Ricerca & Sviluppo, la filosofia Mapei

In viale Jenner a Milano, sede del Gruppo Mapei, si coordina il lavoro dei  trentuno centri di ricerca sparsi in tutto il mondo. Un’attività, quella di R&S, alla quale lavorano 250 persone. Con investimenti che nel 2018 hanno toccato i 36 milioni ca. Intervista a Giorgio Ferrari, responsabile di uno degli otto gruppi di lavoro di R&D

Ricerca & Sviluppo, la filosofia Mapei

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Nella chimica la ricerca è una componente fondamentale, vuoi per lo stretto legame che da sempre esiste tra scienza e industria, vuoi perché che si tratta essenzialmente di trasformazione della materia. Sono proprio questi i motivi di fondo per i quali l’industria chimica è a elevata intensità di ricerca: a livello europeo – secondo il recente rapporto “L’industria chimica in cifre 2019” di Federchimica – gli addetti che lavorano alla R&S sono il 5,7%; nel manifatturiero solo il 3,2%. In Europa – dopo il calo degli anni Novanta e Duemila e dopo la ripresa avvenuta a partire dal 2011 – la chimica è tornata a investire in R&S circa dieci miliardi di euro all’anno.

Una delle realtà italiane in cui ricerca e sviluppo sono intimamente legate è il Gruppo Mapei, uno dei principali player internazionali nel mercato degli adesivi, dei sigillanti e dei prodotti chimici per l’edilizia.

Ricerca & Sviluppo, la filosofia Mapei

In oltre ottanta anni di attività, la società oggi registra 2,5 miliardi di fatturato consolidato, è presente con circa 83 stabilimenti in 36 Paesi al mondo, dà lavoro a più di diecimila persone, produce 5.500 prodotti per l’edilizia, ha attivi 31 centri di ricerca in 20 diverse nazioni (sei in Italia, cinque negli Stati Uniti, due in Austria e Germania e uno ciascuno in Canada, Argentina, Australia, Cina, Corea, Emirati Arabi, Francia, India, Malesia, Messico, Norvegia, Polonia, Singapore, Svizzera, Spagna e Colombia).

R&D, al centro della filosofia Mapei

Mapei è un colosso dell’edilizia, che fà della ricerca uno dei suoi pilastri fondamentali, con il 12% degli addetti impegnati in questa attività (la media nazionale è del 6%) e 36 milioni ca. di euro investiti nel 2018: il 5% del fatturato aziendale (la media nazionale è dell’1,1%, quella europea del 2%). Un andamento, quello degli investimenti in R&S, in costante crescita nell’ultimo triennio: 32,5 milioni nel 2016, 34 l’anno successivo e 36 nel 2018.

A supporto vi sono poi le attività dei laboratori per il controllo della qualità, che sono presenti in tutti gli stabilimenti del Gruppo.

L'impegno di Mapei in R&S

I risultati di questa intensa attività si ritrovano nei numeri contenuti nel Rapporto di Sostenibilità 2017Nel triennio 2015-2017 sono stati 250 i nuovi prodotti immessi sul mercato, segno di un’attività dinamica, tesa all’innovazione. Dati certificati dall’elaborazione di un indicatore ad hoc: il fatturato che deriva da prodotti e formulazioni con meno di tre anni di vita. Nel 2017, l’11% circa del fatturato di Mapei Italia è rappresentato da  prodotti le cui formulazioni hanno meno di 36 mesi: una percentuale in crescita, anche se leggera, rispetto all’anno precedente.

Altro vanto aziendale è rappresentato dal rapporto che negli anni Mapei ha saputo coltivare con le università italiane e straniere. A oggi si contano attività di ricerca con 13 università e politecnici in Italia e con il Consiglio nazionale delle ricerche. Nel 2017 il contributo economico diretto alla comunità scientifica nazionale è stato quantificato in 480mila euro (un dato in leggero calo rispetto al 2016, anno che aveva fatto però registrare un forte incremento rispetto al 2015 con un +29%; nda).

