Il recupero degli edifici rurali: una scelta sostenibile e consapevole

A cura di:

Sono molti gli edifici rurali presenti sul territorio italiano, spesso in stato di abbandono, ma ricchi di storia e pronti per una seconda opportunità. Ristrutturare un edificio rurale significa comprenderne le caratteristiche e la storia, per poi intervenire con rispetto, ma anche innovazione. Residenze private, agriturismi, centri benessere, sono davvero molte le opportunità che offrono questi fabbricati.Recupero edifici rurali e borghi storici

Indice:

La scelta di ristrutturare e recuperare un edificio rurale è molto interessante sotto diversi punti di vista. Le nostre campagne sono ricche di cascine, fienili, casali dismessi, il cui recupero ha un valore culturale, ambientale e architettonico. Sono immobili che affondano le radici nella storia del territorio, che permettono scelte architettoniche interessanti e, come ogni altra ristrutturazione, di non costruire ulteriori nuovi edifici.Edifici rurali da riqualificareNei contesti rurali, spesso gli edifici si ritrovano oggi in stato di rudere in quanto lo stesso territorio in cui si trovano ha subito nel corso degli anni un graduale abbandono in favore dei centri urbani maggiori. Recentemente, però, con la diffusione del turismo sostenibile e un ritrovato interesse verso gli ambienti naturali e la campagna, si è posta sempre più attenzione a questi immobili abbandonati. Sono molti gli esempi di agriturismi, centri benessere, b&b e abitazioni private ricavati da vecchie cascine, mulini e altre tipologie di edifici rustici.

I fabbricati rurali si prestano per diverse destinazioni d’uso, dalla residenza privata alle attività di ristorazione ed accoglienza e per un buon progetto il sapere cosa si vuole fare è fondamentale, così come lo è conoscere le soluzioni strutturali e compositive ricorrenti in questi manufatti prima di intervenire.

La normativa

Il primo passo da fare quando si vuole ristrutturare un fabbricato rurale è sicuramente quello di approfondire al catasto cosa è effettivamente registrato e rappresentato, in quanto spesso si tratta di edifici antichi, antecedenti la prima Legge Urbanistica e quindi probabilmente costruiti senza alcuna autorizzazione comunale. Quindi in questi casi, prima di presentare la pratica edilizia per la ristrutturazione, si dovrà procedere con l’accatastamento del fabbricato. Se la destinazione d’uso cambia, il Comune calcolerà anche i relativi oneri da pagare.

Qual è la normativa di riferimento per la ristrutturazione degli edifici rurali

Nella ristrutturazione degli edifici rurali è necessario rispettare tutti i regolamenti comunali e, in generale, le varie leggi in merito di urbanistica e ristrutturazione. Valgono quindi tutti i vincoli e limiti imposti dal Comune e la normativa sismica e in tema di risparmio energetico. Proprio in riferimento a quest’ultima voce, va detto che la ristrutturazione di un edificio rurale permette di beneficiare delle detrazioni fiscali, per quanto possano esserci differenze da regione a regione.

Ad esempio, oltre alle detrazioni fiscali ottenibili con le ristrutturazioni, in Toscana, si è approvata un’apposita legge che tratta il recupero di beni rurali. Donare una seconda vita a un edificio rurale in stato di rudere, permette di ottenere una riduzione degli oneri comunali.

Il valore socio-culturale degli edifici rurali

Il valore socio-culturale dei fabbricati rurali, è sottolineato anche dalle iniziative del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Un esempio è il bando Cammini e Percorsi, svoltosi lo scorso anno con l’obiettivo di riqualificare immobili rurali pubblici lungo percorsi e sentieri storico religiosi, favorendo il turismo lento e sostenibile.

Bando cammini e percorsi per la riqualificazione degli edifici rurali

Un’intenzione chiara anche in altri bandi emanati negli scorsi anni, come il decreto “Salva Borghi” approvato nel 2016 per contrastare l’abbandono di borghi con meno di 5.000 abitanti, stanziando un fondo per recuperare gli edifici, effettuare adeguamenti sismici e favorire lo sviluppo della realtà locale.

Come intervenire

In linea di massima, proprio per il valore intrinseco di questi edifici, è opportuno scegliere l’approccio del restauro architettonico, rispettando le scelte strutturali e stilistiche originali. Questo non significa che non si possano inserire elementi contemporanei, ma che ciò deve essere fatto nel rispetto dell’esistente, cercando con esso un legame o una relazione di qualche natura.

Una scelta appropriata e sostenibile è quella di optare per materiali locali e naturali, legati anche alla tradizione del luogo come il legno, la pietra o il mattone. Gli elementi originali delle strutture, dove le condizioni lo permettono, possono essere mantenuti e restaurati. Spesso in questi luoghi ci si imbatte in bellissimi solai in legno o coperture originali che possono offrire spunti per creare nuovi ambienti, anche dal tocco più moderno, ma con grande fascino. La stessa attenzione va posta nei confronti degli elementi di finitura, come pavimenti, intonaci o rivestimenti in pietra, che possono essere restaurati.

Per quanto riguarda l’efficienza energetica, come anticipato, è necessario garantire il raggiungimento delle prestazioni richieste dalla normativa di riferimento. Vale sempre il presupposto che quando si ristruttura un edificio esistente, il progetto di riqualificazione energetica debba partire dalla conoscenza dello stato di fatto, ottenibile attraverso una diagnosi energetica. Un’operazione importante nel caso di edifici antichi, in cui generalmente si ricorreva a sistemi passivi per migliorare il comfort interno.