affrontare una delle questioni più urgenti che il mondo si trova ad affrontare oggi: la rapida urbanizzazione e il suo impatto su comunità, città, economie, cambiamenti climatici e politiche.
Organizzato da UN-Habitat (Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani), a cadenza biennale, è la prima conferenza mondiale sulle questioni urbane. Il Forum si propone come piattaforma di alto livello, aperta e inclusiva, per affrontare le sfide dell’urbanizzazione sostenibile.
Quella tenutasi a Baku (17-22 maggio) è stata la tredicesima edizione. Il tema scelto è stato “Housing the world: safe and resilient cities and communities”.

Cosa è stato deciso a Baku?

È stata pubblicata la versione definitiva dell’Appello all’azione di Baku, un documento finale elaborato dalle parti interessate che chiede un rinnovato impegno per affrontare la crescente crisi abitativa globale.
Elaborato attraverso un ampio e inclusivo processo di consultazione, il Baku Call to Action raccoglie le priorità e le raccomandazioni emerse dalle discussioni tenutesi durante il WUF13 e nei mesi precedenti al Forum. Con oltre 57mila partecipanti, provenienti da 176 Paesi, oltre ai contributi di enti locali, organizzazioni di base, società civile, imprese, ricercatori e professionisti, il documento rappresenta uno dei processi di coinvolgimento degli stakeholder più diversificati nella storia del Forum.

Perché è importante parlare del futuro delle città?

Entro il 2030, UN-Habitat stima che circa tre miliardi di persone avranno bisogno di alloggi adeguati, richiedendo la costruzione di 96.000 nuove unità abitative al giorno.Entro il 2050, quasi il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle aree urbane, aumentando la domanda di almeno 40 milioni di nuove case, specialmente nell’Africa subsahariana e in parte dell’Asia.

Con chi ha partecipato l’INU al Forum?

L’INU vi ha partecipato insieme a una coalizione internazionale di associazioni che si occupano di planning nell’ambito del Global Planners Network, coordinata dal Royal Town Planning Institute (RTPI) e dall’International Society of City and Regional Planners (ISOCARP). Oltre a RTPI, ISOCARP e all’INU hanno partecipato, l’American Planning Association (APA), la Commonwealth Association of Planners (CAP), la City Space Architecture (CSA) e il Global Planning Education Association Network (GPEAN).

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