L'impegno di Mapei in R&S: laboratori all'avanguardia e collaborazione con l'Università

Numeri questi che rispondono a una filosofia aziendale ben radicata, che nasce dal pensiero del suo Amministratore Unico, Giorgio Squinzi: “Una società ha successo se cresce sul mercato globale; per crescere deve essere competitiva, per essere competitiva deve investire in R&S. Per investire efficacemente in R&S deve essere aperta alla comunità scientifica”.

A conferma della bontà dei risultati che tale attività produce vi sono anche i riconoscimenti, come ad esempio quello conseguito lo scorso anno da Giorgio Ferrari, responsabile della R&D del Gruppo Mapei. Si tratta del premio Mario Giacomo Levi 2018 che gli è stato conferito dalla Società Chimica Italiana in occasione del XX Congresso nazionale della Divisione chimica industriale per lo sviluppo di Mapefast Ultra, un additivo per il calcestruzzo che rappresenta un’innovazione nel processo di maturazione a vapore del calcestruzzo. Un risultato reso possibile grazie alla collaborazione con l’università di Padova, a riprova dell’apertura di Mapei agli atenei nazionali.

I laboratori del centro di ricerca Mapei a Milano

È proprio con Giorgio Ferrari, responsabile di uno degli otto gruppi di ricerca della società, che Infobuild ha passato in rassegna i laboratori del centro di ricerca di viale Jenner, sede principale del gruppo. Al vertice della ricerca del Gruppo siede  il responsabile del settore, Marco Squinzi. Sotto la sua direzione lavorano 250 persone circa, perlopiù chimici, ma anche geologi e perfino qualche ingegnere oltre a numerosi tecnici.

“Sono un chimico e lavoro in Mapei dal 1992 – ci dice Ferrari -. Il mio mondo di riferimento professionale è il calcestruzzo. Mi sono dedicato in particolare al comparto dei fluidificanti. Mi sono anche occupato di aspetti ambientali connessi alle costruzioni, in particolare di prodotti e sistemi da utilizzare nella bonifica dei terreni inquinati”.

Mentre Ferrari racconta il lavoro di ricerca della sua azienda attraversiamo una quindicina di laboratori, ognuno dei quali attrezzato con sofisticate attrezzature: microscopi ottici ed elettronici, diffrattometri ai raggi x, laboratori di analisi, di prova, camere ambientali. Macchine e attrezzature complesse e costose, che riflettono l’importanza che il Gruppo dà alla ricerca e all’innovazione.

L'impegno di Mapei in R&S

“I nostri laboratori sono frutto di investimenti importanti effettuati nel corso dei decenni – afferma con orgoglio -. Che concretamente riflettono una filosofia aziendale: per essere competitivi in un mercato globale servono investimenti in ricerca e serve essere aperti al confronto con il mondo scientifico”.

Nel centro di Via Cafiero si studiano i nuovi prodotti, le loro interazioni con gli altri prodotti e si analizzano anche casi specifici a supporto del lavoro dell’assistenza tecnica Mapei alle prese con cantieri particolari e con committenze e professionisti esigenti dal punto di vista della qualità della realizzazione. È il caso, il primo, del lavoro di analisi effettuato anni fa per la Basilica di Assisi colpita dal terremoto, dove sono state realizzate soluzioni ad hoc in grado di accoppiarsi con prodotti specifici impiegati nei restauri delle opere. Oppure, nel secondo caso, per garantire requisiti di qualità e salubrità negli interventi sottoposti a certificazione ambientale.

Entriamo poi in un laboratorio interessante, in quanto al suo interno si studia l’evoluzione e lo sviluppo di prodotti sostenibili.

“Negli anni abbiamo lavorato molto sul tema delle sostenibilità degli adesivi per piastrelle. Prodotti, questi, che hanno segnato la storia dello sviluppo del Gruppo – riprende Ferrari -. Grazie ai nostri macchinari, e in particolare alle camere ambientali del nostro centro, abbiamo analizzato il comportamento nel tempo dei solventi finalizzato a una loro riduzione, per arrivare a prodotti che ne siano privi”.

Una società e un gruppo – come si diceva e come sostiene il suo fondatore – aperto alla ricerca e alla collaborazione con il mondo scientifico.

