Costruzioni in Italia: il valore della produzione supera i 320 miliardi

Il Cresme stima in crescita il valore della produzione nelle costruzioni in Italia. A trainare ora sono le opere pubbliche. Occupazione, demografia, edilizia residenziale, evoluzione tecnologica, peso crescente delle fonti rinnovabili: ecco alcune delle voci più rappresentative dell’analisi sul mercato immobiliare e delle infrastrutture, tra nuovi interventi e ristrutturazioni

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Costruzioni in Italia: il valore della produzione supera i 320 miliardi

Il settore delle costruzioni in Italia cambia forma e cresce. Secondo il 40° rapporto congiunturale e previsionale del Cresme, nel 2026 il valore della produzione nelle costruzioni si attesterà oltre i 320,6 miliardi di euro, rispetto ai 301,4 miliardi dell’anno precedente.

Le opere pubbliche trainano il comparto, con più di 93 miliardi di euro, superando per la prima volta il settore della manutenzione residenziale straordinaria (85 miliardi). Sono registrate in crescita anche gli impianti da fonti rinnovabili.

Malgrado la situazione post Superbonus, malgrado la congiuntura geopolitica, la fine del PNRR, l’invecchiamento della forza lavoro e la crescita zero demografica, il mondo delle costruzioni (che abbraccia edilizia residenziale e non, pubblica e privata, grandi infrastrutture) va in controtendenza e si prepara al futuro.

Il peso specifico delle opere pubbliche nelle costruzioni in Italia

Il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini, ha illustrato il quadro congiunturale e previsionale. Sul totale dei 320 miliardi, 249 miliardi riguardano investimenti fatti su nuove costruzioni (87,8 miliardi) mentre 161 miliardi rientrano nella manutenzione straordinaria.

Costruzioni in Italia: il valore della produzione supera i 320 miliardi

«Se noi mettiamo insieme il mondo delle opere pubbliche, edilizia non residenziale pubblica nuova e di riqualificazione, opere del genio civile nuove e di manutenzione, il mondo delle opere pubbliche supera i 93 miliardi euro di investimenti e per la prima volta supera gli 85 miliardi della manutenzione residenziale, che è di gran lunga il principale mercato delle costruzioni».

Il peso delle costruzioni in Italia sull’economia è da sempre significativo. Malgrado gli occupati nelle costruzioni rappresentino il 7,2% del totale, il peso delle costruzioni sull’incremento dell’occupazione italiana è ben superiore, con il 36,7%.

Sugli investimenti in costruzioni e impianti della pubblica amministrazione, si è passati da un valore di circa 32 milioni di euro nel 2016 a oltre 93 miliardi nel 2026: è triplicato, quindi, il suo valore nel giro di 10 anni.

La dinamica stessa del fatturato del mercato immobiliare fa comprendere il dinamismo di un settore che continua a crescere: nel 2025 il residenziale ha raggiunto un fatturato di 155,2 miliardi di euro, con gli altri immobili a quota 31,1 miliardi. Nell’anno in corso si prevede arriverà a 164,8 miliardi (con 32,9 miliardi da altri immobili), mentre nel 2027 si prevede un ulteriore incremento (173,1 miliardi dal residenziale e 36,2 miliardi altri immobili).

Anche considerando il numero di contratti di locazione abitativi registrati nel 2025, si nota un incremento: secondo Cresme, se ne contano un milione e 67mila, con un +1,5% rispetto all’anno prima.

I segnali contrastanti della filiera

Lo stato di salute della filiera delle costruzioni in Italia dà anche segnali contrastanti. Dal punto di vista della struttura delle imprese, tra il 2019 e il 2025 si è registrato un aumento netto di quasi 10mila aziende (+1,4%), caratterizzato però da una profonda trasformazione: alla chiusura di 11.358 imprese artigiane ha corrisposto l’iscrizione di 21.134 nuove imprese non artigiane, sollevando interrogativi su una possibile ristrutturazione del settore nell’era degli incentivi. Sul fronte dei fallimenti e delle liquidazioni, l’incremento registrato è ritenuto nella norma e inferiore ai timori iniziali legati ai contenziosi del Superbonus. Tuttavia, la fiducia delle imprese è in calo e i portafogli ordini mostrano le prime criticità.

Anche gli indicatori di attività economica presentano un quadro disomogeneo: nel 2025 l’imponibile IVA è cresciuto del +4,6%, con un forte +12,9% per le attività immobiliari e un buon andamento per le professioni tecniche (+3,7%, +2,9%). Al contrario, i permessi a costruire Istat mostrano un calo costante (-7,7% nel 2023, -4% nel 2025), in contraddizione con i dati SIOP sugli oneri, che indicano una crescita. Il credito agli investimenti è positivo (+4,2% per le abitazioni, +22% per il non residenziale), ma la produzione di macchine da cantiere è in frenata. Infine, il mercato dei materiali edili è polarizzato: laterizi, calce e gesso sono in crescita, mentre carpenteria, cemento e plastica per l’edilizia sono in calo.

Il valore delle opere strategiche

Tra le indicazioni emerse sul settore delle costruzioni in Italia, un elemento interessante riguarda le opere strategiche: si tratta di un totale di 522 miliardi di euro, con ferrovie (oltre 231 miliardi), strade e autostrade (circa 171 miliardi) e sistemi urbani (più di 61 miliardi) a registrare le voci più significative. Per quanto riguarda lo stato di avanzamento, i lavori ultimati sommano 75 miliardi di euro, i lavori in corso raggiungono i 174 miliardi. I lavori in fase di progettazione da affidare raggiungono i 189,5 miliardi, ma è un quadro che non crea timori a Bellicini, che – a meno di sconvolgimenti oggi non prevedibili – si è detto sicuro che il filone sia destinato a continuare.

Il valore delle opere strategiche nelle costruzioni in Italia

Le cose sono un po’ diverse, per le opere riguardanti gli enti locali, molto legati alla quota di finanziamento del PNRR. Qui saranno da «mettere in conto delle contrazioni importanti».

La crescita delle infrastrutture rinnovabili

Sono in crescita anche le fonti energetiche rinnovabili (fotovoltaico, eolico, bioenergie), nel 2026 hanno toccato i 17 miliardi di euro. Sono state inserite nel settore delle costruzioni, ma vanno considerate nel quadro complessivo degli investimenti. Anche in questo caso, si tratta di un comparto in crescita continua e significativa: se si pensa che nel 2021 valeva 2,8 miliardi, l’aumento è stato notevole.

Costruzioni: la crescita delle infrastrutture rinnovabili

Nell’osservare gli investimenti in costruzioni dal 1982 al 2029, le rinnovabili entrano in gioco e costituiscono una voce importante nella ripresa delle costruzioni in Italia.

Case in eredità: un terzo del mercato immobiliare passa da qui

Un tema decisamente importante, che riguarda edilizia e costruzioni in Italia, riguarda il mercato immobiliare e, in particolare, le case in eredità. Nell’analisi dell’andamento delle successioni ereditarie e dell’andamento dei decessi delle persone con più di ottant’anni, si evidenzia una progressione crescente di entrambe le voci. Solo nel 2024, si sono registrati 478mila atti di successione.

Occorre tenere presente che «l’ammontare del valore economico degli atti di successione sulla base catastale – dato che si tratta in prevalenza di immobili – ammonta a 40 miliardi di eur

Case in eredità: un terzo del mercato immobiliare in Italia passa da qui

Occorre tenere presente che «l’ammontare del valore economico degli atti di successione sulla base catastale – dato che si tratta in prevalenza di immobili – sono 40 miliardi di euro. Considerando che il valore catastale è il 58% del valore di mercato, stiamo parlando di 72-74 miliardi di euro», sottolinea Bellicini. Si è aperta, così, una grossa voce di mercato immobiliare, destinato a essere di grande rilievo: considerando gli immobili residenziali liberati, «possiamo fare una stima di 380mila abitazioni, di cui 320mila sono prime case». Considerando le compravendite totali, sulla base delle stime Cresme, stiamo parlando del 36-38% del mercato.

Il futuro delle costruzioni: sempre più digitale, integrato, sostenibile

Nel futuro delle costruzioni in Italia, sarà sempre più caratterizzato dall’adozione della tecnologia digitale. La progettazione e l’adozione del BIM, dei digital twin, d’intelligenza artificiale, della modellazione parametrica entreranno a far parte della pratica. «Si comincia a parlare di edilizia off-site, ma noi ci stiamo occupando di uno scenario in forte cambiamento che punta a ridisegnare la produttività del settore», prefigura il direttore del Cresme, accennando all’adozione della robotica che già sta avvenendo, in termini di macchine di cantiere. «Il cantiere nei prossimi 10 anni vedrà la crescita dei sensori IoT, la gestione digitale delle flotte, la manutenzione predittiva», ma l’aspetto più importante è la trasformazione del cantiere da tradizionale a cantiere digitalmente assistito, per una maggiore tracciabilità, sicurezza, sostenibilità.

«Di sicuro, i prossimi anni vedranno un fortissimo processo di integrazione tra costruzioni e impianti: energia, reti, digitale, qualcosa di più complesso che ridefinisce i confini dei due mondi», ha prefigurato Bellicini.

Poi ci sarà tutta la partita legata all’abilitazione materiale delle transazioni energetiche, ambientali e tecnologiche. «Costruzioni e infrastrutture sono la base fisica della transizione energetica, digitale e ambientale». I grandi interventi saranno valutati con modelli probabilistici basati su dati reali, capaci di stimare tempi, costi, rischi attuativi e sostenibilità gestionale. Si andrà, quindi, sempre più verso la riduzione delle discontinuità del processo, verso una gestione sempre più integrata, con vantaggi per tutta la filiera.

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