Ricerca & Sviluppo, la filosofia Mapei

“Stiamo seguendo alcuni progetti europei – prosegue Ferrari-. Tra questi un Horizon 2020 finalizzato all’uso di prodotti Mapei per migliorare il comportamento delle massicciate delle traversine ferroviarie. Abbiamo verificato che l’uso di vernici poliuretaniche consente di migliorare il comportamento statico di questi elementi, garantendo sicurezza e tenuta nel tempo”.

Ma il vero fiore all’occhiello, frutto della ricerca Mapei e vanto di Ferrari, è sicuramente la messa a punto di un prodotto, il Re-Con Zero Evo, per il riutilizzo del calcestruzzo inutilizzato nelle autobetoniere a fine getto.

“Se pensiamo che circa il 3% del calcestruzzo prodotto non viene utilizzato a causa di questo limite tecnico e se è confermata la cifra di 30 miliardi di tonnellate all’anno di calcestruzzo prodotto in tutto il mondo, è facile capire che si tratti di un mercato interessante. Dopo lunga ricerca abbiamo definito un additivo per il calcestruzzo che trasforma il calcestruzzo inutilizzato in granuli, da riutilizzare in sostituzione parziale degli aggreganti. In questo modo, l’impianto di betonaggio non deve più occuparsi dello smaltimento, si risparmia nell’approvvigionamento dei materiali, quindi si consuma e si inquina meno”.

Grazie  alla ricerca, insomma, si è aperto un nuovo mercato.

“In Italia siamo ancora in una fase di incertezza normativa – continua Ferrari -, mentre in Europa e in altre parti del mondo, come Stati Uniti, Giappone e Cina, il nodo normativo è stato risolto da tempo. A breve sarò in Cina per presentare la nostra innovazione”.

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La R&S in Italia

In Italia la chimica è tra i settori con la più diffusa presenza di imprese innovative (65%) e, diversamente da altri comparti, l’innovazione si basa sulla ricerca, che non coinvolge solo le realtà più grandi, ma anche tante piccole e medie imprese. Il settore – secondo il rapporto di Federchimica 2019 – in termini di quota di imprese che svolgono attività di R&S (50%), è secondo solo all’elettronica.

In ambito europeo l’Italia è il secondo Paese, dopo la Germania, per numero di imprese chimiche attive nella ricerca: oltre 800. Nella chimica l’innovazione non è solo di processo (49% delle imprese) – fattore decisivo per migliorare l’efficienza, ridurre i costi e l’impatto sull’ambiente – ma anche e soprattutto di prodotto (56% a fronte del 35% della media manifatturiera).

A dispetto di un’immagine stereotipata dell’industria italiana come poco orientata alla ricerca, ogni anno la chimica investe sul territorio nazionale oltre 500 milioni di euro in R&S, con un’incidenza sul valore aggiunto prossima al 5%. Le spese complessive di innovazione sono pari a circa 880 milioni di euro (il 7,5% del valore aggiunto). Sono oltre 7.500 gli addetti dedicati alla ricerca, con una quota sull’occupazione chimica complessiva pari al 6%, a fronte del 3,6% della media manifatturiera.

Il confronto con i principali concorrenti europei evidenzia anche alcune criticità sul fronte della ricerca chimica in Italia. L’incidenza delle spese di R&S sul fatturato (1,1%) è al di sotto della media europea (2%) e la quota di imprese impegnate nella ricerca in modo continuativo (76%) risulta più limitata. In Italia anche la propensione a brevettare risulta minore: nell’area tecnologica della chimica, a fronte di sei brevetti circa ogni mille addetti in Italia, ve ne sono 16 in Germania, 14 in Francia, 8 in Spagna (i dati sono del 2016; nda). La presenza di molte PMI in Italia spiega una parte consistente di questo divario, in quanto l’assenza di massa critica limita le capacità di investire in ricerca.

Negli anni recenti l’impegno nella ricerca è stato potenziato in modo significativo: il personale dedicato è aumentato del 69% nell’ultimo decennio, così come crescente è la quota di imprese che svolge continuativamente attività di R&S al proprio interno: +17% nel periodo 2014-2016. (P.M.)

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